Una metodologia per migliorare la sostenibilità delle produzioni zootecniche

//Una metodologia per migliorare la sostenibilità delle produzioni zootecniche

Una metodologia per migliorare la sostenibilità delle produzioni zootecniche

Una metodologia per l’attuazione di meccanismi volontari di riduzione e compensazione delle emissioni a livello di distretto zootecnico

Il report fa parte di un progetto che si sviluppa nell’ambito delle attività del biennio 2017-2018 della Rete Rurale Nazionale 2014-2020 sul tema dei cambiamenti climatici (Scheda Ismea 14.1) e mira a individuare un meccanismo volontario, applicabile a livello di distretto zootecnico, per ridurre e compensare le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione zootecnica, perseguendo al contempo l’obiettivo della tutela dei servizi ecosistemici1 e della mitigazione dei cambiamenti climatici.

Il concetto di base è che, pur essendo in netta diminuzione a partire dal 1990 (-13,4% nel 2016 secondo i dati dell’inventario nazionale, ISPRA), le emissioni di gas serra provenienti dal settore zootecnico (pari a circa il 75% delle emissioni nazionali di GHG2) hanno ulteriori potenzialità di riduzione. La concentrazione delle attività zootecniche in determinate aree prefigura, infatti, delle potenzialità per un’ulteriore riduzione e compensazione del proprio impatto emissivo, in particolare attraverso un approccio di gestione sostenibile da attuare a livello di distretto territoriale. Gli impatti generati dalla produzione zootecnica più o meno intensiva, in un determinato territorio, possono infatti essere ridotti o compensati attraverso attività di riduzione e assorbimento di gas climalteranti che siano realizzate nelle immediate vicinanze, cioè in prossimità della fonte emissiva.

Il meccanismo proposto in questo report mira dunque alla tutela dei servizi ecosistemici3 a livello di distretto agricolo, zootecnico e forestale, e risponde ai criteri definiti all’interno del processo UNFCCC4 e riconosciuti dall’IPCC5, richiamati dagli standard e le linee guida per la valutazione e certificazione della sostenibilità ambientale ad oggi esistenti a livello internazionale, una cui attenta disamina è stata prodotta nel report “Analisi dei principali standard e linee guida per la valutazione e certificazione della sostenibilità ambientale. Ipotesi di applicazione in ambito zootecnico” già realizzato nel 2018 nell’ambito dell’attività della Rete Rurale Nazionale 2014-2020 sul tema dei cambiamenti climatici.

Attraverso questo approccio, è possibile incrementare e tutelare la sostenibilità generale del territorio, generando “crediti di sostenibilità6”, di cui la tonnellata di CO2 è un indicatore di misura quantitativo. Tali crediti di sostenibilità possono essere generati da soggetti del settore agroforestale locale, che si impegnano nell’implementazione di attività addizionali rispetto alle pratiche di gestione correnti (definite BAU ovvero business as usual) e possono essere oggetto di un vero e proprio scambio in un mercato di natura volontaria, con transazioni commerciali tra venditori e acquirenti, nel rispetto dei principi e criteri previsti dai principali standard e linee guida a livello internazionale.

Gli attori del distretto interessati a partecipare ai meccanismi volontari di riduzione e compensazione delle emissioni sono quelli che in qualche modo beneficiano dall’implementazione delle pratiche gestionali addizionali e possono essere:

  • gli imprenditori del settore zootecnico (interessati a partecipare in quanto emettitori, ma anche come possibili produttori di crediti),
  • gli imprenditori del settore agricolo e forestale (interessati a partecipare in quanto potenziali produttori di crediti),
  • le istituzioni locali, tutti gli imprenditori in generale e i cittadini (interessati perché beneficiano del miglioramento dei servizi ecosistemici e della migliore qualità della vita raggiunta nel distretto e del ritorno in termini di immagine di distretto a basse emissioni spendibile anche sul piano turisticoricettivo).

Tra i possibili attori può comparire anche l’Organismo di Certificazione che può certificare la validità delle attività realizzate con riferimento al rispetto dello standard seguito.

