FederBio: vent’anni di crescita per il biologico italiano
Crescono superfici, operatori e ambizioni: dalla legge 23/2022 al nuovo marchio nazionale, ecco risultati e prossime sfide tracciate dalla Federazione nel giorno del ventennale

FederBio celebra vent’anni di attività e li trasforma in un bilancio ragionato sul percorso del biologico in Italia: da settore di nicchia a motore d’innovazione, sostenibilità e competitività del made in Italy. Nata ufficialmente nel 2005, la Federazione affonda le radici nel 1992 con la FIAO (Federazione Italiana Agricoltura Organica).
La svolta normativa: legge 23/2022, marchio nazionale e Piano d’Azione
Tra i passaggi-chiave degli ultimi anni, FederBio indica l’approvazione della legge n. 23/2022 – attesa per oltre quindici anni – che ha introdotto il marchio del biologico italiano, i Distretti biologici e il Piano d’Azione nazionale per promuovere produzioni e consumi bio nell’alveo dell’approccio agroecologico. «Il marchio dà identità e riconoscibilità alla filiera; il Piano d’Azione è già operativo in molte sue parti», sottolinea la presidente Maria Grazia Mammuccini, richiamando la necessità di alleggerire la burocrazia, rafforzare investimenti in ricerca, innovazione e formazione e valorizzare, nella nuova PAC, chi opera in modo sostenibile.
I numeri della crescita: superfici oltre il 20% della SAU
Il biologico italiano ha mantenuto una traiettoria espansiva anche nei contesti più complessi: oltre 2,5 milioni di ettari nel 2024 (+163,5% negli ultimi dieci anni), più del 20% della SAU nazionale – la quota più elevata nell’UE – e 97.160 operatori (+137,18% dal 2004), di cui oltre 87.000 aziende agricole. Il comparto vale più di 10 miliardi di euro tra mercato interno ed export.
Le sfide aperte: “giusto prezzo”, costi e clima
Secondo FederBio, l’instabilità geopolitica, gli eventi meteo estremi e il degrado ambientale comprimono i margini degli agricoltori. Per invertire la rotta servono scelte chiare: riconoscere un “giusto prezzo” lungo l’intera filiera, premiare i modelli virtuosi che tutelano suolo e biodiversità e valorizzano i servizi ecosistemici, con particolare attenzione al biologico e al biodinamico. «L’agricoltura biologica svolge un ruolo determinante anche sul piano ambientale, dalla fertilità del suolo alla capacità di trattenere carbonio», ribadisce Mammuccini.
Un modello di filiera: il ruolo di FederBio
FederBio riunisce, attraverso le organizzazioni associate, la quasi totalità della rappresentanza del settore: è socia di IFOAM e Accredia, riconosciuta nei tavoli istituzionali nazionali e regionali. La struttura è articolata in cinque sezioni (Produttori; Organismi di certificazione; Trasformatori e Distributori; Operatori dei servizi e Tecnici; Associazioni culturali) e opera secondo un Codice etico e standard comuni. «L’intuizione di vent’anni fa continua a essere strategica: un’unica organizzazione nazionale capace di unire produzione, trasformazione e distribuzione, modello interprofessionale per il futuro del bio», afferma la presidente.
Per aggiornamenti e approfondimenti dal mondo del biologico, su Ruminantia è attiva la rubrica “FederBio e dintorni”.
















































































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