SANA 2026: il biologico italiano tra crescita, innovazione e sfide burocratiche
La 37ª edizione della fiera di Bologna traccia il bilancio del settore, evidenziando le strategie per consolidare questo metodo come pilastro dell’agroalimentare nazionale

Si è conclusa ieri, 24 febbraio 2026, la 37 esima edizione di SANA tenutasi presso BolognaFiere. Nell’ambito della manifestazione il consueto appuntamento “Rivoluzione Bio“, alla presenza degli Stati generali del mondo biologico, ha permesso di tracciare un bilancio sullo stato del settore e indicare le strategie e le politiche nazionali per il suo sviluppo come pilastro dell’agroalimentare nazionale. Dai confronti emersi durante il dibattito, si delinea un quadro di forte dinamismo, accompagnato da sfide strutturali e burocratiche che richiedono risposte urgenti. Di seguito, una sintesi dei principali interventi e posizioni.
Sostegno istituzionale: il ruolo del Ministero dell’Agricoltura
L’apertura dei lavori ha sottolineato l’impegno del Masaf nell’affermare il primato italiano nel settore. Il Sottosegretario Luigi D’Eramo ha evidenziato come la combinazione di sostenibilità e origine rappresenti la chiave del successo futuro, definendo il binomio “Biologico e Made in Italy” come un’opportunità strategica di sviluppo. Particolare attenzione è stata riservata al nuovo “Marchio del biologico italiano“, alla cui adozione mancano solo gli ultimi passaggi procedurali (leggi anche “Marchio del biologico italiano: il traguardo si avvicina“), evidenziando come questo rappresenti uno strumento per valorizzare le aree interne e montane e per tutelare le filiere nazionali. D’Eramo ha inoltre ricordato il ruolo del PNRR, dove il bio è protagonista in 28 dei 88 programmi complessivi dedicati ai contratti di filiera.
Analisi di mercato: la prospettiva di FederBio
Dal punto di vista del mercato, FederBio invita a un approccio realistico. Il settore ha registrato un fatturato complessivo di 6,9 miliardi di euro nel 2025, ma la Presidente Maria Grazia Mammuccini segnala uno squilibrio crescente: i consumi bio aumentano più rapidamente della produzione. Questo divario rischia di tradursi in maggiori importazioni, a scapito dei produttori locali. FederBio sottolinea l’importanza di non rallentare le politiche di sostegno al bio, nonostante eventuali frenate del Green Deal, poiché cittadini e imprese sono ormai orientati verso un modello agroecologico sostenibile. La presidente ha, inoltre, aggiunto che:
“Tra gli obiettivi prioritari è fondamentale la semplificazione amministrativa, soprattutto per le piccole e medie aziende agricole che non dispongono di figure dedicate per gestire adempimenti così complessi. Eppure, sono proprio queste realtà, motori di sostenibilità e biodiversità, a dare valore all’intero sistema agroalimentare italiano. Inoltre, occorrono investimenti concreti in ricerca, innovazione e formazione per supportare la conversione al biologico.”
Innovazione e ricerca: il contributo di Confcooperative Fedagripesca
Per incrementare la produzione nazionale, Confcooperative ritiene necessario puntare sull’innovazione. Secondo un’indagine interna, presentata in questa occasione, il 70% delle cooperative biologiche è già impegnato in progetti di ricerca e sviluppo. Il Presidente Francesco Torriani ha ribadito che, di fronte alla crisi climatica e alla necessità di prezzi competitivi, l’innovazione è imprescindibile per il settore. Tra le priorità individuate, spicca il Biobreeding, ovvero la selezione di nuove varietà vegetali adatte al metodo biologico, coerenti con i principi dell’agroecologia.
Burocrazia e ostacoli amministrativi: l’allarme di Coldiretti Bio
Un nodo critico emerso in maniera unanime riguarda il peso burocratico. Il vicepresidente nazionale di Coldiretti, David Granieri, e la presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni, sottolineano come le imprese biologiche siano gravate da adempimenti fino al 30% superiori rispetto all’agricoltura convenzionale. Questo eccesso di burocrazia risulta un fattore determinante di abbandono: secondo un’indagine del Crea, dicono infatti, otto aziende biologiche su dieci cessano l’attività a causa di procedure amministrative troppo complesse, soprattutto tra le PMI. I contratti di filiera e il marchio del biologico italiano potrebbero rappresentare degli utili strumenti per rendere il comparto più attrattivo per le aziende.
Futuro e politiche europee: la visione della CIA-Agricoltori Italiani
Infine, CIA – Agricoltori Italiani ha affrontato il tema del ricambio generazionale e della PAC post-2027. Il biologico si conferma il settore più giovane dell’agricoltura italiana: quasi il 20% delle aziende è guidato da under 35, una quota doppia rispetto alla media nazionale. Tuttavia, il Presidente Cristiano Fini ha espresso preoccupazione per una possibile frammentazione dei sostegni a livello europeo, che potrebbe indebolire il mercato unico e mettere a rischio settori strategici come questo. Per la CIA, il messaggio è chiaro: “Il bio italiano è già il presente dell’agricoltura. Contribuisce in modo concreto alla coesione territoriale ed economica, sostiene la piccola e media imprenditoria, promuove la trasformazione locale e le filiere corte”.
Per aggiornamenti e approfondimenti dal mondo del biologico, su Ruminantia è attiva la rubrica “FederBio e dintorni”.


















































































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