Scarica il report: “Metodologia per l’attuazione di meccanismi volontari di riduzione e compensazione delle emissioni a livello di distretto zootecnico”

1 Secondo la definizione data dalla Valutazione degli ecosistemi del millennio (Millennium Ecosystem Assessment (MEA), 2005 http://www.millenniumassessment.org/en/index.html) i servizi ecosistemici sono “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”. In base alla specifiche funzioni Il MEA descrive quattro categorie di servizi ecosistemici:
– supporto alla vita (Supporting): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici e contribuisce alla conservazione (in situ) della diversità biologica e genetica e dei processi evolutivi.
– regolazione (Regulating): oltre al mantenimento della salute e del funzionamento degli ecosistemi, le funzioni regolative
raccolgono molti altri servizi che comportano benefici diretti e indiretti per l’uomo (come la stabilizzazione del clima, il
riciclo dei rifiuti), solitamente non riconosciuti fino al momento in cui non vengono persi o degradati;
– approvvigionamento (Provisioning): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi di fornitura di risorse che gli ecosistemi naturali e semi-naturali producono (ossigeno, acqua, cibo, ecc.).
– culturali (Cultural): gli ecosistemi naturali forniscono una essenziale “funzione di consultazione” e contribuiscono al
mantenimento della salute umana attraverso la fornitura di opportunità di riflessione, arricchimento spirituale, sviluppo
cognitivo, esperienze ricreative ed estetiche.
2 Secondo l’inventario nazionale delle emissioni di gas serra (Fonte: NIR, ISPRA 2018), l’agricoltura è responsabile del 7,1% delle emissioni complessive di gas serra, con circa 30,4 milioni di tonnellate di CO2eq prodotte nel 2016, collocandosi al terzo posto dopo il settore energetico e quello industriale. La maggior parte delle emissioni generate dal settore agricolo italiano è imputabile al comparto zootecnico, per circa il 75%, con circa 23 milioni di tonnellate di CO2eq nel 2016, corrispondenti al 5,8% delle emissioni di gas serra nazionali. In particolare, le emissioni del comparto zootecnico sono costituite da metano (CH4) dovuto alla fermentazione enterica e alla gestione delle deiezioni animali e da emissioni dirette e indirette di protossido di azoto (N2O) derivanti dalla gestione delle deiezioni animali e dei suoli agricoli.
4 UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) è l’acronimo inglese per la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Si tratta di un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development), tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, che punta alla riduzione delle emissioni dei gas serra, causa principale del riscaldamento globale. Dal momento dell’entrata in vigore, il 21 marzo 1994, le parti firmatarie si sono incontrate annualmente alla Conferenza delle Parti (Conference of Parties – COP) con l’obiettivo di analizzare lo stato dell’arte e i progressi compiuti nell’affrontare il fenomeno dei cambiamenti climatici.
5 IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è l’acronimo inglese per il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici. Si tratta del principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. L’IPCC è stato istituito nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite – World Meteorological Organization (WMO) e United Nations Environment Programme (UNEP) – allo scopo di fornire al mondo una visione chiara e scientificamente fondata dello stato attuale delle conoscenze sui cambiamenti climatici e sui loro potenziali impatti ambientali e socio-economici. L’IPCC produce periodicamente dei Rapporti di Valutazione in cui esamina e valuta le più recenti informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche prodotte in tutto il mondo, importanti per la comprensione dei cambiamenti climatici. Migliaia di ricercatori provenienti da tutto il mondo contribuiscono al lavoro dell’IPCC su base volontaria. Il processo di revisione è un elemento fondamentale delle procedure IPCC per assicurare una valutazione completa e obiettiva delle informazioni attualmente disponibili. Attualmente, fanno parte dell’IPCC 195 Paesi e i governi partecipano al processo di revisione e alle sessioni plenarie, dove sono prese le principali decisioni sui programmi di lavoro dell’IPCC, e dove vengono accettati, approvati e adottati i Rapporti.
6 Per crediti di sostenibilità, si intende il risultato di un’azione finalizzata a tutelare i servizi ecosistemici, tra cui la mitigazione dei cambiamenti climatici in termini di riduzione delle emissioni di gas serra o assorbimenti, di cui la tonnellata di CO2eq (o credito di carbonio) è un indicatore quantitativo. Il concetto di Credito di Sostenibilità È stato sviluppato per la prima volta nel 2015 dal PEFC Italia e CMCC all’interno del progetto “Patto per il clima” del comune di Raiano (AQ).

Fonte: Rete Rurale

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Di |2019-03-11T10:40:29+01:005 Marzo 2019|Categorie: News|Tags: , , , , , |

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