Un’indagine sulla percezione da parte dell’opinione pubblica Cinese del benessere degli animali d’allevamento

//Un’indagine sulla percezione da parte dell’opinione pubblica Cinese del benessere degli animali d’allevamento

Un’indagine sulla percezione da parte dell’opinione pubblica Cinese del benessere degli animali d’allevamento

Xiaolin You1, Yibo Li2, Min Zhang3, Huoqi Yan4*, Ruqian Zhao5* 
1 History of Science, Nanjing Agricultural University, Nanjing, P.R. China, 2 Department of Sociology, Nanjing Agricultural University, Nanjing, P.R. China, 3 Department of Laws, Nanjing Agricultural University, Nanjing, P.R. China, 4 Philosophy of Science and Technology, Nanjing Agricultural University, Nanjing, P.R. China, 5 Key Laboratory of Animal Physiology and Biochemistry, Nanjing Agricultural University, Nanjing, P.R. China 
* Email: yhq@njau.edu.cn (HY);  zhao.ruqian@gmail.com (RZ) 
Citazione: You X, Li Y, Zhang M, Yan H, Zhao R (2014) A Survey of Chinese Citizens’ Perceptions on Farm Animal Welfare. PLoS ONE 9(10): e109177. doi:10.1371/journal.pone.0109177 
Editore: Georges Chapouthier, Université Pierre et Marie Curie, Francia 
Ricevuto 25 Marzo 2014; Accettato 8 Settembre 2014; Pubblicato 14 Ottobre 2014 
Copyright: © 2014 You et al. Questo è un articolo ad accesso libero distribuito sotto i termini della Creative Commons Attribution License che ne permette un utilizzo, una distribuzione e una riproduzione senza alcuna restrizione e mediante qualsiasi mezzo, a condizione che vengano accreditati l’autore originale e le fonti. 
Disponibilità dei dati: gli autori confermano che tutti i dati che stanno alla base dei ritrovamenti sono completamente disponibili senza alcuna limitazione. Tutti i dati più rilevanti si trovano all’interno dell’articolo. 
Finanziamenti: Gli autori riferiscono di non aver ricevuto alcun supporto o finanziamento da terzi 
Conflitto d’interessi: Gli autori dichiarano l’assenza di un conflitto d’interessi. 

Abstract
Introduzione
Metodi

Variabili

Un’analisi descrittiva dell’opinione pubblica sul “benessere animale”

Discussione
Ringraziamenti
Contributi degli autori
Riferimenti

Abstract

Il benessere degli animali d’allevamento è stato gradualmente riconosciuto come una questione importante in molte parti del mondo. In Cina, gli animali domestici erano tradizionalmente allevati nei cortili e trattati come una componente importante del patrimonio familiare. In Cina, l’intensificazione delle produzioni animali ha recentemente fatto emergere alcune preoccupazioni riguardo il loro benessere, tuttavia non è ancora del tutto diffuso un concetto moderno di benessere animale e manca la conoscenza approfondita di come i consumatori e gli allevatori lo percepiscano. Pertanto, abbiamo condotto un’indagine riguardante il pensiero dell’opinione pubblica sul benessere degli animali d’allevamento in Cina, basandoci sull’allevamento dei suini (che comprendevano scrofe, suinetti e maiali da ingrasso), dei volatili domestici ( comprese galline ovaiole e polli da carne) e sulla produzione dei loro derivati. Partendo da 6.006 questionari idonei, i due terzi circa degli intervistati non aveva mai sentito parlare di “benessere animale”; Il 72.9% degli intervistati affermava che, per aumentare la sicurezza degli alimenti di origine animale, gli uomini dovrebbero migliorare le condizioni di allevamento dei suini e del pollame; il 65.8% degli intervistati era d’accordo, parzialmente o in toto, nella messa a punto di leggi utili a migliorare il benessere degli animali; più della metà degli intervistati era disposta, o comunque disponibile in una certa misura, a pagare di più per prodotti derivati da animali allevati con standard di benessere elevati, mentre il 45.5% degli intervistati non era disposto o era riluttante a pagare di più. In sintesi, in Cina il benessere animale è ancora nella fase iniziale della sua evoluzione e sono necessari ulteriori sforzi per migliorare la sua concezione pubblica durante il processo di definizione degli standard e delle leggi in materia di benessere degli animali d’allevamento. 

