Latte e latticini: buoni o cattivi per la salute dell’uomo? Una valutazione della totalità delle prove scientifiche

//Latte e latticini: buoni o cattivi per la salute dell’uomo? Una valutazione della totalità delle prove scientifiche

Latte e latticini: buoni o cattivi per la salute dell’uomo? Una valutazione della totalità delle prove scientifiche

ARTICOLO DI RASSEGNA

Tanja Kongerslev Thorning1, Anne Raben1, Tine Tholstrup1, Sabita S. Soedamah-Muthu2, Ian Givens3 and Arne Astrup1*

1Department of Nutrition, Exercise and Sports, Faculty of Science, Università di  Copenhagen, Copenhagen, Danimarca;
2Division of Human Nutrition, Università di Wageningen, Wageningen, Paesi Bassi;
3Centre for Food, Nutrition and Health, Università di Reading, Reading, Regno Unito
*Arne Astrup: Department of Nutrition, Exercise and Sport Faculty of Science, Università di Copenaghen Noerre Alle 51, DK-2200, Copenaghen N Danimarca. E-mail: ast@nexs.ku.dk

Abstract

Contesto: c’è dello scetticismo da parte delle persone per quanto riguarda gli effetti benefici dei latticini, che si riflette in un aumento del consumo di bevande a base vegetale come ad esempio quelle a base di soia, riso, mandorle e avena.

Obiettivo: questa review ha lo scopo di valutare le prove scientifiche ottenute principalmente da studi osservazionali, da meta analisi e da studi clinici controllati randomizzati, sull’assunzione di latticini e il rischio di sviluppare  obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, osteoporosi, cancro e mortalità per qualsiasi causa.

Risultati: le prove raccolte più recentemente suggeriscono che il consumo di latte e di latticini è associato ad una diminuzione del rischio di obesità infantile. Negli adulti l’assunzione di latticini si è dimostrata capace di migliorare la composizione corporea e facilitare la perdita di peso durante regimi dietetici a basso tenore energetico. Inoltre, l’assunzione di latte e latticini è stata associata ad un rischio, neutro o diminuito, di sviluppare diabete di tipo 2 e con un rischio ridotto di malattie cardiovascolari, in particolar modo l’ictus. Per di più, le prove suggeriscono l’esistenza di un effetto benefico, legato all’ingestione di latte e latticini, sulla densità minerale ossea ma non è stata riscontrata alcuna associazione con il rischio di fratture ossee. Per quanto riguarda le neoplasie, l’assunzione di latte e latticini è inversamente associata alla comparsa di cancro al colon-retto, alla vescica, allo stomaco e al seno e non è associata con il rischio di sviluppare cancro al pancreas, alle ovaie o ai polmoni, mentre le prove sul cancro alla prostata sono ancora inconsistenti. Infine, il consumo di latte e latticini non è stato associato con la mortalità per qualsiasi causa. In numerosi paesi le bevande a base vegetale fortificate con calcio sono state introdotte, come un’alternativa ai latticini, nelle raccomandazioni nutrizionali. Comunque, dal punto di vista nutrizionale, il latte vaccino e le bevande vegetali sono alimenti completamente differenti e le conclusioni, basate su prove concrete del valore salutare delle bevande vegetali, richiedono molti più studi in umana.

Conclusioni: la totalità delle prove scientifiche disponibili concordano sul fatto che l’assunzione di latte e di latticini soddisfa i fabbisogni nutrizionali e può proteggere contro le più importanti malattie croniche, dato che sono stati riportati pochissimi effetti collaterali.

Parole chiave: obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, osteoporosi, cancro, mortalità

 

Numerose notizie riportate dai media e da diverse associazioni sostengono che i latticini aumentino il rischio di sviluppare malattie croniche come l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi e il cancro. Pertanto, vi è una crescente preoccupazione generale tra i consumatori per quanto riguarda le conseguenze che può avere sulla salute il consumo di latticini. Ciò si riflette in un aumento del consumo di bevande a base vegetale come quelle, ad esempio, di soia, di riso, di mandorle o di avena. I latticini sono una componente essenziale nella cultura alimentare dei paesi nordici, ecco perché l’inclusione di latte e latticini nella dieta può risultare naturale per la maggior parte di questi individui. In questi paesi, le principali cause di perdita di anni liberi da malattia sono, ad oggi, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e i tumori. Inoltre, la crescente prevalenza dell’obesità aumenta notevolmente il rischio di sviluppare queste malattie croniche. Dato l’aumento della prevalenza di queste malattie croniche, è di fondamentale importanza comprendere quali sono gli effetti che si possono avere sulla salute con il consumo del latte e dei latticini presenti nella dieta. Di seguito, questa review narrativa presenta le ultime prove in nostro possesso, ottenute da meta-analisi e revisioni sistematiche di studi osservazionali e di studi randomizzati controllati, sull’assunzione di latticini (burro escluso) e il rischio di sviluppare obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, osteoporosi, neoplasie ed anche riguardo qualsiasi altra causa di mortalità. Il nostro obiettivo è quello di rispondere a delle domande fondamentali:

1) Per il consumatore comune, una dieta che comprenda latte e latticini sarà in grado di migliorare o di peggiorare nel complesso la salute, di aumentare o diminuire il rischio di sviluppare gravi malattie e mortalità per qualsiasi causa, o forse sarebbe meglio una dieta senza o con un basso contenuto di questi alimenti?

2) È giustificato raccomandare, alla popolazione lattosio tollerante in generale, di evitare il consumo di latte e latticini?

3) Ci sono prove scientifiche a sostegno del fatto che la sostituzione del latte vaccino con le bevande a base vegetale possa migliorare la salute?

