Mohadeseh Aghasi a, Mahdieh Golzarand b, *, Sakineh Shab-Bidar a, Azadeh Aminianfar a, Mahsa Omidian b, Fatemeh Taheri a 
a Department of Community Nutrition, School of Nutritional Sciences and Dietetics, Tehran University of Medical Sciences, Tehran, Iran 
b Department of Clinical Nutrition, School of Nutritional Sciences and Dietetics, Tehran University of Medical Sciences, Tehran, Iran 
*Autore corrispondente. Department of Clinical Nutrition, School of Nutritional Sciences and Dietetics, Tehran University of Medical Sciences, No 44, Hojatdoost St., Naderi St., Keshavarz Blvd., P.O.Box:19395-4763, Tehran, Iran. Fax: +98 21 88 955979. 
E-mail address: mahdieh_golzarand@yahoo.com (M. Golzarand) 
Informazioni sull’articolo
Ricevuto il 29 Marzo 2018 
Accettato il 24 Aprile 2018  

 

Sommario

Introduzione
Metodi

Risultati

Discussione
Conclusioni
Dichiarazione di paternità
Finanziamenti
Conflitti d’interesse
Riferimenti

Parole chiave: acne, latte, latticini, meta-analisi, yogurt 

Sommario

Contesto e obiettivi: in passato, sono stati condotti alcuni studi osservazionali sulla correlazione tra il consumo di latte e latticini e il rischio d’insorgenza dell’acne; tuttavia, i risultati ottenuti apparivano contrastanti. Questo studio prevede una meta-analisi e un’analisi dose-risposta ed è progettato per valutare la correlazione tra il consumo di latte e latticini e lo sviluppo dell’acne. 

Materiali e metodi: i dati dello studio sono stati cercati e raccolti dai database Pubmed/Medline, Scopus, Web of Science ed Embase. Da questi abbiamo estratto progettazione dello studio, sesso, età, esposizione (ad es., latte, yogurt, formaggio), metodo di valutazione della dieta, constatazione della comparsa dell’acne, dimensione totale del campione, numero totale di soggetti e di casi in ciascuna categoria di esposizione al consumo, OR, RR e PR con 95 % IC per ciascuna categoria di esposizione e variabili corrette. 

Risultati: la categoria di consumo più elevato, se confrontata con quello più basso, di latticini (OR: 2.61, IC 95%: 1.20-5.67), di latte totale (OR: 1.48, IC 95%: 1.31-1.66), di latte magro (OR: 1.25, 95% IC: da 1.10 a 1.43) e di latte scremato (OR: 1.82, IC 95%: da 1.34 a 2.47) era significativamente correlata alla comparsa di acne. I risultati dell’analisi dose-risposta hanno rivelato una correlazione lineare significativa tra il consumo di latticini, di latte intero e di latte scremato e il rischio di acne e una correlazione non lineare tra il consumo di latticini, latte, latte magro, latte scremato e l’acne. 

Conclusione: in questa meta-analisi abbiamo messo in evidenza l’esistenza di una correlazione positiva tra il consumo di latticini, latte totale, latte intero, latte a basso contenuto di grassi (magro), latte scremato e la presenza di acne. Al contrario, non è stata osservata alcuna correlazione significativa tra l’assunzione di yogurt/formaggio e lo sviluppo dell’acne. 

