Impiego dei pascoli salini naturali per il pascolamento degli agnelli: effetti sulla digeribilità, sulle performance di crescita e sulla qualità della carne.

È ampiamente riconosciuto come l’allevamento ovino al pascolo porta a carcasse più magre e carni di qualità superiori dal punto di vista sensoriale e nutrizionale (Wood et al., 2008; Shingfield et al., 2013; Majdoub-Mathlouthi et al., 2021) rispetto ai sistemi di produzione indoor. Secondo una meta-analisi di Jimenez et al. (2019), il pascolamento nelle fasi finali del ciclo produttivo su pascoli di alta qualità può portare a tassi di crescita soddisfacenti senza influire negativamente sulla qualità delle carcasse. Tuttavia, nelle regioni mediterranee aride e semiaride, dove il danno del cambiamento climatico è fortemente accentuato, i pascoli naturali sono gravemente degradati e quindi il loro contributo al fabbisogno zootecnico è sempre più ridotto (Belgacem e Louhaichi, 2013).

Anche nelle regioni costiere del Mediterraneo, sono state osservate delle alterazioni in seguito al cambiamento climatico come l’aumento della salinizzazione. Tuttavia in questi ambienti continua a essere presente una flora alofita. Queste piante sono parzialmente valorizzate per le produzioni ovi-caprini. Arbusti alofiti, come Atriplex, Acacia, Suaeda, Salicornia, Maireana potrebbero essere impiegate come alimenti alternativi (Masters et al., 2007; Ben Salem et al., 2010; Al-Shorepy et al., 2010). Il pascolamento su alofite come l’Atriplice, un genere di piante della famiglia Chenopodiaceae che comprende oltre 250 specie differenti, può portare alla produzione di carcasse magre con carni con un minor quantitativo in grasso intramuscolare (Pearce et al., 2010). Tuttavia, gli arbusti alofiti sono molto ricchi di sali potenzialmente tossici, diminuendo l’appetito e il peso degli animali (Masters et al., 2005). Inoltre, le alofite si sono adattate ad un’elevata concentrazione di sale producendo un alto livello di composti secondari che ne possono limitare l’uso nell’alimentazione animale (Masters et al., 2001). El Shaer et al. (2010) hanno osservato come gli effetti antinutrizionali di tali composti secondari possono essere ridotti quando ai ruminanti vengono messe a disposizione delle miscele di alofite differenti. Le interazioni delle alofite sono state riportate in alcuni studi in stalla ma non sono stati valutati direttamente al pascolo. Il valore nutritivo ottimale può essere ottenuto dalla complementarità tra le specie disponibili e dalla miscela di piante che crescono su terreni salini (Masters et al., 2001). Secondo Provenza et al. (2003), i ruminanti possono soddisfare al meglio i loro bisogni nutrizionali e regolare l’assunzione di tossine attraverso la diversificazione degli alimenti messi a disposizione, imparando ad auto-medicare e mescolare gli ingredienti della loro dieta. Indirettamente, possono anche indicare la presenza di composti nocivi in parte non ancora identificati (Norman et al., 2013). Pertanto, il pascolo può essere una soluzione per migliorare l’uso delle alofite, offrendo agli animali la possibilità di selezionare le specie. Amanoel et al. (2016) hanno confermato la “saggezza” nutrizionale negli ovini attraverso la loro capacità di selezione in base alle esigenze metaboliche.

In letteratura ritroviamo diversi studi condotti sugli ovini indoor per valutare l’impiego delle piante alofite, mentre poche sono le informazioni sugli effetti del consumo diretto su pascoli misti naturali composti da arbusti ed erbe alofite spontanee. La diversità dei pascoli offre agli agnelli la possibilità di scegliere la propria dieta e di regolare l’apporto nutritivo in base alle proprie esigenze. Un recente studio condotto da Friha e collaboratori (2022) ha messo a confronto un sistema di alimentazione indoor vs. pascolo salino per valutarne gli effetti sulla digeribilità, ingestione volontaria, performance di crescita, caratteristiche della carcassa e qualità della carne degli agnelli. Per portare avanti questo studio gli agnelli sono stati divisi in due gruppi omogenei in base al peso e all’età, dove un gruppo di agnelli riceveva paglia d’avena ad-libitum ed elevate integrazioni di mangimi concentrati mentre l’altro era mantenuto per 6 ore al giorno su 6 ha di pascolo naturale, con un’elevata conducibilità elettrica del suolo (EC): 28,9 mS/cm, e riceveva una bassa integrazione di mangimi concentrati. Questo pascolo era caratterizzato da un importante diversità floristica con predominanza di arbusti alofiti (rappresentati da Suaeda mollis 30,95%, Salsola longifolia 15,61%, Reaumuria vermiculata 12,27%). Gli autori sottolineano come l’allevamento degli agnelli sul pascolo salino naturale, ricco di alofite spontanee, con basse integrazioni di mangimi concentrati ha portato a performance di crescita accettabili, con una buona resa al macello e un più basso tenore in grasso della carne rispetto agli agnelli allevati in stalla con paglia di avena ed alti livelli di mangimi concentrati. Questo sistema è risultato più economico e sostenibile a seguito dei ridotti input alimentari esterni. Inoltre gli autori riportano come le carni hanno mostrato un minor contenuto in grasso intramuscolare e un maggior contenuto in proteine, ferro, zinco e fosforo.

La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato da Small Ruminant Research dove è riportata tutta la letteratura citata: Friha, M., Hamdi, H., Ayeb, N., Hajlaoui, A., Durand, D., Majdoub-Mathlouthi, L., 2022. Potential use of natural saline pasture for grazing lambs: Effect on digestibility, growth performances, carcass and meat quality. Small Ruminant Research, 210, 106669. doi.org/10.1016/j.smallrumres.2022.106669.

Autori

Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Antonio Gallo, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Manuel Scerra – Gruppo Editoriale ASPA

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