Punto di vista delle parti interessate, compresa l’opinione pubblica, sulle aspettative riguardanti il benessere animale dei bovini da latte

//Punto di vista delle parti interessate, compresa l’opinione pubblica, sulle aspettative riguardanti il benessere animale dei bovini da latte

Punto di vista delle parti interessate, compresa l’opinione pubblica, sulle aspettative riguardanti il benessere animale dei bovini da latte

Marina A. G. von Keyserlingk, MSc, PhD; Daniel M. Weary, MSc, DPhil

Animal Welfare Program, Faculty of Land and Food Systems, University of British Columbia, Vancouver, BC V6T 1Z4, Canada

ABSTRACT

Il concetto di benessere animale si sta facendo strada come una delle preoccupazioni sociali chiave riguardanti l’allevamento animale. Non è nuova l’attenzione relativa al benessere animale negli allevamenti, ma negli ultimi anni si è riscontrato un aumento dell’interesse verso le pratiche zootecniche. Uno dei principali punti di forza del settore lattiero-caseario è dato dalla visione molto positiva che la maggior parte delle persone ha per quanto riguarda la produzione di latte. La maggior parte dei consumatori crede che le vacche passino le giornate pascolando prati erbosi. Questo punto di forza può trasformarsi anche in uno svantaggio, quando alcune pratiche del settore, col tempo, non corrispondono più alle aspettative del pubblico. Ogni anno ci sono sempre meno aziende agricole e la percentuale sempre minore delle associazioni che operano in questo settore, non sarà mai in grado di “educare” la grande maggioranza, almeno non su tutti gli aspetti e per un lungo periodo. Inoltre, gli agricoltori stessi fanno parte di questa società in rapida evoluzione e le pratiche considerate come necessarie dalle generazioni passate, potrebbero non sembrare così utili alla generazione di produttori futuri. Il cambiamento avverrà. Durante la mia esposizione vorrei sottolineare alcuni dei nostri lavori più recenti, riguardanti la messa a confronto dei produttori di latte con l’opinione pubblica generale, al fine di riuscire ad identificare le pratiche che sono, o meno, in sintonia con le aspettative del pubblico.

Parole chiave: allevamento da latte, benessere animale, amputazione della coda, decornazione

INTRODUZIONE

Le questioni relative alla sostenibilità delle aziende che producono alimenti di origine animale sono diventate oggetto di un intenso dibattito pubblico da parte della critica sociale, dei difensori degli animali e degli scienziati. Le preoccupazioni, riguardanti nello specifico il benessere dei bovini da latte, non sono nulla nuovo; produttori e veterinari si sono sempre preoccupati della condizione degli animali mentre se ne prendevano cura e hanno sempre cercato di assicurare che fossero sani e ben alimentati.27  Nell’idea tradizionale di buon management zootecnico, un buon livello di benessere animale può essere identificato, in gran parte, con il mantenimento di alti livelli di produzione e con l’assenza di malattie o di infortuni. Tuttavia, recentemente, l’interesse per il benessere degli animali d’allevamento è più legato a preoccupazioni riguardanti aspetti come il dolore o il disagio che gli animali stessi potrebbero manifestare e al fatto che gli animali siano tenuti in condizioni “innaturali”, con spazi limitati e spesso con una scarsa possibilità di sviluppare interazioni sociali e altri comportamenti naturali. Oltre all’enorme aumento della ricerca scientifica riguardo il benessere del bestiame, qualche nuovo lavoro ha iniziato ad indagare anche il punto di vista delle parti interessate in materia di allevamento e di pratiche comuni adottate dall’industria lattiero-casearia.31 Uno degli obiettivi di questo articolo è quello di riassumere alcuni dei nostri recenti lavori che riguardavano le opinioni delle parti interessate. Ci siamo concentrati su quattro pratiche gestionali comuni fatte negli allevamenti (taglio della coda, attenuazione del dolore dovuto a disbudding/decornazione, accesso al pascolo e separazione vacca/vitello) e abbiamo descritto come le ricerche nel campo delle scienze naturali e sociali possano essere integrate, al fine di identificare delle pratiche più sostenibili.

