Stretto di Hormuz, la FAO lancia l’allarme su una nuova crisi alimentare globale e propone misure urgenti
L'Organizzazione indica azioni immediate, strategie di medio periodo e interventi strutturali per rafforzare la resilienza dei sistemi agroalimentari globali e scongiurare un nuovo shock sui prezzi alimentari

Bisogna “iniziare a pensare seriamente a come aumentare la capacità di assorbimento dei Paesi, a come accrescere la loro resilienza a questo collo di bottiglia, in modo da iniziare a minimizzare i potenziali impatti“, è quanto ha affermato Maximo Torero, capo economista della FAO, in un nuovo podcast divulgato la scorsa settimana sulla grave situazione legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Quest’area rappresenta un punto di passaggio obbligato attraverso cui transitano grandi quantità di merci, energia e traffico commerciale globale. In particolare, da questo sito passa una quota significativa del commercio mondiale di:
- petrolio;
- gas naturale liquefatto;
- fertilizzanti;
- materie prime agricole
per cui si teme l’effetto domino che potrebbe propagarsi lungo tutta la filiera agricola mondiale. La FAO sottolinea, infatti, che il sistema agroalimentare mondiale è oggi estremamente vulnerabile agli shock energetici. Non solo la produzione agricola moderna dipende fortemente dai combustibili fossili, ma anche la logistica globale — trasporto marittimo, refrigerazione, stoccaggio e distribuzione — risente immediatamente di qualsiasi aumento dei costi energetici.
I Paesi maggiormente esposti risultano essere quelli fortemente dipendenti dalle importazioni alimentari e dai fertilizzanti, molte economie africane con limitata capacità fiscale e le regioni già colpite da instabilità climatica o scarsità idrica. La gravità della situazione è evidenziata anche dall’andamento dell’indice FAO dei prezzi alimentari che è tornato sotto pressione, spinto dall’incremento dei costi energetici, dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle crescenti preoccupazioni sulla disponibilità di fertilizzanti e sulle interruzioni logistiche.
Secondo David Laborde, direttore della Divisione di Economia Agroalimentare della FAO, le rotte commerciali alternative possono attenuare parzialmente gli effetti della crisi, ma non sono in grado di sostituire completamente i flussi normalmente garantiti attraverso Hormuz. Le opzioni prese in considerazione comprendono corridoi terrestri nella penisola arabica, tratte attraverso l’Arabia Saudita occidentale e collegamenti marittimi via Mar Rosso. Tuttavia, queste infrastrutture presentano limiti logistici e capacità operative inferiori rispetto alle rotte tradizionali.
A complicare ulteriormente lo scenario contribuisce il possibile ritorno di “El Niño“. Secondo la FAO, il fenomeno climatico potrebbe provocare siccità prolungate, alterazioni dei regimi pluviometrici e una riduzione delle produzioni agricole in diverse aree del mondo, aumentando così la volatilità dei mercati e aggravando la pressione sui prezzi alimentari.
Per contenere il rischio di una nuova crisi alimentare globale, la Food and Agriculture Organization propone una strategia multilivello articolata su interventi immediati, misure di medio periodo e riforme strutturali di lungo termine.
Le misure urgenti: mantenere aperti i flussi e limitare l’impatto immediato dello shock logistico ed energetico
- È fondamentale garantire rapidamente corridoi terrestri e marittimi alternativi per aggirare Hormuz: questo non risolverà l’entità dello shock di approvvigionamento, ma contribuirà a ridurlo marginalmente.
- Evitare restrizioni all’esportazione, soprattutto per quanto riguarda energia, fertilizzanti e materie prime.
- Escludere gli aiuti alimentari dalle restrizioni commerciali.
- Promuovere, nell’ambito degli interventi di emergenza, la consociazione colturale (cereali + leguminose) per ridurre l’uso di fertilizzanti azotati e ottenere importanti benefici nutrizionali, ambientali, economici e agronomici.
- Attivare programmi di protezione sociale, traendo insegnamento dall’esperienza latinoamericana.