Introduzione 

Le preoccupazioni per il benessere animale hanno sempre avuto molta rilevanza nella storia degli esseri umani. Ad oggi, oltre 100 paesi hanno varato una serie di leggi sul benessere degli animali, che non solo dimostrano il rispetto delle persone verso questi esseri viventi, ma che garantiscono anche la sicurezza del cibo derivato da essi. Il benessere degli animali d’allevamento è cruciale anche in questioni come il commercio internazionale, la salute umana e la protezione dell’ambiente. In Cina, le preoccupazioni relative al benessere animale possono essere ricondotte a tempi antichi da cui provengono alcuni versi letterari, come “ la gentilezza verso gli umani e le altre creature” e “ l’amore per l’uomo e per ogni creatura”, che sono diventati citazioni diffuse tra i cinesi per generazioni. Di recente, i ricercatori hanno condotto indagini sugli atteggiamenti della società nei confronti del benessere animale. Un documento di lavoro dell’“Animal Welfare Project” riporta la descrizione di alcuni importanti risultati ottenuti da studi condotti in sette paesi (Francia, Regno Unito, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) nel settembre 2005. Il documento si è concentrato sulla descrizione dei cambiamenti a livello nazionale dell’opinione pubblica nei riguardi del benessere animale in generale e sulle pratiche commerciali correlate. Le indagini evidenziano l’esistenza di alcuni aspetti comuni sul benessere degli animali d’allevamento presenti nelle opinioni pubbliche di tutta Europa e traggono la conclusione che il benessere degli animali d’allevamento è chiaramente una questione importante per gli individui in tutta Europa. Si è scoperto, anche se in misura più limitata, che molti europei quando comprano il cibo pensano ancora al rapporto di amicizia con gli animali e la scelta di fare acquisti responsabili dipende da ciò che la gente intende per amicizia con gli animali [1]. Durante un’indagine condotta sulle famiglie degli Stati Uniti, i ricercatori hanno evidenziato marcate differenze tra le domande dirette e quelle indirette poste sul benessere degli animali d’allevamento. Questo risultato, unitamente alla letteratura esistente sulle domande indirette, suggerisce che le preoccupazioni delle persone riguardo il benessere degli animali d’allevamento sono in realtà molto più basse di quello che dicono di essere. Questo ci suggerisce che le risposte provenienti da domande di tipo indiretto forniscono un quadro molto variegato dell’importanza per l’opinione pubblica del benessere degli animali d’allevamento, rispetto a quello che potrebbe derivare da interrogazioni con domande di tipo diretto [2]. In Belgio, è stata condotta una ricerca per sviluppare una concezione del benessere degli animali d’allevamento che parta dalla percezione dell’opinione pubblica alla quale vada ad integrarsi dei diversi rappresentanti delle parti interessate. La concezione risultante ha portato all’identificazione di sette dimensioni raggruppate in due differenti livelli. Tre dimensioni si basavano sugli animali: “Sofferenza e stress”, “Capacità di mettere in atto comportamenti naturali” e “salute degli animali”. Le altre quattro dimensioni si basavano sulle risorse: “ Climatizzazione dei sistemi di stabulazione”, “Trasporto e macellazione”, “Alimentazione e acqua” e “Rapporto uomo-animale” [3]. Sondaggi d’opinione indicano che le preoccupazioni relative al benessere animale incontrano il favore dell’opinione pubblica generale. Nel 2005, l’ European Commission’s Health and Consumer Protection  Directorate General ha commissionato uno studio approfondito sul modo di porsi dei cittadini nei confronti del benessere animale, coinvolgendo 24.708 cittadini di 25 Stati membri dell’Unione Europea. Solo il 32% degli intervistati aveva un’opinione positiva circa il benessere delle galline ovaiole mentre il 22% ne aveva una percezione molto negativa. Più del 40% degli intervistati ha inserito le galline ovaiole e i polli da carne tra le prime tre specie di animali allevati che necessitano di un miglioramento del loro benessere. Tuttavia, erano presenti differenze territoriali per quanto riguardava il livello di preoccupazione relativo al benessere animale, e solo il 52% degli intervistati dichiarava di tenere in considerazione questo aspetto durante l’acquisto degli alimenti. Allo stesso modo, durante un sondaggio sponsorizzato dall’American Farm Bureau, oltre il 60% degli intervistati riteneva che il governo dovesse avere un ruolo più attivo nel promuovere il benessere degli animali e il 69-88% degli intervistati concordava con l’affermazione “Voterò per la messa a punto, nel mio stato, di una legge in grado di imporre agli allevatori di trattare i loro animali in modo più umano”. Il 56% degli intervistati in questo studio ritiene che le decisioni sul benessere degli animali dovrebbero essere prese da “esperti del settore” piuttosto che dall’opinione pubblica. È interessante notare come un’indagine condotta nelle facoltà che si occupano di scienze animali delle Università statunitensi abbia rivelato il pieno sostegno ai principi generali del benessere animale e che le maggiori preoccupazioni erano relative al benessere del pollame rispetto ad altre specie animali allevate per produrre alimenti [4]. Tuttavia, in Cina, il benessere degli animali è ancora nella fase iniziale di sviluppo. Non ha attirato l’attenzione della popolazione cinese fino al 2003. In effetti, c’è ancora molta strada da fare affinché la Cina promuova il benessere degli animali. Poiché la Cina ha una storia e una modalità di sviluppo economico e sociale peculiari, è necessario indagare l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti del benessere animale prima di stabilire strategie su come promuoverlo in maniera più efficace. Questo sondaggio, come parte del “Project of Research and Demonstration on Key Technological System for Farm Animals and Fowls”, è stato messo a punto per indagare gli atteggiamenti della società e dell’opinione pubblica cinese nei confronti del benessere animale. 

Metodi 

Problematiche e Strategia 

Attualmente, le tematiche relative al benessere degli animali sono differenti, e riguardano gli animali d’allevamento, gli animali da laboratorio, gli animali da lavoro, ecc. Questo studio si concentra esclusivamente sull’opinione del pubblico nei confronti degli animali d’allevamento, con i suini e il pollame domestico scelti come argomenti principali, in maniera tale da restringere l’entità dello studio e prendendo in considerazione anche le realtà e le tradizioni presenti in Cina. Nel moderno sistema di allevamento cinese, i suini, i volatili domestici (e i prodotti da essi derivati) sono le principali fonti di carne consumata. Sono le 2 tipologie di animali riscontrabili tra i “Sei animali della fattoria” descritti nelle letterature storiche cinesi. Pertanto, la conduzione di uno studio su animali con i quali il pubblico ha più familiarità e intrattiene la maggior parte delle relazioni, sarà probabilmente più appropriata. Secondo l’interpretazione comune degli studiosi di tutto il mondo, la definizione di benessere animale comprende i seguenti cinque aspetti conosciuti come le “Cinque Libertà” e proposti dal Farm Animal Welfare Council (ora Farm Animal Welfare Committee),  che sono risultate fondamentali per la progressione del concetto di benessere animale in tutto il mondo: 

  1. Libertà dalla sete, dalla fame o dalla malnutrizione grazie all’accesso immediato all’acqua dolce e ad una dieta al fine di mantenere la salute e il vigore.
  2. Libertà dal disagio, mettendo a disposizione un ambiente adatto che preveda un riparo e una comoda area di riposo.
  3. Libertà dal dolore, dalle lesioni e dalle malattie mediante la prevenzione o la rapidità di diagnosi e trattamento.
  4. Libertà di esprimere un comportamento naturale fornendo spazio sufficiente, strutture adeguate e compagnia di altri soggetti simili.
  5. Libertà dalla paura e dalla sofferenza assicurando condizioni e trattamenti che evitino la sofferenza psichica [5].

