Robot, sensori e automazione: quanto è tecnologica la zootecnia europea?
I dati Eurostat relativi al 2023 mostrano una diffusione ancora disomogenea dell’innovazione agricola. Nei grandi allevamenti, tuttavia, sistemi di monitoraggio, automazione dell’alimentazione, controllo climatico e robot di mungitura sono già una realtà consolidata

La trasformazione digitale dell’agricoltura europea parte da un presupposto tutt’altro che scontato: la disponibilità di una connessione. Nel 2023, infatti, solo il 43% delle aziende agricole dell’UE dichiarava di avere accesso a Internet, sebbene in Danimarca, Germania, Slovacchia, Lettonia, Repubblica Ceca e Austria la percentuale superasse il 90%.
Ancora più limitato risulta l’impiego degli strumenti digitali avanzati. I sistemi informativi per la gestione aziendale erano utilizzati da circa un’azienda su dieci, mentre la robotica – intesa come impiego di macchine capaci di operare autonomamente – interessava appena il 7% delle aziende agricole. Una media che, però, nasconde profonde differenze strutturali: nelle aziende con una produzione standard di almeno 100 mila euro la robotica raggiungeva il 31%, contro circa l’1% di quelle con meno di 2 mila euro.
Un allevamento su quattro utilizza tecnologie per la gestione del bestiame
È nella zootecnia che i dati Eurostat assumono particolare interesse. Nel 2023, circa il 25% delle aziende europee con bestiame utilizzava almeno un macchinario o sistema automatizzato dedicato alla gestione degli animali.
La tecnologia più diffusa era rappresentata dai carri trincia-miscelatori per la preparazione dell’alimentazione, presenti in circa il 15% degli allevamenti. Seguivano, con una quota dell’11%, i sistemi per il monitoraggio della salute e del benessere animale. Meno frequenti risultavano le tecnologie per la regolazione automatica del clima in stalla e i sistemi automatici di alimentazione, entrambi utilizzati da circa il 6% delle aziende. I robot di mungitura si fermavano, invece, poco sotto il 5%.

Figura 1 – Aziende agricole dotate di macchinari per la gestione del bestiame, 2023. Fonte: Eurostat.
La dimensione aziendale fa la differenza
La diffusione delle tecnologie cresce nettamente con l’aumentare della consistenza dell’allevamento, misurata da Eurostat in unità di bestiame (LSU), indicatore utilizzato per rendere confrontabili animali appartenenti a specie e categorie differenti.
Il caso più evidente riguarda i sistemi per la regolazione automatica del clima della stalla: erano presenti in meno dell’1% degli allevamenti con meno di 5 LSU, ma raggiungevano circa il 71% nelle aziende con almeno 500 LSU. Un andamento analogo, seppure meno marcato, emerge per il monitoraggio della salute e del benessere e per l’alimentazione automatizzata.
Carri miscelatori e robot di mungitura mostrano invece una dinamica differente. La loro diffusione risultava più elevata negli allevamenti compresi tra 100 e 499,9 LSU rispetto a quelli con almeno 500 LSU. Secondo Eurostat, questa particolarità riflette la struttura delle aziende lattiero-casearie, mediamente meno grandi in termini di unità di bestiame rispetto agli allevamenti bovini estensivi da carne e alle grandi aziende intensive di granivori.

Figura 2 – Aziende dotate di macchinari per la gestione del bestiame per classe dimensionale, 2023. Fonte: Eurostat.
Poche aziende, ma una parte maggioritaria del patrimonio zootecnico
Il dato più significativo emerge confrontando il numero delle aziende con la consistenza degli animali allevati. Sebbene solo un allevamento su quattro utilizzi queste tecnologie, le aziende interessate concentrano circa il 71% di tutte le unità di bestiame dell’UE.
La digitalizzazione zootecnica appare quindi ancora circoscritta numericamente, ma già largamente diffusa nelle realtà che gestiscono la maggior parte del patrimonio animale europeo. Le percentuali più elevate si registrano in Danimarca e nei Paesi Bassi, entrambe intorno al 90%. L’Italia, con circa il 79% delle unità di bestiame allevate in aziende dotate di almeno una tecnologia di gestione, si colloca sopra la media europea. All’estremo opposto figura la Grecia, ferma intorno al 20%. Per l’Irlanda il dato non è disponibile.

Figura 3 – Unità di bestiame presenti nelle aziende dotate di macchinari per la gestione zootecnica, 2023. Fonte: Eurostat.
Un’innovazione ancora concentrata
La fotografia restituita da Eurostat evidenzia una zootecnia europea a due velocità. L’automazione non è ancora patrimonio della maggioranza degli allevamenti, ma è già profondamente integrata nelle aziende di maggiori dimensioni, dove può contribuire a ridurre il fabbisogno di manodopera, standardizzare alcune operazioni e raccogliere informazioni più tempestive sugli animali e sull’ambiente di stalla.
Rimangono tuttavia ostacoli importanti. Gli elevati costi iniziali, l’accesso al capitale, la qualità delle infrastrutture e la disponibilità di competenze digitali condizionano soprattutto le aziende più piccole. Proprio le tecnologie destinate alla produzione zootecnica risultano, secondo le analisi richiamate da Eurostat, tra le più onerose. Il nodo non riguarda quindi soltanto la disponibilità delle soluzioni, ma la possibilità concreta di renderle accessibili, interoperabili e realmente utili nella gestione quotidiana dell’allevamento.
Nota metodologica: l’indagine considera le aziende al di sopra delle soglie fisiche stabilite dal Regolamento (UE) 2018/1091. Il campione rappresenta circa il 98% della superficie agricola utilizzata e il 99% delle unità di bestiame dell’UE; sono escluse le aziende di piccolissime dimensioni.
Fonti: Eurostat – Agriculture statistics: machinery and digitalisation
















































































GDPR Compliant