Le recenti conclusioni della valutazione richiesta dalla Commissione europea sull’impatto della legislazione per il benessere animale mostrano che, nonostante le relative leggi abbiano contribuito a migliorare il benessere di molti animali allevati, in particolare per le categorie oggetto di normative mirate come i suini, vitelli, galline ovaiole e polli da carne, le norme presentano comunque alcune lacune a causa delle insufficienti precisazioni in alcuni ambiti, come per gli animali per i quali al momento manca una normativa mirata (ad esempio per le vacche da latte). Inoltre, la legislazione dovrà essere aggiornata per tenere conto delle nuove conoscenze e delle nuove aspettative dei cittadini. Questa valutazione di impatto servirà come input per la revisione della legislazione sul benessere degli animali, che dovrebbe essere presentata nella seconda metà del 2023.

Con la strategia Farm to Fork, la Commissione si è infatti impegnata a revisionare la legislazione Comunitaria sul benessere degli animali entro il 2023, per garantire un livello più elevato di benessere allineando le norme attuali con le più recenti prove scientifiche, questo perché le crescenti aspettative della società, le preoccupazioni etiche, gli sviluppi scientifici e tecnologici, e le future sfide per la sostenibilità non trovano ancora pieno riscontro nelle norme attuali.

Prendendo spunto da questo caso specifico, ci dovremmo chiedere come la scienza, nel nostro caso la zootecnia, possa dare fondamento alle legislazioni Comunitarie e nazionali, cioè come si dovrebbe includere il fattore scientifico nel procedimento legislativo e far sì che la scienza divenga strumento per costruire la decisione del legislatore e contribuisca alla sostenibilità della soluzione normativa adottata. Il tema è naturalmente delicato, poiché complesso è il contenuto di ogni atto normativo scientificamente connotato e perché si impatta con la discrezionalità politica del legislatore nel considerare altri valori e interessi. Noi ricercatori dobbiamo fare in modo che il dato scientifico possa svolgere un ruolo funzionale all’elaborazione di una soluzione normativa equilibrata. Aiutando il legislatore a prendere decisioni con basi scientifiche si aiuta il sistema della ricerca e l’industria zootecnica.

Esistono quindi due piani: da un lato, la scienza deve essere parametro di valutazione della legittimità della soluzione normativa; dall’altro, la valutazione dei presupposti scientifici che portano a una determinata decisione contribuisce alla costruzione in senso procedurale delle modalità di esercizio della discrezionalità politica.

Dobbiamo considerare la possibilità di includere sostanzialmente fatti scientifici nel procedimento legislativo e fare in modo che la scienza divenga strumento per costruire la decisione del legislatore e affinché contribuisca alla sostenibilità della soluzione normativa adottata.

Quello che si può definire «dialogo funzionale» tra scienza e legislatore sembra essersi profondamente modificato negli ultimi anni. L’esperienza della gestione del “problema Covid” ne è testimone. Il tema è naturalmente delicato ma importantissimo per le ricadute sulla società in generale e sull’economia, perché esse sono sempre più influenzate dalla tecnologia e quindi dalla scienza. Questo avviene, ovviamente, anche per le ricadute sull’industria zootecnica e sulle nostre possibilità di fare ricerca. L’importanza delle leggi che ci riguardano, vedasi il recente esempio delle regole per la riduzione dell’impatto ambientale causato dall’allevamento degli animali, ci fanno riflettere su come e fino a che punto la ricerca scientifica possa e debba influenzare le legislazioni. Crediamo sia necessario aiutare il legislatore onde limitare la sua discrezionalità extra-scientifica che, spesso, è influenzata da rivendicazione di posizioni assiologicamente o ideologicamente caratterizzate.

Quando il legislatore dimostra di aver consultato e considerato la scienza, la legge ha una forza aggiuntiva, in quanto può godere della ragionevolezza scientifica. Infatti, laddove il legislatore possa dimostrare di aver acquisito informazioni presso gli esperti del settore e di aver raccolto elementi tecnici, allora la soluzione adottata sarà più robusta. Questo meccanismo di dialogo “funzionale” tra scienza e legislatore attiene soprattutto al campo delle scienze della vita, come la zootecnia.

Il ragionamento sinora esposto vale però anche al contrario: nel caso in cui non si riesca a dimostrare un adeguato fondamento scientifico delle decisioni normative, allora per il legislatore aumenterà la considerazione di altri interessi. Una carenza di “scienza” porterà ad un maggiore discrezionalità da parte del legislatore. Nostro compito è quindi fornire sempre più basi scientifiche ai legislatori perché la loro discrezionalità sia limitata fisiologicamente.

Si può quindi dire che il fattore scientifico determini i presupposti fattuali dell’intervento del legislatore, disegnando il terreno entro il quale quest’ultimo può esercitare la propria discrezionalità.

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