Questo sondaggio esaustivo, basato sui 5 aspetti definiti qui sopra, metteva a punto una serie di domande utili ad ottenere le risposte degli intervistati con lo scopo di conoscere l’entità dell’opinione pubblica sul benessere degli animali. Le informazioni appartenenti ai soggetti come sesso, età, livello di istruzione, carriera, reddito, luogo di nascita e luogo di lavoro sono state considerate variabili indipendenti basandoci sull’ipotesi che queste stesse variabili possano avere un impatto sull’opinione pubblica cinese. Le loro correlazioni con le opinioni del pubblico sono state analizzate mediante un modello logistico bi-categorico. 

Dati 

I dati utilizzati in questo studio sono stati raccolti mediante un sondaggio con questionario nel gennaio 2011, quando i ricercatori hanno assegnato i questionari ad un certo numero di studenti universitari che li hanno riportati nelle loro città di origine per svolgere le indagini. Il sondaggio è stato messo a punto in maniera tale da comprendere tutte le province e le regioni autonome della Cina, con 4-5 città o contee selezionate da ciascuna di esse. Per ogni città o contea sono stati distribuiti 50 questionari. Sommando, sono stati raccolti circa 8.000 questionari da tutte le aree esaminate. Tuttavia, a causa delle restrizioni vigenti sulla quota di ammissione dei ricercatori nelle università, per questo sondaggio avevamo a disposizione pochi studenti provenienti dal Tibet, da Hainan, da Taiwan, da Hong Kong e da Macao (la Nanjing Agricultural University ammette annualmente solo 4 studenti dal Tibet e circa 10 dalla provincia di Hainan). Fatta eccezione per queste cinque aree, questa indagine copriva le restanti 29 province della Cina. Prima del sondaggio, tutti gli studenti coinvolti hanno ricevuto la formazione necessaria, in particolare riguardo i requisiti etici per poter condurli fedelmente. Nel questionario, la voce “Numero telefonico dell’intervistato” era progettata per verificare la validità dell’indagine e per garantire che ogni questionario fosse stato compilato correttamente. Alla fine, abbiamo raccolto 6.006 questionari validi, che rappresentavano il 75.1% dei questionari totali. Durante il sondaggio, gli studenti potevano utilizzare un approccio non casuale per selezionare gli intervistati con il rapporto di genere che doveva essere mantenuto, all’incirca, su 1:1. Tra tutti gli intervistati, i maschi rappresentavano il 51.5% e le femmine il 48.5%, percentuali che si avvicinano al rapporto tra i generi della Cina. Per quanto riguarda le percentuali relative all’età del campione, il 17.3% aveva meno di 20 anni; il 44.9% aveva tra i 21 e i 34 anni; il 27.6% aveva tra i 35 e i 49 anni; il 7.0% tra i 50 e i 59 anni; e il 2.9% aveva sopra i 60 anni d’età. Per quanto riguarda il livello di istruzione, il 5.5% era sotto il livello di istruzione elementare; il 15.1% era al livello di scuola media; il 24.5% raggiungeva il livello di scuola superiore; e il 47.0% aveva ricevuto un’istruzione superiore. Questi dati ci mostrano come gli intervistati avessero un’età relativamente bassa e un elevato livello d’istruzione, cosa che non rappresenta fedelmente le percentuali reali della Cina. La ragione probabilmente sta nel fatto che gli studenti che hanno condotto il sondaggio hanno inviato con maggior probabilità i questionari ai loro colleghi. In ogni caso, i risultati del sondaggio possono riflettere la tendenza dell’opinione pubblica su questo problema. 

Variabili 

(1) Definizione delle variabili e valutazione. L’obiettivo principale di questa indagine era posto su quattro aspetti: in primo luogo, la consapevolezza dell’opinione pubblica sul concetto e sul significato di “benessere animale”; in secondo luogo, le opinioni pubbliche sull’attuale allevamento intensivo; terzo, il livello di soddisfazione dei cittadini per quanto riguarda la legislazione esistente in merito al benessere degli animali; quarto, il livello di soddisfazione dell’opinione pubblica per quanto concerne l’offerta sul mercato di suino e uova. Le domande sono state progettate per ogni categoria e tutte le variabili sono variabili bi-categoriche espresse come Vi (i = 1, 2, ……, 9) come riportato nella Tabella 1. In questo studio, gli aspetti come genere, età, istruzione, carriera, reddito e localizzazione geografica sono stati designati come variabili indipendenti, alcune delle quali sono state parzialmente corrette per poter essere opportunamente analizzate dal modello logistico. La definizione delle variabili riguardanti l’età è stata ridotta dai 5 stadi originali ai 3 stadi rappresentati da “ giovane, di mezza età ed anziano”. L’entità delle variabili relative al reddito è stata ridotta dai 6 livelli originali a 4 livelli, con i redditi familiari inferiori ai 40.000 Yuan accorpati in un solo livello. Le variabili relative alla carriera, inizialmente definite come variabili di categoria costanti, sono state suddivise in 4 livelli basati sulle caratteristiche tecniche del settore o della carriera, nonché sul suo potere sociale. Le 2 variabili “luogo di nascita” e “luogo di lavoro” avevano inizialmente 9 livelli, ma durante l’analisi prevedevano sotto-variabili come  “urbano o rurale” e “orientale, centrale o occidentale”. La tabella 1 mostra l’attribuzione delle variabili indipendenti. 

