Bresciangrana blocca il ritiro del latte: cinquanta allevamenti in crisi
Dal 3 al 31 agosto la società di Cignano di Offlaga sospende i conferimenti per la crisi di liquidità. Il Tribunale ha concesso 60 giorni per presentare un piano di risanamento

Bresciangrana ha comunicato ai propri conferenti che, da oggi, lunedì 3 agosto, fino a lunedì 31 agosto, non ritirerà più il latte.
Una decisione pesantissima, che rischia di mettere in ginocchio i circa cinquanta allevamenti destinatari della comunicazione e che arriva al termine di una situazione di forte difficoltà economica in cui la società di Cignano di Offlaga versava ormai da tempo.
La sospensione delle attività giunge, infatti, mentre è in corso una procedura davanti al Tribunale di Brescia. L’azienda aveva già presentato domanda per accedere agli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa, chiedendo anche la protezione del proprio patrimonio. Il Tribunale le ha concesso 60 giorni per presentare un piano di risanamento o un’altra soluzione per superare la crisi, nominando nel frattempo un commissario giudiziale.
Come noto, la situazione di crisi che ha costretto l’azienda a intraprendere il percorso di risanamento nel contesto dell’art 44 ccii ha provocato rilevanti criticità a livello di liquidità che, negli ultimi giorni, si sono aggravate a causa di una serie di fattori tra i quali:
- il calo drastico delle vendite di prodotti finiti e sottoprodotti, con particolare riferimento al formaggio.
- Il conseguente esaurimento degli spazi del magazzino.
- Le spese straordinarie sostenute a seguito dei guasti subiti dagli impianti e del blocco del depuratore.
- Spese ulteriori che sono state affrontate d’urgenza per risolvere i danni collaterali e indiretti.
- Il recentissimo blocco del conto corrente presso il quale l’azienda aveva allocate le maggiori giacenze.
- Il rilievo di nuove ulteriori distorsioni del processo produttivo e degli impianti che rendono indifferibile il fermo operativo per un periodo non inferiore ad un mese.
L’azienda precisa, inoltre, che la procedura in corso impone di evitare qualsiasi operazione che possa aggravare la situazione economica o danneggiare i creditori. Per questo motivo, ogni decisione deve essere assunta nel rispetto delle regole previste dalla procedura.
La comunicazione prosegue spiegando che il management ha cercato di ricollocare il latte dei conferenti presso altri operatori, ma le offerte ricevute sono state giudicate troppo basse per essere accettate. Il prezzo massimo proposto è stato infatti di 38 centesimi al litro, una cifra ritenuta antieconomica per gli allevatori. L’azienda assicura infine che informerà tempestivamente i conferenti qualora dovessero arrivare offerte più vantaggiose, così da consentire loro di destinare nuovamente la produzione ad altri acquirenti.



















































































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