Occuparsi del consumo del suolo: non per noi ma per chi verrà dopo di noi

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Occuparsi del consumo del suolo: non per noi ma per chi verrà dopo di noi

Ci sono argomenti che riguardano la collettività che non sembrano essere urgenti. E’ da molto tempo che in Italia manca una classe politica dotata di una vision di medio lungo-periodo e che abbia tra le priorità quella di preparare il futuro agendo sul presente. Argomenti relativi a dove trovare le risorse alimentari per nutrire una popolazione che a breve raggiungerà i 10 miliardi, al surriscaldamento del pianeta e alla salvaguardia delle biodiversità, vengono continuamente rimandati a quando si avrà il tempo di affrontarli.

Questi aspetti invece richiedono interventi spesso impopolari, perchè privi di una ricaduta positiva immediata e finalizzati solo ed esclusivamente alla qualità della vita delle generazioni future, e sono quindi ad alto “rischio elettorale”. Un elevato livello di disinteresse concreto lo vediamo su come lo Stato gestisce la piaga degli incendi. Solo nel 2017 è andata in “fumo” in Italia il 10% della superficie boschiva. E’ un bene che lo stato recluti da operatori privati un numero sempre crescente di Canadiar per spegnere gli incendi ma questi vanno prevenuti applicando le leggi che già ci sono ed inasprendo le pene. L’incendio doloso dei boschi è un crimine tra i più odiosi perché sottrae ossigeno alla popolazione ed elimina l’unica soluzione per consumare la CO2.

La questione del consumo del suolo ricade in pieno in questa premessa. Salvaguardare la quantità di terra agricola disponibile serve ad un paese per garantire cibo alla popolazione ed essere indipendenti dalle importazioni. Il terreno agricolo e le foreste servono anche a contrastare concretamente un accumulo eccessivo in atmosfera di gas serra che sono responsabili del surriscaldamento della Terra. Molti sono i disegni di legge che giacciono in Parlamento e che sono all’esame della Conferenza Stato-Regioni e delle commissioni di Camera e Senato competenti.

Di seguito alcuni numeri per dimostrare l’urgenza di una legge nazionale che regolamenti il consumo del suolo. Innanzitutto una definizione: “Il territorio antropizzato è quella porzione di territorio che, a seguito, dell’opera dell’uomo e in maniera sostanzialmente irreversibile, ha perso le sue originarie caratteristiche naturali”. Nel 2015 la percentuale media di superficie non più naturale ossia “cementificata” è stata nell’UE del 4.2% e in Italia del 6.9%. Queste percentuali corrispondono, rispettivamente, a 359 e 343 mper abitante. Nel 2017 in Italia il suolo antropizzato ha raggiunto il 9.3% della superficie del nostro paese, ossia di 28.000 chilometri quadrati. La superficie antropizzata è in crescita dal 2011 al ritmo di 288 km2 all’anno. La superficie agricola italiana dal 1982 al 2016 è diminuita dal 54.4% al 41.7%.

Una domanda che dovremmo porci è se questo sacrificare le superfici agricole, e quindi rischiare di essere sempre meno autosufficienti nella produzione primaria di cibo, sia proprio così indispensabile per il nostro paese. Tra i desiderata del governo per rilanciare l’economia c’è l’incentivazione dell’edilizia e delle infrastrutture, ossia in poche parole l’aumento della copertura del suolo in modo da creare occupazione e quindi ricchezza.

Il patrimonio immobiliare italiano vale 38 volte il PIL (6227 miliardi di euro). 27.7 milioni d’italiani posseggono il 77.4% delle case di cui il 62.6% è utilizzato come abitazione principale, il 17.9% come seconda casa, l’8.8% è affidato in locazione e il 2.8% è ceduto ad uso gratuito a famigliari. Nel nostro paese ci sono 7 milioni di case vuote tra pubbliche e private. Abbiamo inoltre un’enorme quantità di edifici pubblici, come le caserme, dismessi e non occupati, capannoni industriali vuoti e quant’altro e tutti costruiti su terreni agricoli quasi sempre irrigui e in pianura e quindi di grande pregio. Sia le foreste che le superfici agricole coltivate danno un contributo sostanziale e misurabile nel consumare gas serra. Culture considerate negative come quella del mais sono in grado di utilizzare grandi quantità di gas serra e un uso razionale delle risorse idriche e degli agrofarmaci le rende anche piuttosto sostenibili.

La ricchezza del nostro paese viene generata maggiormente dal turismo, dall’agroalimentare e dal manufatturiero perchè le nostre risorse naturali sono evidentemente limitate. Girando il mondo si può osservare come le visioni di breve periodo abbiano devastato gli ambienti naturali e creato megalopoli altamente inquinanti dove la qualità della vita delle persone è pessima. Il nostro paese si è mantenuto abbastanza bene ma occorre urgentemente che venga approvata una legge sul consumo del suolo. Questa, unitamente ad un maggiore incentivo alla produzione delle energie rinnovabili e ad una linea dura verso chi arreca direttamente o indirettamente incendi boschivi, può ulteriormente rinforzare l’economia e l’occupazione sicuramente in modo più sostanziale rispetto ai proventi che può dare l’incentivare investimenti nell’edilizia e nelle infrastrutture ex-novo, ossia l’aumentare ulteriormente la superficie antropizzata. Se s’incentivasse la ristrutturazione e la riconversione dell’edilizia civile e industriale, pubblica e privata, si creerebbe sicuramente anche in questo modo ricchezza e occupazione.

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Dairy Production Medicine Specialist Fantini Professional Advice srl Email: dottalessandrofantini@gmail.com

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