Tabella 1. Variabili e valutazione

 

(2) Gli impatti reciproci tra variabili indipendenti e dimostrazione. Potrebbero esistere alcuni impatti reciproci tra variabili indipendenti. Quindi, è fondamentale misurare tali impatti. La Tabella 2 mostra i risultati del coefficiente di correlazione τ (tau) di Kendall tra variabili indipendenti. Nella Tabella 2, ci sono 17 correlazioni tra tutte le 21 coppie di variabili indipendenti. Nella verifica a doppio percorso con P > 0.01, la correlatività tra “luogo di nascita” e “luogo di lavoro” dimostrava un massimo di “0.736”, indicando che esiste una sovrapposizione piuttosto ampia tra il luogo di nascita e il luogo di lavoro. Il secondo massimo è -0.418 tra “età” ed “istruzione”, che sta a significare che minore sarà l’età, maggiore sarà l’istruzione superiore ricevuta. Altre correlazioni erano tutte inferiori a | 0.3 |. Sebbene la Tabella 2 rifletta le correlazioni tra le coppie di variabili indipendenti, l’enorme numerosità del campione stesso (6.006) potrebbe superare la correlatività massima (ad esempio, r > 0.95) tra coppie di variabili e quindi ottenere un elevato standard di capacità statistica. Questo vantaggio potrebbe evitare qualsiasi problema di interpretazione causato dalla multicollinearità tra coppie di variabili indipendenti. Pertanto, il modello di regressione logistica bi-categorico potrebbe essere utile per analizzare e verificare la significatività della variazione di adattamento di un modello. Questo studio è stato approvato dall’Ethics Committee of Scientific Research of Nanjing Agricultural University e le informazioni fornite dagli intervistati sono rese in forma anonima. 

Tabella 2. Risultati dei coefficienti τ-b di Kendall delle coppie di variabili indipendenti 

Un’analisi descrittiva dell’opinione pubblica sul benessere animale” 

Consapevolezza dei cittadini per quanto riguarda il concetto e il significato di benessere animale 

Come rivelato nel sondaggio con 5.982 intervistati, 2187 di loro (36.6%, poco più di un terzo) non aveva mai sentito parlare di “benessere animale”. In altre parole, la maggior parte dei cittadini non avrebbe mai sentito parlare di questo concetto. Ma è innegabile come l’idea di trattare gli animali con amore, che può essere riscontrata anche nella cultura tradizionale cinese, si avvicini al concetto di benessere animale presente nella cultura occidentale. Tali idee includono la “gentilezza verso gli umani e le altre creature” e “l’amore per l’uomo e per ogni creatura”. Per poter misurare la consapevolezza dell’opinione pubblica Cinese riguardo il benessere animale, i ricercatori hanno messo a punto due serie di domande. La prima serie di domande comprendeva tre affermazioni il cui focus si spostava dall’essere umano agli animali. La prima affermazione risultava essere antropocentrica: “I maiali e i volatili domestici sono solo bestie e le persone possono trattarli come vogliono”. La seconda vedeva gli animali come degli oggetti: “Gli esseri umani dovrebbero migliorare le condizioni di allevamento dei suini e dei volatili domestici per garantire la qualità e la sicurezza dei prodotti da loro derivati”. La terza stabiliva che gli animali dovrebbero possedere alcuni diritti basilari: “I suini e i volatili domestici dovrebbero godere di una vita felice e senza problemi, così come è per gli esseri umani”. I risultati mostrano che tra i 5.916 intervistati, 4.314 di essi (72.9%) scelgono la “ragione strumentale” per definire come gli esseri umani dovrebbero trattare gli animali; 1.135 di loro (19.2%) concordano sul fatto che gli animali stessi dovrebbero godere di alcuni diritti fondamentali; e 468 persone (7.9%) sostenevano l’antropocentrismo. Quindi si può dedurre che la maggior parte del pubblico cinese tratta gli animali come oggetti e una parte di esso pensa che gli animali stessi dovrebbero godere di alcuni diritti fondamentali, il cui numero è 1.43 volte più grande rispetto a quello dei soggetti che affermano che “ i suini e i volatili domestici sono solo bestie e le persone possono trattarli come vogliono”. La seconda serie di domande si riferiva a due situazioni comuni riguardanti i suini e i volatili domestici nella vita quotidiana dei Cinesi. L’opinione pubblica viene stabilita indagando le opinioni dei cittadini su questi argomenti. La Tabella 3 mostra i risultati statistici come segue. La tabella 3 mette in evidenzia due aspetti: in primis, il benessere comportamentale con la finalità di fornire agli animali la libertà di vivere in maniera naturale; in secundis, il benessere psichico con la finalità di evitare l’ansia e la paura. Come mostrato dai dati sul benessere comportamentale degli animali (prendendo come esempio l’allevamento dei suini), il 20.5% degli intervistati pensa che sia “estremamente inappropriato” allevare i suini su un pavimento di cemento e il 49.2% degli intervistati pensa che sia “ abbastanza inappropriato”, per un totale di 69.7%. Tuttavia, il 15.0% considera questo metodo accettabile e al 15.4% non importa. Al contempo, per quanto riguarda il benessere psichico degli animali (prendere come esempio la macellazione dei polli), il 30.8% degli intervistati considera l’uccisione dei volatili vicino alle gabbie come “estremamente inappropriato” e il 43.5% lo considera “abbastanza inappropriato”, con una percentuale totale del 74.3%. Solo il 10.4% è a favore di questa pratica e il 15.2% la considera “non importante”. Il risultato rivela che la maggior parte delle risposte date rispecchia le idee sul benessere degli animali. 

