Più scienza per il pascolo
Un nuovo numero speciale del Journal of Dairy Science Communications analizza il pascolo come sistema produttivo dinamico, nel quale interagiscono animali, foraggi, suolo, clima, tecnologie e gestione aziendale

L’interesse scientifico per i sistemi di produzione lattiero-casearia basati sul pascolo è cresciuto costantemente negli ultimi 30 anni sulle pagine del Journal of Dairy Science. Una crescita che porta con sé una domanda apparentemente semplice, ma tutt’altro che scontata: che cosa si intende esattamente per “sistema di produzione lattiero-caseario basato sul pascolo?”
È proprio da questa domanda che prende le mosse il nuovo numero speciale di JDS Communications, intitolato “Pasture-Based Dairy Production Systems”, curato dal guest editor John Roche, PhD.
L’obiettivo del numero è contribuire a definire con maggiore precisione questi sistemi nelle regioni temperate e, soprattutto, rafforzare le basi scientifiche necessarie per studiarli, confrontarli e migliorarli.
Quando un allevamento è realmente “basato sul pascolo”?
Il punto di partenza dello speciale è una definizione precisa: un sistema di produzione lattiero-casearia basato sul pascolo è caratterizzato dalla preminenza del pascolo nella dieta della bovina in lattazione, oltre che dal fatto che il pascolo costituisce il suo ambiente primario.
Questa definizione permette di distinguere sistemi che spesso vengono accomunati sotto la generica etichetta di “allevamento al pascolo”, ma che presentano caratteristiche molto differenti.
L’obiettivo non è sostenere che il pascolo costituisca una soluzione universale per la produzione di latte. Piuttosto, il presupposto è che l’allevamento da latte basato sul pascolo sia un sistema definibile, misurabile e migliorabile.
E il suo miglioramento richiede interventi su più fronti: vacche più adatte, foraggi migliori, misurazioni più accurate, una valutazione più solida degli impatti ambientali e sistemi di gestione capaci di mantenere il pascolo come elemento centrale della dieta e del comportamento della vacca.
Un sistema complesso, non un modello “a bassa tecnologia”
Uno degli aspetti più interessanti che emerge dagli articoli raccolti è che i sistemi di produzione basati sul pascolo non sono sistemi semplici, né tantomeno sistemi a bassa gestione o a bassa tecnologia.
Sono sistemi biologici dinamici nei quali interagiscono la vacca, il manto erboso, il suolo, il clima, l’allevatore e il consumatore. La disponibilità e il valore nutritivo del foraggio cambiano nel corso della stagione e sono influenzati dal clima, dalla composizione botanica, dalla fertilità del terreno e dalle modalità di gestione del pascolo.
Allo stesso tempo, la vacca deve essere in grado di nutrirsi adeguatamente, mantenere salute e performance riproduttive, esprimere i propri comportamenti naturali e produrre latte in un ambiente esterno caratterizzato da una forte variabilità.
È quindi necessario affrontare il sistema nella sua complessità, considerando contemporaneamente dimensione biologica, economica, ambientale e sociale.
Dalla scelta dei foraggi all’intelligenza artificiale
Il numero speciale raccoglie contributi che affrontano praticamente tutti i principali elementi che concorrono al funzionamento di un sistema basato sul pascolo.
Horan et al. (2026) propongono una base concettuale per definire i sistemi di produzione basati sul pascolo nelle regioni temperate. Altri lavori approfondiscono invece la selezione dei foraggi (Donaghy et al., 2026), la disponibilità del pascolo e le strategie di integrazione (Roche et al., 2026), la nutrizione della vacca durante la transizione (Crookenden e Heiser, 2026), la genetica (Berry, 2026) e la fertilità (Butler et al., 2026).
Non mancano gli aspetti legati alla salute e al benessere animale (Fisher et al., 2026), al rapporto tra vacca e vitello, alle recinzioni virtuali (o virtual fencing) e alla tecnologia.
Particolarmente interessante è anche l’apertura verso strumenti tecnologici avanzati, tra cui intelligenza artificiale e tecnologie di precision livestock farming (Eastwood et al., 2026), a dimostrazione di come il pascolo non sia necessariamente in contrapposizione con la digitalizzazione dell’allevamento.
La ricerca si spinge inoltre fino alla composizione del latte e all’autenticazione dei prodotti (Magan et al., 2026), alla gestione delle perdite di nutrienti (McDowell et al., 2026), alla mitigazione delle emissioni di metano (Kay et al., 2026), all’integrazione con sistemi agrivoltaici e agli aspetti economici dell’azienda.
Il futuro del pascolo passa dalla conoscenza
Nel loro insieme, i contributi del numero speciale suggeriscono una conclusione importante: il futuro dei sistemi di produzione lattiero-casearia basati sul pascolo dipenderà dalla capacità di integrare conoscenze e strumenti diversi all’interno di un sistema coerente.
Serviranno foraggi migliori e una genetica animale maggiormente adatta alle condizioni di allevamento; una gestione più efficace della transizione e della riproduzione; sistemi affidabili di valutazione del benessere; tecnologie progettate per funzionare negli ambienti esterni; metodi solidi per autenticare le caratteristiche dei prodotti e, soprattutto, una contabilità ambientale capace di valutare le prestazioni dell’intero sistema.
È un approccio particolarmente interessante anche per l’Italia, dove i sistemi basati sul pascolo assumono un ruolo importante soprattutto nelle aree montane e marginali e sono spesso legati alla valorizzazione di risorse foraggere locali, alla conservazione del paesaggio e alla produzione di alimenti fortemente caratterizzati dal territorio.
Un approccio che sposta quindi il dibattito dal semplice “pascolo sì o pascolo no” a una domanda decisamente più interessante per la ricerca e per il settore: quali condizioni rendono un sistema basato sul pascolo efficiente, sostenibile e adatto alle vacche, agli allevatori e al territorio?
















































































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