Carne bovina piemontese, il Distretto del Cibo supera l’istruttoria
Il progetto promosso da Carmagnola e Racconigi coinvolge 74 Comuni e 20 enti. Prosegue il percorso di formalizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la riconoscibilità della carne e valorizzare l’intera filiera, a partire dagli allevatori

Il progetto del Distretto del Cibo della Carne Bovina di Razza Piemontese compie un altro passo avanti. Le amministrazioni di Carmagnola e Racconigi, in una nota, hanno annunciato l’esito positivo dell’istruttoria per il riconoscimento. Le stesse amministrazioni precisano che il percorso amministrativo deve proseguire per completare la formalizzazione del Distretto, un avanzamento significativo, dunque, che precede la sua piena operatività.
La dimensione dell’iniziativa è già rilevante, 74 Comuni e 20 enti firmatari dell’Accordo di Distretto, impegnati a valorizzare la razza Piemontese, le sue produzioni e i territori di allevamento. Questi numeri erano stati presentati il 6 settembre alla 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, durante un incontro con i sindaci Ivana Gaveglio e Valerio Oderda, l’assessore regionale Paolo Bongioanni e i rappresentanti delle realtà aderenti.
Dalla rete territoriale al valore della carne
L’Accordo, sottoscritto il 29 luglio scorso, ha riunito amministrazioni, organizzazioni agricole, associazioni di rappresentanza, allevatori, trasformatori e operatori della ristorazione e del commercio. Il percorso interessa le province di Cuneo, Torino, Asti e Alessandria, con una prospettiva che collega la produzione zootecnica agli altri passaggi della filiera e all’economia dei territori.
Gli obiettivi dichiarati comprendono una maggiore riconoscibilità della carne piemontese, il rafforzamento della tracciabilità e una più chiara distinzione del prodotto sul mercato. A questi si affiancano l’aumento del valore economico lungo la filiera, la sostenibilità delle aziende locali e una maggiore integrazione con trasformazione, ristorazione e turismo enogastronomico. Per gli allevatori, il punto centrale è proprio la capacità di tradurre l’identità della razza in una valorizzazione economica della produzione.
Il ruolo del Piano di Distretto
Il riferimento normativo regionale è il regolamento emanato con DPGR 5 agosto 2025, n. 3/R, nel quadro dell’articolo 43 della legge regionale piemontese n. 1/2019. I distretti si fondano sulla collaborazione tra soggetti pubblici e privati; il riconoscimento regionale precede l’iscrizione nel Registro nazionale dei Distretti del Cibo.
Lo strumento che deve dare concretezza alla collaborazione è il Piano di Distretto triennale, nel quale vengono definiti ruoli degli aderenti e azioni da realizzare. Regione Piemonte La sfida sarà quindi trasformare una rete ampia in iniziative condivise e verificabili, rendere il prodotto più riconoscibile, migliorare il coordinamento commerciale e creare opportunità per le imprese. Saranno questi risultati a misurare l’utilità del nuovo Distretto per la zootecnia piemontese.
Fonte: Comune di Carmagnola

















































































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