Tabella 3. Opinione della popolazione Cinese sull’allevamento dei suini e del pollame domestico 

Una descrizione dell’opinione pubblica sull’allevamento intensivo 

Per scoprire quale sia l’opinione pubblica sull’allevamento intensivo in Cina, gli intervistati potevano scegliere tra quattro opzioni: l’allevamento intensivo è “un ottimo metodo di produzione”, “un metodo di produzione scientifico”, “un metodo in grado di limitare la libertà dei suini e dei volatili domestici” o “un metodo di produzione crudele”. Tra i 5.705 intervistati, 1228 di essi (21,5%) hanno scelto “un ottimo metodo di produzione”; 1.970 (34,5%) ritenevano che fosse “un metodo scientifico”; 1.357 (23.8%) pensavano che questo metodo fosse in grado di “limitare la libertà dei suini e dei volatili domestici”; e 1.150 intervistati (20.2%) lo hanno definito come “ un metodo di produzione crudele”. I dati sopra riportati mostrano profonde discrepanze tra le valutazioni fatte delle persone sull’attuale modalità di allevamento in Cina: poco più della metà dei soggetti (56%) mostra un atteggiamento positivo e poco meno della metà (44%) possiede un’opinione negativa. Al momento di fornire una valutazione esaustiva delle attuali modalità di allevamento intensivo, è stato chiesto agli intervistati di valutare anche ulteriori dettagli di questa tipologia di allevamento. I risultati sono elencati nella Tabella 4. La tabella 4 mostra come un discreto numero di persone esprima commenti negativi sull’allevamento intensivo di suini e pollame: il 71.9% degli intervistati è preoccupato per l’eccessivo utilizzo di additivi; il 49.9% è preoccupato per l’eccessivo impiego di antibiotici e il 48.3% si lamenta del “cattivo gusto”. Per quanto riguarda i commenti positivi, il 38.0% degli intervistati sceglie “crescita rapida per la macellazione”; il 33.3% sceglie “elevata produttività” e il 22.4% pensa di avere “un utile commerciale soddisfacente”. In linea generale, sul tema dell’allevamento intensivo, i commenti negativi del pubblico sovrastano quelli positivi. Data l’esistenza di numerosi intervistati che esprimono opinioni negative, le persone saranno disposte a pagare di più per acquistare prodotti animal-friendly ad un costo maggiore? Prendendo come esempio l’acquisto di carne suina, tra i 5.974 intervistati, 564 di essi (il 9.4%) erano “ ben disposti” a spendere di più; 2.693 di essi (il 45.1%) erano disposti a pagare di più solo “in una certa misura”; 2.029 intervistati (34,0%) erano riluttanti; e 688 di essi (11,5%) affermavano di non essere disposti a pagare di più. Secondo i dati sopra riportati, poco più della metà della popolazione è disposta a pagare di più per l’acquisto di carni suine che raggiungono gli standard di benessere animale. 

Tabella 4. Opinione della popolazione Cinese sul processo di produzione e sullallevamento intensivo  dei suini e del pollame domestico (Possono essere fatte scelte multiple)

Tabella 5. Grado di soddisfazione dell’opinione pubblica Cinese riguardo la fornitura sul mercato di carne suina e di uova.

L’opinione pubblica nei confronti della legislazione sul benessere animale 

In linea generale, esiste un accordo globale sul fatto che il benessere animale non è solamente una questione morale, ma anche giuridica. Ad oggi, più di cento stati hanno promulgato leggi sul benessere, ma la Cina non è tra questi. Anche i Cinesi hanno bisogno di tali leggi? Tra i 5.772 intervistati, 4.712 di essi pensano che sia necessario; mentre 1.060 di loro non la pensano così, con percentuali rispettivamente dell’81.6% e del 18.4%. A giudicare da ciò, la necessità di stabilire delle leggi sul benessere degli animali è ampiamente riconosciuta dall’opinione pubblica in Cina. Tuttavia, quando si tratta di specifici animali e di determinati comportamenti umani, cosa accadrà all’opinione pubblica? Alla domanda “Siete d’accordo sull’istituzione di leggi obbligatorie riguardanti il benessere animale in grado di obbligare i produttori a fornire migliori condizioni di vita ad animali d’allevamento, come suini e galline, per aiutarli a crescere e sopravvivere?”, 1.249 persone (il 20.8% dei 5.996 intervistati) ha espresso la totale approvazione; 2.699 degli intervistati (45%) l’approvavano “in parte”; 188 di essi (3.1%) la disapprovano completamente; 856 soggetti (14.4%) non ci avevano mai pensato; e la risposta di 1.004 persone (16.7%) è stata “non completamente d’accordo”. Rispetto ai dati precedenti, la percentuale di persone che approvava la messa in atto di un’adeguata legislazione (compresi “approvare completamente” e “approvare in parte”) ha registrato un calo del 16%, dall’81.6% al 65.99%, mentre la percentuale di coloro che disapprovano (compreso “non approvare del tutto” e “disapprovare completamente”) è leggermente aumentata dal 18.4% al 19.8%, anche se alcuni intervistati hanno detto di “non averci mai pensato”. 

Analisi del gradimento relativo all’approvvigionamento sul mercato di suino e pollame 

