Lattazione corta o lattazione prolungata?

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Lattazione corta o lattazione prolungata?

Dei tanti paradigmi che guidano l’allevamento della bovina da latte c’è quello che afferma che “più sono brevi i giorni medi di lattazione maggiore sarà la produzione media pro-capite, e quindi il ricavo”. In un “antico” calcolo dell’AIA si consigliava di avere 152 giorni medi di lattazione (305/2) costanti nell’anno. Per ottenere questo obiettivo bisogna cercare di avere gravidanze più precoci possibili, perché il parto è un pre-requisito per la lattazione.

Un altro obiettivo di questo paradigma è quello di avere il più elevato numero possibile di lattazioni per bovina all’interno della sua vita produttiva.

La base teorica di questa apparentemente solidissima certezza risale agli anni 80 ed è costituita dalle ricerche del gruppo statunitense di Holmann e da quelle degli israeliani Weller e Folman.

In quel periodo si dettagliarono i “numeri” di questo paradigma, consigliando di puntare ad avere un parto all’anno, ossia ad avere un interparto di 365 giorni, come condizione per ottenere giorni medi di lattazione stabilmente bassi. Considerando che la frisona ha circa 280 giorni di gestazione, ciò significa che sarebbe ottimale avere una nuova gravidanza, e quindi un intervallo tra il parto ed il concepimento, di poco più di 80 giorni.

Dagli anni 80 ad oggi le frisone sono radicalmente cambiate per via dei progressi della genetica, della scienza della nutrizione e del management, per cui è lecito chiedersi se il paradigma di puntare ad una precoce ripresa della gravidanza abbia ancora un senso.

All’epoca di Holmann, Waller e Folman le frisone producevano molto meno, avevano una migliore fertilità e soprattutto un picco di lattazione a 40, massimo 60, giorni dopo il parto. Oggi, la produzione ad inizio lattazione è molto alta, come elevata è l’ampiezza del bilancio energetico e proteico negativo (NEBAL e NPB rispettivamente). Inoltre, per ragioni difficili da comprendere appieno o forse solo per selezione naturale, il picco di lattazione della frisona si è spostato più tardivamente e quindi la durata temporale del NEBAL e del NPB è più lunga. 

Prima, nel puntare all’obiettivo di un intervallo parto-concepimento inferiore ai 100 giorni, si fecondavano le bovine comunque subito dopo il picco di lattazione, che grosso modo coincide con la fine del punto più negativo del NEBAL e del NPB, programmando un periodo volontario d’attesa (VWP) a 60 giorni. Comunque non si anticipava di molto la prima fecondazione, ben sapendo che la piena recettività dell’utero ad una nuova gravidanza era sicuramente successiva ai 60 giorni dopo il parto.

Altri due solidi paradigmi affermano che più cicli estrali si avvicendano prima del primo calore successivo alla fine del periodo volontario d’attesa maggiore sarà il tasso di concepimento, e che la piena ripresa di un attività ovarica di qualità si verifica dopo il nadir del NEBAL.

Il peggioramento della fertilità delle bovine da latte, l’elevato tasso di riforma per infertilità (diventata oggi la prima causa di riforma di questi animali), la convinzione che le tecniche di sincronizzazione ormonale possano “by-passare” la qualità di follicoli e ovociti ha fatto resistere questo paradigma. Viene anzi auspicato l’anticipare a 40 giorni di lattazione la fine del periodo volontario d’attesa, intensificando gli interventi ormonali perché apparentemente il classico Ovsynch non basta più.

A bovine di alto potenziale genetico con picchi di lattazione spostati oltre i 60 giorni, una precoce ripresa della gravidanza comporta un’ inevitabile riduzione della produzione su tutto il ciclo produttivo, in quanto la gravidanza sposta le priorità metaboliche delle risorse nutritive dalla mammella all’utero gravido e alle riserve di grasso.

Anche se la lunghezza effettiva della lattazione di 305 giorni si verifica mediamente solo nel 50% delle frisone allevate in Italia, perchè nelle altre dura mediamente 333 giorni (AIA 2012 dato non pubblicato), molte bovine, specialmente primipare, arrivano alla fine della lattazione, decisa per concedere dai 45 ai 60 giorni d’asciutta, con produzioni elevatissime ed altamente rischiose per la salute della mammella.

Bovine che non rimangono gravide precocemente nelle stalle dove non si somministra una razione meno energetica e proteica a quelle meno produttive, rischiano l’ingrassamento, e quindi un aumento dell’incidenza delle patologie metaboliche della fase di transizione.

Ancora pochi ricercatori stanno verificando se non sia più conveniente nelle stalle ad elevato potenziale genetico, e che non riescono a fare gruppi alimentari per le bovine in lattazione, spostare anche fino a 120 giorni il periodo volontario d’attesa per essere sicuri di avere un maggior tasso di concepimento, un minore impiego di interventi per gravidanza, una minore produzione al momento dell’asciutta e un minore rischio d’ingrassare.

Per ottenere una maggiore persistenza dopo il picco di lattazione, può essere d’aiuto prevalentemente la terza mungitura, visto che nelle nazioni diverse dagli USA non si può utilizzare il bST,  e alcune accortezze nutrizionali.

L’adozione della lattazione prolungata potrebbe in teoria ridurre il numero dei cicli produttivi nella vita funzionale delle bovine ma migliorerebbe probabilmente la salute, la fertilità e la longevità funzionale.

Tuttavia, è necessario un intervento della comunità scientifica per capire se sia ora di sostituire il paradigma della lattazione corta (SL) con quella prolungata (EL), al momento consigliabile, anche se con riserva, solo nelle primipare.

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Di |2019-01-18T13:32:31+02:0018 Gennaio 2019|Categorie: News|Tags: , , , |

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Dairy Production Medicine Specialist Fantini Professional Advice srl Email: dottalessandrofantini@gmail.com

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