La dodicesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, ha monitorato l’andamento delle vendite di quasi 130 mila prodotti tra food & beverage, cura casa e cura persona, prodotti di largo consumo, dei supermercati e ipermercati italiani: un modo nuovo di guardare i fenomeni di consumo nel nostro Paese. In questo articolo, vi mostriamo alcuni dei dati relativi al mondo delle Produzioni Animali. 

Bandiera Italiana, l’etichetta più considerata

Un trend espansivo che consolida la leadership di questo paniere tra tutti quelli monitorati dall’Osservatorio Immagino, con il 27,3% di tutte le referenze considerate e con il 28,3% del giro d’affari complessivo del paniere rilevato, è il Made in Italy.  In questo carrello della spesa vengono considerati otto tra pittogrammi, claim e indicazioni geografiche registrate e tutelate dalla Ue, per cui complessivamente l’offerta a scaffale è aumentata del +9,3% nell’arco dei 12 mesi rilevati a fronte di una domanda che si è contratta del -8,0%.

Il cluster più significativo è quello dei prodotti che riportano sull’etichetta l’immagine della bandiera italiana: si tratta di 14.413 referenze il cui giro d’affari ha messo a segno un aumento del +1,7%, con un’offerta in crescita del +9,1% e una domanda in calo del -7,5%. Le categorie che sono cresciute di più sono latte Uht, affettati e bevande base thè.  A registrare le maggiori perdite sono stati uova, caramelle, surgelati vegetali naturali, mozzarelle e crescenza, soprattutto a causa dell’effetto rimbalzo della domanda dopo la crescita registrata nell’anno precedente.

Il secondo gruppo per rilevanza è quello dei 7.538 prodotti accompagnati dalla dicitura “100% italiano” ed è il best performer dell’area dell’italianità. Ha, infatti, registrato una crescita del +3,3%, trainata dall’aumento del +12,5% dell’offerta che ha compensato il calo del -9,2% della domanda. A crescere di più sono stati il latte Uht, i biscotti tradizionali, la pasta di semola, le merendine, i gelati multipack e gli affettati. Birre alcoliche, mozzarelle e mascarpone sono state, invece, le categorie con le maggiori perdite.

Terzo indicatore di italianità per importanza, il claim “prodotto in Italia” è stato individuato su 6.569 prodotti, le cui vendite sono diminuite del -1,8% nei 12 mesi rilevati. A pesare è stato, soprattutto, il calo della domanda (-8,9%) solo in parte bilanciato dal crescente utilizzo di questa dicitura in etichetta (+7,2%). Tra le categorie in crescita spiccano zucchero, pomodori, uva, affettati e verdura di quarta gamma, mentre tra quelle in calo spiccano i vini italiani Igp (indicazione geografica protetta) e Igt (indicazione geografica tipica), i sughi pronti, lo spumante Charmat secco e i vini italiani Doc (Denominazione di origine controllata) e Docg (Denominazione di origine controllata e garantita).

Le cinque indicazioni geografiche europee (ossia Doc, Docg, Dop, Igp e Igt) rivestono un ruolo importante in questo carrello della spesa e hanno evidenziato trend annui differenti. Positivo il bilancio dei prodotti Dop e Igp, la cui lieve crescita del giro d’affari (rispettivamente +0,8% e +0,5%) è
stata dettata esclusivamente dall’aumento dell’offerta (rispettivamente +10,2% e +8,9%). È stato, invece, il calo della domanda a far diminuire il sell-out dei prodotti Doc (-12,4% la componente pull), Docg (-16,6%) e Igt.

L’agglomerato di Dop, Doc e Docg comprende il 4,6% dei prodotti rilevati dall’Osservatorio Immagino e genera il 4,0% del sell-out complessivo. Tra giugno 2021 e giugno 2022, queste 4.196 referenze hanno perso il -1,3% delle vendite. Una diminuzione da ricondurre alla minor domanda (-12,0%), che non è stata compensata da un sufficiente aumento in termini di offerta (+10,7%). Le categorie che hanno accusato il maggiore calo sono state i vini Doc e Docg italiani, le mozzarelle e l’aglio. Quelle che sono cresciute di più come sell-out sono state i formaggi grana, lo spumante metodo classico e quello charmat secco, arance e affettati.

