La situazione del mercato del latte a Gennaio 2019: il report del Milk Market Observatory

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La situazione del mercato del latte a Gennaio 2019: il report del Milk Market Observatory

La raccolta di latte vaccino dell’UE è diminuita dello 0,9% a novembre 2018 rispetto allo stesso mese del 2017, con 104.000 t di latte in meno. Questo è stato il quarto mese consecutivo a registrare una diminuzione della produzione di latte nell’UE. 17 Stati membri hanno ridotto le consegne di latte a novembre (NL per un volume di 78 000 t, FR per 74 000 t e DE per 32 000 t). La raccolta del latte è aumentata invece in BG (+ 9,4%) e RO (+ 6,8%), e una notevole espansione della produzione è stata segnalata in IE (+ 23%; 91 000 t) e PL (+ 3%, 27 000 t). Le consegne cumulate nel periodo gennaio-novembre sono state superiori dell’1,0% rispetto a quelle rilevate nello stesso periodo del 2017 (+1,46 milioni di tonnellate).

La ridotta offerta di latte di novembre nell’UE si è tradotta in un calo del 5,1% della WMP, dell’1,9% della SMP, del 4,9% per il latte concentrato, del 2,4% del latte alimentare e dell’1,3% per la panna, mentre la produzione UE di burro e formaggio è cresciuta modestamente (dello 0,8% e dello 0,3% rispettivamente).

La media ponderata del prezzo del latte alla stalla dell’UE è diminuita a Dicembre 2018 dell’1,4%, raggiungendo i 35,6 c/kg. Questo prezzo è inferiore del 5,1% rispetto a quello rilevato a dicembre 2017 e superiore del 2,9% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Le stime comunicate dagli Stati membri indicano una diminuzione dello 0,9% dei prezzi del latte per gennaio 2019 (35,3 c/kg).

I prezzi dei mercati del latte spot sono aumentati nelle prime 4 settimane del 2019. In Italia, il prezzo del latte spot è aumentato in questo periodo del 6,2% (da 40,5 a 43,0 c/kg), con un aumento del 24% rispetto al livello dello scorso anno. Nel Paesi Bassi, il prezzo del latte spot è aumentato tra le settimane 1 e 4 dell’1,5% (da 33,5 a 34,0 c/kg). Questo prezzo è più alto del 39% rispetto alla stessa settimana del 2018.

Il prezzo medio dei prodotti lattiero-caseari nell’UE è aumentato lo scorso mese per SMP (+ 6,4%), WMP (+ 2,8%), burro (+ 1,1%), cheddar (+ 2,6%) e polvere di siero (+ 4,5%), mentre i prezzi sono diminuiti per edam (-1,2%) ed emmental (-0,6%). Il prezzo del Gouda è invece rimasto stabile.

Sul mercato mondiale sono state osservate diverse tendenze nelle quotazioni dei prodotti lattiero-caseari espresse in dollari USA nelle ultime due settimane. I prezzi nell’UE sono rimasti relativamente stabili, tranne nel caso del cheddar (- 1,6%). I prezzi del cheddar dell’UE e dell’Oceania sono ormai quasi allo stesso livello. I prezzi del latte in polvere sono diminuiti negli Stati Uniti, mentre aumenti di prezzo sono stati segnalati per cheddar (+ 3,7%) e burro (+ 1,4%). Il prezzo del burro statunitense è ora inferiore del 2,4% rispetto a quello UE. L’UE è ancora l’origine più costosa per burro e cheddar. L’Oceania è l’origine più costosa per la SMP e gli Stati Uniti lo sono per la WMP. L’Oceania è la più competitiva per burro e WMP.

Le esportazioni dell’UE nei primi undici mesi del 2018 sono diminuite in volume per latte condensato (-16%), WMP (-14%), burro (- 6%) e butteroil (-12%). Sono invece aumentate per SMP (+ 5%), polvere di siero (+ 5%) e formaggi (+ 1%). Le esportazioni totali dell’UE in questo periodo, espresse in equivalente latte, sono state inferiori del 2% rispetto allo scorso anno, mentre il loro valore è diminuito del 9%.

Fino al novembre 2018, gli Stati Uniti sono rimasti lo sbocco principale per le esportazioni di formaggi dell’UE, anche se con una diminuzione del 6% rispetto allo scorso anno (il 23% delle spedizioni originarie da IT e il 19% da FR). Il Giappone è al secondo posto nella classifica delle principali destinazioni (+ 13%, principalmente da NL, DE e DK), seguito da Svizzera (+ 3%), Corea del sud (- 18%: 27% da DE e 22% da NL) e Arabia Saudita (- 14%). Rispetto allo scorso anno, il Libano ha aumentato i suoi volumi dell’8% (24% da HU e 15% da FR) mentre il Canada li ha aumentati del 34% (32% da IT e 25% da FR).

