La Scienza del Benessere Animale – Parte II

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La Scienza del Benessere Animale – Parte II

4. Scienza del benessere animale nella pratica: i metodi

Esistono due distinti campi di ricerca nelle scienze del benessere animale. Il primo si occupa di come valutare il benessere in determinate situazioni. Il secondo consiste nel comprendere quali risorse siano necessarie ad una specie animale per assicurare il benessere stesso, comprendendo aspetti sia fisici sia comportamentali.

4.1. Valutazione del benessere

Coloro che vivono a contatto con gli animali affermano di sapere quando questi sono felici, impauriti, tristi, arrabbiati e cosi via. Nel caso di un proprietario di un animale da compagnia, poi, quest’ultimo non ha mai dubbi sull’esattezza della sua interpretazione. Ad ogni modo, per molto tempo gli scienziati sono stati riluttanti circa l’uso dei termini prima citati nelle pubblicazioni, in quanto sospetti di antropomorfizzazione.

L’approccio al benessere animale spesso inizia prendendo in considerazione i bisogni fisiologici quali cibo, acqua, temperatura adeguata. Questi sono valutati secondo i parametri produttivi: se l’animale cresce come dovrebbe, se produce latte o uova in quantità adeguata, si afferma che tali bisogni primari siano soddisfatti e l’animale sia in uno stato di benessere. Fondamentale, poi, è la salute: in generale si afferma che se un animale è malato, il suo benessere è compromesso. Ciò però dipende dalla definizione personale di benessere in quanto esistono malattie subcliniche che non alterano il comportamento o lo stato mentale dell’animale (come pure alcune razze di animali domestici hanno subìto, attraverso la selezione, un aumento della predisposizione a determinate patologie, NDR.). Attualmente la soddisfazione dei requisiti fisici e sanitari è considerata prerequisito per il benessere piuttosto che termine per la valutazione del benessere in sé. E’ possibile osservare anche il comportamento spontaneo dell’animale: segnali di distress, come ad esempio le vocalizzazioni, possono essere impiegati per misurare il dolore provato dagli animali (es.: suinetti durante la castrazione). Un’alternativa consiste nella ricerca di comportamenti anomali come stereotipie e comportamenti di sostituzione (es.: vitelli che si succhiano l’un l’altro): la presenza di queste alterazioni comportamentali suggerisce la mancata soddisfazione di un bisogno. In condizioni sperimentali si impiegano anche misurazioni oggettive di indicatori fisiologici (livelli di cortisolo, variabilità della frequenza cardiaca). Questi ultimi, però, non valutano l’emotività dell’animale e quindi devono essere associati a valutazioni del comportamento, quali la modalità di approccio all’evento o comportamenti di evitamento.

4.2. Valutazione del bisogno di determinate risorse

Un aspetto ancora più controverso è la necessità di creare un ambiente condizionato che somigli il più possibile all’ambiente naturale di una determinata specie. Si tratta di una variabile considerata molto importante dai consumatori, anche se il mondo scientifico non è unanime. Le nuove raccomandazioni per assicurare il benessere spesso originano dalla valutazione del comportamento naturale della specie di interesse. Esistono due approcci principali per determinare quali siano i bisogni degli animali: il test della preferenza ed il condizionamento operante. Nel test di preferenza l’animale è posto davanti alla scelta tra due risorse, ad esempio due tipi di pavimentazioni, due intensità di luce ecc. La quantità di tempo trascorsa prevalentemente in una delle due alternative è considerata come scelta  preferenziale. Si tratta di un metodo relativo: ad esempio entrambi i tipi di pavimentazione potrebbero essere pessimi per quella specie, con una differenza minima. Nel caso del condizionamento operante l’animale è addestrato per associare un tipo di risorsa ad un certo compito da portare a termine. Lo sforzo richiesto per ottenere quella risorsa (es.: n° di volte in cui l’animale deve esercitare una pressione su una leva) viene variato e l’energia che il soggetto è disposto ad impiegare per quella ricompensa è considerata indicativa di quanto la risorsa sia preziosa per l’animale.

5. Il futuro delle scienze del benessere animale

Le scienze del benessere animale e dell’etologia hanno nel tempo difeso l’importanza dell’oggettività, poiché è molto facile antropomorfizzare le proprie valutazioni.

