Più tutele con il nuovo regolamento biologico UE per allevamenti, mangimi e importazioni

Il Parlamento UE e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico per valutare il regolamento sul biologico. La misura tutela gli allevatori, garantisce parità di condizioni sui prodotti importati e semplifica la certificazione. Applaude CopaCogeca

24 Ottobre, 2026

Il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno raggiunto l’intesa politica sulla revisione del Regolamento 2018/848 riguardo la produzione e l’etichettatura dei prodotti biologici. La misura è pensata per offrire certezza del diritto e stabilità operativa agli allevatori e agli operatori del comparto. Già l’11 maggio scorso, i membri del Comitato Speciale Agricoltura (CSA) dell’UE avevano approvato la posizione negoziale del Consiglio. 

Un po’ di numeri

Nel contesto attuale, l’agricoltura biologica costituisce un pilastro strategico della Politica Agricola Comune, coprendo circa l’11% della superficie agricola utilizzata nell’Unione Europea. L’aggiornamento normativo semplifica le procedure per le piccole imprese e le filiere zootecniche, assicurando al contempo il mantenimento di elevati standard ambientali e di benessere animale.

Cosa cambia 

Avere norme commerciali chiare è fondamentale per tutelare i produttori comunitari dalla concorrenza sleale. La revisione legislativa riguarda l’importazione di merci biologiche provenienti da Paesi terzi. La riforma scaturisce dalla sentenza C-240/23 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha stabilito che i prodotti importati in regime di equivalenza non possono utilizzare automaticamente il logo biologico europeo. Il nuovo testo legislativo prevede che i prodotti agroalimentari provenienti da Paesi extra-UE riconosciuti equivalenti possano mostrare il logo biologico dell’UE solo qualora rispettino requisiti aggiuntivi di produzione e di controllo del tutto analoghi a quelli europei. Contestualmente, per evitare dannose interruzioni nei flussi di importazione ed esportazione, viene prorogato il riconoscimento dei regimi di equivalenza per undici Paesi terzi fino al 31 dicembre 2036.

Questione mangimi

Oltre al commercio estero, l’accordo si occupa delle pratiche di allevamento e gestione delle stalle. Vengono introdotte modifiche mirate per il settore avicolo, alle modalità di somministrazione dei trattamenti veterinari, ai tempi previsti per i periodi di conversione e alle tecniche di fertilizzazione del suolo nelle serre. Per suini, avicoli e acquacoltura è confermata la proroga delle deroghe che consentono l’impiego temporaneo di mangimi proteici non biologici per suini e pollame, e di mangimi giovanili non biologici nell’acquacoltura. La relatrice del Parlamento europeo, Camilla Laureti, ha sottolineato che l’obiettivo primario è fornire al settore un quadro regolatorio stabile, coerente e prevedibile, bilanciando la certezza giuridica con la tutela dei consumatori. Anche le organizzazioni agricole europee Copa e Cogeca hanno accolto con favore la tempestività dell’accordo, pur rilevando che la flessibilità approvata sui mangimi proteici si estenda oltre la loro proposta iniziale, che chiedeva di limitare la deroga ai soli capi giovani.

Burocrazia distesa per i piccoli

Un aspetto di primario interesse pratico riguarda lo snellimento della burocrazia per i piccoli operatori che vendono prodotti biologici sfusi direttamente al consumatore finale. La soglia di fatturato annuo per essere esentati dalle complesse procedure di certificazione biologica viene raddoppiata, passando da 20.000 euro a 40.000 euro. Parallelamente, il limite massimo del volume di vendite annue ammesso per l’esenzione viene incrementato da 5.000 a 10.000 kg, consentendo ai piccoli produttori di commercializzare i propri beni senza aggravi burocratici.

Attenti a non mischiare

Sul fronte della sicurezza e dell’integrità del processo produttivo, la normativa si è occupata della contaminazione incrociata tra biologico e convenzionale. La Commissione europea si è impegnata a pubblicare, entro il 31 dicembre 2031, un documento sulle migliori pratiche per prevenire le contaminazioni accidentali nei campi e negli allevamenti. L’importanza della tutela del marchio europeo è avvalorata dalle indagini di mercato dell’Unione Europea. Secondo le rilevazioni dell’Eurobarometro del 2024, il logo biologico dell’UE è il marchio agroalimentare più riconosciuto dai cittadini europei, guida essenziale negli acquisti e strumento strategico per la valorizzazione commerciale delle produzioni.

In conclusione

Le opportunità emerse dall’intesa interna riguardano principalmente la certezza del diritto nei mercati internazionali e la riduzione della pressione amministrativa sulle piccole realtà produttive. Al contempo, il settore deve gestire con attenzione le sfide operative legate all’approvvigionamento di materie prime proteiche biologiche per l’alimentazione animale. Copa e Cogeca ribadiscono l’importanza che la futura legislazione e le tabelle di marcia della Commissione affrontino efficacemente le difficoltà pratiche incontrate dagli allevatori sul campo. 

Prossimi step

L’accordo provvisorio dovrà ora essere approvato formalmente dal Parlamento e dal Consiglio per poi entrare ufficialmente in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. 

Fonti: intesa politica

 

Da leggere - Ottobre 2026

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