Le esportazioni di burro dell’UE sono diminuite del 6% nel periodo novembre-gennaio 2017. Gli Stati Uniti sono al primo posto nella classifica delle destinazioni principali, con un aumento del 6% rispetto allo scorso anno (83% da IE). L’Arabia Saudita è la seconda destinazione per il burro UE (77% da DK), con un aumento dei volumi del 17%, seguita da Cina (60% da FR) e Singapore con un aumento del 22% (44% da NL). Le esportazioni di burro dall’UE sono aumentate anche in Giappone (+ 35%, oltre metà da NL), Corea del Sud (+ 14%) e Marocco (+ 19%; 54% da IE).

L’UE ha aumentato le esportazioni di SMP nelle 10 destinazioni principali. Fanno però eccezione l’Indonesia (-8%) e le Filippine (-22%). Fino a novembre 2018, l’Algeria ha guidato la classifica delle principali destinazioni per le esportazioni UE di SMP (principalmente da PL, BE e FR), con un aumento dei volumi del 12% rispetto allo scorso anno, seguita dalla Cina con un aumento del 24% (24% da DE). Indonesia (47% da BE) ed Egitto (+ 31%, 42% da DE) accompagnano questi paesi nella classifica. Malesia (+ 39%), Singapore (+ 39%) e Bangladesh (+ 35%, 28% da CZ) mostrano un aumento percentuale a due cifre.

Le esportazioni di WMP dell’UE in Oman, prima destinazione, sono aumentate del 25% (44% da SE e 30% da DK). Algeria (48% da NL) e Cina sono stati gli altri mercati principali in questo periodo, anche se con un calo rispetto allo scorso anno (-59% in Algeria e -7% in Cina). Singapore (+ 21%) e Angola (+ 14%, principalmente da Paesi Bassi) sono gli altri mercati principali che hanno registrato aumenti delle loro importazioni di WMP.

Le esportazioni della Nuova Zelanda sono aumentate nei primi undici mesi del 2018 per burro/butteroil (+ 7%) e WMP (+ 1%), ma sono diminuite per SMP (-11%) e formaggio (-6%). Gli Stati Uniti hanno migliorato le esportazioni delle loro due principali materie prime scambiate: + 25% per la SMP e + 3% per il formaggio. Le esportazioni di burro (+ 70%) e WMP (+ 97%) statunitensi sono anch’esse aumentate, ma i volumi sono inferiori.

Dal lato della domanda, fino a novembre la Cina è rimasta il principale importatore mondiale di burro (+ 30%), WMP (+ 7%), polvere di siero (+ 6%, 38% dall’UE) e lattosio (+ 35%). La Russia è il secondo importatore principale di burro (-20%), seguita dagli Stati Uniti (+ 30%) e dall’Australia (+ 22%). Giappone, Russia, Stati Uniti e Corea del Sud hanno guidato la classifica dei principali importatori di formaggio fino a novembre 2018 (Stati Uniti con il 76% di origine UE), ma Stati Uniti e Corea del Sud con volumi diminuiti (rispettivamente -4% e -1%) rispetto allo scorso anno. Il Messico è stato il principale importatore di SMP a settembre 2018 (+ 7%), l’Algeria ha registrato notevoli aumenti nelle importazioni di SMP (+ 30%) fino a giugno (82% di origine UE). Le importazioni di WMP di Hong Kong sono aumentate del 17% (59% dell’origine dell’UE) mentre quelle della Malesia sono cresciute del 26% nel periodo gennaio-novembre 2018.

La produzione di latte in Nuova Zelanda è aumentata dell’1% a novembre 2018, sesto mese della loro stagione, rispetto a novembre 2017 (+ 4,4% per il periodo giugno-novembre). Il prezzo del latte espresso in c/kg è aumentato a dicembre dello 0,7% raggiungendo i 29,4 c/kg. Questo prezzo è comunque inferiore del 4,9% rispetto a dicembre 2017.

La produzione di latte in Australia a novembre 2018 (quinto mese della stagione 2018/19) è inferiore del 7,8% rispetto a novembre 2017 (- 4,8% per il periodo luglio-novembre).

La produzione di latte negli Stati Uniti è aumentata a novembre 2018 dello 0,6%, con un aumento cumulato dell’1,0% nel 2018. Il prezzo del latte alla stalla di dicembre è diminuito del 4,7% (30,7 c/kg) rispetto a quello rilevato a novembre 2018, ed è inferiore del 7,3% rispetto a Dicembre 2017.

 

Fonte: Milk Market Observatory

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Di |2019-02-14T09:57:03+02:0014 Febbraio 2019|Categorie: News|Tags: , , , , , , |

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