Fieragricola 2026: tecnologia e benessere animale al centro della tavola rotonda di ARAL
A Fieragricola 2026 una tavola rotonda organizzata da ARAL, Associazione Regionale Allevatori Lombardia sul futuro dell'allevamento, dal titolo "Dall'informazione alla tecnologia: il futuro sostenibile dell'allevamento"

Si è tenuta venerdì 7 febbraio, nell’ambito di Fieragricola Verona, la tavola rotonda “Dall’informazione alla tecnologia: il futuro sostenibile dell’allevamento”, organizzata da ARAL, Associazione Regionale Allevatori Lombardia. L’incontro ha riunito ricercatori, tecnici e professionisti della comunicazione per fare il punto su tre progetti di ricerca finanziati da Regione Lombardia nell’ambito del PSR 2023-2027 e convergenti su un obiettivo comune: rendere l’allevamento italiano più sostenibile, più trasparente e più capace di dialogare con la società.
Informare gli allevatori su una nuova concezione del benessere animale
Il Direttore di Ruminantia Alessandro Fantini ha aperto i lavori con il progetto “DireBene In che direzione va il benessere animale? Una corretta informazione per l’allevamento del futuro” a cura della Prof.ssa Monica Battini dell’Università degli Studi di Milano. Al centro di quest’esperienza c’è la consapevolezza che il tema del benessere animale sta attraversando una ridefinizione profonda da un punto di vista normativo e scientifico. La ricerca ha ormai superato il modello che lo identificava con la semplice assenza di condizioni negative per approdare al concetto di benessere positivo (flourishing), secondo il quale un animale che sta bene non è semplicemente un animale che non soffre, ma che per la maggior parte del tempo esprime emozioni positive, sviluppa competenze e resilienza in un ambiente adatto alla sua specie. Un cambio di prospettiva che avrà ricadute concrete sui protocolli di valutazione del benessere e, inevitabilmente, sui futuri requisiti normativi.

La Prof.ssa Battini ha illustrato come si stia lavorando alla costruzione di indicatori misurabili che possano quantificare il bilancio tra esperienze negative e positive, aiutando gli allevatori a orientarsi stabilmente verso queste ultime. Per fare ciò entrano fortemente in gioco gli arricchimenti ambientali: oggetti, strutture, stimoli sensoriali o cognitivi introdotti in allevamento per favorire comportamenti naturali. La ricerca mostra che non tutti gli animali rispondono agli stessi stimoli con la stessa intensità: il principio dell’individualità si conferma centrale e la valutazione dell’efficacia di un arricchimento non può prescindere dall’osservazione del singolo soggetto.
Per tradurre tutto questo in strumenti utili agli allevatori e alle allevatrici, DireBene sta producendo contenuti sottoforma di video animati per illustrare le migliori pratiche gestionali senza spettacolarizzare né idealizzare le realtà produttive e raggiungere in maniera semplice ed immediata anche operatori con minore familiarità con la lingua inglese. I contenuti, che riguardano bovini da latte e da carne, vitelli, avicoli e suini, saranno disponibili entro fine maggio 2026.
Semplicità e prevenzione in digitale
Coordinato dalla Prof.ssa Marcella Guarino dell’Università di Milano, DIVA punta a dimostrare, su cinque aziende partner in Lombardia, come le tecnologie di Precision Livestock Farming possano migliorare simultaneamente il benessere e la salute animale, la qualità dei prodotti, la redditività e la gestione aziendale.
La questione dell’antibiotico-resistenza è stata al centro dell’intervento della Prof.ssa Guarino: “Secondo le proiezioni più accreditate, entro il 2050 la resistenza agli antibiotici potrebbe diventare la prima causa di morte a livello globale se non si interviene con decisione su tutti i fronti, zootecnia inclusa. DIVA risponde a questa sfida con la prevenzione, mostrando soluzioni già disponibili che creano condizioni tali da limitare l’uso di antibiotici”.
Le tre filiere indagate (suini, avicoli e bovini da latte) hanno richiesto approcci tecnologici distinti.

