Meno mais, importazioni difficili e costi in aumento mettono a rischio la filiera zootecnica. L’allarme di Assalzoo

Mais nazionale in forte calo e problemi qualitativi, tensioni sui mercati internazionali, EUDR e caro energia mettono sotto pressione mangimi e allevamenti. Zanin: «Serve intervenire subito per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti»

mais cremona
28 Settembre, 2026

«Il forte calo della produzione nazionale di mais, accompagnato da crescenti problemi qualitativi, si verifica nel momento peggiore. La guerra sta compromettendo alcune delle principali rotte internazionali delle materie prime agricole, mentre l’imminente applicazione dell’EUDR rischia di rendere più complesso l’accesso a prodotti indispensabili come la soia. A tutto questo si aggiungono l’aumento dei costi energetici e del gasolio. Sono fattori che si sommano e rischiano di mettere sotto forte pressione l’intera catena degli approvvigionamenti zootecnici», dichiara Massimo Zanin, Presidente di Assalzoo – Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici.

Mais: meno prodotto, problemi qualitativi e prezzi in aumento

Il primo elemento di preoccupazione segnalato da Assalzoo nella nota diffusa in questi giorni riguarda il mais.

Le indicazioni preliminari sulla campagna 2026 evidenziano una forte contrazione della produzione nazionale, con riduzioni che nelle aree maggiormente colpite dalla siccità e dalle alte temperature, nelle previsioni più ottimistiche, superano il 35%.

Le difficoltà non riguardano soltanto l’Italia: le stime sul raccolto europeo di mais, inizialmente atteso intorno a 61 milioni di tonnellate, sono scese a circa 50 milioni, oltre 11 milioni di tonnellate in meno e uno dei livelli più bassi degli ultimi vent’anni.

Al problema quantitativo si aggiunge quello qualitativo. Le condizioni climatiche della campagna hanno infatti accresciuto il rischio di contaminazione da micotossine, con particolare attenzione ad aflatossine e fumonisine. La disponibilità effettiva di mais idoneo all’alimentazione animale rischia pertanto di ridursi ulteriormente.

Le tensioni sono già visibili anche sui mercati: secondo le quotazioni della Granaria di Milano, da fine giugno a oggi il mais nazionale con caratteristiche è aumentato di circa il 15%, mentre la farina di estrazione di soia decorticata ha registrato incrementi superiori al 20%.

Una criticità particolarmente rilevante per le filiere DOP, nelle quali i vincoli previsti sull’origine e sull’areale di approvvigionamento delle materie prime destinate all’alimentazione animale limitano la possibilità di ricorrere a fonti alternative. La riduzione della disponibilità di mais nazionale idoneo rischia quindi di creare difficoltà non soltanto alla mangimistica e agli allevamenti, ma anche ad alcune delle produzioni agroalimentari di qualità più importanti del Made in Italy.

Geopolitica: più difficile approvvigionarsi sui mercati internazionali

Proprio mentre aumenta la necessità di importare, il quadro geopolitico rende più difficile e costoso approvvigionarsi sui mercati internazionali. Il conflitto russo-ucraino e gli attacchi a porti, infrastrutture e navi commerciali stanno compromettendo l’operatività delle rotte cerealicole del Mar Nero, costringendo gli operatori a ricercare origini e percorsi alternativi. Per un Paese strutturalmente deficitario come l’Italia, la diversificazione e la sicurezza delle fonti di approvvigionamento diventano quindi una priorità strategica.

EUDR: valutare una sospensione per la soia

In questo scenario desta particolare preoccupazione l’imminente applicazione dell’EUDR alla soia, materia prima proteica essenziale per l’alimentazione animale e per la quale l’Europa resta fortemente dipendente dalle importazioni. Assalzoo condivide gli obiettivi ambientali del regolamento, ma ritiene necessario valutare una sospensione della sua applicazione alla soia, alla luce delle eccezionali difficoltà che stanno interessando gli approvvigionamenti internazionali. In questa fase l’introduzione di ulteriori vincoli rischia infatti di restringere l’accesso ai mercati proprio quando sarebbe necessario garantire la massima diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Il caro energia aumenta ulteriormente i costi

A completare il quadro, il forte aumento dei costi energetici e del gasolio.

Dall’inizio di agosto il Brent ha registrato un rialzo nell’ordine del 25%, mentre in Italia il prezzo medio del gasolio per autotrazione è passato da circa 1,89 euro al litro a fine giugno a oltre 2,33 euro a settembre, con un aumento di quasi il 24% in meno di tre mesi. Per la mangimistica, che dipende da una logistica prevalentemente su gomma per movimentare materie prime e mangimi, aumenti di questa entità si traducono direttamente in una forte pressione sui costi di approvvigionamento e distribuzione.

«Il problema – sottolinea Zanin – è che questi fattori non possono essere considerati separatamente. Produciamo meno materie prime in Italia e in Europa proprio quando diventa più difficile reperirle all’estero e più costoso trasportarle. È questa concomitanza a trasformare singole criticità in un rischio per la sicurezza degli approvvigionamenti della zootecnia italiana».

«La disponibilità di mangimi è alla base della produzione di latte, carne e uova e, quindi, di alcune delle principali filiere agroalimentari del Paese, comprese le produzioni DOP che rappresentano una componente strategica del Made in Italy. È necessario aprire rapidamente un confronto con le istituzioni nazionali ed europee per rilanciare la produzione cerealicola nazionale, garantire l’accesso alle materie prime sui mercati internazionali, valutare la sospensione dell’EUDR per la soia e contenere gli extracosti energetici e logistici. La sicurezza degli approvvigionamenti – conclude il Presidente di Assalzoo – deve tornare a essere una priorità strategica della politica agricola nazionale ed europea».

Fonte: Assalzoo

 

Da leggere - Settembre 2026

Condividi questa notizia!