Introduzione
Salute fisica e produttività
Una buona vita
Minacce per il benessere
Valutazione del comportamento per la determinazione del benessere animale
Valutazione qualitativa del comportamento e bias cognitive
Cortisolo
Serotonina
Funzione cardiaca
Termografia ad infrarossi (TRI)
Altri parametri dell’attività simpatico-vagale
Marker della funzione immunitaria
Alfa-amilasi salivari
Proteine di fase acuta
Valutazione del dolore

Conclusioni
Contributi degli autori
Riconoscimenti
Riferimenti

Graham K. Barrell* 
Department of Agricultural Sciences, Lincoln University, Christchurch, Nuova Zelanda 
*Posta: Graham K. Barrell, graham.barrell@lincoln.ac.nz 
Edito da: Luiz Carlos Pinheiro Machado F◦, Federal University of Santa Catarina, Brasile 
Revisionato da: Jo Hockenhull, University of Bristol, United Kingdom Rebecca E. Doyle, The University of Melbourne, Australia 
Sezione speciale: Questo articolo è stato inviato all’Animal Behavior and Welfare, una sezione del giornale Frontiers in Veterinary Science 
Ricevuto: 23 Maggio 2019 
Accettato: 14 Agosto 2019 
Pubblicato: 28 Agosto 2019 
Citazione: Barrell GK (2019) An Appraisal of Methods for Measuring Welfare of Grazing Ruminants.  Front. Vet. Sci. 6:289.
DOI: 10.3389/fvets.2019.00289 

Sebbene le alterazioni della funzione corporea degli animali possano essere misurate per determinare l’esistenza di un certo stato di stress, sta progressivamente crescendo l’interesse verso l’individuazione di nuove metodiche per la valutazione dello stato emotivo degli animali, inteso come indicatore di un buono o di un cattivo benessere. In linea generale è più facile determinare i livelli di benessere negativi piuttosto che quelli positivi. Per quanto riguarda i ruminanti al pascolo vengono considerati indicatori di benessere alcuni aspetti come l’assenza di patologie, una crescita, una produttività e una longevità buone. I rilevatori di movimento garantiscono un monitoraggio remoto automatizzato del comportamento e, probabilmente, ci saranno progressi per quanto riguarderà lo sviluppo di software per l’interpretazione dei dati, che andranno ad incrementare l’utilità di questa tecnologia durante la valutazione del benessere. I livelli di cortisolo nei fluidi corporei, nelle feci e nella pelliccia sono importanti marker di uno scadente benessere degli animali ma, come molti altri parametri oggettivi utilizzati, non sono completamente affidabili a livello di singolo animale. Queste altri parametri comprendono: serotonina plasmatica, variazione della frequenza cardiaca, termografia a infrarossi, citochine, alfa-amilasi salivare e proteine di fase acuta. L’impiego di un riconoscimento automatizzato delle espressioni facciali potrebbe andare ad integrare la registrazione elettrofisiologica utilizzata come metodo per quantificare l’esperienza dolorifica degli animali. Sebbene i parametri descritti in letteratura non forniscano necessariamente una risposta finale sul benessere dei ruminanti, tutte hanno una qualche importanza e necessitano di ulteriori indagini. 

Parole chiave: benessere animale, ruminanti, asse HPA, valutazione del dolore, comportamento animale 

