Cina: taglio ai dazi sul lattiero-caseario, l’export europeo respira
Pechino ridimensiona le tariffe anti-sovvenzioni sui prodotti lattiero-caseari UE. Una mossa che allenta le tensioni commerciali e riapre prospettive per i formaggi italiani, pur nel quadro di un'incertezza strutturale

Secondo varie indiscrezioni, il Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) ha comunicato all’inizio di febbraio 2026 una drastica riduzione delle aliquote definitive dei dazi anti-sovvenzioni applicati ai prodotti lattiero-caseari provenienti dall’Unione Europea. La decisione giunge dopo mesi di forti tensioni e vede le tariffe scendere da picchi inizialmente stimati oltre il 40% a un nuovo intervallo compreso tra il 7,4% e l’11,7%. Questa revisione si inserisce nel contesto delle consultazioni bilaterali tra Pechino e Bruxelles per risolvere le controversie nate nel 2024, offrendo un sollievo parziale ma fondamentale agli esportatori comunitari e alle aziende italiane che operano in Cina. Il termine ultimo per l’applicazione formale di queste misure è fissato il 21 febbraio 2026, data che segna la chiusura definitiva dell’indagine. Nonostante questo, non sono ancora stati rilasciati documenti ufficiali dal MOFCOM.
Una de-escalation strategica
Il settore lattiero-caseario europeo ha accolto con un cauto ottimismo la notizia del ridimensionamento dei dazi doganali da parte delle autorità cinesi. La questione non riguarda esclusivamente la competizione commerciale ma si inserisce in una più ampia partita geopolitica che ha visto contrapporsi le due potenze economiche su diversi fronti industriali. Questo segnale di parziale distensione riflette la volontà di entrambe le parti di non esasperare ulteriormente i rapporti economici in un momento storico già complesso per il commercio globale.
Meccanismi tariffari e dinamiche di indagine
L’origine della disputa risiede in un’indagine anti-sovvenzioni avviata da Pechino nell’agosto del 2024 per verificare se i sostegni pubblici garantiti dall’UE ai propri agricoltori alterassero la concorrenza sul suolo cinese. Inizialmente, le tariffe provvisorie introdotte a dicembre 2025 avevano colpito duramente con aliquote che, a seconda dell’azienda, variavano dal 21,9% al 42,7%. Questi dazi colpiscono prodotti strategici come il latte, la panna e una vasta gamma di formaggi freschi e trasformati, inclusi i marchi a denominazione d’origine. Il recente aggiustamento al ribasso è il risultato di un compromesso tecnico e politico emerso durante i cicli di consultazione dedicati anche al dossier dei veicoli elettrici cinesi, che suggerisce una volontà reciproca di stabilizzare le filiere globali e di preservare l’ordine commerciale internazionale. Nonostante il miglioramento delle condizioni, il mercato rimane caratterizzato da una crescente selettività della domanda interna cinese e da una forte concorrenza.
Numeri e impatto sul sistema Italia
I dati relativi al commercio estero evidenziano quanto la pressione tariffaria iniziale abbia influenzato i flussi verso la Cina prima di questa revisione. Dall’introduzione dei dazi provvisori, l’esportazione italiana di formaggi ha registrato una contrazione del 17% in termini di volumi e del 20% in valore.
Attualmente l’Italia esporta circa 10mila tonnellate di formaggi per un fatturato di 70 milioni di euro, rappresentando il principale attore comunitario in questo mercato che complessivamente vale 185 milioni di euro per l’UE. Analizzando la composizione delle vendite, emerge che il 75% del volume è costituito dal mascarpone, molto richiesto per la preparazione del tiramisù, mentre il restante 25% comprende eccellenze come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola e mozzarella di latte vaccino. Le nuove aliquote prevedono ora un dazio aggiuntivo del 7,4% per le aziende selezionate dall’indagine, del 9,5% per le oltre 50 realtà collaboranti come i colossi Arla Foods e Lactalis, e dell’11,7% per tutti gli altri operatori dell’Unione.


















































































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