OBESITÀ E DIABETE DI TIPO 2

Gran parte dell’aumento della prevalenza del diabete di tipo 2 che si sta verificando è legato all’epidemia di obesità (1,2) ed è quindi importante valutare il ruolo del latte e dei latticini sul controllo del peso corporeo. In tutto il Mondo, il sovrappeso e l’obesità infantile hanno dato un importante contributo all’attuale epidemia di obesità e, sempre più spesso, l’obesità infantile lascia tracce anche in età adulta (3). Pertanto, è molto importante la precocità nella prevenzione dell’obesità infantile. Una meta-analisi ha mostrato che tra i bambini in età prescolare e non non vi era alcuna associazione tra l’assunzione di latticini e i depositi adiposi (4). Tuttavia, si è visto un effetto moderatamente protettivo durante l’adolescenza. In una recente meta-analisi, Lu e al. (5), hanno notato che i bambini compresi nel gruppo con l’assunzione più elevata di latticini avevano il 38% in meno di probabilità di essere sovrappeso o obesi, rispetto a quelli nel gruppo con l’assunzione più bassa. Un aumento del consumo di latticini di una porzione al giorno è stato associato con una diminuzione del grasso corporeo dello 0,65% e con una diminuzione del 13% del rischio di sovrappeso o  di obesità. Latte e latticini sono buone fonti di proteine di alta qualità. La proteina è importante sia durante la perdita sia sul successivo mantenimento del peso grazie all’effetto che ha sul senso di sazietà che aiuta a prevenire l’eccessivo consumo di energia e quindi aiuta anche a ridurre i depositi di grasso corporeo (6, 7). Inoltre, le proteine del latte sono una buona fonte di aminoacidi essenziali per la sintesi proteica muscolare e, quindi, servono a mantenere la massa muscolare metabolicamente attiva durante la perdita di peso (8). Meta-analisi su studi a breve termine confermano che negli adulti i latticini possono facilitare la perdita di peso e migliorare la composizione corporea (cioè ridurre la massa grassa e preservare la massa magra) durante regimi con restrizioni energetiche (9-11). L’effetto di un aumento del consumo di latticini sul peso corporeo, in studi a lungo termine ( ˃ 1 anno) e in studi sul bilancio energetico, è meno convincente (10,11). Ciò è probabilmente dovuto agli effetti opposti che hanno i latticini sulla composizione corporea che sono sia la riduzione della massa grassa sia la conservazione della massa magra. Meta-analisi che valutavano il ruolo del consumo di latte e di latticini sul rischio di diabete di tipo 2 non sempre hanno individuato un effetto benefico, anche leggero, sul rapporto tra i due (12-15). Ciò è coerente con uno studio sulla randomizzazione mendeliana fatto usando i polimorfismi genetici per il gene della lattasi, che ha mostrato che l’assunzione di latte (valutato sulla base della tolleranza al lattosio) non è stato associato con il rischio di diabete di tipo 2 o di obesità (16). La meta-analisi più recente sui latticini e sull’incidenza del diabete include 22 studi di coorte per un totale di 579.832 soggetti e di 43.118 casi di diabete di tipo 2 (17). È stata riportata un’associazione inversa tra l’assunzione di latticini totali e di yogurt e il rischio di diabete di tipo 2, sebbene non ci fosse nessuna associazione con l’assunzione di latte. I benefici dei latticini fermentati (formaggi e yogurt) sul diabete di tipo 2 possono essere dovuti al loro effetto sulla flora intestinale (18, 19). Altri studi hanno dimostrato che le proteine del siero di latte (contenute soprattutto nel latte e nello yogurt) sono in grado di ridurre, nei soggetti con diabete di tipo 2, la concentrazione di glucosio plasmatico postprandiale (20). Questo effetto può essere dovuto agli aminoacidi a catena ramificata della frazione proteica del siero di latte, in particolare la leucina, che hanno dimostrato di essere in grado di, rispetto ad altri aminoacidi, indurre una maggior stimolazione del polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente (GIP), ma non del peptide-1 glucagone simile (GLP-1) (21). La risposta GIP è forse un fattore chiave nell’aumento della risposta insulinica e nel successivo abbassamento della glicemia riscontrato dopo l’assunzione di proteine del siero, almeno in soggetti sani. Oltre all’effetto insulinotropico del latte, un recente studio ha evidenziato che i latticini possono migliorare anche la sensibilità all’insulina (22).

Conclusioni sull’obesità e il diabete di tipo 2

Una dieta ricca di latte e latticini riduce il rischio di obesità infantile e migliora la composizione corporea negli adulti. Ciò probabilmente contribuisce anche a ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Inoltre, il consumo di latticini durante regimi a basso tenore energetico facilita la perdita di peso, mentre l’effetto della loro assunzione sul bilancio energetico è meno chiaro. Infine, vi sono un certo numero di prove che suggerisco che, in particolar modo i latticini fermentati, i formaggi e lo yogurt, sono associati ad una diminuzione del rischio di diabete di tipo 2.