Introduzione

Uno degli obiettivi iniziali che scaturisce dai tentativi di quantificare il benessere degli erbivori è quello di stabilire quale sia, attualmente, il loro benessere (o welfare). Sebbene tale problema venga affrontato approfonditamente in molti dei documenti che ci circondano, è giusto affrontarlo anche qui per poter fornire un contesto ai parametri presi in esame. La confusione deriva dalle opinioni contrastanti su cosa rappresenti il benessere animale. Ad esempio, Moberg (1) descrive i disturbi indotti dallo stress negli animali come l’inizio dello sviluppo di uno stato prepatologico, nello specifico come “un cambiamento della funzione biologica correlato allo stress che va a minacciare il benessere dell’animale”, essendo questo l’inizio del declino del livello di benessere. Broom e Johnson (2) hanno fornito una visione più ampia nella quale tutte le risposte biologiche rappresentano vari livelli di benessere, da molto buono a scadente, all’interno dei quali lo sviluppo di una patologia viene visto come una manifestazione di stress eccessivo e, quindi, di uno scadente livello di benessere. Questi ultimi autori (2, 3) hanno anche sottolineato che la maggior parte dei parametri quantificabili che venivano utilizzati per gli animali erano utili a determinare, principalmente livelli di benessere scadenti. È quindi veramente necessaria una visione più chiara dello stato mentale degli animali. Si afferma che il benessere venga soddisfatto quando gli animali provano emozioni positive e quando non provano emozioni negative per lungo tempo (46). Ciò ci ha recentemente portato a prendere in considerazione la “felicità animale”, dove l’attenzione si è spostata dalle preoccupazione relative agli aspetti negativi del benessere animale verso l’individuazione degli aspetti più positivi (7). Tuttavia, rimane il problema di come interpretare le risposte date dagli animali in termini di esperienze emotive. Questo tema è stato affrontato da Safina (8) ma un ulteriore dibattito su tale domanda e su queste definizioni non rientra nellambito di questo articolo, che si limita principalmente a condurre un’analisi della metodologia utilizzata per valutare i parametri di benessere. Le principali preoccupazioni relative al benessere dei ruminanti riguardano gli animali d’allevamento. La maggior parte dei ruminanti allevati allo stato brado e in maniera estensiva vengono gestiti soltanto in parte dall’uomo e, generalmente, hanno maggiori possibilità di sperimentare i loro comportamenti naturali. Tuttavia, devono comunque affrontare un certo numero di situazioni durante le quali il loro benessere può diminuire, per esempio: durante la predazione, nei periodi di siccità, in caso di incendi, bufere di neve, presenza di malattie infettive senza controllo, ecc. Tuttavia, tendiamo a considerare questo gruppo di animali lontano delle nostre immediate preoccupazioni in termini di gestione del loro benessere. Oltre agli animali d’allevamento (e ad alcuni tenuti come animali domestici o presenti all’interno di parchi zoologici, circhi, ecc.) della cui gestione siamo pienamente responsabili, l’altro gruppo di ruminanti per il quale le preoccupazioni relative al loro benessere sono molto evidenti, sono quelli utilizzati nei progetti di ricerca o nelle sperimentazioni. Tra i fautori dei diritti degli animali c’è una convinzione di fondo secondo la quale la ricerca scientifica che coinvolge gli animali sia scorretta per motivi filosofici, ma questa convinzione viene spesso accompagnate anche dalle preoccupazioni sul benessere degli stessi animali. Negli ultimi anni, molti progetti di ricerca che coinvolgevano ruminanti sono stati condotti solo allo scopo di valutare i parametri del loro benessere (vedi più avanti). È probabile che alcune di queste ricerche siano state motivate dall’eventuale necessità di stabilire standard di benessere utili poi per l’allevamento dei ruminanti, come è stato fatto anche per il settore avicolo e suinicolo,  soprattutto per rispondere alle preoccupazioni sollevate dall’opinione pubblica generale. 

Salute fisica e produttività

Secondo l’opinione generale per determinare il livello di benessere di un animale d’allevamento si può valutare il suo stato di salute e la sua produttività. Questo concetto è stato attentamente esplorato dalla Professoressa Marian Dawkins nel suo libro “Animal suffering: the science of animal welfare” (9). L’autrice ha sottolineato che, sebbene il concetto secondo il quale un animale fisicamente sano debba possedere anche in un buon livello di benessere sia attraente, questo parametro non ci fornisce alcuna prova del benessere mentale di tali animali. Né che un elevata produttività significhi necessariamente che gli animali stiano sperimentando elevati livelli qualitativi di benessere. Nonostante tali precisazioni, la presenza di animali sani con accettabili tassi di crescita e di produzione di carne, latte o lana e con prestazioni riproduttive normali, dovrebbe essere considerata sia come un valido indicatore di benessere animale sia come un parametro facilmente adottabile. Un parametro che probabilmente unisce sia lo stato di salute che la produttività degli animali d’allevamento è la longevità. È probabile che una diminuzione della longevità rappresenti un peggioramento delle prestazioni riproduttive o dello stato di salute degli animali, spesso correlata a pratiche di selezione e gestione degli animali finalizzate ad ottenere elevati livelli di produttività. Ciò è apparso evidente negli allevamenti da latte danesi dove, tra il 1960 e il 1982, c’è stata una diminuzione del 50% circa dell’aspettativa di vita delle bovine (3) e, attualmente, l’aspettativa di vita per le vacche da latte in Svezia è di soli 60.5 mesi (10 ). È molto probabile che questi dati provenienti dai paesi scandinavi siano rappresentativi degli allevamenti da latte presenti a livello globale. In linea generale si afferma che l’adozione di piani alimentari in grado di migliorare la longevità dei ruminanti possano avere un impatto positivo anche sul loro benessere (11). A livello intuitivo, la longevità degli animali in produzione dovrebbe essere abbastanza facile da determinare. Questo la rende un parametro semplice in grado di fornirci un’indicazione potenzialmente utile del benessere e dovrebbe essere collocata in cima all’elenco dei parametri disponibili per la valutazione del benessere degli animali in allevamento. Tuttavia, vi sono pareri discordanti. A volte la longevità degli animali potrebbe essere dannosa in termini di benessere e quindi sarebbe importante riconoscere quando sia questo il caso. 

