Dazi USA: lo scontro commerciale travolge l’agroalimentare europeo

La decisione di Trump di imporre tariffe al 30% sui prodotti UE fa esplodere la tensione transatlantica. Dura la reazione delle istituzioni europee, del Governo italiano, delle associazioni agricole e dei consorzi DOP

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14 Luglio, 2025

È con una lettera dal tono formale ma dal contenuto provocatorio che Donald J. Trump, presidente degli Stati Uniti, ha annunciato l’imposizione di dazi del 30% su tutti i prodotti europei esportati negli USA a partire dal 1° agosto 2025. La missiva, pubblicata non sulla pagina ufficiale delle White House ma sul suo profilo personale del social Truth, accusa l’Unione Europea di pratiche commerciali scorrette, di mantenere politiche tariffarie e non tariffarie sbilanciate, e definisce il nuovo sistema di dazi “necessario” per salvaguardare l’economia e la sicurezza nazionale americana. Trump ha inoltre avvertito: “Se l’UE risponderà con ritorsioni, i dazi aumenteranno ulteriormente”.

La risposta dell’Unione Europea: tra diplomazia e fermezza

La replica della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, è giunta poche ore dopo. In una nota ufficiale, von der Leyen definisce la misura statunitense “sconvolgente” per le catene di approvvigionamento e avverte che l’UE è pronta a “contromisure proporzionate” se non si raggiungerà un’intesa entro agosto. La presidente ha ricordato l’impegno dell’Unione per un dialogo stabile e ha riaffermato la volontà di “trovare una soluzione negoziata”, pur evidenziando la necessità di tutelare gli interessi dei produttori europei.

Il commento del Governo italiano

Anche dal fronte italiano è arrivata una dichiarazione istituzionale. In un post su Facebook, il Ministro dell’Agricoltura ha attaccato l’opposizione e ribadito l’impegno dell’Italia a “evitare un’escalation commerciale”, sottolineando che la questione rientra nelle competenze della Commissione Europea. Il Ministro ha infine ricordato che l’Italia è impegnata a difendere “gli interessi delle imprese italiane” e che “la destra tifa solo Italia, sempre e comunque”.

Il fronte compatto delle associazioni di categoria

Dura e unanime la reazione delle principali sigle agricole italiane.

Confagricoltura, per voce del presidente Massimiliano Giansanti, parla di “condanna per l’economia di interi Paesi”. L’organizzazione considera i dazi “assolutamente inaccettabili” e chiede una risposta compatta da parte dell’Europa per “difendere l’intera struttura economica agroalimentare”.

Cia-Agricoltori Italiani, con il presidente Cristiano Fini, definisce la proposta americana “irricevibile” e mette in guardia dal rischio di una “guerra commerciale catastrofica”. Fini sottolinea che “gli USA rappresentano il secondo mercato mondiale per il cibo e il vino Made in Italy”, e fornisce un quadro dettagliato delle filiere più esposte: dal Pecorino Romano, che destina il 57% del proprio export agli USA, al vino italiano, passando per l’olio extravergine d’oliva.

Coldiretti, attraverso il presidente Ettore Prandini, stima in 2,3 miliardi di euro i danni potenziali per il Made in Italy. L’associazione evidenzia come “le tariffe aggiuntive arriverebbero fino al 45% per i formaggi e al 42% per la pasta farcita”, e accusa la Commissione Europea di “totale assenza di visione strategica”. Il segretario generale Vincenzo Gesmundo parla di una decisione “ingiusta e asimmetrica”, legata anche ai recenti sviluppi nei rapporti NATO.

Copagri, con il presidente Tommaso Battista, critica il “balletto dei dazi” che crea “instabilità e incertezza” per le imprese. Battista sottolinea il peso della svalutazione del dollaro e delle altre imposte doganali già in essere, e lancia un appello a “diversificare i mercati e accelerare i negoziati con il Sud-Est asiatico e i Paesi Mercosur”.

Origin Italia, per bocca del presidente Cesare Baldrighi, definisce i dazi “un attacco ideologico” contro i modelli agricoli virtuosi delle filiere DOP e IGP, che negli Stati Uniti valgono circa 3 miliardi di euro. Baldrighi denuncia l’inerzia della Commissione e richiama la necessità di una “risposta politica immediata” a difesa di imprese, territori e consumatori americani privati della libertà di scegliere prodotti autentici.

Il caso Grana Padano: “Non è più un concorrente, è un nemico”

Il Consorzio di Tutela del Grana Padano ha commentato con parole durissime, definendo quella di Trump “una dichiarazione di guerra economica”. Il Direttore Generale Stefano Berni denuncia come il dazio complessivo raggiungerà “circa 10 dollari al kg”, spingendo il prezzo al dettaglio oltre i 50 dollari al chilo. Gli Stati Uniti, terzo mercato del Grana Padano con oltre 220 mila forme esportate nel 2024, potrebbero diventare un mercato impraticabile. Berni invoca un intervento diretto della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per far leva sulla “volubilità di Trump” e ottenere una revisione delle tariffe.

Uno scontro che travolge il Made in Italy

La partita dei dazi tra Stati Uniti e Unione Europea si è trasformata in un confronto che rischia di colpire duramente le eccellenze del Made in Italy agroalimentare. I numeri parlano chiaro: oltre 7,8 miliardi di euro di export agroalimentare italiano negli USA nel 2024, con una crescita del 17%. Settori strategici come vino, formaggi, olio, salumi e pasta potrebbero subire un contraccolpo devastante.

L’Europa ha ora poche settimane per evitare che dal 1° agosto si concretizzi una misura definita da più parti “inaccettabile”. La sfida, oltre che commerciale, è profondamente politica. E il tempo stringe.

Da leggere - Luglio 2026

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