MALATTIE CARDIOVASCOLARI

I latticini magri ricchi di calcio sono generalmente considerati in grado di abbassare la pressione sanguigna. Questo è stato sostenuto da una meta-analisi di sei studi osservazionali, mentre non è stata evidenziata alcuna associazione riguardo l’assunzione di latticini ad alto contenuto di grassi (23). Quest’ultimi sono rinomati poiché possono aumentare le concentrazioni nel colesterolo di lipoproteine ad alta (HDL) e bassa densità (LDL). Il colesterolo può essere considerato un normale predittore del rischio di malattie cardiovascolari (24), ma questo rischio può dipendere anche dalla dimensione delle particelle di colesterolo LDL. Le particelle LDL piccole e dense sono più aterogeniche rispetto alle loro controparti più grandi (25-28) a causa della loro minor affinità per il recettore LDL e della loro maggior suscettibilità all’ossidazione (29). Di comune accordo, alcuni degli acidi grassi normalmente presenti nel latte e nei latticini sono stati associati con particelle LDL meno piccole e dense (4:0-10:0 e 14:0 nella dieta, 15:0 e 17:0 nei fosfolipidi del siero) (30). Inoltre, è stato dimostrato che i minerali contenuti nel latte e nei latticini sono in grado di attenuare la risposta LDL dovuta all’assunzione di latticini ad alto contenuto di grassi (31,32). Tra i latticini ad alta percentuale di grassi, il formaggio in particolare non sembra aumentare il colesterolo LDL nella misura prevista visto il suo alto contenuto di grassi saturi (33). Un’elevata ingestione di formaggio non è stata ritenuta aumentare il colesterolo LDL se comparato con una dieta abituale con un contenuto di grassi totali e di grassi saturi più basso (33), o con delle diete a basso contenuto di grassi totali ma con un più alto contenuto di carboidrati ad alto indice glicemico (34,35). Una meta-analisi di studi randomizzati controllati che studiava gli effetti del consumo di formaggio sui lipidi e sulle lipoproteine nel sangue, confrontandoli con altri alimenti, ha dimostrato che il formaggio ha dato origine a concentrazioni inferiori di colesterolo totale, colesterolo LDL e HDL rispetto al burro (36). Rispetto al latte, tuttavia, non c’era una differenza statisticamente significativa sui lipidi nel sangue (32,37). Diverse meta-analisi sono state condotte sul rapporto tra il consumo di latte e latticini e il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. In una meta-analisi di Soedamah-Muthu e al., non vi era alcuna associazione costante tra l’assunzione di latte o di latticini e lo sviluppo di malattie cardiovascolari, di malattie cardiache coronariche o di ictus (38). In un recente aggiornamento, che coinvolgeva un maggior numero di studi prospettici di coorte, è stata riscontrata una significativa associazione inversa tra l’assunzione di latte e l’ictus, con un rischio di ictus più basso del 7% per ogni 200 ml di latte consumato al giorno, ma con una notevole eterogeneità. Inoltre, la stratificazione fatta per i paesi asiatici e occidentali ha mostrato una marcata riduzione del rischio più evidente in Asia che nei paesi occidentali. Questo è coerente con una precedente meta-analisi di Hu e al. (39) che mostra una relazione dose-risposta non lineare tra l’assunzione di latte e il rischio di ictus, con una riduzione massima del rischio del 7-8%, associata ad un consumo di latte di 200-300 ml/giorno. Inoltre, sia la meta-analisi di Hu e al. (39) che quella di de Goede e al. (40) hanno mostrato un’associazione inversa tra l’assunzione di formaggio e l’ictus, in quest’ultimo comunque risultata solo borderline dal punto di vista significativo. Di conseguenza, un’altra meta-analisi sui latticini e sulle malattie cardiovascolari ha dimostrato che l’assunzione di formaggio e di latte, così come quella di yogurt, era inversamente associata con il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (41). Una successiva meta-analisi di Qin e al. (42) ha scoperto che l’assunzione di latticini era associata ad un rischio inferiore al 12% di sviluppare malattie cardiovascolari e ad un rischio più basso del 13% di ictus rispetto ad altri individui che avevano un consumo di latticini più basso o addirittura che non ne consumavano affatto (42). Allo stesso modo, una recente e completa meta-analisi, che comprendeva 31 studi di coorte, ha suggerito che un elevato apporto di latticini era associato ad un rischio di ictus minore del 9%, mentre non è stata trovata alcuna associazione con le malattie cardiovascolari o con la malattia cardiaca coronarica (43). Per di più, un elevato consumo di formaggio è stato associato ad una diminuzione del rischio di malattia coronarica dell’8% e ad una diminuzione del 13% del rischio di ictus. Inoltre, elevati livelli plasmatici di acido grasso saturo C 17:0, che deriva principalmente dai latticini, sono stati associati ad una diminuzione del rischio di malattia coronarica (44). Infine, una meta-analisi di O’Sullivan e al. (45), non ha riscontrato elementi riguardo una eventuale correlazione tra l’assunzione di latticini totali (o di qualsiasi altro prodotto lattiero-caseario specifico) e l’aumento della mortalità legata a malattia cardiovascolare. Gli studi emergenti mostrano che i latticini, in particolare quelli magri, possono essere compresi all’interno di un regime alimentare sano (46) e quindi non possiamo escludere il rischio di confondimento residuo negli studi osservazionali. In conformità con le più recenti meta-analisi riportate sopra, le ultime Nordic Nutrition Recommendations hanno concluso che un elevato consumo di latticini magri è associato ad una diminuzione del rischio di ipertensione e di ictus (47).

Conclusioni sulle malattie cardiovascolari

Nel complesso le prove indicano che un elevato consumo di latte e latticini, che sia di 200-300 ml/giorno, non aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. In particolar modo vi è un’associazione inversa con il rischio di ipertensione e ictus.