Introduzione 

L’acne vulgaris è una dermatosi che colpisce il 50-95% degli adolescenti tra i 12 e i 18 anni [1-6] e viene diagnosticata in seguito alla comparsa di comedoni, papule e pustole nelle zone dove sono più numerose le ghiandole sebacee [7]. L’acne si può manifestare a tutte le età e in entrambi i sessi, ma è molto comune tra i maschi e negli adolescenti, specialmente durante la pubertà [8]. Lo sviluppo dell’acne è legato ad una eccessiva produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee che si accumula e genera un’occlusione dell’apertura del follicolo [9]. L’acne ha molti effetti negativi sia per quanto riguarda la sfera sociale che quella emotiva; quindi, l’identificazione dei fattori che la causano è molto importante. Diversi fattori sono coinvolti nella patogenesi dell’acne e comprendono: disturbi genetici, disordini degli ormoni sessuali (in particolare degli androgeni), disfunzioni del sistema immunitario, fattori psicologici e ambientali [10]. È stato ipotizzato che alcune abitudini alimentari, in particolare la dieta occidentale, la dieta ad elevato indice glicemico (IG) e una dieta ricca di acidi grassi omega-6, siano in grado di contribuire allo sviluppo dell’acne [7,11-13]. Il latte vaccino e i latticini sono tra i principali componenti della dieta occidentale indicati come in grado di giocare un ruolo principale nella patogenesi dell’acne, nonostante il loro basso indice glicemico [14-16]. Latte e latticini contengono caseina e proteine del siero che sono in grado di aumentare, rispettivamente, il fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1) e le concentrazioni di insulina [8,17]. L’IGF-1 è un importante ormone che incrementa l’attività del bersaglio della rapamicina nei mammiferi (mTOR) e la lipogenesi sebacea; da qui deriva lo sviluppo dell’acne [18,19]. Gli studi hanno dimostrato che i pazienti affetti da acne hanno un livello di IGF-1 maggiore rispetto ai soggetti che non la manifestano [20-22]. Inoltre hanno livelli più alti di ormoni sessuali, come gli androgeni, e si è visto che sia l’IGF-1 che gli androgeni sono coinvolti nell’iperplasia sebacea e nella comedogenesi [8,23]. In passato, sono stati condotti alcuni studi osservazionali sulla correlazione tra il consumo di latte e latticini e il rischio dell’insorgenza di acne; tuttavia, i loro risultati devono ancora essere terminati. I risultati di un ampio studio retrospettivo condotto su 47.355 donne hanno mostrato come la frequenza di consumo di latte sia significativamente associata ad un aumento del rischio di comparsa dell’acne durante l’adolescenza [24]. Burris et al. [25] hanno riportato che il consumo di latte era maggiore nei pazienti con acne lieve o grave rispetto a quello dei soggetti senza acne. Al contrario, LaRosa et al. [26] hanno riferito che non vi era alcuna differenza significativa in relazione al consumo di latticini tra il gruppo con l’acne e quello di controllo. In un altro studio condotto su 2201 adolescenti, non vi era alcuna correlazione tra il consumo di latte, yogurt e formaggio e la comparsa dell’acne [27]. Secondo le nostre conoscenze, durante la ricerca in letteratura fatta per questa meta-analisi non è stata trovata alcuna review sistematica o meta-analisi che fossero in grado di determinare l’esistenza di una correlazione tra il consumo di latte e latticini e il rischio di acne. Pertanto, abbiamo deciso di effettuare questa meta-analisi e l’analisi dose-risposta di studi osservazionali per valutare l’esistenza di questa eventuale correlazione. 

Metodi 

Fonti  e ricerca in letteratura 

Questa meta-analisi è stata condotta secondo le linee guida di MOOSE [28]. Un ricercatore ha svolto una ricerca bibliografica completa sui database Pubmed/Medline, Scopus, Web of Science ed Embase su tutti gli studi che indagavano l’esistenza di una  correlazione tra i latticini e l’acne fino all’agosto 2017. Le parole chiave erano: “prodotti lattiero-caseari”, “latte”, “yogurt”, “formaggio”, “panna”, “burro”, “gelato”, “latticini”, “yogurt”, “latticello”, “acne” ed “Acne vulgaris”. Non c’erano limitazioni per quanto riguardava la data di pubblicazione e la lingua. L’elenco dei riferimenti degli studi recuperati è stato controllato alla ricerca di studi pertinenti. Quando vi era la necessità, i ricercatori coinvolti nel presente studio hanno contattato gli autori per ulteriori dettagli. I criteri di scelta della popolazione, dell’intervento/esposizione, del confronto, degli esiti ed delle impostazione (PICOS) sono stati utilizzati per definire la domanda di ricerca (Tabella 1). 