Per quanto riguardava la situazione dell’offerta di carne di suino sul mercato cinese, tra i 5.976 intervistati, 1.176 di essi (19.7%) si ritenevano “soddisfatti”; 1.967 (32.9%) hanno scelto “soddisfatti in una certa misura”; 2056 degli intervistati (34.4%) si ritenevano “non molto soddisfatti”; e 777 (12.9%) si consideravano “insoddisfatti”. In linea generale più persone, il 52.6% dell’intero campione, si ritenevano soddisfatte (le loro risposte includevano “soddisfacente” o “in una certa misura soddisfacente”). Per quanto riguardava la situazione dell’offerta di uova sul mercato cinese, tra i 5.967 intervistati, 1.412 di essi (23.7%) si ritenevano “soddisfatti” e 1.952 (32.7%) sceglievano la dicitura “soddisfatti in una certa misura”; mentre 2.033 soggetti tra gli intervistati (34.1%) si ritenevano “non molto soddisfatti” e 570 di essi (9.6%) erano “insoddisfatti”. In linea generale più persone, il 56.4% dell’intero campione, si ritenevano soddisfatte (le loro risposte includevano “soddisfacente” o “in una certa misura soddisfacente”). Ma cosa ha portato le persone ad essere insoddisfatte della fornitura di suino e di uova? La tabella 5 esamina questa domanda, dimostrando come sul mercato il maiale abbia un livello di gradimento più basso rispetto alle uova. Quindi i ricercatori hanno misurato i livelli di soddisfazione su suino e uova, rispettivamente. Nella Tabella 5, nella categoria relativa alla carne di maiale “più insoddisfacente”, la motivazione scelta dal maggior numero di intervistati (quasi la metà) era “un prezzo elevato”, seguita da “poca certezza sulla sicurezza alimentare”, quindi da “ha un sapore più sgradevole rispetto al passato”. Meno del 5% degli intervistati è insoddisfatto a causa della “carenza dell’offerta” o della “debole vigilanza sul mercato”. Anche per le uova, il prezzo elevato porta ad un aumento massimo del livello di insoddisfazione, sebbene inferiore rispetto al maiale. I fattori che portano ad un malcontento e che si trovano al secondo e al terzo posto sono “la poca certezza sulla sicurezza alimentare” e “un sapore più sgradevole rispetto al passato”. Solo una piccola percentuale è delusa dalla “carenza di offerta” e dalla “debole vigilanza sul mercato”. Quindi appare chiaro che quando le persone acquistano carne di suino e uova, i tre principali motivi causa di insoddisfazione siano il prezzo, la sicurezza alimentare e il gusto. 

Fattori che potrebbero influenzare l’opinione pubblica in merito al benessere animale 

Poiché questo sondaggio è condotto tra i cittadini a livello nazionale, è opportuno notare che le persone provenienti da diverse regioni tendono ad avere opinioni differenti sullo stesso argomento, a causa del divario esistente relativo allo sviluppo economico e sociale. Per comprendere in maniera più obiettiva possibile l’influenza dei diversi fattori sull’opinione delle persone verso il benessere degli animali, dovrebbero essere tenute in considerazione alcune caratteristiche individuali, tra cui sesso, età, livello d’istruzione, carriera, reddito, luogo di nascita e luogo di lavoro. La Tabella 6 mostra i risultati dell’analisi dei dati rilevanti. Nella Tabella 6, tutte le variabili dipendenti sono costrette in un modello attraverso l’approccio della statistica “Enter”. Questo riflette l’influenza delle variabili indipendenti su quelle dipendenti. Ad esempio, le quattro variabili indipendenti istruzione, luogo di nascita (diviso per orientale, centrale e occidentale), età e luogo di lavoro (diviso per orientale, centrale e occidentale) hanno un notevole impatto sul fatto che gli intervistati siano consapevoli o meno del concetto di benessere animale (V1). Di conseguenza, è possibile dedurre i rispettivi fattori influenti delle variabili dipendenti V1-V9. È necessario condurre ulteriori analisi perché esistono altri fattori determinanti, come l’approccio generale e il meccanismo di diffusione di nuovi concetti o idee, il livello di approvazione della legislazione da parte dei diversi gruppi sociali e il grado di sensibilità verso il prezzo. Quindi, nella Tabella 6 per rimuovere le variabili che non influenzano in modo marcato le variabili dipendenti è stato adottato il controllo manuale. I risultati sono riportati nella Tabella 7. Nella Tabella 7, le variabili relative al luogo di nascita (suddiviso come orientale, centrale e occidentale) non influenzavano più in maniera marcata V1 e V3; le variabili relative al luogo di nascita (suddiviso come urbano e rurale) e al posto di lavoro (suddiviso come urbano e rurale e come orientale, centrale e occidentale) non influenzavano più in maniera significativa V7. Secondo la tabella 7, i cittadini con un livello di istruzione maggiore, con età inferiore e con un lavoro nelle regioni orientali hanno maggiori probabilità di essere a conoscenza del concetto di benessere animale (V1); quelli in età avanzata, nati in aree rurali, maschi, con un basso livello di istruzione e coloro che intraprendono una carriera lavorativa relativamente semplice (come gli agricoltori) sono più inclini a sostenere l’impiego di pavimenti in cemento per l’allevamento dei suini (V2); chi possiede un basso livello di istruzione, i cittadini maschi, quelli in età avanzata e coloro i quali intraprendono una carriera lavorativa relativamente semplice con più probabilità considerano l’uccisione del pollame vicino alle loro gabbie (V3) come appropriato; i cittadini con età inferiore, le donne e coloro che sono impegnati in una carriera lavorativa relativamente complessa (come all’interno del governo e delle ONG) sono più propensi a sostenere l’allevamento intensivo (V4); quelli con un reddito familiare annuo più elevato, quelli che lavorano in zone rurali, quelli che intraprendono una carriera relativamente complessa, quelli nati nelle zone urbane e quelli con un’istruzione superiore sono maggiormente disposti a pagare di più per i prodotti di origine animale ottenuti con elevati standard di benessere (V5); chi è nato o lavora nelle zone urbane, chi intraprende una carriera relativamente complessa, le donne e coloro i quali possiedono un reddito familiare annuo elevato sono più propensi all’istituzione di norme obbligatorie sul benessere degli animali (V6); coloro che hanno un livello di scolarizzazione più alto, le donne e coloro i quali intraprendono una carriera lavorativa relativamente complessa hanno più probabilità di accettare l’idea di apprendere da paesi esteri nozioni sulla messa a punto di leggi a tutela del benessere animale (V7); quelli nati nelle zone urbane e quelli con un reddito familiare annuo maggiore hanno più probabilità di sentirsi soddisfatti dall’offerta di carne suina in Cina (V8); le donne, quelli con un reddito familiare annuo più elevato e quelli che intraprendono una carriera lavorativa relativamente complessa sono più inclini a essere soddisfatte dall’offerta di uova in Cina (V9). 