Benessere degli animali d’allevamento

Per il fine di questo articolo abbiamo adottato la definizione in tre parti di welfare animale proposta da Fraser et al.7 e adattata per i bovini da latte da von Keyserlingk e al27: 1) gli animali devono presentare una buona salute fisica e un’attività biologica funzionale, 2) gli animali dovrebbero essere in grado di vivere una vita ragionevolmente naturale in base alla loro storia evolutiva e 3) gli animali dovrebbero subire pochi stati psicologici negativi e provare almeno alcuni stati psicologici positivi. Queste diverse tipologie di problemi si possono sovrapporre. Ad esempio, una bovina in lattazione, che non è in grado di trovare l’ombra per ripararsi in una giornata assolata (comportamento di vita naturale) sentirà molto caldo (stato emotivo) e potrà mostrare alcuni segni di ipertermia diminuendo, in sostanza, la produzione di latte (scarso funzionamento biologico).27 Questi tre concetti chiave sul welfare animale sono stati inclusi anche nelle definizioni ufficiali come in quella dell’organizzazione mondiale della sanità animale che descrive gli animali con un buon welfare come “in salute, senza stress, ben nutriti, al sicuro, capaci di esprimere comportamenti naturali innati e che non soffrono stati sgradevoli come dolore, paura e stress”.14

Sostenibilità dell’allevamento

Le definizioni di sostenibilità spesso includono tre pilastri: economico, ambientale e sociale che dovrebbero essere considerati tutti importanti allo stesso modo.28 Tradizionalmente, gli accademici che lavorano nel campo dell’agricoltura, gli allevatori ed altri soggetti che si occupano della lavorazione di prodotti di origine animale, spesso enfatizzano il pilastro economico.6,20 Recentemente, le discussioni riguardanti la sostenibilità in materia di allevamento animale si sono concentrate sui preoccupanti effetti ambientali che possono derivare da questo allevamento, conferendogli maggior attenzione. Nei dibattiti, ad esempio, si discute spesso del ruolo che gioca la lavorazione di prodotti di origine animale nella competizione per le risorse naturali (vale a dire acqua, terreno ed energia) e di come mitigare gli eventuali effetti negativi dell’agricoltura che produce cibo per gli animali sull’ambiente.22 Il fatto che il pilastro sociale abbia ricevuto minor attenzione può essere una conseguenza del fatto che esso ha l’aspetto di un valore più umano21 e poi perché è più difficile da quantificare utilizzando le misure tradizionali basate sulle scienze naturali. Inoltre, i valori sono influenzati anche dalle convenzioni culturali all’interno delle diverse società.2 Nonostante queste difficoltà, c’è un crescente riconoscimento del fatto che il pilastro sociale sia una componente importante della sostenibilità.28 Questo può essere particolarmente vero soprattutto per quelle produzioni che si svolgono in sistemi di allevamento intensivo e che sono oggetto della maggior parte delle critiche sociali.22 Il benessere degli animali è un importante preoccupazione sociale e, come tale, dovrebbe essere integrato nel concetto di agricoltura sostenibile, piuttosto che ritenerlo “in competizione” con gli altri obiettivi ambientali8 ed economici.29 Per raggiungere questo obiettivo  pensiamo che anche chi non è direttamente coinvolto nell’allevamento dovrebbe essere accettato, come soggetto credibile, nelle discussioni riguardanti le metodiche mediante le quali ci prendiamo cura degli animali d’allevamento.

Coinvolgimento delle parti interessate riguardo le pratiche controverse adottate  nell’industria lattiero-casearia

