Beth Clark1, Gavin B. Stewart1, Luca A. Panzone1, I. Kyriazakis1, Lynn J. Frewer1
1School of Agriculture Food and Rural Development, Agriculture Building, Newcastle upon Tyne NE1 7RU, UK.
Accettato: 11 Aprile 2016; pubblicato online: 27 Aprile 2016
© The Author(s) 2016. Questo articolo è pubblicato con accesso libero su Springerlink.com
Inviare la corrispondenza a Lynn J. Frewer ; e-mail: lynn.frewer@newcastle.ac.uk

Abstract

L’aumento della produttività nei moderni sistemi di allevamento animale può avere un impatto negativo sul benessere degli animali d’allevamento (FAW). L’aumento dell’efficienza produttiva è dovuto principalmente all’intensificazione della produzione stessa e questo è stato associato ad un aumento dell’incidenza delle malattie legate alle produzioni  intensive che, a loro volta, possono avere un impatto negativo sul FAW. Mentre esistono numerose ricerche  sui comportamenti dei consumatori verso il FAW, fino a che punto questo sia correlato in maniera specifica ad una diminuzione delle malattie legate alla produttività nei sistemi intensivi e se l’aumento dell’incidenza di queste rappresenti una barriera alla loro fruibilità, da parte del consumatore, richiede ulteriori indagini. Pertanto, è stata condotta una review sistematica sull’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti del FAW, con particolare attenzione alle malattie produttive associate ai sistemi d’allevamento intensivo. Sono stati visionati quattro database per identificare gli studi attinenti. Con un  processo di screening, utilizzando un insieme di criteri di inclusione predefiniti, sono stati identificati 80 studi, valutando per ciascuno la potenza e l’incertezza delle prove. Un’analisi tematica ha portato all’identificazione di 6 temi dominanti costituiti da 15 sotto temi. I risultati dimostrano che il pubblico si preoccupa per il FAW nei sistemi di produzione moderni. La preoccupazione varia in relazione all’età, al sesso, all’educazione e alla familiarità con l’allevamento. Vita naturale e trattamento umano sono considerate tematiche centrali per un buon benessere animale. È stata messa in  evidenza una mancanza di prove sugli atteggiamenti nei confronti di malattie produttive specifiche (non ci sono studi su questo punto). Tuttavia, l’uso a scopo profilattico degli antibiotici è stato identificato motivo di preoccupazione. Sono state adottate dai consumatori numerose strategie di dissonanza per consentire un consumo di carne privo di sensi di colpa.

Parole chiave: benessere degli animali d’allevamento; comportamenti del pubblico; Consumo di alimenti; Malattie legate ai sistemi di produzione

