Ocse: rapporto sulle “giuste competenze” in Italia

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Ocse: rapporto sulle “giuste competenze” in Italia

Per l’Ocse in Italia i titoli di studio non rispecchiano le vere competenze. Nel rapporto proprio su questo tema l’Ocse spiega che nel nostro Paese “i titoli di studio e le qualifiche danno un’indicazione molto debole delle reali competenze e abilità degli studenti e dei lavoratori che li possiedono”.

Inoltre i laureati in università che puntano su “competenze professionali e tecniche di alto livello, piuttosto che su conoscenze teoriche” transitano “più rapidamente verso lavori di alta qualità e ben retribuiti. Il resto dei laureati rimane intrappolato” in “posti di scarsa qualità e per i quali, sono sovra-qualificati”. Quindi bisogna favorire “un migliore allineamento delle competenze disponibili con quelle che sono le esigenze del mercato del lavoro locale è un obiettivo fondamentale per aumentare la produttività e il benessere di tutti gli italiani”.

Nel rapporto sulle “giuste competenze” dell’Ocse si afferma inoltre che “l’incertezza sulle reali competenze dei laureati contribuisce a rendere il processo di selezione e assunzione particolarmente difficile”, specialmente nei casi di giovani laureati e di candidati con poca esperienza lavorativa.

Tra l’altro si sostiene che il governo italiano “ha recentemente introdotto una serie di ambiziose riforme industriali (Piano Industria 4.0) con l’obiettivo di innescare un cambiamento radicale del sistema produttivo italiano propizio all’adozione e l’uso di nuove tecnologie ad alto valore aggiunto”.

L’Italia ha comunque “bisogno di rafforzare l’efficacia dei percorsi di formazione tecnica e professionale e ridurne la frammentarietà affinché questi vengano percepiti come opzioni educative di alto livello”.

La riforma del lavoro, il Jobs Act, rappresenta “un’ambiziosa riforma del mercato del lavoro” e “molte sfide” della sua attuazione “si legano al radicale cambiamento di paradigma da politiche del lavoro passive ad attive anche attraverso l’istituzione della nuova Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal)”.

Nonostante ciò “la scelta di porre l’accento su interventi ‘attivi’ si confronta, in Italia, con diverse barriere ideologiche che dovranno necessariamente esser ascoltate e affrontate affinché questo cambiamento radicale attecchisca nel contesto sociale italiano”.

Fonte: Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Di |2017-12-18T09:56:22+02:0018 Dicembre 2017|Categorie: News|Tags: , , , , , |

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