Il nostro obiettivo è che, piuttosto di sforzarci ad “educare” il pubblico su specifici aspetti, dovremmo concentrare gli sforzi sullo sviluppo di metodi in grado di favorire un coinvolgimento costruttivo ed informato tra le parti interessate. Noi pensiamo che questo approccio sia probabilmente più efficace nell’individuare le preoccupazioni comuni e le possibili soluzioni che potrebbero soddisfare il consenso del pubblico in generale. All’Università della British Columbia (UBC) abbiamo utilizzato delle piattaforme web allo scopo di fornire, alle persone che lavorano nell’industria lattiero-casearia, delle opportunità di discussione le une con le altre o con altri membri della  comunità interessati a questi argomenti (alcune pratiche di management specifiche). Il sito dell’UBC chiamato Cow Views, fornisce alle persone l’opportunità di esprimere i loro punti di vista e anche di valutare quelli degli altri. L’idea è quella di far interagire le persone e portarle a confrontarsi su argomenti scomodi riguardanti l’industria lattiero-casearia. Il nostro obiettivo era quello di utilizzare queste discussioni per fornire, agli agricoltori e all’industria del settore, una base migliore da cui partire, per poi prendere decisioni informate sulla gestione delle aziende agricole e sulle politiche dell’industria. Per ogni argomento, ai partecipanti è stato fornito un breve quadro generale sui vantaggi e sugli svantaggi percepiti ed associati a ciascuna pratica (vedi ad esempio il taglio della coda riportato sotto). Poi gli è stato chiesto di votare se la pratica dovesse o meno continuare. Abbiamo reclutato i partecipanti attraverso molteplici “assemblee cittadine virtuali”, in tal modo essi potevano vedere le rispettive risposte, ma i partecipanti ad un incontro non potevano vedere gli argomenti discussi in altre riunioni. In questo modo ogni incontro ha fornito un test indipendente su come questa discussione si fosse svolta. Inoltre, un argomento particolarmente persuasivo poteva influenzare solo i voti all’interno di una singola assemblea cittadina. La nostra intenzione non era quella di raccogliere un campione casuale o rappresentativo di una qualsiasi popolazione specifica, ma piuttosto di includere una vasta gamma di partecipanti per aumentare le nostre possibilità di ottenere un grande insieme di punti di vista. Il forum è stato reso disponibile su Internet così che tutti gli utenti con accesso al web avrebbero potuto partecipare. Per incoraggiare la partecipazione delle persone coinvolte nel settore lattiero-caseario del Nord America, abbiamo pubblicato dei brevi articoli su riviste dedicate ai produttori, come Progressive Dairyman e Ontario Farmer, che invitavano i lettori a partecipare. Per i campionamenti di un pubblico più vasto abbiamo reclutato online tramite Mechanical Turk.a  Diversi studi hanno valutato questo strumento e hanno concluso che questo approccio si traduce in dati attendibili e di alta qualità3,17,18 ed è molto più rappresentativo rispetto a molti altri campionamenti.9,18 Per fornire un contesto a ciascuna delle domande specifiche riassunte qui di seguito, è stata precisata anche l’attuale posizione del Canada’s Code of Practice e dell’United States National Federation of Milk Producers  sulla base del Farmers for the Assurance of Responsible Practice e, dove rilevante, abbiamo descritto anche le politiche adottate in altre parti del mondo.

Dovremmo continuare ad amputare le code ai bovini da latte?

Le risposte a questa domanda sono pienamente descritte da Weary e al.30

In breve, a 178 partecipanti è stato proposto il seguente contesto:

“Inizialmente il taglio della coda del bestiame è diventato d’uso comune in Nuova Zelanda, dove i lavoratori pensavano che questa pratica potesse ridurre il rischio di contrarre, da parte loro, alcune malattie come la leptospirosi che può essere veicolata dalle vacche. Anche alcuni mungitori preferiscono lavorare con bovini con la coda amputata perché è meno probabile che vengano colpiti dalla coda stessa in sala mungitura. Inoltre alcune persone pensano che questo taglio possa favorire la pulizia delle bovine (le bovine più pulite sono meno esposte a patogeni) e l’igiene della mammella. Ci possono però essere anche degli svantaggi dovuti al taglio della coda. Per alcuni vedere delle bovine senza coda può essere particolarmente fastidioso. Il taglio può causare anche dolore e priva le bovine della loro arma naturale per scacciare le mosche. Per tutte queste ragioni alcuni paesi Europei tra cui Norvegia, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svizzera hanno vietato il taglio delle code dei bovini. Più recentemente in Canada, il nuovo Codice di condotta per la cura e la manipolazione di bovini da latte, ha stabilito che a queste bovine  non debbano essere tagliate le code. Negli Stati Uniti circa il 40% dei bovini da latte ha la coda tagliata.”

Ai partecipanti è poi stato chiesto: “Dovremmo continuare con la pratica del taglio della coda ai bovini da latte?”