- Evitare i sussidi indiscriminati, che creano notevoli pressioni fiscali e tendono ad essere regressivi; dando invece priorità al sostegno mirato ai più vulnerabili attraverso registri digitali che possano indirizzare in modo efficiente gli aiuti alle famiglie rurali e ai piccoli agricoltori più vulnerabili, soprattutto in Africa.
Medio periodo: credito agricolo, digitalizzazione e resilienza produttiva
La FAO ritiene importante:
- evitare di incrementare la domanda di biocarburanti durante i periodi di carenza, al fine di limitare la competizione tra cibo e carburante.
- Garantire che le politiche energetiche adottate non aggravino le crisi alimentari.
- Ampliare l’accesso al credito agevolato per agricoltori e imprese agroalimentari attraverso istituzioni di secondo livello, al fine di fornire linee di credito a PMI, micro e piccole imprese e operatori della filiera. Tali linee di credito dovrebbero essere a basso interesse e di emergenza, con piani di rimborso allineati ai periodi di raccolta e con periodi di grazia di almeno sei-nove mesi.
- Combinare i prestiti agricoli con accordi di fornitura garantiti da aggregatori, trasformatori o acquirenti pubblici.
- Utilizzare registri agricoli digitali e sistemi di pagamento tramite dispositivi mobili, come già implementato in Mozambico e Perù, per erogazioni rapide.
- Integrare gli agricoltori informali in diverse forme di coordinamento orizzontale (associazioni di agricoltori, gruppi di agricoltori, cooperative, ecc.) per migliorare l’accesso ai finanziamenti e al sostegno e sfruttare le crisi come opportunità per formalizzare l’attività agricola attraverso registri digitali.
- Fornire strumenti per la bilancia dei pagamenti, supportare l’erogazione rapida dei fondi ed espandere i finanziamenti per le importazioni di alimenti e fertilizzanti. Il Fondo per il finanziamento delle importazioni alimentari è concepito a questo scopo e, nel 2022, dovrebbe essere riattivato il meccanismo di finanziamento per le crisi alimentari.
- Utilizzare procedure di finanziamento accelerate e aumentare i contributi a fondo perduto per i paesi in difficoltà debitoria attraverso i meccanismi esistenti delle banche multilaterali di sviluppo e delle istituzioni finanziarie internazionali.
Le strategie di lungo periodo: energia, innovazione e prevenzione
Pensando più a lungo termine, si sottolinea l’importanza di:
- diversificare porti, corridoi, sistemi di stoccaggio e logistica a livello globale per ridurre i rischi di strozzatura in futuro.
Costituire riserve regionali e capacità di stoccaggio per rafforzare la capacità di assorbimento degli shock futuri. - Migliorare la resilienza dei sistemi di trasporto nazionali e transfrontalieri.
- Utilizzare finanziamenti agevolati per accelerare la diversificazione del mix energetico ed espandere l’irrigazione sostituendo il diesel con sistemi elettrici e solari, in particolare per l’irrigazione.
- Ampliare l’utilizzo di macchinari elettrici, droni e tecnologie per l’agricoltura di precisione.
- Migliorare l’efficienza attraverso la mappatura del suolo e l’applicazione di precisione per ridurre gli sprechi di fertilizzanti e aumentare l’efficienza nell’utilizzo dei nutrienti.
- Sviluppare fondi per l’innovazione a sostegno dell’ammoniaca verde, dei biostimolanti, della genetica delle colture e delle tecnologie per l’efficienza nutrizionale. Sebbene ciò richieda dai tre ai cinque anni, rafforzerà significativamente la resilienza a lungo termine.
- Collaborare con le aziende produttrici di fertilizzanti per sviluppare sistemi condivisi di mappatura del suolo e dei fertilizzanti, basati su standard comuni concordati.
- Sostenere la rotazione delle colture, la consociazione e il miglioramento dell’efficienza dei fertilizzanti, piuttosto che perseguire una revisione completa dei sistemi.
- Rafforzare la resilienza macroeconomica all’inflazione alimentare e agli shock delle importazioni.
- Ampliare l’uso dei sistemi di allerta precoce, delle assicurazioni e dei meccanismi di monitoraggio per intervenire prima che le crisi si aggravino.
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