Introduzione

Possono emergere dei conflitti tra l’aumento della produttività nei sistemi di allevamento e il benessere degli animali coinvolti (FAW, Austin et al., 2005). È necessaria più efficienza all’interno dei sistemi produttivi per soddisfare la crescente domanda di prodotti di origine animale (Godfray e Garnett 2014). Allo stesso tempo, i sistemi di produzione stanno diventando il punto focale di un maggiore controllo da parte del pubblico, a causa delle crescenti preoccupazioni etiche che riguardano i metodi allevatoriali (European Commission 2007). Nonostante le sue preoccupazioni, il pubblico può avere poca o non avere alcuna conoscenza delle pratiche allevatoriali moderne e del loro impatto sulla produttività e sul benessere animale (Harper e Henson 2001). L’incidenza delle malattie legate ai metodi di produzione può aumentare nei sistemi intensivi e può influenzare negativamente il FAW (Bengtsson e Greko 2014). La società rappresenta un importante utente della catena alimentare e può incrementare la domanda di specifici prodotti alimentari (Jensen 2006). Le loro opinioni, preoccupazioni e preferenze devono essere prese in considerazione per quanto riguarda l’attuazione e il monitoraggio dei sistemi di produzione animale, in modo che possano essere progettate e poi applicate normative efficaci ed accettabili (Bennett et al., 2002). Tenuto conto della soggettività della definizione di FAW, un’ insieme  di opzioni legislative basate sul mercato sembrerebbe offrire la soluzione più efficace per soddisfare le aspettative del pubblicofornendo, a coloro che hanno le preoccupazioni più alte, un mezzo per poter esprimere le loro preferenze sull’attuazione di standard legislativi minimi. Ci sono anche prove che suggeriscono una crescente ambivalenza nei confronti dell’allevamento moderno (Boogaard et al., 2006) e una maggiore dissociazione tra la produzione e il consumo in termini di comportamento da parte dei consumatori (Harper e Henson 2001). Molti consumatori sembrano apprezzare la qualità e la sicurezza garantite da questi sistemi moderni di produzione, ma esprimono preoccupazioni riguardo le pratiche di gestione e i relativi standard utilizzati (Boogaard et al., 2011). Sembra inoltre che le preoccupazioni riguardanti il rapporto tra il FAW e la produzione non si riflettono nelle pratiche di acquisto e di consumo, essendo le vendite dei prodotti detti “welfare friendly” (WFP) molto inferiori rispetto ai livelli di preoccupazione riportati (Commissione Europea 2007). Ciò indica una potenziale discrepanza tra il ruolo dell’individuo come cittadino e come consumatore (Boogaard et al., 2011; Grunert 2006), con cittadini e consumatori che hanno, nei diversi contesti, diverse preoccupazioni. Di conseguenza, il FAW potrebbe non essere tenuto in considerazione da tutti i consumatori durante lo shopping. Questa dualità cittadino-consumatore potrebbe spiegare in parte il debole nesso spesso osservato tra mentalità e comportamento (Te Velde et al., 2002).Inoltre questo spiega perché i non consumatori abbiano comunque voce in capitolo, con i loro pareri, sul FAW e si interessino di legislazione, di governo e delle altre parti interessate coinvolte per migliorare gli standard (Kjærnes et al., 2007). Ricerche precedenti hanno dimostrato che alcuni consumatori sono disposti a pagare bene (WTP) per una certa gamma di prodotti che superino i requisiti minimi del benessere animale (Lagerkvist e Hess 2011), indicando un mercato di nicchia per prodotti WFP (Wathes et al., 2013) e potenziali soluzioni basate sul ruolo del mercato per il mantenimento degli standard di welfare. L’eterogeneità tra la letteratura sui WTP è stata esplorata nelle precedenti review in relazione alle caratteristiche dei consumatori, ai diversi aspetti del benessere e delle tipologie di animali (Lagerkvist e Hess 2011). Tuttavia, sono state trascurate altre variabili sottostanti che potrebbero spiegare ulteriormente le differenze di comportamento e precedentemente non è stata effettuata un’analisi completa di queste variabili relative agli atteggiamenti. Essendo il FAW essenzialmente soggettivo (Bennett e Blaney 2003), è importante comprendere le ipotesi etiche alla sua base (Lassen et al. 2006), incluse le ragioni morali, culturali o sociologiche che costituiscono la base della preoccupazione pubblica. Questo facilita la comprensione del comportamento dei cittadini e dei consumatori. Questa review cerca di stabilire: (1) gli atteggiamenti del pubblico verso il FAW e (2) quelli nei confronti degli interventi utili a ridurre le malattie legate alla produzione. L’eterogeneità tra i dati sarà esplorata in relazione ad una serie di obiettivi secondari, in particolare per determinare se: (3) i fattori socio-demografici influenzano gli atteggiamenti e le credenze in relazione al FAW; (4) i fattori socio-economici influenzano gli atteggiamenti e le credenze in relazione al FAW; (5) i diversi aspetti del benessere influenzano gli atteggiamenti e le credenze in relazione al FAW e, per finire, se (6) i cittadini sono più interessati al FAW rispetto ai consumatori.