Il 79% circa dei soggetti partecipanti si è opposto al taglio (ad esempio, hanno risposto NO alla domanda). Le risposte variavano in base alla demografia dei partecipanti (le femmine, ad esempio, erano più inclini ad opporsi al taglio rispetto ai maschi), ma in ogni sottogruppo demografico (ad esempio: genere, età, paese di provenienza, esperienze nel settore lattiero caseario) la maggior parte dei soggetti che ha risposto si opponeva comunque al taglio. Le ragioni più comuni per cui i soggetti coinvolti si opponevano erano: mancanza di prove scientifiche che dimostrino che il taglio della coda migliora la pulizia e la salute della mammella, il taglio è doloroso per le bovine e inoltre è una pratica innaturale, le code sono importanti per il controllo delle mosche. Alcuni soggetti che hanno risposto a favore del taglio delle code, hanno citato la salute della mammella e la pulizia delle bovine come aspetti principali, benché non ci siano prove scientifiche a riguardo. Ulteriori motivazioni includevano la tutela della sicurezza dell’allevatore. Questi risultati illustrano la vasta gamma di motivazioni che vengono citate sia per sostenere che per contrastare l’amputazione della coda. Questo approccio può essere utilizzato per migliorare gli sforzi di sensibilizzazione nei confronti dell’obiettivo (ad esempio ponendo l’attenzione dell’allevatore sulla mancanza di effetti positivi sulla pulizia e sulla salute della mammella e reindirizzando il suo interesse sulla sua sicurezza). Data l’entità dell’opposizione pubblica a questa pratica, non è sorprendente che in alcuni paesi, tra cui Norvegia, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svizzera, il taglio della coda sia stato vietato. Questo ha probabilmente motivato anche le aziende a prendere una posizione su questo tema che hanno iniziato a considerare come un aspetto aziendale di responsabilità sociale riguardante il loro management. Ad esempio Nestlé, la più grande azienda alimentare del mondo, ha annunciato la sua opposizione al taglio della coda. In Canada, i produttori di latticini hanno preso una posizione chiara su questo tema. Il nostro Code of  Practice for the Care and Handling  of  Dairy Cattle presuppone che le bovine “non siano amputate della coda a meno che non risulti necessario dal punto di vista medico”. Questa è anche la posizione della Canadian Veterinarian Association e dell’American Association of Bovine Practitioners. Più di recente la National Federation of Milk Producers degli Stati Uniti ha annunciato ai membri del suo programma di garanzia che il taglio della coda delle bovine sarà vietato a partire dal 1° Gennaio 2017.

Dovremmo fornire sollievo dal dolore ai vitelli da latte durante il disbudding e la decornazione?

Le risposte a questa domanda sono pienamente descritte da Robbins e al.16

Su questo argomento ai partecipanti è stato fornito il seguente contesto:

“Le corna che si sviluppano nei vitelli da latte vengono generalmente rimosse per ridurre il rischio di ferite agli addetti ai lavori o agli altri animali, cosa che si potrebbe invece  verificare se il bestiame avesse le corna. Le corna dei vitelli di tre mesi d’età, o più vecchi, vengono normalmente rimosse chirurgicamente (decornazione) mediante tosatura, scavamento con un apposito strumento e segamento del corno. Gli abbozzi cornei dei giovani vitelli vengono rimossi mediante una tecnica chiamata disbudding (o rimozione degli abbozzi cornei) che prevede l’utilizzo di una pasta caustica o di un ferro caldo. Ci sono prove scientifiche molto evidenti sul fatto che entrambi questi metodi causino dolore. Il dolore immediato può essere attenuato utilizzando anestetici locali per fare un blocco nervoso. Questa pratica è stata usata in tutta sicurezza per anni e costa giusto pochi penny per ogni inoculo. Il dolore può però persistere nelle 24 ore successive alla procedura o per più tempo; questo dolore più duraturo può essere ridotto utilizzando farmaci antiinfiammatori non steroidei (come l’ibuprofene che si usa per il mal di testa). Fornendo ai vitelli un sedativo prima di procedere con una delle due metodiche possiamo ridurre lo stress da maneggiamento e rendiamo la procedura più facile da portare a termine. In alcuni paesi è richiesto l’uso di alcuni antidolorifici. Ad esempio in Canada il nuovo Codice di Condotta per la Cura e la Manipolazione di Bovini da Latte, richiede che vengano utilizzati prodotti per il controllo del dolore. È  riportato che il 18% circa degli allevamenti da latte negli Stati Uniti fa uso di antidolorifici durante la decornazione o il disbudding dei vitelli da latte.”

I partecipanti hanno poi risposto a questa domanda: “Dovremmo fornire degli antidolorifici durante la decornazione e il disbudding dei vitelli da latte?”

