Nel 2019, la spesa delle famiglie italiane per prodotti alimentari è cresciuta dello 0,4% rispetto al 2018.

I dati del Panel Ismea Nielsen hanno evidenziato un deciso rallentamento dei consumi delle famiglie nella seconda metà dell’anno, che ha ridimensionato lo slancio del primo semestre quando lo scontrino era cresciuto dell’1,1% su base tendenziale.

La stagnazione dei consumi alimentari in casa non è un più un fatto congiunturale, si tratta oramai di un fenomeno strutturale che riguarda il cambiamento dei modelli di consumo e degli stili di vita piuttosto che il livello di reddito disponibile. Modelli di acquisto più razionali in grado di contenere gli sprechi e l’incremento dei pasti “fuori casa” determinano la dinamica dei consumi domestici.

Si conferma una maggior disponibilità alla spesa per le bevande (+1,7%) piuttosto che per i generi alimentari (+0,2%).

A fare da traino ancora i prodotti a Largo Consumo Confezionato (LCC, +1,9%) cui è dedicato sempre più spazio negli scaffali nella grande distribuzione, mentre per i prodotti freschi sfusi la spesa si continua a contrarre (-3,1%).

Tra i comparti solo carni, ittici e frutta mantengono più della metà dell’offerta in formato “sfuso”, per le altre filiere il prodotto “confezionato” rappresenta circa i tre quarti dell’offerta.

 

Le dinamiche di spesa per comparto

I prodotti proteici di origine animale

Il comparto dei proteici di origine animale continua a essere quello su cui il consumatore sembra mostrare più incertezze.

La speranza degli operatori è che si concretizzi la stessa dinamica che ha interessato il vino nell’ultimo decennio, ossia che, acquisita un’adeguata consapevolezza su alcune caratteristiche del prodotto, si scelga poi di consumarne meno ma di migliore qualità. Tornano ad arretrare i consumi di carni fresche, per le quali la spesa complessiva si riduce dello 0,8% rispetto all’analogo periodo del 2018 con contrazioni anche più importanti nei volumi. Di diversa entità le dinamiche negative per le varie tipologie, tutte comunque accomunate da un aumento dei valori unitari e da una contrazione dei volumi acquistati. In particolare, per le carni bovine fresche dopo l’accenno di ripresa del 2017-18 si rileva a fine 2019 una nuova contrazione dei volumi acquistati (quasi 2 punti percentuali).

Per le carni avicole fresche gli acquisti, su base annua, risultano solo in lieve contrazione (-1%), ma la spesa è superiore dello 0,6%. Bene gli elaborati e i prodotti a valore aggiunto (+10% in volume), scarso l’interesse per il tacchino (-7,7 % i volumi) rispetto al pollo per il quale invece i volumi restano in tenuta. Per le carni suine acquisti ridotti di oltre 4 punti percentuali rispetto al 2018 con una minore contrazione di spesa (-1,7%) per l’aumento dei prezzi medi, in questo caso favoriti dalle dinamiche positive del mercato europeo, sul quale impatta la maggiore domanda cinese a seguito del diffondersi della peste suina in Cina che ha portato a una carenza di offerta sul mercato europeo e nazionale.

Per le “carni minori” (ovine e cunicole) continua il trend flessivo della domanda con riduzioni delle vendite in volume pari rispettivamente a -11% e -15%; entrambi sono ormai considerati prodotti di nicchia pertanto nella maggior parte dei casi vengono offerti in minor quantità prevalentemente di origine nazionale e a prezzi più elevati.

Cresce invece la spesa per i salumi (+1,3%), che più degli altri proteici si adattano ai nuovi trend di consumo: sono infatti in grado di esser raggiungibili da tutte le tasche, hanno funzione aggregante negli spuntini fuori pasto (i taglieri accompagnano sempre più spesso gli aperitivi), si adattano bene al consumo fuori casa e non richiedono tempi di preparazione.

Comparto lattiero-caseario

Nel comparto dei lattiero-caseari il bilancio della spesa rispetto al 2018 si conferma stabile dopo un lungo periodo negativo. In positivo i formaggi duri per i quali cresce dell’1,6% la spesa, grazie a prezzi più sostenuti e minori pressioni promozionali; stabili i molli e i freschi; in leggero arretramento i semiduri. Sempre in arretramento gli acquisti di latte fresco, con una contrazione della spesa nel 2019 di 2,5 punti percentuali; in tenuta le vendite per il latte UHT.

Per leggere il report completo clicca qui.

Fonte: ISMEA

Print Friendly, PDF & Email