La differenza tra le strutture e l’architettura cerebrale tra esseri umani ed animali è stata spesso utilizzata per opporsi all’antropomorfizzazione o all’estensione alle specie animali di concetti quali emozioni e coscienza. Altra argomentazione è rappresentata dal fatto che le emozioni e la coscienza sono fenomeni soggettivi che non posso essere studiati in maniera diretta. Man mano che le scienze neurobiologiche progrediscono, la scoperta di strutture o e funzioni negli organismi animali, che si correlano alla anatomofisiologia umana, hanno favorito l’accettazione di numerose analogie. Come affermato da Sherwin (2001): “noi osserviamo come un animale reagisce ad uno stimolo negativo: se reagisce analogamente ad un essere umano, supponiamo che la sua esperienza sia a sua volta assimilabile a quella umana”.

Fino a pochi anni fa il mondo scientifico non era concorde sul fatto che i neonati potessero o no provare dolore. In uno studio del 1996 (Berthier et al., 1996) è riportato che ancora il 6% delle madri non erano sicure che i loro neonati potessero soffrire. Per il mondo animale, studi del 1985 – 1998 portarono infine ad accettare la dolorosità della castrazione nei suinetti. Al momento, la discussione del mondo scientifico è indirizzata alla valutazione della capacità di percepire il dolore nei pesci e negli artropodi.

Il progresso delle scienze cognitive e della neurobiologia offre nuovi strumenti per la valutazione degli stati emozionali degli animali. Secondo alcune teorie, le emozioni risultano da una rapida valutazione dell’ambiente, secondo parametri quali la novità, la possibilità di controllo dell’ambiente stesso e la corrispondenza con determinate aspettative. Una situazione percepita come nuova, potenzialmente avversa e fuori controllo sarà vissuta dall’animale come spaventosa, mentre da una condizione simile ma con possibilità di controllo scaturirà una reazione di aggressività. Secondo queste teorie, Greiveldinger (2007) concludeva che le pecore possono provare sorpresa, paura, gioia, frustrazione, rabbia e presumibilmente anche orgoglio e vergogna.

La teoria della distorsione cognitiva, in campo umano, afferma che lo stato emozionale di un individuo influenza il suo modo di valutare un ambiente o una situazione ambigui. In generale, persone che affermano di trovarsi in uno stato mentale positivo sono più propense ad interpretare in modo positivo dei segnali ambigui, al contrario di chi si trovi in uno stato mentale negativo. Studi preliminari in questo senso sono stati condotti nei ratti e negli storni, che hanno dimostrato di reagire in modo simile.

Il comportamento anticipatorio afferma che un animale che si trovi in un ambiente povero di risorse apprezzerà molto di più una ricompensa rispetto ad uno che vive in un ambiente più ricco. Gli animali mostrano comportamento anticipatorio quando si aspettano una ricompensa e l’intensità di questa reazione è correlata con il valore della ricompensa stessa. Misurando il comportamento anticipatorio di un animale dovrebbe essere possibile stabilire se un dato ambiente sia ricco o povero di risorse. Di contro, animali cronicamente stressati potrebbero non mostrare più comportamento anticipatorio.

6. Conclusioni

Le scienze del benessere animale rispondono ad un problema sociale, piuttosto che essere guidate dalla teoria. In generale i criteri finora stabiliti per accertare il benessere di un animale sono l’assenza di fame, sete, la possibilità di accedere ad un’area di riposo confortevole, temperatura ambientale adatta, possibilità di movimento, assenza di traumi e ferite o di dolore derivante da pratiche di gestione scorrette, espressione del comportamento tipico della specie, buon rapporto con l’uomo, assenza di emozioni negative. Gli indicatori oggettivi, invece, sono impiegati per giudicare quanto l’ambiente di allevamento sia idoneo a quella specie.

In conclusione, lo studio del benessere animale non mira solamente a descrivere quale sia il comportamento naturale di una determinata specie in risposta ad un ambiente più o meno ospitale, ma anche e soprattutto a comprendere il modo in cui gli animali interpretano e vivono quell’ambiente, nella maniera più oggettiva possibile.

The Nature of Animal Welfare Science

Veissier I. and Forkman B.

ARBS Annual Review of Biomedical Sciences 2008; 10:T15-T26

DOI: 10.5016/1806-8774.2008.v10pT15

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Di |2017-02-06T09:33:41+02:006 Febbraio 2017|Categorie: Dal mondo della ricerca|Tags: , , |

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Dottorato di Ricerca “Sanità e scienze sperimentali veterinarie” – Università di Perugia Email: martina.crociati@studenti.unipg.it

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