Metodi

Ricerca della letteratura

Prima dell’inizio della review è stato pubblicato online un protocollo per garantire trasparenza e per consentire dei feedback da altri ricercatori (Clark et al., 2014). Sono state esaminate quattro banche dati differenti; Scopus, ISI Web of Knowledge, AgEcon Search e Google Scholar, con gli ultimi 2 che consentivano di identificare anche la letteratura grigia più rilevante. Le banche dati sono state scandagliate utilizzando una combinazione di diversi termini di ricerca, con combinazioni specifiche per ciascun database. Sono stati inclusi solo studi effettuati negli ultimi 20 anni (dal 1995 in poi). Le stringhe di ricerca sono state processate e scremate con un processo multi-step, controllando l’alto grado di validità attribuita alla ricerca mediante i risultati sugli autori chiave identificati in precedenza. I termini di ricerca specifici per gli animali non sono stati utilizzati poiché spesso rimandavano a studi sulle scienze naturali piuttosto che sulle scienze sociali. Una copia del processo e dei termini di ricerca finale può essere ottenuta contattando l’autore corrispondente. Gli autori chiave del settore sono stati contattati anche per ottenere ulteriori fonti di letteratura grigia o per qualsiasi opera inedita. Gli studi derivati sono stati esportati in una libreria Endnote e quelli duplicati sono stati rimossi. Sono quindi stati esclusi mediante un processo di scrematura a due stadi, sulla base di una serie di criteri di inclusione predefiniti come descritto di seguito. Gli elenchi di riferimento delle ricerche idonei sono stati sottoposti a screening per identificare ulteriori studi pertinenti. Sono state incluse indagini qualitative e quantitative che misuravano i comportamenti dei consumatori, le preferenze, le percezioni, le credenze e  gli obblighi etici percepiti nei confronti dei prodotti realizzati secondo uno standard di FAW specifico. Tutti gli studi comprendevano membri campionati dal grande pubblico. Tutte le tipologie di animali d’allevamento, i prodotti di origine animale e gli aspetti del benessere sono stati considerati idonei per l’inclusione, essendo le misure di benessere descritte dai partecipanti come in grado di alterare la vita degli animali sia in maniera specifica (ad es. amputazione della coda) che in maniera più generale (ad es. sistemi di produzione all’aperto). Gli aspetti del benessere animale relativi alle malattie produttive miravano alla riduzione o al controllo delle stesse. L’uso degli antibiotici è stato considerato più come una manovra di intervento per ridurre le malattie produttive (Hughes e Heritage 2002), piuttosto che come promotore della crescita (a meno che non fosse chiaramente specificato). Sono stati inclusi solo gli studi scritti in inglese. Se due o più studi riportavano popolazioni duplicate, si manteneva quello che presentava la maggior parte delle informazioni utili per l’analisi. Gli studi duplicati, invece, non sono stati codificati, ma sono stati controllati per garantire che nessuna covariata o dettaglio extra andasse perso e che le loro conclusioni fossero concordi con i risultati della review. I riferimenti a studi inclusi nella review e a quelli esclusi nella fase di completamento del testo, possono essere ottenuti contattando l’autore corrispondente.

