Quale è il vero movente della strage dei boschi?

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Quale è il vero movente della strage dei boschi?

Sembra che il 2017 sarà ricordato come l’anno più nero per gli incendi perché tra la siccità e la barbarie dei roghi il nostro paese si sta candidando a diventare un deserto, infliggendo inoltre un colpo mortale alla biodiversità che rende il nostro paese unico in Europa. Basti pensare che una delle cause principali della desertificazione di molti paesi nord-africani furono gli intensi e selvaggi disboscamenti di qualche millennio fa ad opera dell’uomo. I boschi, oltre a rendere bello il nostro paese, contribuiscono significativamente al consumo di gas serra come l’anidride carbonica che rappresentano la causa principale del riscaldamento globale e i cui effetti sono palesemente sotto gli occhi di tutti nonostante alcune lobbies ne vogliano disconoscere la paternità antropica.

Secondo Legambiente, al 10 Agosto di questo anno, sono bruciati quasi 100.000 ettari di boschi e aree limitrofe, una superficie pari a cinque volte quella della Slovenia e doppia rispetto al 2016. Considerando che un terzo dell’Italia è coperta dai boschi, e che ciò equivale a 10.000.000 ettari, in un solo anno è andato in fumo il 10% della nostra superficie boschiva.  Singolare ma molto significativo il fatto che la maggior parte degli incendi avvenga in sei regioni specifiche (Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Sardegna e Puglia) e che molto spesso negli anni gli incendi si verifichino nelle stesse provincie.

L’Italia dispone della flotta aerea più grande d’Europa, composta da 19 aerei Canadair (di cui solo 16 attivi) e dodici elicotteri di proprietà dello stato ma gestiti da 7 aziende private (tra cui una multinazionale). Il costo di utilizzo dei soli Canadair, al netto delle ore di volo, è di circa 55 milioni l’anno. In seguito all’esposto di un’azienda piemontese esclusa dal business (!) degli incendi, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Anti-Trust) ha avanzato l’ipotesi di reato di “turbativa d’asta” perché si sospetta una spartizione collusiva dell’ingente somma di denaro che lo Stato spende ogni anno per spegnere gli incendi. La legge-quadro n°353 del 2000 in materia d’incendi boschivi è piuttosto dura e completa nei confronti della prevenzione di questa “barbarie”.

Le zone boschive e i pascoli distrutti dagli incendi non possono avere una destinazione diversa per 15 anni. Negli atti di compravendita dei terreni incendiati va dichiarato questo vincolo. Viene fatto divieto per 10 anni di costruire insediamenti civili o attività produttive e per 5 anni per le opere di rimboschimento e di ingegneria ambientale con risorse pubbliche, salvo specifica autorizzazione concessa dal Ministero dell’Ambiente. Vengono anche vietati il pascolo e la caccia per 10 anni. Le sanzioni sono tutte amministrative. Dai 40/60 euro per capo fatto pascolare sulle aree interdette, ai 200/400 euro per chi caccia su queste aree. Per chi costruisce o esercita attività turistiche la sanzione va dai 1000 ai 10.000 euro, con obbligo di abbattimento dei manufatti e revoca delle licenze commerciali. A chi causa gli incendi spetta la reclusione dai 4 ai 10 anni.

Il rispetto della legge 353, oltre all’autorità giudiziaria, è demandato ai Comuni e agli Enti Locali. Per i roghi del 2017 sono state denunciate ad oggi 322 persone e ne sono state arrestate 14. Ma, in barba alla legge, quelli che vengono definiti “piromani” sono più attivi che mai. Escludendo quelli mentalmente disturbati, che nella realtà sono molto pochi, e la leggenda dell’auto-combustione, perché in Italia succede tutto questo? Il primo motivo, a nostro avviso, è che l’aver demandato alla periferia il rispetto dei vincoli ambientali prescritti nella legge 353 è stata una leggerezza vista la potenziale facilità di eludere i vincoli temporali delle aree incendiate per il pascolamento o per altre attività. Il secondo è legato alle molte finalità che possono avere le organizzazioni malavitose per incendiare. Si va dalle “intimidazioni” dei clan e delle cosche, alle assunzioni clientelari per la manutenzione e lo spegnimento degli incendi, alle ritorsioni o per la copertura degli “sversamenti” illeciti dei rifiuti tossici.

La legge 353 è sostanzialmente ben fatta ma molto fragile nelle deleghe sui controlli e nella concessione delle deroghe. Se gli incendi fossero percepiti dal legislatore come atto gravissimo verso l’ambiente e l’umanità sarebbe opportuno un controllo centrale autorevole e autoritario. Ma forse la soluzione finale sarebbe seguire il consiglio di Giovanni Falcone che disse: “Segui i soldi e troverai chi incendia l’Italia”.

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Di |2017-08-28T16:30:02+02:0028 Agosto 2017|Categorie: News|Tags: , , |

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