SALUTE OSSEA ED OSTEOPOROSI

Il latte e i latticini contengono una serie di nutrienti che sono necessari per la costruzione di ossa forti durante l’infanzia e per il loro mantenimento durante l’età adulta, con lo scopo di ridurre le fratture ossee e l’osteoporosi in età avanzata (48). La Commissione Europea ha concluso che le proteine, il calcio, il fosforo, il magnesio, il manganese, lo zinco, la vitamina D e la vitamina K sono necessari per mantenere le ossa normali (Regolamento della Commissione Europea del 2012). Ad eccezione della vitamina D, questi nutrienti sono tutti presenti in quantità significativa nel latte e nei latticini. L’osteoporosi è stata definita come una “malattia pediatrica con conseguenze geriatriche” e, di conseguenza, basse assunzioni di latte e di minerali durante l’infanzia e l’adolescenza sono state associate ad un significativo aumento del rischio di fratture dovute all’osteoporosi in soggetti di mezza età e più anziani, in particolar modo nelle donne (49, 50). Uno studio recente ha indicato che nei bambini e negli adolescenti, ad eccezione di quelli che hanno livelli di assunzione di calcio molto bassi, l’assunzione di magnesio può essere anche più importante di quella del calcio stesso in relazione allo sviluppo dell’osso (51). È stato visto che l’assunzione di calcio non è significativamente associata con il contenuto minerale totale o con la densità ossea, mentre l’assunzione di magnesio e la sua quantità assorbita sono dei predittori chiave della massa ossea. Il modo in cui questi risultati possono essere estrapolati dalla popolazione generale è incerto, ma latte e latticini sono considerati importanti fonti di magnesio e, quindi, importanti sostenitori della crescita ossea durante l’adolescenza. In una meta-analisi di Huncharek e al. (52) i latticini, con o senza integrazione di vitamina D, aumentano il contenuto totale di minerali delle ossa corporee e della porzione lombare della colonna vertebrale nei bambini che hanno di base una bassa assunzione di latticini, mentre non è stato evidenziato alcun effetto nei bambini con un’assunzione di latticini in linea di base più alta. Così, nei bambini  può essere identificata una soglia oltre la quale l’aumento del consumo di latticini, o di calcio derivato da questi, non apporta ulteriori benefici al contenuto minerale o alla densità ossea. Negli adulti, le interazioni tra calcio, fosforo, proteine e vitamina D riducono il riassorbimento e favoriscono la formazione ossea attenuando, in tal modo, la perdita di osso legata all’età (53). È stato molto difficile stabilire se una bassa assunzione di latte e latticini in età adulta possa aumentare il rischio di osteoporosi e di fratture ossee, forse a causa della complessa interazione tra le sostanze nutritive e la natura multifattoriale delle fratture ossee. Quindi, ad oggi, le meta-analisi non hanno riscontrato alcun effetto protettivo sul rischio di sviluppare osteoporosi e fratture ossee legato all’assunzione, in età adulta,  di latte e di latticini (54,55). Tuttavia, una recente revisione sistematica ha concluso che il calcio e i latticini forniscono un contributo importante alla salute delle ossa negli adulti (56). Nelle Dietary Guidelines for Americans per il 2015-2020, è stato affermato che “abitudini alimentari sane devono comprendere il consumo di latticini sia magri che basso contenuto di grassi (1%), tra cui latte, yogurt, formaggio, oppure l’assunzione di bevande vegetali a base di soia fortificate (comunemente note come “ latte di soia”)”. Coloro che non hanno la possibilità, o che scelgono di non consumare latticini, dovrebbero consumare alimenti che forniscano la stessa gamma di sostanze nutritive generalmente contenute in essi, tra cui proteine, calcio, potassio, magnesio, vitamina D e vitamina A (un esempio possono essere le bevande a base di soia fortificate). Anche se l’obiettivo è quello di raggiungere i valori dei nutrienti mediante degli alimenti piuttosto che con integratori, questo perché le bevande a base vegetale in genere contengono forme chimiche inorganiche di calcio che possono effettivamente aumentare il rischio cardiovascolare (56, 57). Siccome il calcio contenuto nei latticini e nel latte è organico, dovrebbero essere presi questi in considerazione come fonti principali di calcio (58). Tuttavia, gli studi futuri dovrebbero valutare anche se le integrazioni di vitamina D contenute nei latticini siano più o meno fondamentali per avere un effetto positivo sul rischio di fratture ossee.

Conclusioni sulla salute ossea e l’osteoporosi

Le prove attuali suggeriscono l’esistenza di un effetto positivo legato all’assunzione di latte e latticini sulla salute delle ossa durante l’infanzia e l’adolescenza, ma abbiamo solo poche prove sull’effetto che si ha sulla salute delle ossa in età adulta e sul rischio di fratture ossee in età avanzata.