Estrazione ed analisi dei dati

Poiché nell’analisi sono stati inclusi dati quantitativi e qualitativi e sono state utilizzate, per misurare i comportamenti dei consumatori, una grande varietà di misure e scale, non è stato possibile fare una meta analisi. Pertanto, è stata condotta un’analisi narrativa seguendo le linee guida sulla sintesi narrativa dell’Economic and Social Research Council (ESRC) (Popay et al., 2006). I documenti inclusi sono stati prima letti e poi è stata creata una tabella riassuntiva per fornire una panoramica dei diversi studi. Questo ha generato un meccanismo mediante il quale il ricercatore ha familiarizzato con i dati ancor prima della codifica e che ha fornito un’idea iniziale dei codici e dei temi successivi. Questo costituiva le basi dell’approccio tematico di codificazione intrapreso (Thomas e Harden 2008; Braun e Clarke 2006). I dati sono stati poi analizzati utilizzando QSR Nvivo 10. A causa del gran numero di studi inclusi nell’analisi è stato usato un approccio codificato basato sul computer. Il ricercatore ha mantenuto un ruolo attivo nel prendere decisioni concettuali e interpretative in relazione all’analisi dei dati (Weitzman 2000). La codifica dei documenti si discostava da quella descritta nel protocollo (Clark et al., 2014), essendo i dati qualitativi e quantitativi analizzati singolarmente, piuttosto che a flussi separati. La teoria del comportamento pianificato (TPB) non è stata utilizzata nell’analisi, a causa dei dati di ritorno non confacenti allo schema, anche perché la codifica libera ha mantenuto molte più informazioni ottenute dai dati. La codifica libera ha consentito anche un approccio guidato dai dati e una maggiore riflessività da parte del  ricercatore. Anche se alcuni studi individuali hanno dimostrato elementi del TPB, questi incorporavano specificamente il TPB nelle loro metodologie. È importante sottolineare che il TPB ha recentemente ricevuto critiche (Sniehotta et al., 2014) e quindi potrebbe non essere il quadro più appropriato da utilizzare nel contesto del FAW, in quanto sembra mancare di alcune sfumature associate a questo argomento. La deviazione dal protocollo potrebbe indurre errori nella revisione. Tuttavia, questo è improbabile a causa dell’esaustività dei termini di ricerca utilizzati, della natura e del livello di trasparenza nell’analisi, con conseguente massima inclusione dei dati. In seguito  all’iniziale familiarizzazione dei ricercatori stessi con gli studi nel database, in primis è stata utilizzata la codificazione aperta per estrarre i dati provenienti dagli studi con codici che venivano generati anche in relazione a tutti gli obiettivi menzionati nella sezione “introduzione”. Il quadro di codifica iniziale è stato quindi perfezionato dopo che metà degli studi è stata codificata, per fornire un quadro più rappresentativo. Ciò ha comportato la riorganizzazione di codici diversi o la loro suddivisione in più codici distinti per creare più dettagli. I codici sono stati rinominati per renderli più esplicativi del contenuto che includevano. Gli altri studi sono stati codificati in base al nuovo quadro. Questi codici finali sono stati poi raggruppati in temi (tabella 1), basati sull’intuizione concettuale dei primi ricercatori e sono stati poi discussi e perfezionati con il resto del team di ricerca.

Valutazione critica

Gli studi sono stati valutati in modo critico per stimare la loro validità e gli errori. È stato sviluppato un documento di valutazione critico per consentire l’esame della diversità degli studi inclusi nella revisione. Uno strumento separato è stato sviluppato per gli studi qualitativi e quantitativi a causa delle differenze inerenti alla natura dei metodi (Bryman 2012). Questo strumento è stato sviluppato consultando una serie di linee guida e raccomandazioni preesistenti e ha fornito un documento importante per un contesto non sanitario. Lo strumento considerava la validità del costrutto, la validità interna ed esterna e l’affidabilità degli studi inclusi nell’analisi (Yin 2009), sotto forma di 7 diversi criteri comunemente utilizzati per valutare la qualità dello studio: scopo dello studio, progettazione dello studio, reclutamento dei partecipanti, raccolta di dati, analisi dei dati, considerazioni etiche sullo studio e discussione dei risultati, con il ruolo del ricercatore in relazione alla raccolta e all’analisi dei dati in studi qualitativi che rappresentava l’ottava categoria. A ciascuna categoria è stato assegnato un punteggio di rischio d’errore basato su una scala di 5 punti, che va da molto alto a molto basso a seconda dei criteri stabiliti in ogni sezione. La qualità complessiva dello studio è stata quindi valutata basandosi sulla qualità di ciascuno dei singoli criteri. Per studi con metodi misti, è stata condotta una valutazione critica su ciascun metodo separatamente.

