Torna dopo due anni di assenza, Pastorizia in festival a Picinisco, quest’anno nelle giornate del 9 e 10 luglio.

Per l’edizione del 2022 la manifestazione sarà dedicata alla Transumanza, inserita nel 2019 dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, sulla base di una candidatura transnazionale presentata da Italia, Austria e Grecia.

La tavola rotonda che si volgerà il 9 Luglio a partire dalle ore 17.00, vede fra i protagonisti Nicola Di Niro, ASVIR Moligal – Agenzia di Sviluppo Rurale del Molise “La Transumanza occasione per lo sviluppo del territorio”; Maurizio Agamennone, Dipartimento SAGAS, Università di Firenze “Improvvisamente poetica e musiche strumentali nella cultura pastorale”; e Michele Grassi, autore, critico di formaggi esperto di tecnologia casearia, Formatore professionale per formaggi e yogurt “Storia, tecnica e caratteristiche dei formaggi sui percorsi della transumanza”.

Parlare di transumanza vuole essere un omaggio ai pastori, il cui lavoro risale agli albori dell’umanità, e al valore dei prodotti che da questo lavoro provengono.

Abbiamo chiesto a Michele Grassi, Presidente del Comitato Scientifico, di darci qualche informazione in più sulla cultura che anima Pastorizia in festival. Nelle due giornate della manifestazione saranno presenti caseifici aziendali da ogni parte d’Italia, i quali presenteranno i loro prodotti rigorosamente a latte crudo con particolare attenzione a quello ovi-caprino.

Anche la musica animerà le vie e le piazze del paese con gruppi folcloristici internazionali. Eventi collaterali che arricchiscono la manifestazione saranno la ‘Passeggiata del Pastore’ tra i sentieri della transumanza nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Prati Di Mezzo-Selva Piana-Forestelle-Fonte Fredda), con la possibilità di cimentarsi nell’arte casearia, e il ‘Tratturo del gusto’, percorso gastronomico fra ristoranti e produttori locali con degustazione di piatti tipici agropastorali.

Il tema della transumanza è centrale anche nella tradizione di Picinisco, pur trattandosi di una “transumanza verticale“, volta cioè alla ricerca di pascoli ad altitudini che possono arrivare fino a 2000 m di quota e da cui si ottiene un latte di qualità per la produzione del Pecorino di Picinisco DOP.

Lo stesso Disciplinare riconosce il pascolo come “fonte primaria di alimentazione degli ovini e caprini allevati sul territorio”.

Sono due, ad oggi, le aziende che hanno ottenuto la denominazione: entrambe lavorano latte ovino crudo, proveniente dalle razze Sopravissana, Comisana e Massese, ma con la possibilità per un massimo del 25% di utilizzo anche di latte caprino, sempre che anche le capre siano delle razze locali, la Grigia Ciociara e la Bianca Monticellana.

Sia le pecore che le capre devono comunque essere allevate nella zona delimitata dal disciplinare e alimentate al pascolo (per almeno 8 mesi l’anno) e a foraggi freschi. Il Disciplinare ha riconosciuto loro, un’unicità nel panorama delle DOP, di produrre caglio aziendale con abomaso di agnello o capretto, a condizione che venga prodotto in una stanza a sé stante adiacente al caseificio. Segno anche questo di qualità e di attenzione alle antiche tradizioni del territorio.

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