La composizione dei partecipante era la seguente: produttori di latticini o altro tipo di lavoratori nell’allevamento (10%); veterinari o altri professionisti che lavorano nell’industria lattiero-casearia (7%); studenti, insegnanti o ricercatori (16%); avvocati degli animali (9%) e soggetti senza alcun tipo di coinvolgimento nel settore lattiero-caseario (57%). Dei 354 partecipanti, il 90% ha espresso che dovesse essere fornito sollievo dal dolore durante il disbudding e la decornazione. Il fornire questa tipologia d’aiuto è stato un pensiero costante in tutte le categorie demografiche, suggerendo che la pratica del disbudding o della decornazione senza il controllo del dolore non sia coerente con le convinzioni normative. Le tematiche più comuni presenti nei commenti dei partecipanti sono state: l’intensità e la durata del dolore, le preoccupazioni riguardo l’uso del farmaco, il costo, la facilità e la praticità d’uso e la disponibilità di farmaci alternativi. Questi risultati mostrano un chiaro divario tra la pratica attualmente in uso (molti allevatori che non forniscono un controllo del dolore) e la mentalità dei partecipanti, compresi i produttori di latticini, a queste assemblee cittadine virtuali. Non sembra più accettabile causare dolore agli animali sotto la nostra responsabilità, soprattutto quando questo dolore può essere facilmente evitato. La nostra sfida è quella di trovare il modo per ottenere delle tecniche di controllo del dolore che possano essere applicate su larga scala negli allevamenti da latte. Anche in Canada, i produttori di latticini hanno preso una chiara posizione riguardo questo tema. Il Code of Practice for the Care and Handling of Dairy Cattle richiede che “È necessario utilizzare una metodica per l’attenuazione del dolore quando si pratica la decornazione o il disbudding.”  In molti paesi (vale a dire, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Australia) il controllo del dolore durante il disbudding e la decornazione è un obbligo giuridico.1,11,15  Il programma statunitense basato su FARM afferma quanto segue: “È prevista l’attenuazione del dolore durante il disbudding o la decornazione in conformità con le raccomandazioni del vostro veterinario di stalla.” Inizialmente sono stati sollevati alcuni dubbi riguardo il fatto che queste iniziative adottate dall’industria basterebbero a mantenere il consenso tra le parti interessate nel lungo periodo, dato che richiederebbero il rispetto volontario da parte di tutti gli allevatori.29 Tuttavia, i recenti sviluppi sulle politiche del benessere animale (giugno 2015), come quelli della Saputo Inc.(una compagnia di lavorazione del latte) che afferma, tra l’altro, che “ L’uso di procedure di controllo del dolore, quando si effettua la decornazione del bestiame, deve diventare uno standard minimo del settore”, suggeriscono che presto sarà obbligatorio l’allineamento a determinati standard per la tutela del benessere animale.

Dovrebbe essere fornito un accesso al pascolo alle bovine da latte?

Le risposte a questa domanda sono pienamente descritte da Schuppli e al.19

Per questo argomento ai partecipanti è stato fornito il seguente contesto:

“Nella maggior parte degli allevamenti da latte le bovine sono tenute al chiuso. Alcuni allevatori pensano che delle stalle ben progettate possano ricreare un ambiente più confortevole e idoneo alle bovine. Inoltre alcuni allevatori tengono le bovine al chiuso per fornire e controllare meglio la razione degli animali che è formulata per garantire elevate produzioni di latte. Altri invece ritengono che l’accesso al pascolo sia importante; ad esempio alcuni credono che il pascolamento sia molto più sostenibile dal punto di vista ambientale, che il pascolo possa essere un ambiente molto più confortevole e salutare per le bovine e che il pascolamento sia per loro comunque un importante comportamento naturale.”

I partecipanti hanno poi risposto a questa domanda: “dovrebbe essere permesso alle bovine di accedere al pascolo?”