Tabella 1. Riassunto delle tematiche provenienti dagli studi inclusi (n=80)

Nessuno studio è stato escluso sulla base della valutazione critica, mentre i risultati sono stati presi in considerazione durante l’analisi della valutazione della forza complessiva delle prove come parte dell’analisi GRADE (Grading of Recommendations, Assessement, Development and Evaluation) (Meader et al., 2014). Il quadro GRADE è stato utilizzato anche per fornire una panoramica della forza delle prove ed è stato nuovamente adattato per consentire l’inclusione della ricerca qualitativa (Stewart et al., 2015). Poi è stata fatta una valutazione complessiva basata sui risultati di ciascuno dei 5 temi.

  • Il rischio di errore è stato affrontato mediante la valutazione critica di ciascun studio utilizzando lo strumento rischio di bias ed è stato classificato come alto, moderato o basso.
  • L’incongruenza/non riproducibilità dei dati tradizionalmente è ottenuta mediante forest plot e valori I2. Questa è stata valutata dal riepilogo della tabella delle prove sulla variazione generale e dall’analisi dei dati per stabilire la variazione in ciascun tema. È stata valutata come alta, moderata o bassa, con un maggiore rischio di errore associato ad una maggiore variazione.
  • La trasferibilità/applicabilità delle prove (indirectness) è stata stabilita esaminando se gli studi erano focalizzati sull’affrontare gli elementi PICO della domanda di ricerca, come se la popolazione appartenesse al pubblico e se il FAW fosse l’unico focus della ricerca. Questa è stata valutata come alta, moderata o bassa.
  • Imprecisione a causa della natura qualitativa dell’analisi gli intervalli di confidenza al 95% non erano disponibili. Per questo è stata determinata mediante una serie di fattori. Per gli studi qualitativi, questo ha incluso l’esame di quanto gli autori fossero fiduciosi dei loro risultati valutando anche la generalizzabilità dello studio. Per gli studi quantitativi, sono stati valutati attraverso l’esame della generalizzabilità dei risultati e se si menzionano esplicitamente eventuali fattori confondenti e la dimensione del campione. La precisione è stata valutata come alta, moderata o bassa.
  • Gli errori di pubblicazione (bias di pubblicazione) sono tradizionalmente valutati attraverso funnel plots, ma a causa dell’analisi tematica utilizzata questo non è stato possibile. Sono state quindi esaminate le differenze tra gli esiti degli studi pubblicati e di quelli inediti e il rischio di bias valutato come fortemente sospetto o non rilevato a seconda che fossero presenti o meno delle differenze.

Una sintesi di questi risultati insieme a tutti i documenti di supporto, inclusi gli strumenti critici di valutazione e i risultati, può essere ottenuta contattando l’autore corrispondente.