CANCRO

In studi di popolazione i latticini sono stati associati, positivamente e negativamente, con lo sviluppo di varie tipologie di cancro, ma la maggior parte si sono basati su prove limitate e pochissimi risultati trovati sono coerenti. I latticini contengono una varietà di composti bioattivi che potrebbero esercitare effetti sia positivi che negativi sulla carcinogenesi. Gli effetti positivi possono essere correlati al contenuto di calcio, lattoferrina e dei prodotti di fermentazione, mentre gli effetti negativi potrebbero essere collegati al contenuto del fattore di crescita insulino-simile (IGF-1) (59). The World Cancer Research Fund (WCRF) ricontrolla, in modo continuo e sistematico, le prove disponibili sulla dieta e sull’attività fisica in relazione alla prevenzione del cancro e ambiti specifici vengono aggiornati quando emergono nuove prove. Il cancro colon rettale è la seconda causa più comune di morte tra i tumori nei paesi sviluppati. Anche se la carcinogenesi del tumore al colon-retto è un processo complesso, i dati epidemiologici e sperimentali indicano che il latte e i latticini hanno un ruolo chemiopreventivo nella sua patogenesi. Nella relazione del WCRF  sul cancro colon rettale del 2011, si è concluso che il consumo di latte e di calcio riduce probabilmente l’incidenza di questa neoplasia (60). Allo stesso modo, in alcune meta-analisi, si è visto che l’assunzione di latticini è sempre stata associata ad una diminuzione del  rischio di tumore del colon-retto (61, 62) e di cancro del colon (63). Le più recenti meta-analisi di Ralston e al. (64) hanno riportato una riduzione del rischio del 26% di cancro al colon negli uomini che consumano 525 gr di latte al giorno, mentre non è stata trovata alcuna associazione nelle femmine. Il collegamento tra l’assunzione di latticini e il cancro colon rettale sembra essere dovuto principalmente al calcio contenuto in essi, con una riduzione del rischio del 24% se si ha un’ingestione di calcio derivato dai latticini di 900 mg/die (65). I meccanismi proposti dietro a questo effetto sono associati al legame del calcio con gli acidi biliari secondari e alla ionizzazione degli acidi grassi che riducono così i loro effetti proliferativi sull’epitelio colon rettale (66). Inoltre, il calcio può influenzare anche diverse vie intracellulari che portano alla differenziazione le cellule normali e all’apoptosi le cellule trasformate (67). Di conseguenza, un certo numero di studi ha riportato una ridotta proliferazione delle cellule del colon e del retto in seguito all’assunzione di calcio e di latticini (68-72). Nel rapporto del WCRF sul cancro al seno del 2010, si è concluso che le prove sul rapporto tra l’assunzione di latticini e il rischio di sviluppare questa tipologia di cancro non sono esaustive (73). In conformità a una meta-analisi condotta a partire dal 2011 su studi prospettici di coorte (74), una recente meta-analisi di Zang e al. (75), suggerisce tuttavia che un elevato ( ˃600 gr/die) e un  consumo medio di latticini (400-600 gr/die) è associato ad una riduzione del rischio di sviluppare il cancro al seno (rispettivamente del 10% e del 6%), rispetto ad un consumo di latticini più basso ( ˂400 gr/die). All’interno dei diversi sottogruppi caseari, lo yogurt e i latticini magri in particolare, sono stati inversamente associati con il rischio di sviluppare il cancro al seno. Così come il calcio e la vitamina D si sono precedentemente dimostrati in grado di ridurre il rischio di cancro al seno nella Women’s Health Initiative (76), questi nutrienti potrebbero essere anche coinvolti nei meccanismi sottostanti. Secondo il rapporto del WCRF del 2014 sul cancro alla prostata, i latticini potrebbero essere associati forse ad un limitato aumento del rischio di questo tipo di cancro ma, ad oggi, le prove a nostra disposizione sono limitate (77). Tuttavia, questa conclusione è stata confermata da una più recente meta-analisi di Aune e al. (78), che ha evidenziato come un elevato consumo di latticini, latte, latte magro, formaggio e calcio possa essere associato ad un aumento del rischio di sviluppare cancro alla prostata del 3-9%. Il meccanismo suggerito dietro allo sviluppo di questo sembra essere legato ad un aumento della concentrazione circolante di IGF-1, sostanza associata in precedenza con l’aumentato del rischio di cancro della prostata (79). Il rapporto del WCRF sul cancro della vescica del 2015, ha suggerito che le prove riguardo l’effetto del latte e dei latticini sul rischio di questa tipologia di cancro erano incoerenti e inconcludenti (80). Due meta-analisi sul rapporto tra l’ingestione di latte e il rischio di cancro alla vescica hanno evidenziato una diminuzione del rischio di questa neoplasia in seguito ad una elevata assunzione di latte (61, 81). Altri non hanno rilevato alcuna associazione tra l’assunzione di latte e latticini e il rischio di cancro alla vescica (82), ma nessuno ha comunque suggerito l’esistenza di un effetto negativo. Riguardo ai diversi tipi di cancro per i quali non è stata evidenziata, nei rapporti del WCRF, alcuna associazione con l’assunzione di latticini, recenti meta-analisi non hanno suggerito alcuna associazione tra l’assunzione di latticini e il rischio di cancro ovarico (83), di cancro al polmone (84, 85) o di cancro al pancreas (86) e hanno evidenziato un’associazione inversa tra l’assunzione di latticini e il rischio di cancro allo stomaco in Europa e negli Stati Uniti (87).

Studi in individui intolleranti al lattosio

In un numero limitato di soggetti, sono state riportate potenziali differenze riguardo la mortalità e il rischio di sviluppare il cancro tra gli individui tolleranti e quelli intolleranti al lattosio (intolleranza auto-riferita o valutata mediante l’individuazione dei polimorfismi per il gene della lattasi), partendo dal presupposto che i soggetti intolleranti al lattosio consumano comunque meno latte . Tuttavia, ci possono essere anche altre differenze tra questi due gruppi che dovrebbero essere prese in considerazione come, ad esempio, la genetica, l’etnia, le altre abitudini alimentari, il fumo, l’attività fisica e i fattori socio-economici. Bácsi e al. (88) hanno esaminato il ruolo delle differenze (geneticamente determinate) nella capacità di degradare il lattosio e hanno dimostrato che i soggetti con carenze nei geni che codificano per lattasi (cioè nei soggetti che non bevono il latte a causa di una intolleranza) hanno avuto un aumento del rischio di sviluppare il cancro del colon-retto. Questo conferma la capacità dei latticini di ridurre il rischio di cancro del colon-retto e la causalità di questa relazione. Nello studio europeo EPIC è stata esaminata l’ipotesi che la tolleranza al lattosio geneticamente determinata sia associata ad un aumento del consumo di latticini e ad un aumento del rischio di cancro alla prostata (89). Lo studio ha incluso 630 uomini con cancro alla prostata e 873 partecipanti di controllo abbinati. Il consumo di latticini è stato stimato mediante l’uso di questionari sulla dieta e l’assunzione di latte e latticini totali variava in modo significativo sulla base del genotipo della lattasi, con un’assunzione maggiore (quasi doppia) da parte dei soggetti lattosio tolleranti rispetto a quelli intolleranti. Tuttavia, la variante “lattasi” non è risultata essere associata significativamente al rischio di sviluppare il cancro alla prostata. Questo indica che il confondimento residuo potrebbe aver influenzato le associazioni tra il consumo di latte e latticini e il rischio di cancro alla prostata individuate in studi osservazionali inclusi in una precedente meta-analisi (78). Ji e al. (90) hanno studiato alcuni individui svedesi con intolleranza al lattosio auto-dichiarata e hanno evidenziato un minor rischio di cancro al polmone, al seno e alle ovaie rispetto ai soggetti lattosio tolleranti. Purtroppo, non sono state riportate informazioni riguardanti l’assunzione di latte o altre caratteristiche genetiche, etniche, comportamentali o legate allo stile di vita (dieta, consumo di sigarette e attività fisica). Inoltre, l’intolleranza al lattosio auto-dichiarata non può essere paragonata a quella geneticamente determinata. A causa dei potenziali errori nella progettazione e della mancanza di un controllo sui fattori di confondimento noti, è impossibile trarre conclusioni riguardo la correlazione con l’ingestione di latticini. Inoltre, questi risultati sono in contrasto con altra letteratura che suggerisce l’assenza di un’associazione (o al massimo la presenza di un’associazione di tipo inverso) tra l’assunzione di latticini e il rischio di cancro al seno (74, 75), alle ovaie (83, 91) e ai polmoni (84, 85).

