Review: effetto dello stress da caldo sul benessere delle bovine da latte – Parte II

//Review: effetto dello stress da caldo sul benessere delle bovine da latte – Parte II

Review: effetto dello stress da caldo sul benessere delle bovine da latte – Parte II

Un buono stato di salute è fondamentale per il benessere degli animali in quanto testimonia il mantenimento dell’omeostasi dell’organismo. Gli allevatori sono molto attenti al benessere dei propri animali poiché se questo è mantenuto, l’animale potrà esprimere migliori performance produttive e riproduttive.

Per monitorare il benessere è possibile impiegare indicatori o markers biologici. Sebbene la temperatura corporea e la frequenza respiratoria siano ottimi indicatori della capacità dell’animale di adattarsi all’ambiente, è molto difficile monitorare costantemente in modo pratico in un allevamento di bovine da latte; l’intervallo di misurazione, inoltre, potrebbe non essere adatto ad identificare periodi di discomfort dovuti ad uno stress termico transitorio. 

Quando una bovina si trova in condizione di stress termico la prima risposta dell’organismo per mantenere l’omeostasi è ridurre l’ingestione di alimento, riducendo i substrati disponibili per la sintesi del latte. Al tempo stesso, si può osservare un incremento tra il 7 ed il 25% delle richieste metaboliche per attivazione del sistema termoregolatore, così da esasperare il preesistente stress metabolico della lattazione e penalizzare ulteriormente la produzione.   La caduta della produzione lattea in seguito a stress termico è ritardata di circa 24-48 ore, per cui molti autori la considerano come un indicatore indiretto di benessere: evidenze più recenti suggeriscono che le alterazioni della composizione lattea sono più affidabili per verificare il benessere delle bovine da latte in condizioni di stress termico.  

La diminuzione del conception rate in estate più arrivare al 20-30%, di parimenti con una maggiore difficoltà di individuazione dell’estro. Si ipotizza che le bovine tendano a mostrare meno il comportamento estrale durante l’estate poiché lo stress termico induce letargia: ciò sarebbe funzionale al risparmio energetico e alla riduzione della termogenesi dovuta all’attività fisica (deambulazione e monta). Generalmente gli indici dell’efficienza riproduttiva sono considerati anche markers di benessere per bovine in condizioni di stress termico: questo perché si presuppone che il conception rate, la qualità dell’oocita e il tasso di perdita di gravidanza siano tutti elementi influenzabili dalla temperatura ambientale. Di nuovo, si tratta di indicatori che possono essere valutati solo tempo dopo il verificarsi delle condizioni ambientali avverse. Un indicatore più sensibile potrebbe essere rappresentato dlala temperatura rettale al momento dell’inseminazione: il conception rate a 60 giorni diminuisce dal 21% al 15% quando la temperatura supera i 39.1°C al momento della FA.  

Dal punto di vista emozionale il modo in cui l’animale percepisce l’ambiente esterno è fondamentale per il suo benessere ma l’individuazione di strumenti di misurazione validabili rappresenta una ardua sfida per le scienze del benessere animale. Alcuni autori ad esempio sostengono che le prime risposte che l’animale mette in atto in corso di stress termico siano in realtà risposte di tipo emozionale piuttosto che di tipo fisiologico (sistema termoregolatore) e che così come nella specie umana, queste possano evocare una risposa surrenalica (aumento dei livelli di catecolamine circolanti), come in presenza di un danno fisico.  

L’effetto dello stress termico sull’ingestione di alimento è ben noto, tuttavia occorre distinguere tra appetito (appetite) e fame (hunger). Il primo si riferisce al desiderio, soggettivo, di mangiare; il secondo esprime uno stato emozionale negativo che l’animale prova quando non ha la possibilità di saziarsi. Durante lo stress termico si osserva una riduzione dell’appetito (l’animale ingerisce una quantità minore di alimento); esiste però un ormone, la Grelina, secreto dalle cellule della parete ghiandolare dello stomaco (abomaso) e del tratto intestinale quando viene meno la replezione gastrica. Lo scopo di questo ormone è incrementare il senso di fame e la motilità gastroenterica. Di conseguenza quando le bovine si trovano in condizioni di stress da caldo, sebbene riducano “volontariamente” l’ingestione di alimento, in realtà potrebbero sperimentare lo stato emozionale negativo della fame. Negli avicoli e nei suini, inoltre, è stato dimostrato che le elevate temperature ambientali aumentano la secrezione di Grelina. 

Per ovviare al calo di ingestione di sostanza secca durante il periodo estivo è pratica comune aumentare la densità energetica della razione; l’incremento del catabolismo dei composti azotati e delle concentrazioni ematiche di urea sono stati correlati positivamente con l’aumento della temperatura interna. Sarebbe quindi necessario condurre ulteriori studi al fine di ridefinire le soluzioni alimentari in corso di stress da caldo in modo tale da soddisfare le necessità metaboliche delle bovine in produzione ma considerando anche gli effetti delle diete sul benessere.  

 

 

Invited review: effects of heat stress on dairy cattle welfare 

Polsky L and von Keyserlingk AG.

J.Dairy Sci. 100:8645-8657

doi.org/10.3168/jds.2017-12651

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About the Author:

Dottorato di Ricerca “Sanità e scienze sperimentali veterinarie” – Università di Perugia Email: martina.crociati@studenti.unipg.it

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