Parliamo di lieviti vivi con chi li produce – La risposta di Alltech

//Parliamo di lieviti vivi con chi li produce – La risposta di Alltech

Parliamo di lieviti vivi con chi li produce – La risposta di Alltech

Riportiamo integralmente, per completezza, la risposta pervenutaci dalla Alltech in seguito alla pubblicazione dell’articolo “Parliamo di lieviti vivi con chi li produce” il 23 febbraio 2018.

La risposta della Dott. ssa Elisa Boschi della Alltech

Qual è esattamente il meccanismo d’azione di un lievito vivo nel rumine di un ruminante adulto? L’obiezione più comune è che nel rumine non c’è, o c’è pochissimo, ossigeno; per cui come fa il Saccharomyces cerevisiae a sopravvivere ed a replicare in considerazione anche del bassissimo dosaggio d’impiego che in genere è consigliato?

Il meccanismo d’azione di Yea-Sacc® all’interno del rumine si può spiegare come segue: le cellule di lievito attraverso il loro metabolismo consumano l’ossigeno e parte degli zuccheri presenti andando quindi a ridurre due dei principali fattori che influenzano l’efficienza ruminale. Il lievito attraverso il suo metabolismo produce e secerne peptidi specifici che “innescano” la replicazioni di alcuni batteri ruminali.

In particolare, le PRINCIPALI FUNZIONI svolte da Yea-Sacc® possono essere così riassunte:

  • Rimuove l’ossigeno, garantendo condizioni di anaerobiosi nel rumine
  • Utilizza lo zucchero libero presente nel contenuto ruminale
  • Secerne peptidi che stimolano/influenzano positivamente la crescita di alcuni batteri ruminali
  • Stimola 7 batteri ruminali benefici

      4 batteri che migliorano la digestione della fibra:      Fibrobacter succinogenes

                                                                                                       Ruminococcus albus

                                                                                                       Ruminococcus flavefaciens

                                                                                                       Butyrivibrio fibrisolvens

      2 batteri che utilizzano l’acido lattico:                          Megasphaera elsdenii

                                                                                                       Selenomonas ruminantium

      1 batterio amilolitico

Yea-Sacc® non promuove lo sviluppo di batteri produttori di acido lattico come lo Streptococcus bovis e il Lactobacillus plantarum.

È bene precisare inoltre che non è il numero di cellule a fare la differenza ma la loro specificità e capacità di resistere e “lavorare” nel rumine.

La Comunità Europea ha stabilito, per ogni prodotto registrato, dei dosaggi minimi efficaci (basati sulle prove presentate all’EFSA in sede di registrazione)

1×10 (che corrisponde appunto ad 1 gr di Yea-Sacc) rappresenta la dose utilizzata per le prove che sono state poi presentate alla Comunità Europea per ottenere la registrazione, alla quale ci si aspetta di ottenere una risposta visibile.

Numerosi studi hanno dimostrato che il lievito non si replica nel rumine, si limita a “sopravvivere” per un tempo più o meno limitato e questa è la ragione per cui è indispensabile somministrare un lievito vivo tutti i giorni, con un dosaggio differente a seconda del ceppo utilizzato.

La comune pratica di “fare una passata di lievito vivo” non trova nessun fondamento scientifico e, a nostro avviso, non porta a nessun risultato significativo e duraturo per l’allevatore.

 

Un altro mito da sfatare è che più cellule vive si somministrano meglio è.

Anche questa dichiarazione non trova nessun fondamento scientifico e tende a confondere le idee.

Ogni ceppo presenta delle caratteristiche uniche e irripetibili, caratteristiche che a sua volta determinano il dosaggio minimo e ottimale.

È quindi sbagliato confrontare i titoli di UFC presenti nei diversi prodotti commerciali. Non esiste un dosaggio giusto ma un giusto dosaggio riferito ad uno specifico ceppo.

Gli allevatori che utilizzano lieviti vivi li somministrano come componente di un mangime complementare all’interno del quale ci sono altri alimenti, sia organici che inorganici. I vostri ceppi sono in grado di rimanere intatti e quindi vitali? E per quanto tempo?

Yea-Sacc C e TS sono in grado di resistere per lunghi periodi all’interno di premix, mangimi complementari e mangimi finiti così come ai processi di lavorazione.

Yea-Sacc TS (Termo Stabile) essendo protetto, grazie ad un processo di ricopertura specifico, è in grado di resistere al processo di pellettatura fino a temperature che possono arrivare a 82-85 gradi centigradi. È importante sottolineare che la temperatura non è l’unico fattore in grado di inattivare le cellule di lievito. La pressione e l’umidità giocano un ruolo altrettanto importante e l’interazione di questi tre fattori deve essere tenuta presente in sede di inserimento di qualsiasi ceppo di lievito all’interno di un prodotto.

Così come per tutti gli altri lieviti vivi, all’aumentare di temperatura, pressione e umidità la sopravvivenza diminuisce drasticamente fino ad azzerarsi superati determinati valori.

Nel caso in cui il prodotto finito abbia dei costituenti molto aggressivi e potenzialmente nocivi per Yea-Sacc, consigliamo ai nostri clienti di utilizzare la forma protetta Yea-Sacc TS.

Una sessione del dossier utilizzato in sede di registrazione di Yea-Sacc è stata dedicata alla sua compatibilità con ingredienti eventualmente contenuti in premix, mangimi complementari e mangimi finiti.

Esiste la possibilità in laboratorio, o in allevamento, di verificare che i lieviti siano ancora vivi dopo il contatto, a volte molto prolungato, con altri alimenti nei mangimi complementari?

La vitalità del lievito è misurabile attraverso la conta delle Unità Formanti Colonie.

È indispensabile prelevare un campione che sia il più rappresentativo possibile al fine di ottenere dei risultati che non siano nè troppo positivi, nè troppo negativi.

È un test facile ed economico che però deve essere effettuato da un laboratorio accreditato attraverso una metodica ufficiale.

Yea-Sacc è in grado di resistere all’interno di un prodotto, senza venire inattivato/alterato, per un anno dalla sua produzione.

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Di |2018-03-22T17:46:15+02:0022 Marzo 2018|Categorie: News|Tags: , |

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