Risultati

Osservazioni

80 studi sono stati inclusi nell’analisi e la maggior parte di questi erano quantitativi (n = 62). Di questi, 43 erano sondaggi, 17 erano studi sul WTP, 1 si basava sulla modellazione di dati esistenti e un altro era una matrice di visualizzazione delle informazioni. Dei nove studi qualitativi  4 erano focus group, 4 interviste e 1 un panel di cittadini. I restanti nove studi applicavano metodi misti, con 5 contenenti metodi qualitativi e quantitativi, 3 contenenti metodi qualitativi multipli e 1 contenente metodi quantitativi multipli. La maggior parte degli studi è stata condotta in Europa (n = 59), con i paesi del Nord Europa  e dell’Europa occidentale tra i più comunemente rappresentati. Dei rimanenti studi, 14 sono stati condotti in Nord America, 2 in Sud America, 2 in Australia, 2 in Asia, 1 in Africa e 1 in più regioni. Quasi la metà degli studi (n = 33) non si è concentrata su specifiche tipologie di animali. Tra quelli che lo facevano, i maiali sono stati la tipologia più frequentemente inclusa (n = 17), seguiti da diversi altri tipi di animali denominati (n = 8), polli da carne (n = 8), galline ovaiole (n = 6) e con pesce, agnello, vacche da latte e da carne che erano le altre uniche tipologie studiate. La maggioranza degli studi erano articoli di giornale sottoposti a revisione paritetica (n = 65). I restanti 15 erano giornali di conferenze, relazioni di progetti, tesi e riviste del settore. Una valutazione critica ha rivelato che gli studi erano di qualità mista e quindi presentavano anche un rischio di bias misto. Generalmente, gli studi quantitativi presentavano un rischio di bias minore rispetto agli studi qualitativi ( solo uno studio qualitativo aveva un basso rischio di bias). Tutti gli studi qualitativi hanno avuto un appropriato progetto di ricerca e hanno presentato e discusso i risultati in modo adeguato. La maggior parte degli studi aveva anche una chiara esposizione degli obiettivi. Le informazioni riguardanti il reclutamento dei partecipanti, la raccolta e l’analisi dei dati non sono state sempre così chiare o addirittura non sono state proprio riportate. La spiegazione della dimensione del campione, se la raccolta dei dati fosse conforme ai fini della ricerca, se l’analisi dei dati fosse sufficientemente rigorosa e la constatazione dei limiti venivano generalmente meno, se non male, riportate. Nessuno studio qualitativo discusso ha ottenuto l’approvazione etica o ha sottolineato il ruolo del ricercatore nella raccolta e nell’analisi dei dati. La maggior parte degli studi quantitativi ha fornito dei chiari obiettivi dello studio. Quando questo non risultava possibile spesso era dovuto ad elementi poco chiari appartenenti alla popolazione, al tipo d’intervento, al controllo, agli esiti (PICO). La maggior parte degli studi quantitativi ha avuto un appropriato progetto di ricerca, anche se pochi hanno fornito una spiegazione sui tipi di metodi utilizzati. I dettagli riguardanti il coinvolgimento dei partecipanti non erano chiari, in particolare riguardo la spiegazione della dimensione del campione e sulla percentuale di risposte raccolte. La maggioranza degli studi ha fornito informazioni sufficienti riguardanti la raccolta dei dati, l’analisi e la segnalazione dei risultati. Tuttavia, le informazioni relative all’affidabilità e alla validità dello strumento, all’impedimento dell’uso selettivo dei dati e alle limitazioni dello studio sono state segnalate con meno frequenza. I risultati non sono stati sempre discussi in modo adeguato o discussi in relazione agli scopi e agli obiettivi originari della ricerca. Ancora una volta le considerazioni etiche associate al progetto di studio sono state prese in considerazione raramente e citate solo in 9 dei 62 studi. Il rischio di bias e gli standard di rendicontazione per gli studi con metodi misti, sono risultati molto simili a quelli degli studi qualitativi e quantitativi. All’analisi dei dati e alla discussione dei risultati è stato assegnato un maggiore rischio di bias, specialmente per gli studi qualitativi. Nelle riviste ciò potrebbe essere dovuto a limitazioni legate allo spazio che impedisce di fornire dettagli sufficienti sui metodi multipli. La valutazione GRADE ha indicato una moderata forza delle prove scientifiche, suggerendo che i risultati della review dovrebbero essere interpretati con cautela. La bias di pubblicazione non è stata rilevata, visto che non sembrava differire nei risultati ottenuti da studi con o senza revisione paritaria. L’applicabilità delle prove era bassa, con la maggioranza degli studi che coinvolgevano il pubblico e che erano progettati appositamente per esaminare le percezioni e gli atteggiamenti verso il FAW. L’imprecisione era elevata, con pochi studi che comprendevano quei fattori di confondimento che potrebbero influenzare in particolar modo i risultati. Infine, come risultato dell’inconsistenza di alcuni temi, è stato rilevato un rischio moderato di bias però abbiamo notato anche riscontri coerentemente più alti con altri. La tabella 1 fornisce una panoramica dei temi inclusi nella review e dei sottotemi derivati da essi.