Tabella 6. Modello di regressione logistica I dell’opinione pubblica cinese nei confronti del benessere animale e dei suoi fattori influenti.

 Note: ** P <0.01 e * P < 0.05 sono usciti da una doppia verifica

Tabella 7. Modello di regressione logistica II dellopinione pubblica cinese nei confronti del benessere animale e dei suoi fattori influenti.

Note: ** P<0.01 e * P<0.05 sono usciti da una doppia verifica

Discussione

L’indagine condotta dai ricercatori rivela che soltanto un terzo circa dell’opinione pubblica cinese ha sentito parlare di benessere animale. In altre parole, la maggior parte dei cinesi non ne ha mai sentito parlare. Inoltre, considerando il livello di istruzione relativamente alto e la giovane età degli intervistati, è possibile che la percentuale reale di cinesi che hanno sentito parlare di benessere degli animali risulti essere ancora più bassa. Di conseguenza, sebbene l’ultimo decennio abbia visto la diffusione anche in Cina del concetto di benessere animale proveniente dai Paesi Occidentali, ancora non risulta essere molto popolare, in parte a causa di una mancata diffusione mediante i media tradizionali. La consapevolezza dell’opinione pubblica riguardo il benessere animale (sia per quanto concerne la legislazione che i sistemi di allevamento) deve ancora essere migliorata, quindi c’è ancora molta strada da fare affinché la Cina promuova il concetto di benessere. Anche se la maggior parte dei cinesi non ha mai sentito parlare di benessere animale, questo non significa che non si preoccupino di questa tematica. Come paese in via di sviluppo, la Cina ha la necessità di adottare un allevamento di tipo intensivo per poter soddisfare la crescente domanda di prodotti derivati dal bestiame e dal pollame. Il governo e i media dovrebbero condurre una campagna imponente e su larga scala per migliorare la consapevolezza dell’opinione pubblica su tale questione. Nonostante ciò, il sondaggio ha rilevato che il 44% degli intervistati rilasciava commenti negativi sull’attuale allevamento intensivo; il 23.8% pensava che limitasse la libertà dei suini e dei volatili domestici; il 20.2% lo considerava un metodo produttivo crudele. L’opposizione all’attuale sistema di allevamento rispecchiata da questo studio coincide, in una certa misura, con quella del Welfare Quality Project dove i consumatori ritengono che i sistemi intensivi siano innaturali e, quindi, non sicuri. [6] L’opinione pubblica cinese mostra un elevato livello di approvazione verso differenti aspetti del benessere. Ad esempio, quando sono state poste domande sull’affermazione “Anche se ai maiali piace naturalmente annusare la terra, la maggior parte delle porcilaie usa comunque il pavimento in cemento”, il 69.7% degli intervistati riteneva che questa tipologia di pavimento “non fosse molto appropriata” o “estremamente inappropriata”. Quando gli è stato chiesto se fosse appropriato uccidere i polli vicino alle loro gabbie quando vengono venduti al mercato, il 74.3% degli intervistati si è opposto scegliendo tra le diciture “non molto appropriato” o “estremamente inappropriato”. I Cinesi, sebbene non abbiano mai sentito parlare del concetto di benessere animale, molto probabilmente nella loro mentalità sono molto rispettosi degli animali, essendo moralmente influenzati  da principi etici tradizionali provenienti dal Confucianesimo, dal Taoismo e dal Buddismo. Pertanto, il bagaglio culturale cinese potrebbe contribuire alla promozione di un allevamento con elevati standard di benessere. In questo studio, tra le risposte alla domanda “Siete d’accordo sull’istituzione di leggi obbligatorie riguardanti il benessere animale in grado di obbligare i produttori a fornire migliori condizioni di vita ad animali d’allevamento, come maiali e galline, per aiutarli a crescere e sopravvivere?”, il 65,8% degli intervistati era completamente o almeno in parte d’accordo e il 19.8% disapprovava o non approva del tutto, mentre il 14.4% affermava di “non averci mai pensato”. I dati mostrano che esiste un background sociale positivo per riuscire a promuovere una legislazione sul benessere animale in Cina. Tuttavia, questo può variare all’interno delle diverse stratificazioni sociali. Sulla base dei dati riportati nella Tabella 6 e nella Tabella 7, è più probabile che il concetto di benessere animale appartenga a persone con professioni relativamente complesse (legate ad un maggior livello di istruzione e a carriere di prestigio), con un livello di scolarizzazione maggiore (correlato a lavori di qualità e con salari più alti), a persone che lavorano nelle regioni orientali (dove ci sono situazioni sociali ed economiche più sviluppate e le relative migliori condizioni di vita) e a persone in età più giovane (più aperte e sensibili alle nuove idee). Inoltre, i giovani e gli istruiti tendono ad accettare più facilmente il concetto di benessere animale. Questi risultati corrispondono, in una certa misura, a quelli di un’indagine condotta da Welfare Quality Project sui punti di vista dei cittadini di diversi paesi europei, che hanno dimostrato come “in linea generare tutti si preoccupino del benessere animale, sia nel complesso che in relazione alla produzione alimentare” [7]. Con l’introduzione dei sistemi di allevamento intensivo, il miglioramento delle condizioni di vita dei suini significherebbe non soltanto un aumento della qualità della carne suina, ma anche un conseguente incremento dei costi di produzione. Tra tutti gli intervistati, il 9.4% di essi è disposto a pagare di più; il 45.1% è “disposto a farlo in una certa misura”; il 34.0% si mostra “riluttante”; e l’11.5% di essi “non è disposto a farlo”. Questi risultati sottolineano l’esistenza, in Cina, di una base vantaggiosa da cui partire per migliorare il benessere degli animali. Ad ogni modo, non è saggio essere troppo ottimisti perché il sostegno delle persone è dato a condizione che la qualità della carne venga migliorata e comunque un 45% degli intervistati non è completamente o in parte disposto a pagare di più. Pertanto, è necessario rendersi conto che la crescita del benessere animale in Cina sarà ancora ostacolata da molte barriere sociali. Tuttavia, il pensiero dei consumatori non sempre influenza le loro azioni. La maggioranza dei norvegesi (57%) ritiene che il benessere degli animali debba essere tenuto in maggior considerazione, mentre il 38% si accontenta della situazione attualmente in corso. Sebbene molti sembrino preoccuparsi del benessere degli animali per quanto riguarda la produzione di alimenti, questo sembra non influenzare molto il loro consumo di carne e pesce. [8] Pertanto, invece di basarsi sul cambiamento del comportamento volontario da parte dei consumatori, per ottenere un risultato rapido ed evidente potrebbe risultare maggiormente utile una legislazione sul benessere animale. Ciononostante, sebbene sia in parte servito il sostegno della popolazione per un miglioramento del benessere animale (e il modo più pratico risulterebbe essere appunto la creazione di leggi  relative a questo benessere), raggiungere questo obiettivo difficile potrebbe richiedere molto tempo. Si potrebbe adottare un calendario completo integrato a leggi rigide. Bennett e Blaney hanno dimostrato empiricamente come la stragrande maggioranza degli intervistati del Regno Unito si preoccupi del benessere animale e appoggi la legislazione proposta per l’eliminazione graduale di gabbie in batteria per la produzione di uova all’interno dell’UE. [9] Le leggi dell’UE prevedono dei periodi di transizione di diversi anni per facilitare l’attuazione di cambiamenti strutturali in determinati sistemi allevatoriali; tuttavia, questo approccio non ha sempre portato ad una tempestiva  conversione. In effetti, la consapevolezza culturale di aspetti relativi al benessere animale gioca un ruolo fondamentale nel favorire il rispetto sia dello spirito sia delle effettive disposizioni delle leggi [10]. In conclusione, si può affermare che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica in Cina manifesta un debole antropocentrismo – il loro sostegno ad un miglioramento delle condizioni di allevamento di suini e pollame deriva in gran parte dalla speranza di un miglioramento della qualità e della sicurezza degli alimenti di origine animale. Questo punto di vista è diverso da quello espresso dalle leggi sul benessere degli animali come il “Martin’s Act”, che chiede agli individui di rispettare le vite degli animali, proteggerne i diritti e di non abusarne, tutti aspetti che dovrebbero essere tenuti in considerazione nella promulgazione del benessere animale in Cina. 

