PFAS in Vento, la Regione risponde con chiarimenti a Cristina Guarda sui pozzi ad uso civile e ad uso irriguo

//PFAS in Vento, la Regione risponde con chiarimenti a Cristina Guarda sui pozzi ad uso civile e ad uso irriguo

PFAS in Vento, la Regione risponde con chiarimenti a Cristina Guarda sui pozzi ad uso civile e ad uso irriguo

PFAS. Precisazioni in merito agli interventi della Regione Veneto su pozzi privati in area contaminata

In merito alle odierne dichiarazioni della consigliera regionale Cristina Guarda “La Regione garantisca acqua ‘zero Pfas’ a tutti i cittadini delle aree contaminate: i pozzi privati sono pericolosi” l’Ufficio stampa della giunta regionale precisa quanto segue:

Per quanto concerne i pozzi ad uso civile, fin da 2014 l’ente gestore ha stanziato dei fondi per l’estensione della rete acquedottistica a tutti gli utenti che non fossero allacciati alla rete, ma l’estensione del territorio ed il numero degli interventi fa sì che, pur essendo tutti programmati, questi siano ancora in corso.
La Regione del Veneto non ha competenza né può provvedere ad imporre che tali utenze (quelli che attingono ancora da pozzi privati) siano allacciate alla rete idrica dell’acquedotto dal momento che la competenza in materia è dei Comuni, che immediatamente dopo l’emergenza hanno adottato ordinanze di divieto di uso di tali pozzi privati.
A livello normativo nessun ente può imporre l’obbligo, che invece sussiste per l’allacciamento alla rete fognaria ove esistente. In ogni caso, anche se fosse disposto un obbligo di tale genere, il costo dell’allacciamento, andrebbe a ricadere sulla tariffa del servizio idrico di tutti i cittadini ricadenti nel territorio servito dall’ente gestore.
Per quanto riguarda i pozzi ad uso irriguo, nel 2017 la Regione Veneto ha affidato ad Arpav il monitoraggio e il campionamento gratuito dei pozzi irrigui, zootecnici e domestici nei 21 comuni della ‘zona rossa’. Per questa azione –  rivolta a tutti gli agricoltori dell’area rossa in regola con il pagamento del canone irriguo, e progettata in collaborazione con le amministrazioni comunali e le associazioni di categoria, sono stati stanziati 40.000 euro.
I pozzi campionati da Arpav sono stati 66: 25 ad uso irriguo (di cui 9 nel comune di Alonte), 17 ad uso zootecnico (di cui 11 nel comune di Albaredo d’Adige), i restanti 24 ad uso domestico. La risposta degli agricoltori e dei territori interessati è stata inferiore alle aspettative (si stima nell’area interessata i pozzi siano un migliaio).
Passando al tema delle azioni correttive relativamente al problema dell’inquinamento delle acque ad uso irriguo, sempre nel 2017 la Regione ha messo a bando 3 milioni di euro del Programma di sviluppo rurale per offrire un sostegno economico alle aziende agricole della ‘zona rossa’ interessate dall’inquinamento dei pozzi che intendessero attuare interventi di decontaminazione: a) allacciandosi all’acquedotto o alla rete consortile; b) spostando il pozzo in area non contaminata; c) con filtri anti-Pfas. A scadenza non sono pervenute domande di finanziamento.
Infine, in tema di studi e prevenzione ambientale, già nel 2016 la Regione Veneto ha aderito al progetto europeo Phoenix – nell’ambito del programma LIFE+ 2014-2020 – per studiare strategie di governance, prevenzione e contenimento per una corretta gestione del rischio di contaminazione ambientale determinata dalla diffusione di sostanze come i Pfas e i Pfoa. Il progetto ha ottenuto un contributo comunitario di 1.264.396 euro (di cui 10 mila di cofinanziamento regionale) ed è tutt’ora in corso. Sono allo studio possibili interventi di fitodepurazione.
Qui è disponibile una sintesi della valutazione del rischio con l’esposizione alimentare per i contaminanti PFAS condotta dall’ISS.

Fonte: Regione Veneto

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