Pascoli e accessi esterni: linee guida sui rischi d’infestazioni parassitarie

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Pascoli e accessi esterni: linee guida sui rischi d’infestazioni parassitarie

Le nuove norme sul benessere animale stanno confluendo sulla messa a disposizione di paddock esterni e/o attività di pascolo che duri almeno 100 giorni. Questa condizione che da un lato porta notevoli benefici agli animali, tuttavia dall’altro li espone a rischi di infestazione da parte di diverse forme parassitarie.

Le forme di infestazione parassitaria soprattutto da parte di endo-parassiti  sono un problema che molto spesso viene sottovalutato dai tecnici e dagli allevatori di bovini, perché di quest’ultime non si ha una percezione reale. In Italia diversi studi attestano che l’89,7%, quasi il 90%, degli allevamenti, sono positivi a parassiti gastrointestinali (l’86,6% di questi rappresentato da nematodi) e l’incidenza di strongili gastrointestinali si è attestata sul 38,6%.

In generale, in caso di infestazione parassitaria gli animali presentano immunodepressione e ciò va a inficiare negativamente sull’efficacia delle vaccinazioni che si effettuano in azienda.

Altro effetto importante che si riscontra in caso di parassitosi è il calo delle produzioni, in termini di quantitativo di latte prodotto o di indici di conversione alimentare per gli animali da carne.

In  base al tipo di accesso esterno che si vuole mettere a disposizione degli animali diversi saranno tipi di parassiti che potranno interagire con essi e altrettanto diverso sarà l’approccio.

  • Paddock esterni: generalmente in terra rappresentano un punto critico per la diffusione soprattutto di nematodi.
  • Pascoli coltivati.
  • Pascolo spontaneo o boschivo: sono gli ambienti con la maggior varietà di parassiti. La presenza di zone acquitrinose permette lo sviluppo di ospiti intermedi che veicolano facilmente i distomi epatici. Inoltre, con l’alta vegetazione e la presenza di piante arboree sarà alta la probabilità di incontrare ectoparassiti quali le zecche e la conseguente possibilità di diffusione di malattie emoprotozoarie.

Cosa fare per controllare l’infestazione

Il controllo si effettua principalmente a più livelli andando ad agire sul pascolo, sui ricoveri e direttamente sugli animali.

  • Interventi sul pascolo o ambienti esterni: comprendono tutti quegli interventi atti a ridurre la carica infestante presente nell’ambiente. Utilizzando la rotazione dei pascoli si fa in modo di ridurre la possibilità di incontro tra ospite e parassita. Questo è possibile anche alternando specie diverse, come ad esempio bovini-ovini oppure bovini-equini, in quanto hanno una sensibilità e ricettività diversa per i parassiti della specie che è passata precedentemente nel pascolo. Alternando animali giovani e adulti si fa in modo che i giovani abbiano la possibilità di trovare un pascolo privo di uova o larve. Anche l’aratura profonda del terreno permette l’abbattimento della carica infestante, e il drenaggio invece di acque stagnanti riduce il rischio di sviluppo degli ospiti intermedi dei distomi epatici.
  • Interventi sui ricoveri: importante è la stabulazione degli animali giovani in locali diversi dagli adulti come regola generale valida non solo per le malattie parassitarie ma anche per tutte le malattie infettive. Eliminare quotidianamente le deiezioni, meglio più volte al giorno, ed effettuare lo stoccaggio per periodi sufficientemente lunghi per poter garantire una maturazione del letame e di conseguenza una riduzione delle uova e forme larvali.
  • Interventi sugli animali: il trattamento degli animali con antielmintici, solitamente all’inizio della stagione di pascolo, in modo da ridurre l’eliminazione di uova che vadano a contaminare i pascoli in caso di animali già infetti, o per prevenire l’infestazione, si attesta come il metodo più efficace nel controllo di questo problema. Il trattamento effettuato in autunno consente di eliminare i parassiti acquisiti durante la stagione di pascolo.

Cosa fare in caso di sospetto d’infestazione 

In caso di sospetto di infestazione si procede con prelievi di feci da diversi animali di diverse età e si effettuano degli esami copromicroscopici quali-quantitativi per la messa in evidenza di uova o di forme larvali. Per alcune forme parassitarie sono disponibili anche metodiche sierologiche ELISA. Una volta accertata la presenza di parassiti si può procedere ad eventuali trattamenti, i quali a volte presentano un costo elevato ma che se usati correttamente danno ottimi risultati.

In commercio esistono diversi prodotti per il controllo delle parassitosi con diversi meccanismi di azione e spettro d’azione. Una delle molecole più interessanti è una avermectina, l’eprinomectina, che funge da endectocita (ovvero agisce su parassiti interni ed esterni) in formulazione Puor-on o iniettabile. Un’altra caratteristica di questa molecola è la possibilità di utilizzarla anche su vacche in lattazione. In formulazione orale vi sono molecole appartenenti alla famiglia dei benzoimidazolici che svolgono la loro attività antielmintica soprattutto su nematodi, cestodi e trematodi epatici.

Il controllo dell’efficacia del trattamento può essere effettuato con l’attuazione di successivi controlli copromicroscopici sulle feci e la messa in evidenza di un’assenza o riduzione dell’escrezione di uova o forme larvali.

Per il controllo degli ectoparassiti vi sono numerosi prodotti a base di deltametrina, o altri piretroidi in formulazione Puor-on, utilizzabili anche su vacche in lattazione, i quali però danno una protezione limitata di circa 4-6 settimane.

Sicuramente chiedere consiglio al proprio veterinario per valutare insieme possibili soluzioni è il primo passo per tenere sotto controllo il problema.

 

DOI 10.17432/RMT.2018-2502
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About the Author:

Specialista in Dairy Production Medicine. Email: gentilelucavet@outlook.it

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