Dopo un periodo caratterizzato da un trend tendenzialmente positivo, il latte e i derivati ovicaprini vivono un periodo di criticità sia per quanto riguarda il mercato interno che per quello estero.

La produzione di latte di pecora nell’Unione europea è cresciuta del 4,4% nel corso del 2022, superando i 2,2 milioni di tonnellate e confermandosi un asset importante per l’UE.

L’Italia mantiene il suo terzo posto tra i maggiori produttori, ma viene scalzata dalla Spagna nella produzione di formaggi pecorini perdendo lo storico primato grazie a una maggiore disponibilità di materia prima (+19,5% di latte ovino in più rispetto al 2021) nella penisola iberica.

Nonostante la Grecia sia il maggior produttore di latte ovino in UE, è la Spagna ad essere il principale competitor dei prodotti italiani sui mercati esteri, sia per caratteristiche merceologiche sia per posizionamento di prezzo.

Sono queste alcune delle considerazioni riportate da Ismea nel nuovo report sulle tendenze e dinamiche recenti del settore del latte e derivati ovicaprini.

I dati, riferiti al 2022 e alla prima parte del 2023, riportano la situazione del mercato europeo e nazionale, gli acquisti domestici, l’andamento dei prezzi, il commercio e le prospettive future per il settore.

Un settore che in Italia vale 814 milioni di euro

Anche se rappresenta poco più dell’1% del valore della produzione agricola nazionale, il settore continua ad avere un ruolo economicamente rilevante nelle aree maggiormente vocate vista la forte concentrazione territoriale delle greggi.

In particolare, circa il 60% del valore complessivo del settore latte è generato nelle Isole, e in tre regioni (Sardegna, Toscana e Lazio) si realizza ben il 78% della produzione. Inoltre, gli allevamenti ovicaprini hanno un’importante funzione ambientale, sociale e culturale di mantenimento e presidio di aree marginali in cui non sarebbero possibili altre attività produttive.

Nel 2022 l’allevamento ovicaprino ha generato un valore di circa 814 milioni di euro a prezzi correnti, di cui 630 milioni derivanti dal segmento latte, con un aumento rispetto all’anno precedente che ha sfiorato il 10% da attribuire esclusivamente alla straordinaria spinta dei prezzi alla stalla.

La produzione di latte ovicaprino rimane stabile

Nel 2022 la produzione di latte ovicaprino è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, con 450mila tonnellate di latte di pecora e 42mila tonnellate di latte di capra.

Il censimento annuale dell’Anagrafe Nazionale Zootecnica ha rilevato nel 2023 un patrimonio di 6,9 milioni di capi ovini e caprini, di cui oltre l’80% orientato alla produzione di latte o a indirizzo produttivo misto, distribuito in oltre 48mila unità.

Il report Ismea sottolinea però un ridimensionamento del settore che ha portato alla scomparsa in un solo anno di oltre 2.000 allevamenti specializzati (-4%), ma la contrazione proporzionale delle consistenze lascia intendere che il processo di concentrazione si stia esaurendo anche in considerazione dei limiti in termini di strutture e pascoli. In complesso, gli allevamenti ovicaprini di grandi dimensioni (>300 capi) incidono solo per il 12% sul totale, ma rappresentano ben il 55% dei capi complessivamente destinati alla produzione di latte e mista latte-carne.

Stagna la produzione di formaggio ma i prezzi volano

La stabilità della disponibilità di latte ha condizionato l’attività di trasformazione. Infatti, anche per la produzione di formaggi si è registrata una certa stagnazione, più evidente per i pecorini.

Dopo i picchi dell’anno precedente, i prezzi del Pecorino Romano Dop hanno raggiunto nuovi livelli record nella prima parte del 2023, superando i 14 euro/kg nel mese di giugno (+27% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente). Ma con l’apertura della nuova campagna casearia, i listini hanno manifestato i primi segnali di inversione di tendenza, soprattutto come conseguenza di una maggiore produzione (+12,4% nell’annata 2022/2023).

