Il sorgo rientra in un modello agronomico virtuoso che si vuole realizzare nei prossimi anni e che prevede l’utilizzo dei doppi raccolti”. Lo afferma Mirco Garuti, ricercatore del Crpa di Reggio Emilia che parteciperà al Convegno in calendario il 21 novembre prossimo presso il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna

La selezione varietale, il miglioramento delle tecniche colturali e una versatile utilizzazione fanno del sorgo una coltura di indubbio interesse. Oltre che per l’alimentazione zootecnica e umana, il suo impiego in bioenergia con la digestione anaerobica rappresenta senza dubbio un’opportunità da sfruttare, perché si tratta di una coltura capace di adattarsi a condizioni di limitata disponibilità idrica facilitando la produzione di energia da fonti rinnovabili in aree dove le colture tradizioni sono meno remunerative. Anche di questo si parlerà al convegno promosso dall’Organizzazione Interprofessionale Europea Sorghum ID in programma il 21 novembre prossimo presso l’Aula Messieri del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, sede di Ozzano Emilia, con inizio alle ore 9.30

Il titolo dell’evento è “Il sorgo, la risposta a un’agricoltura che guarda al futuro” e nel parterre dei relatori siederà anche il dottor Mirco Garuti del Centro ricerche produzioni animali (Crpa) di Reggio Emilia al quale toccherà il compito di illustrare le potenzialità del sorgo nella produzione di biogas.

Dottor Garuti, quali sono le più importanti caratteristiche che fanno del sorgo una pianta adatta alla produzione di biogas?

Il sorgo è una pianta di tipo C4 con un’elevata efficienza fotosintetica e un’alta resistenza alla siccità dovuta all’estensione dell’apparato radicale, che permette un uso più proficuo delle risorse idriche e una minore richiesta di fertilizzazione rispetto ad altre colture vegetali usate per la produzione di biogas. La sua coltivazione destinata  alla produzione di biogas/biometano è di particolare interesse soprattutto se condotta in cicli colturali che aumentano l’efficienza d’uso del terreno e migliorano la sostenibilità di un sistema che può nel contempo produrre cibo e bioenergia”.

Quali sono le sue criticità e/o i suoi limiti?

Le varietà di sorgo sono molteplici, ma le informazioni riguardo la loro composizione strutturale, la resa colturale e la produttività di metano sono scarse, in particolare quando il sorgo è coltivato in secondo raccolto come biomassa per la produzione di biogas. È fondamentale quindi acquisire esperienza e  capacità per valutare correttamente la tecnica agronomica da adottare nella ricerca del miglior compromesso tra quantità e qualità della biomassa prodotta, in funzione delle caratteristiche pedoclimatiche della zona di coltivazione, della varietà scelta e della tipologia di impianto di digestione anareobica a cui la biomassa è destinata”.

Come si può valutare l’apporto del sorgo in un impianto di biogas rispetto ad altre colture?

Analogamente a quanto accade per ottenere un’ottima razione alimentare per il bestiame, anche per il comparto bioenergetico è di vitale importanza conoscere i principali parametri della composizione strutturale della pianta, un’indagine analitica  che può essere condotta grazie all’utilizzo di strumenti tecnologicamente innovativi attraverso i quali stabilire la resa energetica del sorgo stabilendo specificatamente l’effetto durante  il suo impiego nell’impianto di biogas anche quando viene utilizzato in co-digestione ad altre biomasse”.

Quale potrà essere la diffusione del sorgo negli impianti a biogas italiani come biomassa a fini energetici?

Il sorgo rientra in un modello agronomico virtuoso che si vuole realizzare nei prossimi anni e che prevede l’utilizzo dei doppi raccolti. La produzione di cibo/mangimi provenienti dalla coltura principale non viene infatti influenzata dalla coltivazione del secondo raccolto – ad esempio sorgo – dedicata, invece, alla produzione di biogas. Combinando l’utilizzo del digestato a tecniche di agricoltura conservativa si vuole aumentare la sostanza organica nel suolo migliorandone la fertilità e riducendo l’utilizzo di concimi di origine chimica. Inoltre, il sorgo è una delle colture vegetali indicate dalla normativa in vigore per produrre biometano avanzato e quindi riveste grande interesse come biomassa utilizzabile nei nuovi impianti di biometano di tipo agrozootecnico”.

Quali progetti ha portato avanti il Crpa per l’utilizzo del sorgo a fini energetici?

Nell’ambito del progetto “Quale sorgo – Ideotipi ed epoche di raccolta per il sorgo da biomassa”, finanziato dalla Regione Emilia Romagna abbiamo valutato le rese in trinciato, le caratteristiche qualitative della biomassa e la produzione di metano ottenuto dalle  diverse varietà di sorgo raccolte in  epoche diverse. All’interno del progetto “Agroenergia dall’agricoltura: innovazioni sostenibili per la bioeconomia”, finanziato dal Mipaaf abbiamo voluto valutare, invece, alcuni pretrattamenti meccanici su miscele di biomasse contenenti anche sorgo per capire gli effetti sulla produzione di biometano negli impianti di digestione anaerobica”.

 
 
Fonte: Comunicato Stampa
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