Concetto di welfare

Definizione di welfare

Anche se ciò che è stato pensato per definire un buon FAW può variare, il trattamento umano e la conformità alla vita in natura erano temi centrali per l’accettazione. C’era anche una crescente consapevolezza del FAW al di là di quella sulla salute e sul tipo di stabulazione, che teneva conto di altri aspetti dell’allevamento come il trasporto e la macellazione, e degli aspetti psicologici del benessere, compreso il comportamento e gli istinti naturali degli animali, con questi ultimi più soggetti ad una considerazione morale e per questo tanto più contestati dal pubblico. Ciò suggerisce che sia i consumatori che i cittadini hanno una visione olistica del benessere e della salute, anche se a queste non può essere dato sempre lo stesso peso. I soggetti partecipanti allo studio hanno riconosciuto che ciò che risulta negativo per gli animali lo è, in ultima analisi, anche per i consumatori, in particolare per quanto concerne il controllo delle malattie e l’avversione dei consumatori stessi verso l’uso di antibiotici nei sistemi di produzione intensivi, entrambi legati alle preoccupazioni per la salute umana. Per quanto riguarda la salute e il trattamento, esistono prove che sia i consumatori che i cittadini riconoscono che l’uso di antibiotici non può essere totalmente evitato, con preoccupazioni soprattutto relative ad un loro uso eccessivo.

Stile di vita conforme a quello in natura

Una tipologia di vita sempre più vicina a quella in natura è stata centrale nei pensieri e nelle preoccupazioni in relazione sia ai comportamenti degli animali che alle condizioni di vita. È ritenuta importante, sia per il benessere fisico che per quello psichico dell’animale e si è visto che l’impedimento del comportamento naturale, ha un impatto negativo sulla salute complessiva dell’animale. La naturalezza della vita è stata definita come il sufficiente spazio fornito e l’associata libertà per consentire agli animali di comportarsi secondo i loro istinti naturali e comprendeva anche l’accesso a zone aperte e l’alimentazione non adulterata. I sistemi di produzione moderni e intensivi sono stati pertanto considerati come innaturali in quanto violavano uno o più di questi criteri. Al contrario, i sistemi più tradizionali, estensivi e all’aperto, sono stati considerati più naturali e in grado di fornire prodotti di qualità superiore. Nonostante le preferenze prevalenti per la vita sempre più vicina a quella svolta in natura, sono stati apprezzati anche alcuni benefici associati ai moderni sistemi produttivi come il miglioramento delle condizioni igieniche.

