“Aumentare la produttività, l’uso efficiente delle risorse, la qualità dei prodotti e la competitività economica di sistemi di allevamento dei bovini basati sul largo impiego di foraggi e sul pascolamento”, è possibile?

“Sulla sostenibilità della zootecnia bovina italiana ed europea”. Questo è il lungo titolo del progetto europeo, sintetizzato dall’acronimo “SusCatt”, realizzato nell’ambito del consorzio ERA-NET SusAn e finanziato dal MIPAAF.

SusCatt ha avuto una durata di 3 anni e ha visto la partecipazione del dipartimento MAPS dell’Università di Padova e di 7 centri di ricerca europei.

Il quesito, nonché l’ambizione del progetto, era quello di migliorare la sostenibilità ambientale, etica ed economica dell’allevamento del bovino da latte e da carne in ambito europeo.

Il progetto: presupposti e struttura

Ci ritroviamo, infatti, a dover ammettere che il considerevole aumento produttivo degli ultimi decenni, reso possibile anche e soprattutto dalla selezione genetica e dalle moderne tecniche di allevamento, non si è accompagnato allo sviluppo di un modello agricolo che sia anche ed altrettanto “sostenibile”. Al contrario, si è spesso reso discutibile in termini di impatto sull’ambiente e sul benessere degli animali. Per non parlare della crescente dipendenza del comparto zootecnico da alimenti utilizzabili anche per l’alimentazione umana, quali mais e soia. Quest’ultima, peraltro, è un prodotto in larga parte d’importazione. SusCatt ha cercato di rispondere a queste domande e necessità, ma anche alle istanze di una collettività sempre più attenta alla qualità e salubrità dei prodotti ed al modo in cui gli animali sono allevati e che vuole allevamenti più in armonia con il territorio e l’ambiente.

Lo sforzo è stato condiviso fra 7 centri di ricerca, appartenenti a 6 paesi Europei (Norvegia, Germania, Italia, Polonia, Svezia, UK). Coordinato dal partner norvegese NIBIO, il progetto si è basato su un approccio multi-actor, partecipato ed interattivo, dove le attività di ricerca e divulgazione sono state sviluppate in 5 Unità Operative (Work Package, WP) basate sulla condivisione e collaborazione tra i diversi Paesi e centri di ricerca coinvolti:

  • WP1: Unità operativa per la coordinazione; Partner leader: NIBIO (Norsk Institutt for Bioøkonomi, Norwegian Institute of Bioeconomy Research)
  • WP2: Unità operativa dedicata al bovino da carne; Partner leader: SLU (Sveriges lantbruksuniversitet, Swedish University of Agricultural sciences)
  • WP3: Unità operativa dedicata al bovino da latte; Partner leader: UNIPD
  • WP4: Unità operativa basata sugli input di WP1 e WP2 e dedicata alla valutazione economica e dell’impatto ambientale; Partner leader: RISE (Research Institutes of Sweden)
  • WP5: Unità operativa dedicata alla disseminazione dei risultati; Partner leader: UNEW (University of Newcastle upon Tyne).

Loghi dei centri di ricerca coinvolti nel progetto .

Il Dipartimento MAPS dell’Università di Padova: ruolo e obiettivi

La competenza tecnico-scientifica del personale e la collocazione in un territorio che rappresenta le condizioni di allevamento del bovino nell’area mediterranea, sono alcune delle ragioni alla base del coinvolgimento dell’Università di Padova. Il Veneto è leader a livello nazionale sia nell’allevamento da latte che da carne (il 25% della carne bovina Italiana è prodotta in Veneto). Tuttavia, si tratta di una bovinicoltura di tipo intensivo, inserita in un territorio estremamente vulnerabile in termini di inquinamento da azoto e fosforo e con notevoli problemi di inquinamento dell’aria. Questa regione, quindi, rappresenta a tutti gli effetti un caso studio dal quale trarre delle indicazioni trasferibili ad altre aree caratterizzate da modelli zootecnici simili.

L’obiettivo puntuale di UNIPD è stato quello di valutare e promuovere il ritorno a diete ricche di cereali e foraggi autoprodotti, non edibili dall’uomo (fieni e insilati alternativi), e di sottoprodotti di origine vegetale. Questo in alternativa all’uso ormai diffuso e radicato di soia e mais, soprattutto sotto forma di insilato, e la cui produzione è sempre più difficoltosa per ragioni climatiche. La convinzione è infatti quella che il ritorno ad un’alimentazione quali-quantitativamente più appropriata, cioè ricca di foraggi e/o basata sull’impiego più o meno esteso del pascolo, che consideri le specificità di razza e di sistemi di allevamento, porterà ad un aumento della sostenibilità degli allevamenti. In particolare, migliorerà il benessere degli animali, l’impatto sull’ambiente, l’efficienza nell’uso delle risorse, e la produttività e la qualità del prodotto.

Agli scopi della ricerca sono state selezionate 14 stalle da latte e 11 stalle da carne, tutte distribuite sul territorio regionale. All’interno di ciascun settore, le stalle sono state divise in tre gruppi in base al regime alimentare adottato, basato rispettivamente su insilato di mais, altri insilati e fieni, e pascolo come fonte principale di foraggio nella dieta. Tutte le aziende sono state visitate ad intervalli regolari nell’arco di un anno allo scopo di prelevare campioni di latte di massa e carne, raccogliere dati sanitari e di performance ed eseguire delle valutazioni sanitarie e di benessere animale.

