Seguendo il filo conduttore relativo all’equilibrio tra performance ed etica, durante l’ultimo degli 11 workshop di Ruminantia alla 74^ edizione della Fiera Internazionale del Bovino da Latte abbiamo parlato di etica applicata alla produzione di latte insieme agli attori di filiera: gli allevatori, che in alcuni casi sono anche trasformatori, e l’industria, ma anche del mondo scientifico.

Tra i relatori presenti, troviamo: Pasqualino Santori, Presidente dell’Istituto di Bioetica per la Veterinaria e l’Agroalimentare-IBV-A; Francesco Giani Allevatore e trasformatore del latte di Pavia; Giovanni e Matteo Corsi, Allevatori e trasformatori del latte di Parma; Piercristiano Brazzale, imprenditore nel mondo del latte e coordinatore tecnico-scientifico IDF, e tanti altri interventi.

Questo ultimo workshop è stato il giusto spazio per parlare della Stalla Etica, un progetto di Ruminantia che vede la Stalla come modello integrato in cui genetica, management, ambiente, salute e nutrizione vengono gestite nel migliore dei modi alla luce delle numerose conoscenze ed esperienze che la ricerca scientifica e le pratiche professionali hanno fin qui accumulato. Per tutti questi motivi, la Stalla “conquista” l’aggettivo “Etica”. Obiettivo del progetto è quello di dare indicazioni pratiche su come costruire e gestire un allevamento ideale di bovine da latte che assicuri a loro il massimo rispetto della loro etologia, crei le condizioni igieniche per prevenire le principali patologie d’allevamento e garantisca la massima sostenibilità intesa come produzione di GHG, inquinanti legati alle deiezioni, consumo delle risorse idriche e dell’energia. La Stalla Etica si confugra dunque come progetto di riqualificazione della produzione di latte bovino verso quanto richiede il consumatore.

L’uso della parola “etica”, tuttavia, è qualcosa di abbastanza complesso, seppur diventato di uso (in alcuni casi abuso) comune. In questo scenario, diventa fondamentale l’intervento di figure come quella di Pasqualino Santori, che ci ha spiegato come in realtà sia un termine che normalmente non utilizza, perché, sembrerebbe essere qualcosa di superiore che richiede l’intervento di termini come bioetica o etica applicata al bio. Non si possono realizzare cose perfette, ma si può operare in modo da minimizzare i danni, anche nel mondo del latte. Come esempio, si può discutere degli OGM, che non sono un sistema perfetto, ma possono essere impiegati in modo virtuoso. Inoltre, quando si affronta un dialogo sullo sfruttamento di qualcosa, come gli animali nell’allevamento, dovremmo considerare che gli “sfruttati” sono anche i produttori e l’ambiente. In tutto questo, l’elemento più importante di tutti è proprio il consumatore, che effettua le sue scelte sì sulla base della convenienza economica, ma molto spesso sulla base delle decisioni morali. Per venire incontro alle domande dell’attivista svedese Greta Thunberg rispondendole una volta per tutte in modo concreto, se ci si rendesse conto che esiste una relazione tra noi e ciò che coltiviamo ed alleviamo usando la superficie terrestre e gli ambienti marini e se fossimo tutti più partecipi di che cosa sono le produzioni alimentari, i problemi connessi al cibo sarebbero in qualche modo più gestibili.

Gli allevatori presenti, Francesco Giani e i cugini Corsi, hanno raccontato la loro esperienza di evoluzione strutturale da allevamento convenzionale verso il modello concepito dalla Stalla Etica.

Per la sostenibilità ambientale ed economica, l’esperienza di Brazzale Spa può essere considerata non solo come esempio, ma anche come fonte di ispirazione per investimenti nel green. Una cosa che Piercristiano Brazzale ha tenuto a sottolineare durante la presentazione dei risultati ottenuti dall’azienda nelle performance ambientali è che gli investimenti sull’ambiente danno anche profitto, consentendo non solo di aumentare la marginalità dell’azienda, ma rendendola anche sostenibile la tua azienda nel rispetto delle risorse che attualmente sono limitate.

Print Friendly, PDF & Email