La riforma UE sul copyright fa indignare gli scienziati

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La riforma UE sul copyright fa indignare gli scienziati

I cambiamenti pianificati minacciano la scienza aperta

Un comitato del Parlamento europeo voterà questo mese sulle modifiche alle normative sul copyright nell’UE, ma le ultime bozze hanno scatenato un’ondata di critiche da parte di sostenitori della scienza aperta che pensano che le proposte bloccheranno la ricerca e la comunicazione accademica.

Gli esperti di proprietà intellettuale concordano sul fatto che le attuali norme sul diritto d’autore dell’UE necessitano di una revisione per l’era digitale, e una proposta diffusa dalla Commissione europea nel 2016 aveva infatti questo obiettivo. I critici però temono che alcune disposizioni nelle proposte più recenti per la legge – nota come direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale – siano in conflitto con i principi europei di scienza aperta e libertà di espressione.

La legge sul copyright non deve ostacolare la scienza aperta“, afferma Vanessa Proudman, direttrice europea della Scholarly Publishing and Academic Resources Coalition (SPARC), gruppo a difesa della scienza di Apeldoorn, nei Paesi Bassi. “L’UE ha compiuto progressi significativi verso l’accesso aperto alla ricerca finanziata dai cittadini europei. Le nuove regole proposte ostacolerebbero chiaramente ulteriori progressi, minacciando la visibilità della ricerca europea”, afferma.

Le preoccupazioni si concentrano su una disposizione che consentirebbe agli editori di richiedere royalties per l’uso di frammenti di informazioni, come tabelle o titoli, per consentire agli editori di assicurarsi entrate da piattaforme social-media come Facebook e Google. Ma una proposta aggiunta da una commissione del Parlamento europeo significherebbe che la disposizione si applica anche alle pubblicazioni accademiche.

Molte case editrici accademiche, tra cui l’International Association for Scientific, Technical and Medical Publishers (STM), con sede a Oxford, Regno Unito, sostengono questo emendamento. Ma i sostenitori della ricerca aperta affermano che fatti ed informazioni contenuti in un articolo scientifico devono rimanere esenti da copyright.

Alcuni ricercatori esprimono preoccupazione per il fatto che la norma proposta potrebbe persino costringere gli scienziati a pagare i diritti agli editori per i riferimenti che includono nelle proprie pubblicazioni. Ma la STM “non può immaginare alcuna situazione in cui studenti e ricercatori avrebbero bisogno di pagare i diritti per le citazioni”, afferma Matt McKay, portavoce dell’associazione.

Oneri aggiuntivi

La legge sul copyright dell’UE, come scritto, prevederebbe repository obbligatori per gli articoli per impedire il caricamento di documenti protetti da copyright e altri contenuti. Attualmente, spetta alle case editrici accademiche l’emissione di avvisi di ritiro per documenti caricati illegalmente nei repository.

Il social network accademico ResearchGate, ad esempio, negli ultimi mesi ha disabilitato l’accesso pubblico a oltre 1,7 milioni di documenti sul proprio sito, in conformità con i messaggi di rimozione da parte degli editori. Questo processo di rimozione di articoli su richiesta, afferma Proudman, funziona bene ed efficacemente per i repository istituzionali. Costringere tutti i servizi educativi e di ricerca di dati senza scopo di lucro esistenti, inclusi gli oltre 1.000 repository universitari, a cercare licenze di copyright ed installare filtri per gli upload sovraccaricherebbe la maggior parte delle istituzioni. “Il livello di sorveglianza proposto metterebbe i repository scientifici sulla stessa barca di Facebook o YouTube”, afferma, chiedendo loro di esaminare le richieste per trovare possibili violazioni del copyright.

Le regole proposte non sono tutte cattive notizie per la scienza, afferma Marie Timmermann, che è responsabile della legislazione e degli affari normativi dell’UE presso Science Europe, un’associazione di agenzie nazionali di finanziamento della ricerca a Bruxelles. Il text-mining, in base al quale i ricercatori utilizzano programmi per computer per estrarre automaticamente i dati da un gran numero di testi, è esentato dalla legge sul copyright quando viene effettuato nell’interesse pubblico. Agli scienziati delle organizzazioni pubbliche per la ricerca sarebbe permesso raccogliere fatti e dati da tutte le fonti a cui hanno accesso legalmente.

Tuttavia, questa esenzione non si estende alle aziende – un possibile problema per i progetti di ricerca finanziati dall’UE che comprendono sempre di più partner commerciali, osserva Timmermann.

Il voto della commissione giuridica del Parlamento europeo sulla legge, previsto per il 23-24 aprile, sarà un test cruciale per stabilire se i legislatori ascoltino le preoccupazioni degli scienziati. La versione precisa della legge che il comitato prenderà in considerazione non è stata ancora finalizzata e fatta circolare, e la legge finale dovrà anche essere approvata da tutto il parlamento e dagli stati membri dell’UE prima che possa entrare in vigore il prossimo anno. “Per il bene della ricerca europea, speriamo che i peggiori difetti saranno eliminati”, afferma Timmerman.

Nature 556, 14-15 (2018)

doi: 10.1038/d41586-018-03837-7

 

 

 

Fonte: Nature

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Di |2018-04-10T12:14:50+02:0010 Aprile 2018|Categorie: News|Tags: , , , |

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