In generale, un 25-30% delle vacche da latte deve essere sostituito ogni anno. Lo scopo di un programma di rimonta come sappiamo, è quello di allevare manze per ottenere giovenche sane di due anni, pronte a sostituire le vacche riformate e possibilmente migliorandone la produzione con un valore genetico più elevato. Per fare ciò, e massimizzare al contempo il profitto, bisogna avere a disposizione manze della miglior qualità al minor costo possibile. Tuttavia, pur avendo ben chiaro questo principio, tendiamo a dimenticarci dei vitelli appena dopo il parto, ricordandocene solamente al momento della prima inseminazione.

Mentre l’attività produttiva e riproduttiva delle vacche da latte è controllata ogni giorno, lo sviluppo delle vitelle e delle giovenche viene monitorato molto di rado. Troppo spesso, essendo l’allevamento di una manza improduttivo nel breve periodo, esso non viene considerato come un’opportunità per aumentare il reddito futuro. Una vacca da latte ad alta produzione non cade dal cielo ma si costruisce partendo dalle fondamenta. Pur non avendo un patrimonio genetico di eccellenza, una vacca che potremmo definire “media” può comunque garantire un’alta produzione se allevata sin dai primi giorni di vita in modo ottimale. D’altro canto, una vitella nata da genitori “illustri” non riuscirà mai ad esprimere tutto il suo potenziale genetico se il suo sviluppo incontra degli ostacoli sin dalle prime ore di vita. È stato infatti calcolato che un tasso di mortalità nei vitelli pre-svezzamento del 20% può ridurre il profitto netto dell’intera mandria del 38%, ciò considerando mortalità, morbilità, ridotto accrescimento, minor efficienza alimentare e minore produzione di latte durante tutta la vita (Martin and Wiggins, 1973).

Quali sono dunque questi “ostacoli”? La placenta dei ruminanti, come sappiamo, non permette il trasferimento diretto di anticorpi dalla madre al feto, pertanto il vitello, sino alle prime cinque settimane di vita, non possiede un’immunità attiva. Il colostro è quindi l’unica fonte di immunoglobuline per il vitello neonato, andando a costituire la base del suo sistema immunitario.

L’alto tasso di morbilità e di mortalità, che nelle prime 3 settimane di vita può superare rispettivamente il 50% e l’11%, il decremento dello stato di salute e la ridotta longevità, sono tutti aspetti riconducibili al mancato trasferimento dell’immunità passiva (FPT – Failure of Passive Transport). I vitelli che non ricevono sufficienti anticorpi (IgG, IgM, IgA) dopo il parto, oltre ad avere una mortalità più elevata, presentano anche tassi di crescita ridotti. Per permettere un’immunità passiva funzionale, la concentrazione soglia di IgG nel siero sanguineo di vitelli a 24-48 ore di vita deve essere di 10 mg/ml. I vitelli con una concentrazione inferiore di IgG sieriche hanno il doppio delle possibilità di morire rispetto ai vitelli con un contenuto di IgG sierico più elevato. Un trasferimento passivo avvenuto con successo si traduce in vantaggi a breve e lungo termine. Nei vitelli, come abbiamo visto, questo consente una minore morbilità e mortalità pre-svezzamento ma i vantaggi persistono con l’aumentare dell’età. Miglior salute, miglior efficienza alimentare, ridotta età al primo parto, maggiore produzione di latte durante la prima e la seconda lattazione, miglior fertilità e conseguente riduzione del tasso di riforma sono infatti tutti aspetti che “mettono radici” in quelle prime ore dopo il parto e sono riconducibili ad un’ottimale ingestione di colostro di qualità.

Per ottenere una gestione del colostro ottimale ed il raggiungimento del valore soglia precedentemente menzionato di 10 mg IgG/ml vi sono quattro semplici criteri fondamentali che vanno osservati: tempistica, qualità, quantità e pulizia. A ventiquattro ore dal parto, infatti, le cellule dell’epitelio intestinale del vitello perdono la capacità di assorbire macromolecole come le immunoglobuline. Alcuni studi hanno dimostrato come già sei ore dopo la nascita, i vitelli siano in grado di assorbire solamente il 66% delle IgG dal colostro.

Solamente un colostro con un contenuto in IgG uguale o superiore a 50 mg/ml (22° Brix) e somministrato in quantità pari o superiori a 3 litri (pari a 150-200 g di IgG in totale) nelle prime 2 ore dal parto può garantire un efficace trasferimento dell’immunità passiva (Faber et al., 2005).

Tabella 1: Benefici di somministrare 4 l o 2 l di colostro su salute, costi veterinari, accrescimento e performances riproduttive e produttive (tratto da Faber et al., 2005).

La contaminazione batterica del colostro, in particolare da coliformi, oltre ad essere una potenziale fonte di patologie, ha un impatto negativo sull’efficienza del trasferimento immunitario. I batteri possono infatti legare le immunoglobuline libere nel tratto gastro-enterico riducendone di fatto l’assorbimento attraverso la parete intestinale. Per soddisfare gli standard di buona qualità, il colostro deve contenere meno di 100.000 UFC/ml di carica batterica totale (TPC-Total Plate Count) e meno di 10.000 UFC/ml di coliformi (TCC- Total Coliforms Count). Per ridurre al minimo il rischio di contaminazione batterica del colostro durante la raccolta, è necessario eseguire un’adeguata pulizia e sanificazione non solo del capezzolo ma anche dell’attrezzatura usata per la raccolta e la somministrazione. Il colostro che non verrà somministrato immediatamente deve essere refrigerato o congelato entro 30-60 minuti dalla raccolta. Questo, permetterà di ridurre il notevole aumento della carica batterica preservando il contenuto di IgG. Un’ulteriore soluzione per ridurre la concentrazione batterica colostrale mantenendo quella di IgG potrebbe essere la pastorizzazione (60 °C per 60 minuti).