Tabella 1. Criteri PICOS 

Selezione dello studio 

Due ricercatori (M. A e M. G) hanno esaminato individualmente gli articoli recuperati in base ai criteri di inclusione ed esclusione. I criteri di inclusione comprendevano: a) studi prospettici, caso-controllo e trasversali, b) odds ratio segnalati (OR), rischio relativo (RR) o rapporto di prevalenza (PR) con intervallo di confidenza del 95% (IC) per la categoria più alta vs. quella più bassa di esposizione al consumo o numero di casi e di partecipanti totali per ciascuna categoria di prodotti lattiero-caseari per calcolare OR e IC 95%, c) Lingua inglese, d) esposizione a latticini, latte totale (compreso latte magro, latte intero e scremato), yogurt, formaggio, burro e gelato e e) come esito l’acne. I criteri di esclusione comprendevano: a) studi clinici randomizzati (RCT) e b) commenti, editoriale, review, meta-analisi e studi sugli animali. Per valutare la qualità degli studi osservazionali è stata utilizzata la scala di Newcastle-Ottawa (NOS) [29]. 

Estrazione dei dati 

L’estrazione dei dati è stata eseguita in base ad un modulo predefinito. Sono stati estratti i seguenti dati: primo autore, data di pubblicazione, paese, progettazione dello studio, durata del follow-up, sesso, età, esposizione (cioè latticini, latte, yogurt, formaggio, burro e gelato), metodo di valutazione della dieta, diagnosi di acne, dimensione totale del campione, numero totale di soggetti e di casi in ciascuna categoria di esposizione al consumo, OR, RR e PR con IC del 95% per ciascuna categoria di esposizione al consumo e variabili corrette. 

Analisi statistiche 

Per eseguire la meta-analisi è stato utilizzato il software Stata versione 12 (StataCrop, College Station, Texas, USA). Gli OR (IC 95%) per la categoria più alta vs. quella più bassa di latticini e di prodotti lattiero-caseari sono stati utilizzati per calcolare il log OR e il suo errore standard. Tutti i risultati sono stati riportati come OR (IC 95%) al fine di rendere omogenea la stima del rischio. Se gli studi riportavano differenti modelli statistici, è stato incluso l’ultimo modello con la variabile più corretta. Sulla base dell’eterogeneità tra gli studi, sono stati messi a punto modelli fissi e random per gli OR raggruppati (IC 95%). L’eterogeneità è stata valutata utilizzando l’indice di eterogeneità di Higgins (I2). L’analisi dose-risposta è stata condotta per valutare la correlazione, lineare e non, tra l’esposizione al consumo e il rischio di acne. Gli studi trasversali sono stati esclusi dalle analisi dose-risposta sia lineari che non lineari e gli studi con meno di 3 categorie di esposizione al consumo solo dalle analisi dose-risposta non lineari. Per ciascuna categoria è stata stimata la mediana o la media di esposizione al consumo. Se lo studio riportava un intervallo per la categoria, veniva fatta una media tra fascia di consumo superiore ed inferiore. Quando le categoria di esposizione al consumo (più basso o più alto) erano indefinite, si supponeva che il range fosse simile a quello della categoria vicina. Se l’esposizione veniva riportata come porzione di alimento, è stata convertita in g/giorno come segue: 177 g per latticini, 244 g per il latte totale, per il latte a basso contenuto di grassi, per quello intero, per quello scremato e per lo yogurt e 43 g per il formaggio. Le analisi dose-risposta non lineari sono state condotte utilizzando spline cubiche ristrette con quattro nodi a percentuali fisse (5, 35, 65 e 95%) della distribuzione. L’analisi dose-risposta lineare è stata condotta utilizzando il metodo dei minimi quadrati generalizzati secondo Greenland e Longnecker [30]. È stato calcolato il trend lineare (IC 95%) di ogni studio, quindi i risultati degli studi sono stati raggruppati insieme alle meta-analisi ad effetto random. La dose-risposta lineare è stata espressa su 177 g di latte e su 244 g di latte, di latte magro, intero e scremato. Le analisi di sensibilità sono state impiegate per valutare l’impatto degli studi sugli OR raggruppati (IC al 95%). Il test di Egger è stato eseguito per svelare eventuali bias di pubblicazione presenti negli studi inclusi. 

