Report Agrosserva di Ismea: si chiude un trimestre difficile per l’agricoltura italiana

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Report Agrosserva di Ismea: si chiude un trimestre difficile per l’agricoltura italiana

Sintesi della congiuntura agroalimentare

Anche nel terzo trimestre 2019 le tensioni internazionali hanno continuato a dominare lo scenario. Le incertezze dovute alla Brexit si aggiungono ad altre preoccupazioni: le turbolenze geopolitiche per la crisi in Argentina e Venezuela, gli attacchi terroristici alla produzione petrolifera, il rallentamento cinese e le politiche protezionistiche. In particolare, i nuovi dazi degli USA e il conseguente rischio di contromisure da parte delle nazioni colpite incidono negativamente sul commercio. Data l’interdipendenza tra paesi per le catene globali del valore, questi fenomeni rischiano di far protrarre nel medio periodo il rallentamento della domanda mondiale in atto. Nei primi otto mesi del 2019 i volumi di merci scambiati a livello globale hanno segnato un -0,4% sui livelli dello stesso periodo del 2018 (cfr. Central Planning Bureau). L’Eurozona sta attraversando una fase di rallentamento più marcato, con il PIL che dovrebbe segnare un +1,2% su base annua nel terzo trimestre 2019 (dopo il +1,6% e il +1,2% dei trimestri precedenti) secondo le previsioni dello Eurozone Economic Outlook (EZO) elaborate dall’Istat, dall’Istituto di studi e previsione economica tedesco IFO e dall’Istituto svizzero KOF.

Il rapporto indica che la debole dinamica delle esportazioni accentua lo sfasamento di crescita tra il settore manifatturiero e quello dei servizi, al momento più resistente alle problematiche internazionali: la produzione manifatturiera dell’Eurozona è, infatti, attesa in flessione dell’1,9% su base annua nel terzo trimestre. In questo contesto l’economia italiana risulta più esposta per la maggiore debolezza rispetto agli altri partner europei. La stima preliminare del PIL diffusa dall’Istat per il terzo trimestre 2019 è + 0,1% rispetto al trimestre precedente e + 0,3% in termini tendenziali.

Il terzo è un trimestre importante per l’agricoltura nazionale; oltre il 36% del valore aggiunto complessivamente creato dal settore, infatti, si concentra in questo periodo, visto che tra luglio e settembre hanno luogo eventi importanti come l’avvio della vendemmia, i raccolti del frumento, della frutta estiva e del pomodoro da industria. E soprattutto le dinamiche che hanno riguardato questi settori hanno determinato una chiusura del trimestre all’insegna di un calo della fiducia degli agricoltori, sia rispetto al trimestre precedente, che rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche le stime preliminari dell’Istat prevedono nel terzo trimestre un calo congiunturale del valore aggiunto.

Le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari nei primi otto mesi del 2019 sono cresciute su base annua del 6%, superando i 28,6 miliardi di euro. Va comunque evidenziato un andamento peggiore negli ultimi mesi, rispetto ai primi mesi dell’anno, date le flessioni congiunturali di giugno e agosto. Crescono anche le importazioni (+1,3%), sfiorando i 29,8 miliardi di euro. A livello merceologico, le informazioni disponibili fino al mese di luglio indicano una crescita del valore dell’export per quasi tutti i comparti, a eccezione di quello della frutta e degli oli. In crescita i flussi diretti verso le principali destinazioni, tranne la Russia che nei primi sette mesi del 2019 segna un -3,3% del valore dell’export agroalimentare italiano.

Nei primi nove mesi 2019, la spesa delle famiglie italiane per prodotti agroalimentari è stata in aumento rispetto allo stesso periodo del 2018. Dopo un 2018 iniziato bene e chiuso con un deciso rallentamento del trend di crescita, il 2019 sembra replicarne la tendenza. I dati sui consumi delle famiglie del Panel Ismea Nielsen evidenziano un incremento complessivo della spesa dello 0,8% rispetto allo stesso periodo 2018, con segnali di rallentamento nel terzo trimestre. Continuano a far da traino i prodotti a largo consumo confezionato (LCC, +2,2%) mentre la spesa per i prodotti sfusi si è contratta (-2,5%). L’incremento è da ascriversi quasi esclusivamente all’aumento dei prezzi medi delle referenze (confermato dal +0,7% dell’indice dei prezzi al consumo NIC dell’Istat a settembre su base annua); per quasi tutti i comparti infatti si rileva una stabilità, spesso su fondo cedente, dei volumi acquistati; si conferma comunque una maggior disponibilità alla spesa per le bevande (+2,2%) piuttosto che per i generi alimentari (+0,6%).

