Lettera aperta alla comunità scientifica italiana

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Lettera aperta alla comunità scientifica italiana

Egregie Professoresse e Ricercatrici ed Egregi Professori e Ricercatori,

chi vi scrive è il Dott. Alessandro Fantini in qualità di Direttore responsabile della rivista on-line Ruminantia®. Questa nostra rivista è “indipendente e laica” ed ha come payoff “libero confronto d’idee”. Ruminantia è gratuita e trae le risorse economiche dalle aziende che la sostengono.

Ruminantia® è letta da chi, a vario titolo, è coinvolto nella produzione, lavorazione e distribuzione del latte e della carne provenienti dai ruminanti.

La nostra mission è quella di veicolare informazioni di natura tecnico-scientifica, culturale ed economica alle filiere del latte e della carne da ruminanti, e in parte anche alla gente comune.

Vi disturbiamo per questo motivo.

Come ben sapete il web ha permesso all’umanità di interagire, dialogare ed informarsi, dando la possibilità a tutti di esprimere le proprie opinioni e il proprio pensiero e condividere le proprie esperienze.

Questa grande innovazione culturale ha però fatto “perdere la bussola” a tanta gente in cerca di risposte. Nel mondo analogico quando si è alla ricerca di un approfondimento ci si rivolge all’esperto, qualificato da un titolo di studio, da un ruolo definito o dall’iscrizione ad un ordine professionale.

Il web tende a delegittimare l’intermediazione culturale dell’esperto, sia esso giornalista, professore o professionista, offrendo risposte semplici che il più delle volte sono quelle che chi interroga i motori di ricerca si aspetta di sentire. Pur tuttavia, un ritorno al passato, oltre ad essere impossibile, non è auspicabile.

Noi di Ruminantia® pensiamo che la soluzione più equilibrata sia che la comunità scientifica, o meglio Voi, parli di più alla gente e, nel nostro caso specifico, agli allevatori, ai professionisti che li assistono, all’industria e alla GDO, che rispettivamente lavora e commercializza i prodotti dell’agricoltura.

Sappiamo bene che il vostro tempo è quasi sempre saturato da impegni di ricerca, di didattica e di gestione, ma la collettività ha bisogno, in particolare in questa congiuntura storica, di una comunità scientifica “vicina” per tornare a credere di nuovo nel valore della ricerca e, più in generale, della cultura scientifica.

Le fake news e la diffusione di informazioni di scarsa qualità stanno minando la possibilità di proseguire lo sviluppo armonico della nostra prosperità sociale ed economica.

Continuare a credere nel valore dell’istruzione è forse la condizione propedeutica ad un rinnovato interesse delle imprese nei giovani con un livello d’istruzione superiore.

Le pagine di Ruminantia® sono aperte ad accogliere tutte quelle informazioni scientifiche che riterrete utili allo sviluppo del settore di nostra pertinenza e a mettere in evidenza giovani che, con le loro tesi di laurea o di dottorato, vorranno offrire le loro competenze al mondo produttivo.

Ruminantia® può essere un “ponte” tra la comunità scientifica e quella dei professionisti e della produzione, un luogo dove trovare spunti per la ricerca e la didattica.

Cordiali Saluti

Alessandro Fantini
dottalessandrofantini@gmail.com

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Di |2019-01-24T10:33:35+02:0024 Gennaio 2019|Categorie: News|Tags: , |

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Dairy Production Medicine Specialist Fantini Professional Advice srl Email: dottalessandrofantini@gmail.com

Un commento

  1. Daniele Vigo 29 Gennaio 2019 al 9:17

    Egr. Dott. Fantini,

    ho letto e riletto la Vostra lettera ai Professori e Ricercatori e la ritengo meritevole di molta attenzione da parte di chiunque si occupi di ricerca, didattica, innovazione e trasferimento tecnologico.