Ringraziamenti 

Apprezziamo gli enormi sforzi fatti dai numerosi studenti universitari e dai laureati che hanno condotto il sondaggio, che sono stati la base fondamentale per la realizzazione di questo documento. Durante la preparazione e la revisione di questo documento, sono stati condotti molti lavori sulla progettazione e sull’analisi statistica del questionario, che dovrebbero essere considerati come lo sforzo fatto sia dalle persone elencate come autori che da quelle non elencate, ma che hanno lavorato su questo progetto durante la loro attività accademica. 

Contributi degli autori 

Concepimento e progettazione degli esperimenti: XLY YBL MZ HQY RQZ. Esecuzione degli esperimenti: XLY YBL MZ HQY RQZ. Analisi dei dati: XLY YBL MZ HQY RQZ. Fornitura di reagenti/materiali/strumenti di analisi: XLY YBL MZ HQY RQZ. Contributo alla stesura del manoscritto: XLY YBL MZ HQY RQZ. 

Riferimenti

  1. Kjærnes U, Miele M, Roex J (2007) Attitudes of Consumers, Retailers and Producers to Farm Animal Welfare, Welfare Quality Reports No. 2.
  2. Lusk JL, Norwood FB (2009) Direct Versus Indirect Questioning: An Application to the Well-Being of Farm Animals. Soc Indic Res (2010) 96: 551–565. DOI 10.1007/s11205-009-9492-z.
  3. Vanhonacker F (2010) The Concept of Farm Animal Welfare: Citizen Perceptions and Stakeholder Opinion in Flanders, Belgium, J Agric Environ Ethics. DOI 10.1007/s10806-010-9299-6.
  4. Duncan IJH, Hawkins P (2010) The Welfare of Domestic Fowl and Other Captive Birds, Animal Welfare 9: 279. DOI 10.1007/978-90-481-3650-6_12.
  5. Radford M (2001) Animal Welfare Law in Britain: Regulation and Responsibility: 265. ‘‘FAWC (1993) Report Priorities for Animal Welfare Research and Development, paragraphs 8 and 9’’.
  6. Roex J, Miele M (2005) Farm Animal Welfare Concerns: Consumers, Retailers and Producers Welfare Quality Reports No. 1: 42.
  7. Roex J, Miele M (2005) Farm Animal Welfare Concerns: Consumers, Retailers and Producers Welfare Quality Reports No. 1: 10.
  8. Roex J, Miele M (2005) Farm Animal Welfare Concerns: Consumers, Retailers and Producers Welfare Quality Reports No. 1: 13–14.
  9. Roex J, Miele M (2005) Farm Animal Welfare Concerns: Consumers, Retailers and Producers Welfare Quality Reports No. 1: 13.
  10. Communication from the Commission to the European Parliament, the Council and the European Economic and Social Committee, on the European Union Strategy for the Protection and Welfare of Animals 2012–2015: 4.

 

 

 

You X, Li Y, Zhang M, Yan H, Zhao R (2014) A Survey of Chinese Citizens’ Perceptions on Farm Animal Welfare. PLoS ONE 9(10): e109177.

doi:10.1371/journal.pone.0109177

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Di |2019-01-31T10:57:51+00:0031 Gennaio 2019|Categorie: Etica & Salute|Tags: , , , , , , |

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