Sorghum ID: il sorgo fa bene all’alimentazione delle bovine

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Sorghum ID: il sorgo fa bene all’alimentazione delle bovine

La sua introduzione nella razione alimentare delle bovine da latte che producono per il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano dop ha dimostrato che è possibile ottenere gli stessi parametri raggiunti con il mais. Anche di questo si parlerà al convegno che si terrà a Bologna il 21 novembre prossimo dedicato al sorgo, quinto cereale al mondo per importanza e coltura dalle notevoli e ancora inespresse potenzialità

La definiscono una “pianta-cammello” per la sua capacità di entrare in riposo vegetativo in caso di stress idrico, non contiene aflatossine, sostanze tra le più cancerogene perché capaci di contaminare gli alimenti, non è sensibile alla diabrotica che invece colpisce il mais, richiede un ridotto impiego di mezzi tecnici. In poche parole il sorgo, quinto cereale per importanza al mondo, non è solamente una coltura versatile, è soprattutto in grado di rispondere pienamente a quanto oggi chiede la sostenibilità ambientale, che si traduce anche in sostenibilità economica.

Dall’alimentazione animale a quella umana, passando per la produzione di biogas, le destinazioni produttive del sorgo coprono un orizzonte molto vasto.

Presso il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna (sede di Ozzano Emilia), il 21 novembre prossimo si terrà il convegno “Il sorgo, la risposta a un’agricoltura che guarda al futuro”, promosso dall’Organizzazione interprofessionale europea Sorghum ID (www.sorghum-id.com).

Tra gli importanti relatori che animeranno la giornata ci sarà anche il professor Andrea Formigoni dell’Università di Bologna, che affronterà il tema del sorgo nella razione alimentare per le bovine da latte.

Professor Formigoni, quanto sta aumentando l’interesse e l’attenzione degli allevatori nei confronti del sorgo destinato all’alimentazione delle bovine da latte?

“Molto. Soprattutto per  il sorgo da  granella, in quanto è il cereale che ha le caratteristiche più vicine a quelle del mais, anche se va risolto il problema di un corretto inserimento in razione che deve essere promosso tra gli operatori. Nel caso del sorgo da foraggio molte aziende ne hanno testato l’utilizzo che, soprattutto nel caso del BMR, caratterizzato da un’alta percentuale di zuccheri che lo rendono particolarmente appetibile,  offre la possibilità di approvvigionarsi di fibre ad alta digeribilità. A questo dobbiamo aggiungere che il sorgo rappresenta una buona opportunità aziendale anche per il suo ridotto fabbisogno idrico, una delle sue maggiori peculiarità”.

Quali sono le più frequenti obiezioni/reticenze che gli allevatori manifestano rispetto all’introduzione del sorgo nella razione alimentare delle bovine che allevano?

“Nel caso della granella le principali obiezioni riguardano la digeribilità dell’amido e il minor valore energetico. Sostanzialmente ritengo però che manchi quella che potremmo chiamare una familiarità di utilizzo. L’industria mangimistica, invece, utilizza ampiamente il sorgo in avicoltura e non vi sono particolari reticenze a considerarlo un cereale da includere nelle formulazioni”.

Per l’alimentazione delle bovine da latte che producono per Parmigiano Reggiano e/o Grana Padano dop è possibile ipotizzare nel lungo periodo una razione alimentare in cui il mais rivesta via via una quota sempre più minoritaria a favore del sorgo?

“Sì, certo, personalmente non vedo particolari difficoltà. Peraltro, dovendo aumentare la disponibilità di alimenti prodotti sul territorio per produrre queste Dop, come cereale estivo il sorgo rappresenta un’alternativa molto interessante, soprattutto se coltivato laddove le aree coinvolte hanno una bassa capacità di irrigazione”.

In base agli studi e alle sperimentazioni da lei condotte quali sono in termini di produttività i vantaggi ma anche i limiti derivanti da una razione alimentare in cui il sorgo ricopre una quota molto importante?

“Non ci sono particolari inconvenienti a patto che si tenga conto delle diverse caratteristiche dell’amido. Le nostre prove hanno dimostrato una tendenziale (ma non significativa) riduzione della quantità di latte prodotto con un aumento dei titoli di grasso e degli indici di caseificazione. Infatti, da una comparazione tra due razioni sperimentali che contenevano rispettivamente 10 kg di fiocco di mais e 10 kg di farina fine di sorgo bianco,  le risposte produttive sono state di 32,26kg/latte/capo/die con il fiocco di mais e 1,18kg/latte/capo/die con il sorgo; mentre la percentuale di grasso è stata di 3,54% con il fiocco di mais e di 3,78% con il sorgo; la proteina 3,26% con il fiocco di mais e 3,22% con il sorgo.  In termini complessivi quindi la produzione di materia utile non cambia. Sono programmate ulteriori ricerche per tenere in maggior conto le caratteristiche di degradabilità ruminale dell’amido. Oggi disponiamo di caratterizzazioni nutrizionali più adeguate a ottimizzare le razioni e questo consentirà un uso più razionale del sorgo e, in genere, di tutte le risorse disponibili”.

La ricerca sul miglioramento genetico del sorgo, in Italia, non è ai livelli di altri paesi come la Francia. Com’è invece la situazione riguardo la sperimentazione di razioni alimentari a base di insilato di sorgo in allevamento? Quali risultati sono stati raggiunti?

“I risultati finora raggiunti sono stati interessanti. Saranno comunque necessarie ulteriori esperienze in condizioni controllate di alimentazione”.

Qual è a suo giudizio il futuro di questo cereale negli allevamenti delle bovine da latte italiani?

Positivo. Assolutamente positivo”.

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Di |2019-10-15T16:02:16+01:0016 Ottobre 2019|Categorie: News|Tags: , , , , |

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