    Leggo in modo abbastanza sistematico la Vostra rivista e tante volte mi ha dato diversi spunti di riflessione per ricerca e didattica; per me è un modo come un altro “per costruirmi degli strumenti per pensare” in quanto sostengo che le informazioni sono elementi di estrema delicatezza da utilizzare sempre previa attenta verifica ed analisi. Le informazioni quando sono corrette permettono lo sviluppo di strategie che agevolano il conseguimento di obiettivi di pregio e non per sviluppare solo tattiche come comunemente viene fatto. Tattiche, che in troppi casi sono estemporanei correttivi a limitata efficienza e durata, specialmente se visti dall’aspetto economico finanziario nonché da quello scientifico. Come Voi puntualizzate “ il web ha permesso all’umanità di interagire, dialogare ed informarsi, dando la possibilità a tutti di esprimere le proprie opinioni e il proprio pensiero e condividere le proprie esperienze” ed è cosa ben evidente nel “comune pensare”; questo evita però di considerare questa fantastica invenzione semplicemente come un acceleratore di processo, utile ma al pari e non oltre, di una visita ad un museo, di un ecografo wireless, della lettura di un “giallo di Camilleri”, di un racconto di Guareschi, di una buona trasmissione radiofonica o dell’ultimo lavoro d’interesse pubblicato su Nature o dello sforzo di capire come Annibale, Giulio Cesare, Napoleone, Rossini, Verdi, Sertoli, Achille Visconti, Forlanini o tanti altri che tralascio di elencare, abbiano prodotto innovazioni epocali che definisco solitamente a “prova di futuro”.

    Ancor prima che il web fornisse risposte a chiunque, anche a coloro che non si pongono domande, con apparente basso prezzo, è stata posta in essere una delegittimazione degli esperti nostrani dei vari settori, compreso il nostro, in funzione della maggior distanza dalla quale proveniva il “nuovo oracolo”, della sua arte di persuasiva comunicazione o della cifra di ingaggio, senza magari neanche valutarne il suo profilo scientifico. Chi non ha un adeguato profilo scientifico validato in sede nazionale ed internazionale ed adeguata caratterizzazione dal punto dell’innovazione, ma si sostiene solo con ampia autoreferenzialità non può che divulgare informazioni che se va bene sono già note, per non cadere addirittura nelle fake news.

    Da parte mia non ho mai rifiutato nessun invito a parlare con gli addetti al settore e con gli esperti del settore ed il tempo pur essendo un fattore limitante, per le esigenze di un trasferimento tecnologico e divulgazione dell’innovazione lo si trova e lo si deve trovare di comune accordo con chi ha necessità di sapere e vuol conoscere il nuovo. Dopo attente ed approfondite analisi, valutazioni e prove, ritengo che è doveroso disegnare un futuro sia nell’ambito accademico che nel mondo dei ruminanti allevati e in tutti gli altri settori ruotanti e dipendenti ad esso. Le strategie per il futuro devono prevedere una base di partenza comune al settore di indirizzo di “Ruminantia” caratterizzata da una “nuova educazione”: educazione formativa in ambito accademico e post accademico, degli addetti e degli esperti del settore per migliorare la loro capacità di credere nella ricerca scientifica specialmente quella nazionale. Vado a sottolineare “ricerca scientifica” che nella maggior parte dei casi viene confusa con le “prove tecniche applicative” pur essendo due cose ben distinte e che devono rimanere distinte.

    Ricerca scientifica: uguale all’attività di ricerca e sviluppo di una casa automobilistica di F1 mentre la “prova tecnica applicativa” sono tutte quelle attività e tattiche che vengono poste in essere prima e durante un determinato Gran Premio. Voglio spiegarmi meglio: nessuna scuderia automobilista adotterà totalmente la stessa “applicazione” anche vincente in un successivo Gran Premio, altrimenti non avrebbero ragioni di sussistere le cosiddette “prove libere” e le prove “ufficiali” ed un limite di chilometri di percorrenza fra due Gran Premi.