Il mondo delle intolleranze

Sono compresi in questo mondo un insieme di prodotti che presentano in etichetta o sul packaging i claim e i loghi correlabili al tema delle intolleranze alimentari. Nello specifico: “senza glutine” (crossed grain logo), “senza glutine” (claim), “senza lattosio”, “senza latte”, “senza lievito”, “senza uova”. Per rappresentare questo fenomeno sono stati analizzati gli 81.004 prodotti dell’Osservatorio Immagino che rappresentano il totale food, esclusi quelli appartenenti ai comparti acqua e alcolici. Il perimetro di analisi comprende il canale ipermercati e supermercati. I dati sono riferiti all’anno terminante a giugno 2022 rispetto all’anno terminante a giugno 2021.

Il trend migliore dei 12 mesi l’ha messo a segno il claim “senza lattosio”, che ha visto crescere il sell-out del +6,9% arrivando quasi a 1,7 miliardi di euro di vendite tra supermercati e ipermercati. Il contributo determinante è stato quello dell’offerta, aumentata del +12,9% rispetto all’anno mobile precedente, e che oggi comprende 2.453 referenze. Tra i prodotti si sono segnalati i dessert freschi, gli alimenti per sportivi, i formaggi grana e simili, lo yogurt funzionale e gli affettati.

Si collega all’attenzione al lattosio anche il claim “senza latte”, che l’Osservatorio Immagino ha individuato sulle etichette di 497 prodotti, con un giro d’affari di oltre 282 milioni di euro.

Agricoltura e Allevamento Sostenibile

Sono quasi 14 mila prodotti (10,6% del largo consumo confezionato) che presentano in etichetta un riferimento all’agricoltura e/o all’allevamento sostenibile.

Nei 12 mesi rilevati hanno realizzato un giro d’affari di oltre 3,3 miliardi di euro, in crescita annua del +1,9% (8,0% del totale). Il gruppo più folto è quello dei prodotti con il claim “biologico” o con il logo EU Organic: sono 8.355 referenze per 1,1 miliardi di euro di sell-out, in diminuzione annua del -3,4% nonostante

l’aumento del +9,2% dell’offerta. Confetture e spalmabili base frutta, farine e miscele, gallette, yogurt magro e zucchero sono state tra le famiglie più in calo. Al contrario a dare un contributo positivo sono stati creme spalmabili dolci, altri fuoripasto salati, pasta senza glutine e omogeneizzati. Il secondo paniere per numero di referenze è quello dei 1.931 prodotti con claim relativi alla “filiera”: nell’anno finito a giugno 2022 hanno aumentato del +8,3% le vendite, arrivando a 1,2 miliardi di euro. Decisiva è stata la componente push (+13,2%), in particolare per latte Uht, terza lavorazione bovina, pasta di semola, pollo e pomodori.

Stabile il fatturato dei 988 prodotti con il claim “senza OGM” (+0,1%), con kefir, farine/miscele e specialità ittiche che contribuiscono positivamente mentre wafer, uova di gallina e würstel rallentano la crescita.  Trend leggermente negativo (-0,3%) per i 971 prodotti accompagnati dal claim “ingredienti 100% naturali” con 378 milioni di euro di sell-out. A determinarlo è stato il calo delle vendite di yogurt funzionali e infusi. Hanno superato i 123 milioni di euro le vendite in super e ipermercati di prodotti con il claim “senza antibiotici”. 

Rispetto per gli animali 

Il claim con il maggior giro d’affari è “benessere animale”, con oltre 585 milioni di vendite realizzate da 588 prodotti. Nell’arco dei 12 mesi il fatturato è aumentato del +6,5%, spinto dall’espansione del +9,2% dell’offerta. Le crescite più significative sono state quelle del claim “no cruelty”, con 1.280 prodotti per oltre 280 milioni di euro di sell-out (+6,7%), e della certificazione ASC (Aquaculture Stewardship Council), con 59 prodotti e 43 milioni di euro di vendite (+6,7%).

In espansione anche il giro d’affari sviluppato dai 441 prodotti dotati della certificazione MSC (Marine Stewardship Council), che superano i 466 milioni di euro di sell-out. Trend tendenzialmente stabile rispetto all’anno mobile precedente per la certificazione Friend of the sea, che conta 648 referenze per oltre 553 milioni di euro di vendite (+0,2%). Andamento analogo per il logo Cruelty free, rilevato su 629 prodotti che hanno realizzato quasi 61 milioni di euro di vendite (+0,4%). Oi.


Per scaricare il Report in versione integrale, clicca qui 

Fonte: Osservatorio Immagino 

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