Mais, il Tavolo riapre il confronto: dalla filiera la richiesta di un piano nazionale

Il Masaf punta a recuperare superfici e produzione, mentre maiscoltori, organizzazioni agricole e industria mangimistica chiedono sostegni, ricerca, infrastrutture irrigue e contratti di filiera

27 Luglio, 2026

Il mais è di nuovo al centro dell’agenda agricola nazionale. Nel corso del Tavolo di filiera convocato il 23 luglio scorso al Masaf, il sottosegretario Patrizio La Pietra ha definito questa coltura una materia prima strategica per l’intero sistema agroalimentare italiano, sottolineandone il ruolo essenziale per la mangimistica, gli allevamenti e numerose produzioni a denominazione di origine.

Il progressivo ridimensionamento della maiscoltura ha aumentato la dipendenza dell’Italia dalle importazioni, esponendo le imprese alla volatilità dei mercati, alle tensioni geopolitiche e alle difficoltà logistiche. Il Ministero ha indicato come priorità il recupero delle superfici e della produzione, il rafforzamento della ricerca, gli investimenti negli impianti di essiccazione e stoccaggio e la costruzione di rapporti più stabili tra agricoltori, mangimisti, allevatori, industria e consorzi di tutela.

Una ripresa ancora insufficiente

I dati diffusi dal CREA confermano la fragilità del comparto. Dopo il minimo storico del 2024, nel 2025 le superfici coltivate a mais da granella sono risalite a circa 540 mila ettari, con un incremento del 9%, mentre la produzione ha raggiunto 5,5 milioni di tonnellate, il 12% in più rispetto all’anno precedente.

La produzione nazionale continua tuttavia a coprire appena il 45% del fabbisogno interno. Nell’annata 2024/2025 il deficit della bilancia commerciale ha raggiunto 7,1 milioni di tonnellate, comportando un costo netto vicino a 1,6 miliardi di euro.

Anche Confagricoltura Lombardia ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà del settore, evidenziando superfici ancora contenute, rese sostanzialmente ferme e costi di produzione elevati. Tra le richieste avanzate dal mondo produttivo figurano il ripristino dell’aiuto ad ettaro e un confronto tecnico permanente con il Ministero.

Assalzoo: il riconoscimento formale resta una priorità

Una posizione particolarmente netta è stata espressa da Assalzoo, secondo cui il mais da granella dovrebbe essere riconosciuto formalmente come coltura strategica nazionale. L’Associazione ricorda che oltre il 60% del mais necessario al sistema produttivo italiano proviene ormai dall’estero, determinando una vulnerabilità che coinvolge direttamente mangimistica e allevamenti.

Per Assalzoo servono un Piano maidicolo nazionale, incentivi adeguati alla produzione, contratti di filiera, rilancio della ricerca genetica e innovazione agronomica. La disponibilità di mais nazionale è infatti strettamente collegata alla competitività delle produzioni di latte, formaggi, carni e salumi, comprese molte eccellenze DOP.

Acqua e cambiamenti climatici tra le emergenze

Alla crisi strutturale si aggiungono gli effetti degli eventi climatici estremi. Proprio il 23 luglio u.s. CIA Padova ha segnalato la perdita di oltre il 50% del mais non irriguo nella Bassa padovana, chiedendo interventi preventivi e strutturali per la gestione dell’acqua, anziché misure adottate soltanto in fase emergenziale.

Dal Tavolo del Masaf emerge dunque un primo riconoscimento politico della centralità, nonché della fragilità, del comparto. La richiesta della filiera è ora quella di tradurre questa attenzione in strumenti concreti, capaci di restituire redditività agli agricoltori e ridurre la dipendenza dall’estero di una materia prima fondamentale per tutta la zootecnia italiana.

Fonti: Masaf; CREA ; Confagricoltura Lombardia; Assalzoo ; CIA-Agricoltori Italiani 

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