    Con una “nuova educazione” è possibile sviluppare una nuova e maggiore recettività nei riguardi della ricerca scientifica e migliorare ed amplificare le possibilità applicativa di tecniche e tecnologie specifiche per ogni singola realtà operativa. La “nuova educazione” deve considerare il giovane studente, il professionista o l’imprenditore che si vuole aggiornare e vuole ampliare le proprie conoscenze, al centro del sistema di una nuova creazione di cultura e la cultura deve essere tale senza aggettivazioni. Nella mia esperienza rilevo di frequente che è più facile trasmettere innovazione scientifica ad una figura di cultura quale può essere un architetto, un ingegnere, un filoso o un banchiere rispetto ad un cosiddetto esperto del settore. La “nuova educazione” deve derivare linee di indirizzo future da documenti normativi nazionali ed internazionali oppure da documenti di agenzie sovranazionali. Scopro che ad esempio sono pochissimi gli esperti del settore che hanno letto la “Carta di Milano” e la lettera apostolica “Laudato si’i” e all’interno di questi documenti, accettati e studianti in ogni parte del mondo, vi sono molti spunti culturali da sviluppare nell’ambito della ricerca scientifica o da scaricare a terra nel sistema ruminanti allevati ed in altri campi.

    Sono contento che Ruminantia offra la possibilità di divulgare specialmente ai giovani, ma è doveroso ricordare che il prodotto tesi di laurea, tesi di laurea magistrale, tesi di dottorato e tesi di scuola di specializzazione è di integrale proprietà di chi l’ha prodotta e solo lui potrà decidere di cosa fare di questo suo capitale!…e la dottrina economica dice che ogni capitale deve trovare una sua giusta retribuzione. La nuova educazione universitaria deve stimolare, aiutare e sostenere i proprii laureati dopo la discussione della tesi; estrapolare da questa quanto è possibile per arrivare ad una o più pubblicazioni peer reviwer internazionali, in modo di validare il tutto senza autoreferenzialità e da qui eventualmente procedere ad una divulgazione nazionale adeguatamente semplificata. Solo in questo modo un giovane potrà implementare il suo capitale curriculare. L’esperienza mi ha portato considerare che per un giovane la condivisione di informazioni sensibili quali quelle che possono essere presenti in una tesi specialmente a carattere sperimentale può essere altamente controproducente, mentre la divulgazione del suo profilo tecnico e scientifico, delle sue competenze, del suo cv, possono avviare un processo virtuoso utile al settore che potrà avere anche a disposizione l’autore del lavoro e non solo il suo lavoro pubblicato.

    Qualsiasi tipo di “ponte” per me è una cosa fantastica, uno strumento, una sfida e un’opportunità, ma occorrono sforzi multilaterali per garantire la stabilità e la manutenzione delle pile o la sostituzione dei tiranti e del fondo stradale. Questo per dire che la futura strategia per una nuova educazione nell’ambito del settore dei ruminanti allevati deve essere sviluppata al più presto altrimenti corriamo il rischio che la cultura, la tradizione e le qualità che contraddistinguono da secoli la peculiarità italiana dei ruminanti, sia sottoposta a rapida eutanasia da parte di invadenti fake news i cui autori aspirano alla sostituzione degli esperti di settore delegittimandoli mediante questa tattica ed un danno di tal genere ha bisogno di tanto tempo ed investimenti per essere riparato, a patto che sia riparabile. Nuovi obiettivi e sviluppo di nuove strategie attendono chi si occupa e si vorrà occupare dell’allevamento dei ruminanti: un maggior tornaconto per chi alleva ed incremento del numero degli allevatori, ottimizzazione ed organizzazione strategica degli investimenti a breve, medio e lungo termine, qualità della vita degli animali, riduzione dell’utilizzo di farmaci (non solo antibiotici!), educare nuove generazioni di medici veterinari, di tecnici ed allevatori, trasformatori di prodotti dei ruminanti, riportare alla produttività zootecnica vasti territori in crisi quali quelli terremotati dell’Italia centrale; riduzione dei consumi energetici, dei concimi chimici e dei fitofarmaci; migliorare la fertilità dei terreni con rotazioni ragionevoli e vantaggiose, concorrere all’abbattimento dell’anidride carbonica con coltivazioni pratensi poliennali, concorrere all’aumento della popolazione delle api, abbattimento del microparticolato atmosferico e riduzione del consumo di plastica specialmente sottoforma di sistemi monouso e da ultimo ridurre i consumi e l’inquinamento dell’acqua aumentandone la conservazione ed il ciclo. Qualcuno chiama questa “economia circolare”, altri la chiamano “agroecologia” per me è solo un modello di “nuova educazione” e di Cultura: garantito che non è una fake news.

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