Sin qui abbiamo visto come gestire il colostro e la sua assunzione da parte del vitello. Anche se le sue caratteristiche sono spesso considerate come un dato di fatto, intervenendo “a monte” nella gestione delle vacche, molto può essere fatto per migliorarne la qualità. Fattori individuali come la salute della vacca al parto, la durata, la gestione e l’alimentazione durante l’asciutta e fattori ambientali come lo stress da caldo o da sovraffollamento, possono infatti influire notevolmente il contenuto in immunoglobuline e nutrienti del colostro, con conseguenze dirette sulle performances del vitello. Il trasferimento delle immunoglobuline dalla circolazione materna alle secrezioni mammarie inizia di fatto alcune settimane prima del parto, per poi interrompersi bruscamente al momento del parto stesso. Pertanto, un periodo di asciutta troppo corto, marcati bilanci energetici negativi, chetosi o livelli di calcio troppo bassi avranno un impatto negativo anche sulla qualità del colostro. Gestire bene una vacca in asciutta significa quindi investire anche sulla salute futura dei vitelli che nasceranno.

Una corretta assunzione di colostro da parte del vitello ha tuttavia degli effetti positivi che vanno al di là del trasferimento delle sole immunoglobuline. Altri nutrienti in esso contenuti possono infatti contribuire ad un ottimale accrescimento del vitello.

La colina, ad esempio, è presente ad alte concentrazioni nel colostro (0,7 mg/ml, Fauley et al., 1978; Waugh et al., 1947) suggerendone un fabbisogno specifico nel nuovo nato. I meccanismi d’azione rimangono tutt’ora incerti ma pare che l’esposizione alla colina nel grembo materno e la sua assunzione attraverso il colostro giochino un ruolo chiave nell’immunità e nelle prestazioni del vitello. Un’ipotesi plausibile è che i vitelli nati da madri la cui dieta è stata integrata con colina rumino-protetta durante l’asciutta, abbiano un miglior sviluppo ed una maturazione più rapida del tratto gastro-enterico. A ciò si aggiunge il fatto che la fosfatidilcolina è un elemento chiave del muco costituente parte della barriera intestinale contro i patogeni. La maggior disponibilità di colina contribuisce positivamente al miglioramento del trasporto dei nutrienti (lipidi e vitamine liposolubili), così come ad un incremento della sintesi dei chilomicroni (lipoproteine). Le immunoglobuline sono in grado di legarsi ai chilomicroni; ciò significa che al loro aumentare migliora il trasporto delle IgG, che possono così essere assorbite in modo più efficace. Pare inoltre, che l’assunzione di colina anche per via parenterale, attraverso l’ingestione del liquido amniotico da parte del feto, abbia un effetto positivo sullo sviluppo della mucosa intestinale. In un recente studio sono stati valutati gli effetti della somministrazione di colina rumino-protetta a vacche da latte durante le ultime 3 settimane prima del parto sulle performances dei vitelli nati da esse. I vitelli nati da vacche alimentate con colina rumino-protetta hanno consumato più latte e cereali rispetto a quelli nati da vacche controllo che non avevano ricevuto colina, ottenendo un miglior accrescimento durante i primi 21 giorni di vita. Pur non variando la quantità di colostro prodotta, le vacche trattate con colina rumino-protetta presentavano una concentrazione in IgG numericamente superiore alle vacche controllo. I vitelli riceventi il colostro da madri alimentate con colina rumino-protetta presentavano nelle prime 36 ore di vita un’efficienza apparente di assorbimento delle IgG (AEA – Apparent Efficency of Absorption) ed un livello di IgG nel siero superiore rispetto ai vitelli con madri non alimentate con colina, ottenendo un tasso di sopravvivenza superiore.

Per garantire un buon funzionamento del sistema immunitario, anche un giusto apporto di selenio (Se) è importante. Una buona integrazione con Se durante il periodo d’asciutta non è utile solamente alla madre ma anche al vitello. Un aumento della concentrazione sanguigna di Se nella vacca al momento del parto permette un incremento dello stesso anche nel sangue e nel fegato del vitello, in quanto il Se è in grado di attraversare le membrane fetali e può essere trasferito anche al colostro e al latte. Di fatto, alcuni studi dimostrano come un’integrazione della dieta materna con Se abbia permesso un aumento della concentrazione colostrale di IgG ed il loro assorbimento nei vitelli. Una maggior disponibilità di Se nel vitello appena nato contribuisce a migliorarne l’immunità e, aiutandolo nella risposta verso stress e patogeni, ne riduce la mortalità nelle prime settimane di vita. Il Se inoltre, attraverso l’azione di enzimi seleno-dipendenti responsabili dell’attivazione di ormoni tiroidei, è coinvolto nella termoregolazione del vitello appena nato.

Per ottenere una rimonta di successo, è necessario quindi lavorare sui vitelli ancor prima che nascano. Una corretta integrazione della dieta della vacca con nutrienti funzionali permette una miglior gestione non solo della salute della madre ma anche del vitello che ne beneficia già a livello di grembo materno. Un’ottimale gestione della vacca in transizione assume così ancor più importanza, andando ad influire non solo sull’efficienza della lattazione della madre ma anche su quella futura della figlia.

 

Autori: Tamas Kertesz DVM, Richard Paratte Ph.D

Rubrica a cura di Vetagro


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