Brucia il Gargano: la testimonianza di un allevatore
La devastazione degli incendi in Puglia mette in ginocchio le aziende zootecniche del Gargano, già colpite da siccità e timore per la vicina blue tongue

La Puglia è devastata dagli incendi. Mai come questa estate, la regione è stata colpita in modo così violento. Solo nell’ultimo mese sono 980 i roghi registrati, secondo i dati di Coldiretti, il 25% in più rispetto allo stesso periodo nel 2024.
Tra le zone maggiormente colpite troviamo la provincia di Foggia, con 152 incendi e circa 1600 ettari interessati. E proprio da Gargano, dal Comune di San Giovanni Rotondo, la nostra redazione ha raccolto oggi il grido di rabbia e disperazione delle aziende agricole che in quel territorio portano avanti, da generazioni, una zootecnia che racchiude nel suo operato la salvaguardia di origini, territorio, razze e produzioni autoctone.
A raccontarci cosa sta succedendo è stato Costanzo Longo, dell’azienda agricola Gran Vincenzo, che in queste ore vive in prima persona il dramma di vedere i pascoli completamente bruciati e fare i conti con le scarsissime risorse idriche rimaste a disposizione degli animali.
«Molte cose si sarebbero potute fare per prevenire questi eventi, ma adesso abbiamo bisogno urgente di aiuto per sopperire alle esigenze nutrizionali e fisiologiche dei nostri animali, e non possiamo sostenere da soli la gestione di questa emergenza – dichiara Costanzo. – Siamo almeno 15 aziende in questa situazione. I nostri sono allevamenti estensivi, viviamo di pascoli storici dove le essenze foraggere locali si ritrovano nelle produzioni lattiero-casearie rendendole uniche nel loro genere! Basti pensare al caciocavallo di podolica e al cacioricotta».

Il pensiero principale in questo momento è, quindi, come intervenire tempestivamente a supporto di animali e allevatori, perché questo quadro si va a sommare alle criticità già presenti dovute alla siccità e all’epidemia di blue tongue che imperversa nel Centro Italia, ed è arrivata alle porte del vicino Molise.
«Se già è difficile incentivare il ricambio generazionale e rendere il nostro mestiere appetibile per i giovani, con questi eventi si rischia il totale abbandono del territorio», conclude Costanzo Longo.
E come si può non dargli ragione? Come avevamo già accennato nel nostro articolo “Affidiamo ai pastori la difesa contro gli incendi boschivi” , è fondamentale sostenere ed incentivare allevatori e agricoltori a restare sul territorio e prendersene cura, perché il corretto utilizzo dei pascoli è il primo elemento “tagliafuoco” che si può mettere in campo, ma questo operato deve essere adeguatamente riconosciuto e remunerato.
In Italia la situazione è regolata anche dalla legge-quadro in materia di incendi boschivi, il cui articolo 10 stabilisce precisi vincoli per le aree percorse dal fuoco: per dieci anni è vietato il pascolo e qualsiasi edificazione, mentre per quindici anni non è possibile modificare la destinazione d’uso dei terreni bruciati. Una norma pensata per tutelare l’ambiente e prevenire speculazioni, ma che, nel caso di aziende come quelle del Gargano, si traduce in ulteriori difficoltà nella gestione degli allevamenti estensivi, già messi in ginocchio dall’emergenza incendi.
Può essere utile ricordare, infine, che la Regione Puglia, dal 2021, ha approvato la legge n.24 del 6 agosto 2021 “Norme per l’applicazione pianificata del fuoco prescritto” con l’obiettivo di perseguire la protezione del proprio patrimonio ambientale e forestale degli incendi boschivi, conservare e migliorare la funzionalità ecosistemica e gestire delle risorse agro-silvo-pastorali.



















































































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