Conclusioni sul cancro

Secondo i rapporti del WCRF e delle più recenti meta-analisi, probabilmente il consumo di latte e latticini protegge contro il cancro del colon-retto, della vescica, dello stomaco e del seno. L’assunzione di latticini non sembra essere associata con il rischio di sviluppare il cancro al pancreas, alle ovaie o ai polmoni, mentre le prove riguardanti il rischio di cancro alla prostata sono contraddittorie. Nelle donne, i latticini offrono evidenti e rimarchevoli benefici sulla salute riducendo il rischio di cancro del colon-retto (una delle neoplasie più diffuse e gravi) e, probabilmente, anche il rischio di cancro al seno. Negli uomini, l’effetto benefico e protettivo di latte e latticini sullo sviluppo del più diffuso e grave cancro al colon-retto è ritenuto molto più importante dell’eventuale aumento del rischio di cancro alla prostata.

MORTALITÀ PER QUALSIASI CAUSA

Nella ricerca medica, il termine “mortalità per qualsiasi causa” implica tutte le cause di morte possibili. Ci sono molti studi individuali in grado di segnalare che un elevato consumo di latte e di latticini è associato ad una diminuzione della mortalità (92), ad una mortalità invariata (93) o anche ad un aumento della mortalità stessa (94). Tuttavia, sulla base di meta-analisi di studi osservazionali di coorte, non ci sono prove a sostegno della tesi che l’assunzione di latte e di latticini sia associata a mortalità per qualsiasi causa (45, 95). In una meta-analisi, O’Sullivan e al. (45) hanno studiato se l’assunzione di latte e latticini, come fonti alimentari di grassi saturi, fosse correlata alla mortalità per qualsiasi causa, alla mortalità per cancro e alla mortalità per cause cardiovascolari. Né l’assunzione di latticini totali né quella di latticini specifici sono state associate con la mortalità per qualsiasi causa. Nelle più recenti meta-analisi, che includevano 12 studi osservazionali sull’assunzione del latte e la mortalità, non sono state individuate associazioni logiche tra il consumo di latte e la mortalità per qualsiasi causa o con la mortalità causa-specifica (95).

Conclusioni sulla mortalità per qualsiasi causa

Le prove ottenute da studi osservazionali confermano che non vi è alcuna associazione tra il consumo di latte e latticini e la mortalità per qualsiasi causa.

CONFRONTO TRA IL LATTE E LE BEVANDE A BASE VEGETALE RIGUARDO IL CONTENUTO DI NUTRIENTI E GLI ASPETTI BENEFICI.

