La domanda può sorgere spontanea, alla luce dello sforzo notevole che è stato profuso, in particolare in questi ultimi anni, dal Consorzio – che, è ben ricordarlo, è un’organizzazione che raccoglie i trasformatori – nei confronti del mondo della produzione primaria.

La risposta è semplice: oggi non è più sufficiente fare un prodotto buono, come unanimemente è riconosciuto essere il Parmigiano Reggiano. E’ infatti altrettanto importante “come” viene fatto, ed è proprio su questo “come” che si concentrano le attenzioni di consumatori e, soprattutto, dei buyer della grande distribuzione, dapprima estera e ora anche italiana, i quali, sempre più spesso e con sempre maggiore richiesta di dettaglio, chiedono nei capitolati di acquisto informazioni riguardanti non solo la trasformazione ma anche la produzione del latte: sul benessere animale, sulla quantità e qualità di antibiotici utilizzata, sulla sostenibilità del sistema di produzione inteso come stalla e campagna.

Ecco perché la produzione primaria è entrata ancora di più nel perimetro strategico del Consorzio, che storicamente aveva concentrato la sua azione a livello di caseificazione, promozione e sostegno del marchio, tutela dalle contraffazioni, e comunicazione e marketing rivolti al consumatore.

Questo cambiamento di scenario ha portato così alla creazione, in seno al Consorzio, del Servizio Produzione Primaria, in cui operano sei veterinari ed un agronomo, assunti a tempo indeterminato ad indicare una volontà di lungo periodo di presidiare tecnicamente l’ambito degli allevamenti.

Un’ulteriore struttura per l’assistenza e il miglioramento zootecnico? No, perché il Servizio Produzione Primaria non vuole, né potrebbe, sostituire quelle strutture il cui scopo è da sempre quello di aumentare il livello tecnico e gestionale degli allevamenti, come le Associazioni Allevatori, i fornitori di mezzi tecnici, le organizzazioni professionali, e i veterinari aziendali che sistematicamente entrano nella stalla e interloquiscono con l’allevatore.

L’obiettivo semmai è quello di fare da cabina di regia per tutti coloro che professionalmente hanno un ruolo nella produzione di latte per Parmigiano Reggiano, indicando le linee strategiche (benessere animale, prudente uso dei farmaci, sostenibilità) lungo le quali il settore deve muoversi per sostenere e difendere un remunerativo sbocco commerciale del formaggio sui mercati nazionali ed esteri. Lo spirito è quello della collaborazione fattiva con tutti gli attori coinvolti sul campo, per riuscire a ottenere miglioramenti concreti nelle stalle.

In questo scenario c’è anche un ruolo diretto del Consorzio che è quello di informare e motivare gli allevatori ad impegnarsi sui temi che appaiono strategici nella logica di cui sopra. In questa ottica si possono leggere, ad esempio, i bandi sul benessere animale che nel 2021 e nel 2022 hanno distribuito 10 milioni di euro alle stalle per realizzare miglioramenti significativi in termini di benessere animale, o l’impegno nella comunicazione diretta con gli allevatori mediante il sistema Alleva PR in tutte le sue estensioni (sito internet, newsletter, magazine, schede tecniche su riviste specializzate cartacee e online) e con l’organizzazione di seminari, convegni ed eventi di grande rilevanza (uno su tutti: il recente Alleva Forum che ha visto la presenza di oltre 600 partecipanti).

E’ in questo ambito che si colloca la presenza del Consorzio all’interno di Ruminantia, una piattaforma che sperimenta modi originali di comunicazione tra gli operatori del mondo del latte.

E comunicare di più e meglio le esigenze della filiera a tutti quelli che ne fanno parte è proprio quello che secondo noi va fatto sempre di più e sempre meglio.

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