Trattamento umano

Le impressioni e gli atteggiamenti dei partecipanti allo studio hanno evidenziato che per essi la salute degli animali e le esigenze fisiologiche di base sono legate a vari fattori, tra cui la disponibilità di luce naturale, la pulizia e la presenza di spazio sufficiente (evitando il sovraffollamenti). Non ci sorprende, considerando quanto lo stile di vita naturale degli animali sia centrale nella determinazione del benessere, che non siano stati sostenuti gli sforzi fatti per proteggere la salute a scapito della vita naturale stessa. Collegato a questo era il controllo e l’assenza delle malattie. Nessun studio si è concentrato specificamente sulle malattie dovute a sistemi intensivi di produzione, anche se i risultati di 21 studi includevano riferimenti all’uso di antibiotici. Le preoccupazioni riguardanti le malattie erano legate a condizioni di sovraffollamento in spazi angusti, che possono portare ad una maggior prevalenza delle malattie e di conseguenza ad un uso eccessivo, anche a scopo preventivo, di antibiotici. Il trattamento delle malattie e delle ferite era ritenuto importante e, in questo contesto, l’uso di antibiotici era considerato accettabile. L’aggiunta di antibiotici, insieme ad altri additivi come gli ormoni della crescita all’alimentazione animale, è stata considerata innaturale e inopportuna. Il mangime in generale è stato valutato come un elemento importante  per l’alimentazione e la salute animale. In azienda, insieme all’alimentazione animale, anche le condizioni di stabulazione sono state uno degli aspetti più frequentemente studiati e discussi in relazione al benessere. Questi aspetti sono stati più comunemente discussi in relazione alla quantità di spazio disponibile per capo, alla pulizia del tipo di alloggio e alla naturalezza dell’ambiente ( ad esempio, se gli animali avessero  la possibilità di accedere all’esterno). Anche una sufficiente disponibilità di cibo e acqua è stata considerata importante. I sistemi intensivi, come i capannoni, sono ritenuti troppo angusti. Si è preferita la possibilità di un accesso all’esterno e una densità di capi inferiore. I partecipanti allo studio hanno espresso un’opinione secondo la quale sono necessarie delle alternative alle pratiche attuali, in particolare per quanto riguarda l’uso di gabbie in batteria nel pollame, l’uso di gabbie parto per le scrofe e la pratica della castrazione senza anestetico nei suini, tutte cose considerate inumane. Sempre per quanto riguarda le pratiche di buona gestione dell’allevamento, sono state sollevate anche alcune preoccupazioni riguardanti la negligenza e il maltrattamento. Si è pensato che una buona gestione dovrebbe includere un contatto regolare con gli animali e un attento maneggiamento, ed è stato visto come questo risulti difficile nel contesto industriale che occupa oggi l’allevamento moderno. Sono state sollevate (e spesso associate) anche preoccupazioni riguardanti il trasporto animale e le condizioni di macellazione. Le condizioni di macellazione sono considerate un aspetto cruciale, soprattutto bisognerebbe assicurare una morte rapida, senza dolore per ridurre al minimo la sofferenza. Anche le condizioni durante il trasporto, tra cui la disponibilità di cibo e di acqua e la lunghezza del viaggio, sono ritenute importanti, infatti i partecipanti allo studio hanno indicato che la sua durata dovrebbe essere il più breve possibile. Entrambi questi fattori variano in importanza. Le preoccupazioni non sono state sempre sollevate spontaneamente negli studi qualitativi. La considerazione del benessere psicologico degli animali è ritenuta una parte importante del trattamento umano, anche se ci sono state opinioni diverse su questo. La maggioranza dei partecipanti crede che gli animali abbiano la capacità di soffrire psicologicamente e emotivamente. La coscienza animale e la possibilità di esprimere comportamenti naturali sono state percepite come parte essenziale nel raggiungimento del benessere psicologico (considerato di primaria importanza per gli animali in grado di vivere una vita naturale). Ciò è stato anche associato alle condizioni di stabulazione, in particolar modo alla capacità degli animali di interagire con i propri simili, alle restrizioni dello spazio e alla libertà di muoversi in aree esterne ai ricoveri.

Atteggiamenti nei confronti del welfare

Complessivo

Sebbene siano stati individuati atteggiamenti positivi e negativi nei confronti dei moderni sistemi d’allevamento, nel complesso i partecipanti allo studio erano preoccupati per gli attuali standard di FAW. I soggetti coinvolti vedevano i moderni sistemi di produzione come “cattivi, crudeli e innaturali” e ciò ha generato un alto livello di preoccupazione. L’efficienza industriale era vista negativamente ed erano sempre più favorevoli a fattorie più tradizionali, più piccole e meno intensive. Negli studi quantitativi la maggior parte dei partecipanti ha riferito di essere preoccupata per il FAW, con una percentuale compresa tra il 46 e l’86% (McKendree et al., 2014; Bennett e Blaney 2003). Coloro che consideravano in maniera più positiva le pratiche allevatoriali contemporanee apprezzavano la produzione moderna, citando benefici come le migliori condizioni sanitarie, la maggior efficienza e un migliore benessere animale. Comunque, anche questi comportamenti venivano normalmente associati a preoccupazioni relative alle pratiche contemporanee, visto che si crede che la maggiore efficienza e produttività si verifichino a scapito del benessere. Anche se, complessivamente, si sono manifestati atteggiamenti negativi verso la produzione moderna, spesso il livello di negatività variava tra le diverse tipologie animali. Le galline ovaiole e i polli broiler si considerano le categorie allevate nelle peggiori condizioni dal punto di vista del FAW, mentre le condizi