Una buona vita

Un altro concetto che appartiene ad un buon scenario di benessere animale è rappresentato dall’affermazione “sono sani ed hanno ciò che vogliono” (12). Questa affermazione ci obbliga a definire i desideri degli animali e presuppone che siamo in grado di determinare i loro stati emotivi positivi. Si allontana quindi dall’idea che un buon benessere venga semplicemente dall’assenza di esperienze negative e ci costringe ad individuare alcuni parametri utili a dimostrare il fatto che gli animali stiano vivendo stati emotivi positivi. Ciò si è rivelato piuttosto difficile, dato che gli studi più approfonditi presenti in letteratura condotti per l’uomo e per altri mammiferi si concentrano su emozioni negative come la paura; la motivazione è data dal fatto che le esperienze negative sono più intense di quelle positive e quindi sono più facili da valutare (13). La review di questi studi (13) ci ha mostrato la necessità di ulteriori ricerche sugli stati emotivi positivi degli animali, tuttavia sembra che continui a mancare l’attenzione verso quest’area di studio (7). Le prove dell’esistenza di stati piacevoli si possono basare su comportamenti come l’interazione sociale, l’attività riproduttiva, il gioco, la pulizia del proprio corpo, l’iperattività anticipatoria e l’esplorazione. In molti casi queste attività vengono associate ad una ricompensa, come il cibo [ad esempio, vedi (14)], l’arricchimento ambientale o il riparo dalle intemperie, e queste gratificazioni possono apparire simili, in termini fisiologici, a quelle fornite dalle droghe che creano dipendenza. Come succede per le sostanze che creano dipendenza, la fisiologia che sta alla base degli stati emotivi positivi si manifesta mediante l’attivazione di specifici percorsi neurali e neuroendocrini che appaiono quantificabili e che probabilmente sono in grado di fornire informazioni complementari a quelle determinate grazie agli studi comportamentali. Alcuni di questi verranno affrontati in seguito. 

Minacce per il benessere

In qualsiasi circostanza, i ruminanti vengono sottoposti ad un ampio range di minacce per il loro benessere. Oltre ai pericoli più evidenti come l’inadeguatezza delle diete e delle fonti idriche, le condizioni meteorologiche avverse (associate all’inadeguatezza dei ripari) e le malattie infettive, i ruminanti spesso sono costretti a lottare tra di loro per gli spazi messi a disposizione, contro i parassiti gastrointestinale, con le superfici inadatte, con la mancata varietà dei mangimi, con i composti tossici presenti nei vegetali, contro la predazione e contro l’inadeguatezza delle cure fornite dagli uomini preposti alla loro gestione. Nella maggior parte dei casi, questi pericoli sono facilmente identificabili e possono essere quantificati e gestiti. Il problema si verifica quando tali minacce non sono ovvie per l’osservatore o quando si trovano al di sotto dei livelli di rilevamento o quando non vengono considerate importanti. È in questi casi e quando non siamo in grado di determinare se esista una minaccia (ad esempio una limitata varietà dei mangimi o delle interazioni sociali negative tra gli individui) che diventiamo pienamente dipendenti dalla disponibilità di parametri del benessere animale affidabili. 

Valutazione del comportamento per la determinazione del benessere animale

Il benessere degli animali può essere valutato mediante etogrammi. Le attività degli animali vengono registrate durante un periodo di monitoraggio e il quantitativo di tempo impiegato per svolgere ciascuna attività fornisce uno spettro di comportamenti in grado di distinguere gli individui che si comportano in maniera anomala o, addirittura, di indicarci se sono sottoposti a stress. In alternativa alcuni