Risultati 

La figura 1 mostra il diagramma di flusso dello studio. Sono stati inclusi nello studio 1750 articoli in totale, partendo dalla ricerca iniziale sui database Pubmed/Medline (n = 407), Scopus (n = 696), Web of Science (n = 573) ed Embase (n = 74). Gli articoli duplicati sono stati rimossi e i rimanenti 1233 articoli sono stati esaminati in base al titolo e all’abstract; 1143 articoli sono stati esclusi per insufficienza di dati (n = 7), progettazione inappropriata (n = 50) e lingua non inglese (n = 9). Gli studi rimanenti, per essere ammessi, sono stati esaminati sulla base di alcuni criteri di inclusione ed esclusione. Alla fine, sono stati selezionati 14 studi ritenuti idonei per essere inclusi nella meta-analisi [24,27,31-42]. La tabella 2 mostra le caratteristiche degli studi inclusi. Quattro studi erano prospettici [24,31,32,41], sette erano caso-controllo [33e37,39,42] e tre studi erano trasversali [27,38,40]. L’età dei partecipanti variava dai 9 ai 30 anni. Quattro e tre studi indagavano, rispettivamente, il PR (IC 95%) [24,27,31,32] e gli OR (IC 95%) [35,37,41] riportati per la categoria di consumo più alta vs. quella più bassa. Gli articoli rimanenti fornivano il numero di casi e di partecipanti totali in ciascuna categoria di esposizione utili a calcolare gli OR (IC 95%) [33,34,36,38-40,42]. Sei studi hanno utilizzato questionari di frequenza alimentare (FFQ) [24,31,32,35,36,38], due studi hanno utilizzato un questionario sul registro degli alimenti [34,37] e sei studi hanno utilizzato un questionario sulle abitudini dietetiche [27,33,39-42] per valutare l’assunzione di latticini e di prodotti lattiero-caseari. La presenza dell’acne è stata diagnosticata da un medico in otto studi [24,27,33-38] e negli studi rimanenti è stata auto-segnalata dai partecipanti [31,32,39-42]. Tra gli studi inclusi, tre avevano un punteggio di qualità ≥ 6 [24,32,37]. 

Fig. 1 Diagramma di flusso degli studi recuperati 

 

Tabella 2 Caratteristiche degli studi inclusi in base alla tipologia di esposizione

Clicca sulla tabella per ingrandire

Meta-analisi sul consumo di latticini ed acne 

Cinque studi valutavano la correlazione tra il consumo di latticini e la presenza di acne [33,39 – 42]. Il Forest Plot della correlazione tra il consumo di latticini e l’acne è rappresentato in Fig. 2. È stata osservata una correlazione significativa con la presenza di acne quando la categoria di consumo più elevato di latticini veniva confrontata con quella più bassa (OR: 2.61, IC 95%: da 1.20 a 5.67). C’era una forte eterogeneità tra gli studi (I2 = 75.6%, eterogeneità  P =  0.003). Dei cinque studi scelti per l’analisi, tre sono stati inclusi nell’analisi dose-risposta [40-42] mentre due sono stati esclusi perché uno era trasversale [39] e l’altro non riportava il quantitativo consumato di latticini per ogni categoria [33]. L’analisi dose-risposta lineare ha mostrato che un incremento di 177 g/giorno del consumo di latticini era positivamente associato al rischio di comparsa di acne (OR: 1.83, IC 95%: 1.14-2.96) con un’eterogeneità significativa (I2 = 95.8%, eterogeneità P < 0.001) . Inoltre, sono state evidenziate prove di un’associazione dose-risposta non lineare tra il consumo di latticini e l’acne (non linearità P = 0.0007). Il rischio di acne è aumentato dell’80% dopo un aumento del consumo di prodotti caseari compreso tra i 250 e i 450 g/giorno (test di adattamento = 58.4) (Fig. 3). L’analisi di sensibilità stabiliva che nessuno degli studi aveva avuto un effetto significativo sulla dimensione dell’effetto aggregato. Tra gli studi inclusi non sono state riscontrate prove dell’esistenza di bias di pubblicazione (test di Egger = 0.10). 