Negli ultimi decenni, il mercato delle bevande a base di soia, riso, avena o mandorle come alternative al latte e ai latticini si è espanso e, in diversi paesi, come Stati Uniti, Svezia, Australia e Brasile, queste bevande arricchite con calcio sono entrate a far parte delle raccomandazioni nutrizionali come alternative al latte stesso. Tra i sostituti del latte a base vegetale, le bevande a base di soia dominano il mercato nel mondo occidentale, ma l’emergere di altre bevande, sempre a base vegetale, ha influenzato anche il mercato di quelle di soia (96). La densità dei nutrienti nei sostituti vegetali del latte varia considerevolmente tra le varie tipologie e le loro proprietà nutrizionali dipendono dalla materia prima utilizzata, dalla lavorazione, dall’aggiunta di vitamine, minerali e di altri ingredienti come zucchero e olio. La bevanda a base di soia è l’unico sostituto del latte a base vegetale con un contenuto proteico approssimativamente simile a quello del latte vaccino, mentre il contenuto proteico delle bevande a base di avena, riso e mandorle è estremamente basso e, la recente revisione di Mäkinen e al. (96) sottolinea l’importanza della consapevolezza da parte dei consumatori riguardo tali bassi contenuti proteici. Inoltre, ultimamente si sono verificati casi di gravi carenze nutrizionali nei bambini dovuti ad un consumo inappropriato di queste bevande vegetali (97, 98). Nonostante il fatto che la maggior parte delle bevande a base vegetale abbiano un basso contenuto di grassi saturi e di colesterolo, alcuni di questi prodotti hanno invece un contenuto energetico molto elevato rispetto al latte intero a causa di un maggior contenuto in olio e zuccheri aggiunti. Alcune bevande a base vegetale hanno un contenuto di zuccheri pari a quello delle bevande dolcificate, che sono state correlate ad un aumento dell’obesità, ad una ridotta sensibilità all’insulina (99), ad un aumento del volume epatico, dei muscoli, e della massa adiposa viscerale, così come ad un aumento della pressione sanguigna e delle concentrazioni di trigliceridi e colesterolo nel sangue (100, 101). Le analisi delle diverse bevande vegetali disponibili in commercio, svolte presso la Technical University of Denmark, hanno mostrato un contenuto generalmente più alto di energia e contenuti più bassi di iodio, potassio, fosforo e selenio rispetto al latte parzialmente scremato (102). Inoltre, le bevande a base di riso sono note avere un alto contenuto di arsenico inorganico e quelle a base di soia sono note contenere gli isoflavoni che hanno effetti estrogeno simili. Di conseguenza, la Danish Veterinary and Food Administration ha concluso che le bevande a base vegetale non possono essere pienamente consigliate come alternative possibili al latte vaccino (102), in linea anche con le conclusioni tratte dalla Swedish National Food (103). L’importanza di studiare interi alimenti invece di singoli nutrienti sta rendendo più chiaro come il potenziale dei nutrienti e le loro interazioni possono influenzare la risposta metabolica a tutto il cibo rispetto ai singoli nutrienti. Siccome le bevande a base vegetale sono sottoposte a trattamenti e ad integrazioni, eventuali effetti sulla salute da parte di queste bevande naturali a base di soia, riso, avena e mandorle non possono essere identificati chiaramente, ma devono essere studiati direttamente. Solo pochi studi hanno confrontato gli effetti del latte vaccino e delle bevande vegetali, come alimenti in toto, sui marcatori di rischio di malattia (104-108). Tuttavia, nessuno di questi studi ha incluso le bevande disponibili in commercio o gli esiti di malattia. Pertanto, le prove attualmente disponibili sono insufficienti per concludere che le bevande vegetali possiedono dei benefici per la salute superiori a quelli del latte e dei latticini. Fino a quando non saranno condotte ulteriori ricerche e non verrà raggiunta una conclusione scientificamente affidabile, le autorità sanitarie dovrebbero essere caute nel raccomandare alla popolazione in generale le bevande a base vegetale come sostituti accettabili del latte vaccino.

Conclusioni sul contenuto di nutrienti e sugli aspetti benefici del latte e delle bevande a base vegetale

Il latte vaccino e le bevande a base vegetale sono prodotti completamente differenti, sia per quanto riguarda il contenuto di nutrienti che, presumibilmente, per gli effetti sulla salute. Anche se ci sono alcune preoccupazioni riguardo i bambini che consumano bevande a basso contenuto proteico, sono necessarie ulteriori valutazioni e nuovi studi in umana riguardo le bevande vegetali basati su prove del valore nutrizionale e sugli effetti che possono avere sulla salute.

RISPOSTE ALLE QUESTIONI/DOMANDE CHIAVE

Domanda chiave 1: Per il consumatore comune, una dieta che comprende latte e latticini sarà in grado di migliorare o di peggiorare nel complesso la salute, di aumentare o diminuire il rischio di sviluppare gravi malattie e mortalità per qualsiasi causa o forse sarebbe meglio una dieta senza o con un basso contenuto di questi alimenti?

Il consumo di latticini è associato ad un ridotto rischio complessivo di malattie cardio-metaboliche e di alcuni tipi di cancro e sono stati riportati solo pochissimi effetti indesiderati (Fig. 1). I latticini possono quindi avere il potenziale di ridurre il peso delle malattie croniche più diffuse nella popolazione e di ridurre sostanzialmente i costi sociali dell’assistenza sanitaria (109). Il consumo di latticini rientra a far parte delle raccomandazioni nutrizionali in diverse nazioni, come la Svezia, la Danimarca e gli Stati Uniti. In generale la raccomandazione di ridurre l’assunzione di latticini, in individui che in realtà li tollerano, potrebbe essere controproducente per la salute e potrebbe quindi aumentare le spese dell’assistenza sanitaria. Tuttavia, dovrebbe essere data più importanza ai cibi che nella dieta sostituiscono i latticini. Inoltre, la maggior parte delle meta-analisi condotte si basano su dati osservazionali quindi non è da escludere un certo confondimento residuo, ed è anche possibile che in questi studi l’assunzione di latte e di latticini possa essere solo un indice di diete di più alta qualità nutrizionale.

Domanda chiave 2: È giusto consigliare alla popolazione tollerante al lattosio in generale di evitare il consumo di latte e latticini?

Nei paesi nordici almeno un 2% della popolazione ha un deficit primario della lattasi e può essere classificato come individuo intollerante al lattosio (110). Eppure, la maggior parte degli adulti intolleranti al lattosio può consumare un bicchiere di latte o una pallina di gelato. I formaggi hanno contenuti di lattosio trascurabili e quello contenuto nello yogurt è digerito più facilmente, rispetto agli altri latticini, a causa della presenza della lattasi batterica contenuta in esso che ne facilita la digestione (111). Pertanto i latticini fermentati, cioè lo yogurt e la maggior parte dei formaggi (come ricotta, formaggi molli e stagionati), possono essere consumati anche da persone intolleranti al lattosio, senza manifestare sintomi (111, 112). Lo stesso vale per l’intolleranza alle proteine del latte vaccino che di solito si verifica nello 0,1-2,0% dei bambini nei paesi Nordici e in Europa (113). Tra i bambini, nei quali sono state riscontrate specifiche IgE del latte e che sono stati rivalutati 1 anno dopo la diagnosi, alla rivalutazione il 69% tollerava il  latte vaccino (114). Pertanto, si è visto che nei bambini questa condizione è generalmente risolvibile. Mettere in guardia la popolazione in generale dal consumare i latticini, sulla base di rare allergie al latte, sarebbe come mettere in guardia contro alcuni cibi, come le arachidi o i frutti di mare, visto che comunque un piccolo sottoinsieme della popolazione è allergico anche a questi alimenti.