Il mercato del Romano ha influenzato i prezzi del latte ovino, soprattutto con riferimento all’areale sardo, dove l’esordio della campagna 2023/2024 è stato all’insegna della stabilità con valori ancora assestati a 130 euro/100 litri (Iva inclusa) nel mese di ottobre. Stabile nel mese di ottobre il prezzo del latte ovino anche nel Lazio (137 euro/100 litri), mentre si registra un ulteriore aumento in Toscana arrivando a 157,5 euro/100 litri.

Anche i costi di produzione continuano a restare su livelli elevati, con riferimento ai prezzi dei mangimi la cui integrazione si è resa necessarie a causa delle condizioni insoddisfacenti del pascolo; secondo l’indice Ismea dei prezzi dei mezzi correnti nei primi nove mesi del 2023, i mangimi per gli allevamenti ovini da latte sono risultati ancora in aumento del 6,6% dopo il +20% registrato su base annua nel 2022.

Calano le esportazioni di pecorino (in volume)

L’export costituisce una variabile strategica per l’equilibrio e la performance economica dell’intera filiera poiché circa il 70% del Pecorino è destinato al mercato estero (per gli altri formaggi DOP la propensione all’export si aggira intorno al 40-45%).

Dopo il record registrato nel 2022, le esportazioni di pecorino sono ulteriormente cresciute in valore nei primi otto mesi del 2023 (+20,3%) ma sono dimuite nei volumi (-3,3%), soprattutto a causa della contrazione della domanda statunitense (-4,7% nel periodo gennaio-agosto 2023). In recupero, invece, il mercato tedesco e quello britannico con una crescita a due cifre.

Scende la domanda domestica 

Nel mercato domestico pesa l’impatto dell’inflazione. Nei primi nove mesi del 2023 le vendite di formaggi pecorini sono infatti risultate in contrazione (-8% in volume) a fronte di un sensibile incremento dei prezzi (+23%).

Per il Pecorino Romano DOP il calo delle vendite è stato leggermente più incisivo (-9% in volume), in corrispondenza anche di un aumento dei prezzi più consistente rispetto al totale dei formaggi pecorini (+29%).

Ciò ha determinato anche un allargamento della forbice tra il Romano DOP e gli altri pecorini, considerando che per questi ultimi i prezzi medi di vendita al dettaglio sono cresciuti di meno (+21,6%).

Cosa ci aspetta per il futuro?

Il settore sembra proiettato verso una situazione di stabilità, dopo quello che è stato definito dagli stessi operatori un vero e proprio “momento d’oro”, soprattutto grazie al rafforzamento dei prezzi dei prodotti più rappresentativi che hanno consentito una soddisfacente ripartizione del valore lungo tutta la filiera e hanno innescato un processo di innovazione sotto diversi punti di vista.

Importanti risultati sono stati raggiunti grazie ai tanti progetti internazionali di promozione sui più importanti mercati mondiali, dall’America all’Asia. Altri risultati importanti sono attesi dalle recenti scelte di diversificazione del prodotto sostenute dal Consorzio del Pecorino Romano per incrementare il consumo del formaggio come tale, riducendo i quantitativi di sale e introducendo nuove tipologie, come il prodotto di montagna o stagionature più elevate. Notevoli anche gli sforzi fatti in termini di comunicazione.

Una spinta ulteriore all’affermazione dei prodotti tradizionali verrà secondo Ismea anche dalla definitiva entrata in vigore del nuovo regolamento sulle Indicazione Geografiche, che per il settore lattiero-caseario ovicaprino nazionale potrebbe avere un impatto positivo su ben 18 prodotti a denominazione.

Infine, in una prospettiva di lungo periodo, in cui il sostegno della PAC post 2027 potrebbe sempre più essere indirizzato verso produzioni sostenibili, l’allevamento ovicaprino potrebbe diventare un settore fondamentale di una strategia nazionale – e soprattutto regionale – indirizzata alla tutela del paesaggio e delle produzioni tipiche, del presidio del territorio e del benessere animale, e finalizzata anche a scongiurare il rischio di ulteriore abbandono dell’attività pastorizia con conseguente ricaduta negativa sull’attività di caseificazione e relativo indotto occupazionale.

Per maggiori informazioni è possibile scaricare qui il report integrale:

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