In totale hanno partecipato 414 persone. La maggior parte dei partecipanti, compresi quelli coinvolti nell’industria lattiero-casearia, ha pensato che la possibilità di accedere a condizioni di vita molto più naturali, compreso il pascolamento, sia molto importante. Questo dato è in contrasto con la pratica in voga nella maggior parte delle aziende agricole degli Stati Uniti, dove meno del 5% delle bovine da latte ha la possibilità di accedere abitualmente al pascolo.23 Secondo le nostre conoscenze non c’è nessuna ricerca che indichi quante siano le vacche in lattazione che hanno accesso sistematico al pascolo in Canada. I commenti dei partecipanti hanno mostrato che il valore percepito dell’accesso al pascolo, per i bovini da latte, va oltre il solo vantaggio di mangiare l’erba; i partecipanti hanno citato come benefici l’esposizione all’aria aperta, la capacità di muoversi liberamente, la possibilità di vivere in gruppi sociali, il miglioramento della salute delle bovine e della qualità dei latticini. Per soddisfare la sfida di consentire l’accesso al pascolo nelle aziende agricole, alcuni partecipanti si sono schierati a favore di sistemi ibridi di allevamento che forniscono sia il ricovero in stalle coperte che l’accesso al pascolo. Nonostante l’opinione pubblica indichi come importante la possibilità di accedere al pascolo,4 sia il Canadian Code of Practice che il programma FARM negli Stati Uniti non si sono espressi molto su questo tema. In questo caso il Canadian Code of Practice raccomanda solo “che venga fornito accesso al pascolo o all’esercizio a quei bovini che vivono in stalle con lettiera permanente o lettiera compost barn.” Al contrario, la Svezia impone che le vacche abbiano accesso al pascolo durante i mesi estivi.10 Il programma FARM della National Federation of Milk Producers sostanzialmente rimane in silenzio su questo argomento. Il fatto che la maggior parte delle bovine, in Canada e negli Stati Uniti, non abbia un accesso routinario al pascolo23 è un tema oggetto di crescente attenzione da parte dell’opinione pubblica.4 Noi ipotizziamo che i soggetti esterni interessati e, in particolare l’opinione pubblica, saranno sempre meno disposti ad accettare questa pratica.

I vitelli da latte dovrebbero essere separati dalle madri entro le primissime ore dalla nascita?

Le risposte a questa domanda sono pienamente descritte da Ventura e al.23

Per questo argomento ai 195 partecipanti è stato fornito il seguente contesto:

“Spesso gli allevatori allontanano il vitello dalle madri entro le prime ore di vita. Questo viene fatto per diversi motivi: il vitello potrebbe infettarsi con patogeni portati dalla madre o dall’ambiente dove essa vive; la madre potrebbe ferire il vitello o lui si potrebbe ferire con le attrezzature della stalla; il vitello potrebbe non essere capace di nutrirsi da solo dalla madre e non riceverebbe così il quantitativo adeguato di colostro (il primo “latte“ prodotto dalla madre dopo la nascita) o di latte; il vitello potrebbe assumere troppo latte che andrebbe ad aumentare sia i costi dell’allevatore per l’alimentazione sia i rischi di diarrea; se si permette al vitello di creare un legame con la propria madre questo può causare un forte stress al momento della separazione tra i due; spesso le aziende agricole non sono ben progettate per tenere insieme le coppie  vacca-vitello, in tal caso mantenere le vacche e i vitelli insieme può essere considerato un’ulteriore compito sgradevole da svolgere. Altri invece ritengono che tenere unite le coppie vacca-vitello possa essere un buon metodo per favorire un comportamento naturale e credono che questo contatto possa essere  benefico sia per la madre che per il vitello. In questi allevamenti la vacca e il vitello sono tenuti insieme per giorni se non per alcuni mesi, dopo la loro nascita.”

I partecipanti hanno poi risposto alla domanda “dovremmo separare i vitelli da latte dalla vacca entro le prime ore dopo la nascita?”