Infine, continua a cedere lo stock di credito al comparto agroalimentare, che nel terzo trimestre del 2019 è diminuito a livello tendenziale del 2,3% per l’agricoltura e dell’1,5% per l’industria alimentare, secondo stime dell’Ismea su dati Banca d’Italia. La situazione comunque è sempre migliore rispetto all’nndamento del credito al totale dei settori economici.

La congiuntura delle filiere agroalimentari

Nel terzo trimestre 2019, hanno continuato a salire i prezzi all’origine dei capi in allevamento con un +4% rispetto al livello del secondo trimestre 2019 e una crescita tendenziale del 4,6%. Nello specifico, per il mercato dei bovini da macello si rileva una contrazione dell’offerta nazionale: i dati dell‘Anagrafe Nazionale segnano nei primi sei mesi un calo dell’1,6% sul numero di capi macellati, cui non hanno sopperito le importazioni di carne fresca che secondo i dati Istat, nei primi sei mesi del 2019, sono rimaste sugli stessi livelli dell’anno precedente (+0,1%). I prezzi hanno segnato aumenti sia nella fase origine che in quella al consumo, ma la domanda domestica ha frenato nell’ultimo trimestre e in ambito europeo il valore dei vitelli e dei vitelloni mostra segni di debolezza che potrebbero nel prossimo futuro pesare anche sul mercato nazionale.

Le temperature più calde del solito e le precipitazioni al di sotto della media nel corso dell’estate 2019 hanno rallentato la produzione di latte comunitaria. Secondo le stime della Commissione Europea, le consegne di latte nell’UE potrebbero crescere nel 2019 solo dello 0,5%, raggiungendo i 158 milioni di tonnellate, a causa del rallentamento della crescita della produttività e della minore disponibilità di mangimi. Questa situazione, da un lato, e la vivacità della domanda mondiale di prodotti lattiero caseari, dall’altro, hanno contribuito a sostenere il prezzo medio del latte alla stalla nell’UE, che ad agosto ha superato i 33,6 euro/100 kg portando la media dei primi otto mesi dell’anno a un livello di oltre il 3% in più rispetto alla media 2014-2018. Anche il mercato italiano si dimostra positivo, come si evince dall’indice Ismea dei prezzi all’origine per latte e derivati che nel terzo trimestre 2019 è cresciuto del 7,5% su base tendenziale. La dinamica è stata principalmente determinata dalla ripresa dei prezzi di tutti i principali formaggi della tradizione italiana, soprattutto i duri (+16,2% nel periodo gennaio-settembre), che hanno spinto al rialzo anche il prezzo del latte alla stalla (+10,1%). In particolare, nel corso dell’estate gli allevatori italiani hanno mediamente percepito 40,7 euro/100 litri (iva esclusa, senza premi) pari a 4 euro/100 litri in più rispetto allo stesso periodo del 2018.

A trainare il mercato è sempre la domanda estera, che dopo il rallentamento del 2018, nel 2019 ha ripreso a correre: +8 e +13% rispettivamente il volume e il valore dell’export di formaggi e latticini nei primi sette mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018. In particolare, sono cresciute le esportazioni di formaggi freschi (+8% in valore e +7% in quantità), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+18% in valore e +4% in quantità), formaggi grattugiati (+17% in valore e +10% in quantità) e Gorgonzola (+7% in valore e in quantità).

Ferma la spesa destinata dalle famiglie ai lattiero-caseari, sebbene vi siano dinamiche differenziate nel comparto. Nei primi nove mesi del 2019 cresce la spesa per formaggi (+1,4%), soprattutto duri (+1,2%), mentre per il latte le dinamiche sono opposte: -0,9% la spesa destinata a questo prodotto, nonostante il successo del delattosato (rispettivamente +16% e +8% in volume). Situazione ancora complessivamente negativa per lo yogurt (-0,7% in volume), nonostante gli andamenti differenziati tra i vari segmenti merceologici (magro +3,5%, intero -2,5% in volume).

 

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Fonte: ISMEA

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Di |2019-11-07T11:17:55+01:007 Novembre 2019|Categorie: News|Tags: , , , , , , , |

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