Fig. 2. Forest plot della correlazione tra il consumo di latticini e lo sviluppo dell’acne 

 

 

 

Fig. 3. Non linearità dose-risposta della correlazione tra A. consumo di latticini (non linearità P = 0.0007), B. consumo di latte totale (non linearità P = 0.004), C. consumo di latte intero (non linearità P = 0.33), D. consumo di latte magro (non linearità P = 0.0004), E. consumo di latte scremato ( non linearità P = 0.0007) e l’acne.

Meta-analisi sul consumo di latte ed acne 

In linea generale, sono state incluse otto dimensioni dell’effetto provenienti da otto studi [24,31,32,34-38]. I risultati della meta-analisi hanno mostrato che c’era una correlazione significativa tra l’acne e il consumo di latte totale più alto, se paragonato con quello più basso (OR: 1.48, IC 95%: 1.31-1.66) (Fig. 4) senza una significativa eterogeneità tra gli studi ( I2 = 23.6%, eterogeneità P = 0.24). Sette [24,31,32,34-37] e quattro [24,31,32,36] studi sono stati inclusi, rispettivamente, nelle analisi dose-risposta lineari e non lineari. Nessuna correlazione dose-risposta lineare significativa è stata trovata tra il consumo di latte totale e l’acne (l’OR per ogni aumento di 244 g al giorno era 1.10, IC 95%: da 0.97 a 1.24, I2 = 81.5%, eterogeneità P < 0.001). L’analisi dose-risposta ha mostrato una positiva correlazione non lineare tra il latte totale e il rischio di acne (non linearità P = 0.004, test di adattamento = 58.4) con un aumento del rischio associato ad una maggior quantità di latte totale consumato (Fig.3). La correlazione tra consumo di latte intero, latte a basso contenuto di grassi e latte scremato è stata esaminata in cinque [24,27,31,32,35], in quattro [24,27,31,32] e in ulteriori quattro studi [24,31,32, 35], rispettivamente. La correlazione tra le diverse tipologie di assunzione di latte e l’acne è mostrata nella Tabella 3. Un consumo più elevato di latte intero, se paragonato ad uno più basso, non ha mostrato alcuna correlazione con la comparsa dell’acne (OR: 1.18, IC 95%: da 0.89 a 1.58). Al contrario, è stata evidenziata una correlazione positiva tra un maggior consumo (rispetto ad uno più basso) di latte magro (OR: 1.25, IC 95%: 1.10-1.43) e di latte scremato (OR: 1.82, IC 95%: da 1.34 a 2.47) e la presenza di acne. La meta-analisi dose-risposta ha mostrato che il consumo di latte intero (OR: 1.13, IC 95%: da 1.06 a 1.20, I2 = 0.1%, eterogeneità P = 0.39) e quello di latte scremato (OR: 1.26, IC 95%: 1.02-1.56, I2 = 79.9%, eterogeneità P = 0.002) erano associati in maniera lineare al rischio di acne. Comunque, non vi era alcuna differenza statisticamente significativa con la correlazione lineare tra consumo di latte magro e l’acne (OR: 1.08, IC 95%: 0.97-1.21, I2 = 51.0%, eterogeneità P = 0.13). La correlazione dose-risposta non lineare tra il consumo di latte intero, scremato e a basso contenuto di grassi e l’acne è mostrata in Fig.3. Il consumo di latte magro (non linearità P = 0.0004, test di adattamento = 12.4) e  di latte scremato (non linearità P = 0.0007, test di adattamento = 26.4) era associato in modo non lineare al rischio di comparsa dell’acne. Non vi erano prove di un trend dose-risposta non lineare tra il consumo di latte intero e l’acne (non linearità P = 0.33, test di adattamento = 16.1). I risultati delle analisi di sensibilità hanno mostrato che nessuno studio ha modificato la dimensione dell’effetto aggregato. Per quanto riguarda gli studi condotti sul latte totale (test di Egger = 0.17), sul latte intero (test di Egger = 0.77), sul latte magro (test di Egger = 0.92) e sul latte scremato (test di Egger = 0.25) non sono state riscontrate bias di pubblicazione. 

 Fig. 4. Forest plot della correlazione tra consumo di latte totale ed acne 

Tabella 3 Correlazione tra le diverse tipologie di latte consumate e l’acne