Quali sono stati i risultati?

Le ricerche condotte nei vari paesi partner suggeriscono la medesima risposta: il ritorno a piani alimentari maggiormente basati sull’uso abbondante di foraggi e/o sul pascolamento sembrano aver migliorato la sostenibilità degli allevamenti. Vediamo come!

Sostenibilità economica: si riducono i costi di produzione delle aziende, il cui introito finale non si riduce ma, anzi, talvolta aumenta, anche grazie al maggior valore di mercato di latte e carne. Soprattutto, nello studio condotto da UNIPD, l’uso di piani alimentari basati su più fieno e meno insilati non ha ridotto le performance degli animali, né nel settore del latte né in quello della carne.

Sostenibilità ambientale: si riduce l’impatto delle aziende sull’ambiente e sulla biodiversità, con meno emissioni di CO2, riduzione dell’acidificazione del terreno ed un uso più efficiente delle risorse.

Sostenibilità etica: gli animali godono di miglior salute e benessere. In particolare, nel settore carne, le razze specializzate avevano parametri sanitari migliori se alimentate con diete ricche di fieni, senza registrare un peggioramento dell’accrescimento. Inoltre, gli incroci italiani non solo si sono confermati più resistenti a diete e sistemi di allevamento alternativi ma hanno anche mantenuto perfomance competitive con regimi alimentari più orientati all’uso dei concentrati energetici. La scelta di allevare incroci italiani ridurrebbe la dipendenza del settore dall’importazione di capi dall’estero e, quindi, eviterebbe i trasporti degli animali su lunghe distanze.

Qualità del prodotto: migliora il valore nutrizionale di carne e latte. UNIPD ha evidenziato che l’uso costante di fieni aumenta la qualità del grasso della carne: si riducono gli acidi grassi monoinsaturi e si aumentano quelli polinsaturi e gli omega 3. Nel settore latte, la razione alimentare distribuita agli animali ha influito sulla composizione del latte in termini di acidi grassi e di composti biomolecolari. Questo evidenzia come sia possibile tracciare la provenienza del prodotto in termini di alimentazione fornita agli animali e, potenzialmente, creare sistemi di etichettatura di nicchia per i quali il prodotto viene pagato di più.

Proiezioni future… e presenti!

I risultati di SusCatt possono contribuire a tracciare la strada verso una bovinicoltura europea più sostenibile. Possono aiutare a capire come aumentare i profitti degli allevatori riducendo allo stesso tempo l’impatto della zootecnia sull’ambiente e, quindi, migliorare l’accettabilità da parte del consumatore finale verso i prodotti che arrivano dall’agricoltura. Tutto questo, la renderà inoltre più resiliente verso influenze esterne, per esempio dai mercati globali del prodotto finito e delle materie prime inserite nelle razioni.

Attenzione però, il cambiamento è già in atto! Eh sì, diversi allevatori e moltissimi consumatori si stanno già orientando, rispettivamente, verso la produzione e l’acquisto di latte e carne prodotti secondo sistemi di allevamento più sostenibili. E lo fanno perché entrambi consapevoli dell’impatto positivo che questi hanno sull’ambiente, sul benessere degli animali e sulla qualità del prodotto.

L’indagine condotta dal partner norvegese (NIBIO) ha evidenziato che molti allevatori hanno già accettato di buon grado la sfida per arrivare a una zootecnia più sostenibile. Dall’altro lato, è emerso che il consumatore che sceglie di comprare “con coscienza” lo fa perché vuole essere promotore del cambiamento e non “giudice critico” verso il mondo agricolo.

Un ringraziamento particolare…

…va a tutte le aziende che hanno accettato di partecipare al progetto. I risultati ottenuti grazie alla loro disponibilità e collaborazione hanno permesso di muovere diversi passi avanti verso un futuro più sostenibile per il mondo agricolo. Noi di UNIPD ci impegnamo a continuare il nostro lavoro per fornire quanti più strumenti sia possibile affinchè le aziende possano proseguire al meglio le loro attività tanto importanti per il consumatore e per il territorio.

 

Per approfondire e leggere di più sul progetto, visitate le pagine dedicate:

Sul sito del coordinatore norvegese NIBIO: qui troverete anche diverso materiale divulgativo fra cui delle note tecniche che cercano di spiegare alcuni dei risultati della ricerca. (Attenzione! Sono in lingua inglese).

Sul sito del Dipartimento MAPS: qui troverete le note tecniche prodotte da UNIPD in lingua italiana.

I contatti diretti sono invece:

  • Coordinatore: Dott. Håvard Steinshamn, The Norwegian Institute of Bioeconomy Research-NIBIO, havard.steinshamn@nibio.no
  • Prof.ssa Flaviana Gottardo, Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute – MAPS, 049 8272620, flaviana.gottardo unipd.it

Di seguito alcune foto dei ricercatori coinvolti:

Il gruppo dei ricercatori in visita ad un allevamento di bovini da carne italiano coinvolto nel progetto.

 

Il gruppo dei ricercatori SusCatt in visita ad un allevamento da latte italiano coinvolta nel progetto.

 

Il gruppo dei ricercatori riunito in occasione del meeting di avvio del progetto (Varsavia -11-12 settembre 2017).

 

Il gruppo dei ricercatori riunito in occasione del meeting di metà progetto (Padova -11-12 ottobre 2018).

 

Il gruppo dei ricercatori riunito in occasione del meeting conclusivo (Kiel – 19-20 settembre 2019).

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