Ma cosa c’entrano i designer con il latte?

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Ma cosa c’entrano i designer con il latte?

Perché parliamo di questo argomento alla Design Week, che, per chi non la conoscesse, è un evento contemporaneo alla 58esima edizione del Salone del mobile di Milano (9-14 Aprile 2019)? Quando ne parlo ai miei amici mi sento chiedere invariabilmente: ma scusa, cosa c’entra col design? Disegnate le bottiglie di latte, le forme delle forme di formaggio? Hanno tutte le ragioni per stupirsi perché questi temi sono molto lontani dall’idea di design che il Salone del Mobile propone, che la maggior parte di voi ha in mente e che si associa allo stile, alla moda e ad un immaginario affollato di sedie e altri oggetti di arredamento o di uso quotidiano ai quali attribuiamo un valore estetico speciale.

In realtà questo ed altri temi che affrontiamo a DFood, non sono affatto lontani dall’idea di design che Design Group Italia, lo studio per cui lavoro, pratica da anni e che ci piacerebbe affermare anche nel contesto del Fuorisalone. Noi ci occupiamo di innovazione in moltissimi ambiti, dal settore medicale, al largo consumo, alle macchine utensili industriali al turismo, all’industria alimentare ecc. Lo facciamo non solo disegnando prodotti e intervenendo sul classico binomio forma/funzione a cui si riconduce generalmente il design, ma anche fornendo alle aziende consulenza strategica e aiutandole a indagare e comprendere i comportamenti delle persone e le loro interazioni con gli oggetti e con i brand. È un tipo di consulenza che da un po’ di tempo si definisce design strategico. Il marchio Latte Fieno ci è apparso fin dall’inizio come un caso di studio bellissimo sul quale ci piacerebbe molto intervenire, perché pensiamo di avere alcune competenze che potrebbero servire al suo successo.

La produzione di questo latte dipende in larga parte da iniziative imprenditoriali pionieristiche di piccola scala e da scelte di vita come quelle di Lino, Dario e Renata (gli allevatori presenti) che hanno un impatto solo locale e che proprio per questo possono permettersi di essere rivoluzionarie e di opporsi radicalmente ai modelli produttivi dominanti. La sfida che le persone riunite attorno a questa tavola rotonda hanno di fronte è di indurre più allevatori o piccoli imprenditori a fare le stesse scelte, perché quando esse saranno replicate cento e mille volte il loro contenuto rivoluzionario potrà avere un impatto di più ampia scala sulle nostre coscienze e sulla nostra intelligenza alimentare.

In base a come noi di Design Group Italia interpretiamo la nostra professione, i designer possono avere un ruolo di facilitatori in questa sfida. Grazie alla loro capacità di interpretare i bisogni funzionali ed emotivi delle persone in relazione all’evoluzione delle società e delle tecnologie e grazie alla loro capacità di sviluppare soluzioni concrete e desiderabili a questi bisogni, essi possono individuare i punti di contatto tra quelle scelte radicali e i modelli culturali e di consumo mainstream o di tendenza, per consentire alle prime di essere ripagate e ai secondi di cambiare in meglio.

Un altro motivo per proporre questi temi alla Design Week, è che quando ci si occupa di innovazione nel food ci si imbatte spesso in cortocircuiti interessantissimi tra futuro e passato, che costringono a ripensare la nozione di innovazione in generale, che è un esercizio utilissimo per noi. Faccio un esempio che dovrebbe essere noto a tutti: il trend dei grani antichi, della farina macinata a pietra, della pasta madre. Se ci fate caso le innovazioni più interessanti nell’ambito della panificazione sono legate al recupero e aggiornamento di processi del passato. Qui l’innovazione e la modernità non risiedono tanto nelle soluzioni in sé, che non contengono niente di tecnicamente o esteticamente nuovo, quanto nell’attualità e nella modernità delle istanze, delle domande, dei bisogni a cui queste soluzioni corrispondono. In questo senso, per fare un altro esempio, la mia bicicletta pieghevole Brompton è più innovativa e moderna dell’ultima Ferrari F8 Tributo da 720 cavalli, perché risponde in modo più appropriato alle moderne sfide della mobilità sostenibile presente e futura. Tengo a dire che queste riflessioni prendono spunto da una bella definizione di modernità che Cinzia Scaffidi propone in un suo libro, Mangia come parli, Edizioni Slow Food.

Quindi, il tema del Latte Fieno è molto pertinente in un contesto come la Design Week, in cui si tratta di innovazione, perché secondo noi è una delle risposte più innovative nel settore caseario alle richieste pressanti di salubrità del cibo, di rivitalizzazione delle aree montane, di rispetto degli allevatori, degli animali e dell’ambiente.

Tanti sono stati gli approfondimenti guidati dal sottoscritto e da Luca De Biase, del Sole 24 ore, con il contributo di Milena Verrascina del Mipaaft, Lucio Cavazzoni di Goodland, Lorenzo Berlendis di Slow Food Italia, Alessandro Fantini di Ruminantia, Annamaria Pisapia di Compassion in World Farming Italia, Giuseppe Torluccio di Grameen Italia, Lino e Camilla Lago della Fattoria Lama Grande, Dario Olivero e Renata Lovati della Cascina Isola Maria.

 

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Di |2019-04-08T11:11:41+02:008 Aprile 2019|Categorie: News|Tags: , , , , |

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Designer and Food System Explorer, Design Group Italia. Email: federico.casotto@designgroupitalia.it

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