Domanda chiave 3: Ci sono prove scientifiche a sostegno del fatto che la sostituzione di latte e derivati con bevande a base vegetale possa migliorare la salute?

Il latte vaccino e le bevande a base vegetale non sono alimenti comparabili dal punto di vista nutrizionale. Siccome solo pochi studi hanno indagato gli effetti sulla salute della sostituzione del latte vaccino con le bevande a base vegetale e nessuno di questi si è concentrato sulle bevande disponibili in commercio o sugli esiti di malattia, possiamo soltanto ipotizzare l’eventuale effetto di questa sostituzione. Ci sono stati, però, casi individuali di segnalazione di malattia nei bambini che consumavano bevande vegetali  a basso contenuto proteico. Per una valutazione finale basata sulle prove degli effetti sulla salute delle bevande a base vegetale, confrontate con  latte vaccino, dobbiamo attendere ulteriori studi negli esseri umani.

Figura 1. Effetti/associazioni complessive tra l’ingestione di latticini e gli esiti sulla salute. ↓ Effetto/associazione favorevole; ↑ Effetto/associazione sfavorevole; → nessun effetto/associazione


La nostra revisione di tutte le prove scientifiche disponibili sostiene che l’assunzione di latte e latticini contribuisce a soddisfare le raccomandazioni nutrizionali e può proteggere contro le malattie croniche non trasmissibili più diffuse e allo stesso tempo sono stati segnalati pochissimi effetti collaterali.

CONCLUSIONI GENERALI RIGUARDO L’ASSUNZIONE DI LATTE E LATTICINI E LA SALUTE

CONFLITTO D’INTERESSI E FINANZIAMENTI

Tanja Kongerslev Thorning non ha conflitti di interesse da dichiarare. Anne Raben è destinataria di finanziamenti per la ricerca dal Dairy Research Institute, Rosemont, IL, USA e dal Danish Agriculture & Food Council. Tine Tholstrup riceve assegni di ricerca dal Danish Dairy Research Foundation e dal Dairy Research Institute, Rosemont, IL. Gli sponsor non hanno avuto alcun ruolo nella progettazione e nella conduzione degli studi, sulla raccolta e sull’analisi dei dati, sull’interpretazione dei dati, sulla decisione di pubblicare o sulla redazione dei manoscritti. Sabita S. Soedamah- Muthu ha ricevuto finanziamenti dalla Global Dairy Platform, dal Dairy Research Institute e da Dairy Australia per meta-analisi condotte sui lipidi del formaggio e del sangue e sui latticini e la mortalità. Gli sponsor non hanno avuto alcun ruolo nella progettazione e nella conduzione delle meta-analisi, nella raccolta e nell’analisi dei dati, nell’interpretazione dei dati, nella decisione di pubblicare o nella redazione dei manoscritti. Ian Givens è destinatario di assegni di ricerca da UK Biotechnology and Biological Science Research Council (BBSRC), UK Medical Research Council (MRC), Arla Foods UK, AAK-UK, The Barham Benevolent Foundation, Volac UK, DSM Svizzera e Global Dairy Platform. È consulente per il Bio-competence Centre of Healthy Dairy Products, Tartu, Estonia, e in passato per il Dairy Council (Londra). Arne Astrup è destinatario di assegni di ricerca da parte di Arla Foods, DK; Danish Dairy Research Foundation; Global Dairy Platform; Danish Agriculture and Food Council; GEIE European Milk Forum, Francia. È membro di comitati consultivi per Dutch Beer Knowledge Institute, NL; IKEA, SV; Lucozade Ribena Suntory Ltd, UK; McCain Foods Limited, USA; McDonald’s, USA; Weight Watchers, USA. E ‘consulente per il Nestlè Research Center, Svizzera; NongFu Spring Water, Cina. Astrup riceve onorari come Associate Editor dell’American Journal of Clinical Nutrition, e per l’adesione al comitato editoriale dell’Annals of Nutrition and Metabolism e dell’Annual Review of Nutrition. Gli vengono rimborsate le spese di viaggio e/o pagati onorari modesti (˂$ 2.000) per le conferenze tenute in occasione delle riunioni supportate dagli sponsor aziendali. Ha ricevuto il sostegno finanziario da parte delle associazioni del latte per la partecipazione all’ Eurofed Lipid Congress (2014) in Francia e per la riunione della The Federation of European Nutrition Society (2015) in Germania.

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Ricevuto: 7 Giugno 2016; Riveduto e corretto: 4 Ottobre 2016; Accettato: 21 Ottobre 2016; Pubblicato: 22 Novembre 2016

Food & Nutrition Research 2016.#2016 Tanja Kongerslev Thorning et al. Questo è un articolo di Open Access distribuito nei termini di Creative Commons Attribution 4.0 International License (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0  consentendo a terzi di copiare e ridistribuire il materiale con ogni mezzo o formato e di remixare, trasformare e sviluppare il materiale per qualsiasi scopo, anche commerciale, purché l’opera originale sia correttamente citata e affermata la sua licenza.
Citation: Food & Nutrition Research 2016, 60: 32527  – http://dx.doi.org/10.3402/fnr.v60.32527
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Di |2017-01-25T16:22:09+02:0025 Gennaio 2017|Categorie: Etica & Salute|Tags: , , , , , , , |

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