In questi ultimi anni, se non decenni, le parole come ecologia, benessere animale e sostenibilità a forza di essere utilizzate (e abusate) hanno perso la forza e il senso che avevano in origine, anche perché è onesto ammettere che poco o nulla si è fatto in pratica per riempierle di contenuti.

Ma non tutto il tempo è perduto, e siamo ancora in tempo per rimediare agli errori del passato.

E’ difficile negare che il clima sta cambiando, e rapidamente, anche se ci si accapiglia ancora per capire di chi sia la colpa.

L’atteggiamento più saggio è a nostro avviso dividersi le responsabilità, e un pò per ciascuno fare la propria parte spinti da motivazioni sia etiche che economiche.

Alla domanda “Ma è vero che gli allevamenti inquinano producendo gas ad effetto serra?”, la risposta non può che essere “Sì”, perché ogni attività umana lo fa.

Le reazioni possono essere solo due: chiudere tutti gli allevamenti e diventare vegani oppure cercare un equilibrio nel continuare ad allevare gli animali riducendo le emissioni di gas climalteranti in modo che ci possa essere cibo, sano, nutriente e accessibile per tutti e non solo per i ricchi satolli.

Oggi abbiamo le conoscenze sufficienti e scientificamente ineccepibili per ridurre in maniera importante le emissioni di metano dalle attività digestive dei ruminanti e dalla gestione dei liquami.

Con la selezione genetica degli animali, le giuste diete e additivi di comprovata efficacia possiamo ridurre anche di due cifre la produzione di questi gas da parte degli animali d’allevamento. Altrettanto possiamo fare per i vasconi dei liquami e lo spandimento nei campi di deiezioni e concimi.

Se la produzione primaria, ossia gli allevamenti, sembra pronta ad accogliere queste soluzioni non è chiaro se ciò interessi veramente e praticamente agli altri anelli della filiera. Se ci fosse un vero interesse i legislatori sarebbero più incisivi e l’industria di trasformazione del latte e della carne sarebbero più “incentivate” a premiare gli allevatori virtuosi, sempre che alla famigerata GDO la cosa interessi.

In fondo, riempire le confezioni dei prodotti del latte e della carne con promesse ecologiche, sostenibili e di benessere animale è una strada veloce e a basso costo, e il greenwashing oggi non è poi così sanzionato né civilmente, né penalmente e né mediaticamente.

Pertanto, gli allevatori sono pronti a fare la loro parte perché le tecnologie ci sono e sono anche affidabili, ma è il consumatore, ossia la gente indignata e preoccupata dell’inquinamento, che deve dare un segnale forte e chiaro con il carrello della spesa, e l’industria e la GDO lo deve mettere in condizioni di riempire al meglio le buste della spesa.

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