Gli oppositori della separazione precoce hanno sottolineato che è emotivamente stressante per il vitello e per la bovina, che compromette la salute di entrambi, che è innaturale e che gli allevamenti dovrebbero essere in grado di alloggiare le coppie formate da vacca e vitello. Al contrario, i sostenitori della separazione precoce hanno sottolineato che lo stress emotivo viene ridotto al minimo separando i soggetti prima che si sviluppino tra loro dei legami forti, che viene salvaguardata la salute di madre e figlio e che gli allevamenti hanno capacità limitate nell’accogliere le coppie vacca-vitello. Gli oppositori della separazione precoce dei vitelli dalle loro madri nelle prime ore dopo la nascita, hanno basato spesso le loro opinioni sugli aspetti e sulle esperienze emotive di entrambi i soggetti. Hanno paragonato il legame tra una bovina e il suo vitello a quello tra una madre e la propria prole di altre specie. Un tema importante, sollevato dai sostenitori dell’allontanamento, era l’inevitabilità della separazione e quella precoce era considerata molto più indolore  sia per la vacca che per il vitello, rispetto ad una fatta in età più avanzata. C’è un numero notevole di prove scientifiche che sostengono questa affermazione. Separare i vitelli in età più avanzata risultata in una loro risposta molto più esacerbata (alti tassi di vocalizzazione e di altre attività), se confrontata con quella dei vitelli separati subito dopo la nascita.5 Alcuni intervistati ritengono inoltre che la separazione precoce riduca al minimo la trasmissione delle malattie provenienti dalla bovina. Tuttavia siamo consapevoli delle poche prove a sostegno di questo collegamento. Il Canadian Dairy Code of Practice12 dichiara quanto segue:

“Generalmente, i vitelli da latte sono separati dalle loro madri subito dopo la nascita. Però favorendo i legami di coppia avremmo vantaggi sia per il vitello che per la madre. Permettere al vitello di trascorrere un periodo di tempo più lungo con la madre può causare una diminuzione della sua morbilità e mortalità; tuttavia, lo stress da separazione (sia per la vacca che per il vitello) sarà maggiore quanto più a lungo saranno stati insieme. La salute della madre generalmente migliora se si permette ai vitelli di succhiare la loro mammella (questo in relazione agli effetti dell’ossitocina sull’utero nel periodo del post partum).”

Sulla base di questa sintesi delle informazioni il Codice fornisce le seguenti raccomandazione per delle pratiche ottimali – “ridurre l’angoscia della separazione allontanando il vitello poco dopo la nascita o utilizzando un processo di svezzamento in due fasi.”

Il programma FARM della National Federation of Milk Producers 13 ha scelto di rimanere in silenzio riguardo la questione della separazione vacca-vitello. Il fatto che le bovine e i vitelli siano regolarmente separati alla nascita è un problema del quale l’opinione pubblica è in gran parte inconsapevole24  e forse questo spiega perché la questione abbia ricevuto poca attenzione da parte di un pubblico di non addetti ai lavori. Tuttavia, ipotizziamo che i soggetti esterni interessati diventeranno sempre meno disposti ad accettare anche questa pratica.

Conclusioni

Gli esempi illustrati in questo documento mostrano come alcune metodologie delle scienze sociali possano documentare i valori condivisi (e non) delle diverse parti interessate, le relative convinzioni per quanto riguarda le testimonianze disponibili e le barriere da superare per l’attuazione di eventuali cambiamenti. In alcuni casi abbiamo documentato dei valori condivisi dalla maggioranza delle parti (ad esempio che la decornazione causi dolore), ma abbiamo anche riscontrato importanti divergenze tra gli attuali metodi di produzione dei latticini e i valori dell’opinione pubblica più diffusi. La comprensione degli atteggiamenti delle persone affiliate o meno con l’industria lattiero-casearia ci consente d’identificare sia le tematiche controverse che i punti d’incontro; questo è importante quando si riferisce agli sforzi fatti per armonizzare al meglio le pratiche di management del settore con le aspettative della società. Abbiamo anche individuato dove il Code of Practice on the Care and Handling of Dairy Cattle e il programma FARM della National Federation of Milk Producers si allineano con le aspettative delle parti interessate e dove esistono alcune mancanze. Perciò incoraggiamo l’industria lattiero-casearia a lavorare per superare queste lacune.

 

Note di chiusura

aMechanical Turk, MTurk, www.mturk.com

Riconoscimenti

M.A.G. von Keyserlingk e D.M. Weary sono sovvenzionati dal Canada’s Natural Sciences and Engineering Research Council (NSERC) Industrial Research Chair Program con i contributi del settore ad opera di Dairy Farmers of Canada (Ottawa, ON, Canada), British Columbia Dairy Association (Burnaby, BC Canada), Westgen Endowment Fund (Milner, BC, Canada), Intervet Canada Corporation (Kirkland, QC, Canada), Zoetis (Kirkland, QC, Canada), BC Cattle Industry Development Fund (Kamloops, BC, Canada), Alberta Milk (Edmonton, AB, Canada), Valacta (St. Anne-de-Bellevue, QC, Canada), and CanWest DHI (Guelph, ON, Canada).

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