Negli allevamenti suinicoli, dove le condizioni di densità favoriscono l’insorgenza di patologie respiratorie, è stato sperimentato un sistema di microfoni intelligenti in grado di monitorare i suoni prodotti dagli animali 24 ore su 24 per rilevare l’insorgenza della tosse, segnale precoce di problemi alle vie aeree. Il sistema non sostituisce il veterinario né l’allevatore, ma li avvisa quando è il momento di intervenire, contestualizzando l’allerta con dati ambientali come la temperatura, per distinguere un problema sanitario reale da una disfunzione dell’impianto di ventilazione.
Negli allevamenti avicoli il principale nemico è la patologia enterica, in particolare la coccidiosi. L’intuizione alla base della tecnologia sviluppata è nata dagli allevatori stessi: in un precedente progetto europeo, fu proprio un allevatore a suggerire ai ricercatori che il primo segnale di qualcosa che non va è olfattivo, non visivo, né sonoro. Da quella osservazione è nato il naso elettronico: un sensore in grado di rilevare nell’aria del capannone le molecole volatili associate alla patologia enterica fino a dieci giorni prima che questa si manifesti clinicamente. Un margine di vantaggio enorme per intervenire con trattamenti mirati e meno aggressivi, per esempio con probiotici, quando la situazione lo consente.
Negli allevamenti di bovini da latte, DIVA ha lavorato in collaborazione con DeLaval che ha sviluppato un sistema estremamente articolato basato sui dati raccolti dai sensori presenti in stalla e analizzati grazie all’Intelligenza Artificiale. Il principio cardine è quello della zootecnia di precisione applicata al singolo individuo: ogni vacca ha una storia clinica propria ed è più efficace e significativo confrontare i suoi parametri con la sua serie storica piuttosto che con un dato calcolato sulla media della popolazione. Una variazione significativa rispetto alla propria baseline è spesso il primo segnale di un problema imminente.
La professoressa Guarino ha chiuso il suo intervento con una visione a lungo termine: il futuro dell’allevamento non è la stalla che reagisce ai dati, ma la stalla che cambia in risposta ai segnali degli animali stessi. Un paradigma in cui l’ambiente si adatta al comportamento e non viceversa.
L’alimentazione al centro del benessere animale e della produttività aziendale
Il terzo progetto, coordinato da Massimo Brambilla del CREA con la collaborazione di Ambra Motta del CRPA, si concentra sui sistemi automatici di alimentazione, una tecnologia in rapida diffusione negli allevamenti bovini e, più recentemente, anche in quelli di piccoli ruminanti.

Si tratta di soluzioni che, nelle versioni più semplici, si configurano come spingiforaggio robotizzati capaci di riavvicinare la razione alla rastrelliera fino a dodici volte al giorno e, nelle versioni più evolute, integrano cucina automatica, sistema di miscelazione e distribuzione controllata in base alla quantità di alimento residuo rispondendo ad un’esigenza etologica precisa. I bovini sono animali gregari che in natura si alimentano frequentemente e in gruppo. Costringerli a razionamenti concentrati in uno o due momenti della giornata genera competizione alla mangiatoia, comportamenti agonistici e accesso diseguale al cibo per i soggetti con rango gerarchico inferiore.
Ambra Motta e il suo gruppo hanno seguito le bovine continuative osservando come la distribuzione frequente dell’alimento riduce significativamente i contrasti e garantisce accesso costante al cibo fresco anche agli animali subordinati, con ricadute dirette sulle performance produttive. Alcuni studi evidenziano incrementi produttivi significativi, in alcuni casi anche del 5%, una cifra che, su una mandria di dimensioni medie, può coprire l’ammortamento dell’investimento tecnologico in tempi ragionevoli.
A questo si aggiunge la dimensione energetica: i sistemi automatici di alimentazione funzionano tramite corrente elettrica, sostituendo i carri miscelatori tradizionali a gasolio. Per le aziende dotate di impianti fotovoltaici o di biogas, una realtà sempre più diffusa nel contesto lombardo, significa valorizzare l’energia autoprodotta con un impatto ambientale significativamente ridotto.
SostFEED non si limita alla valutazione tecnica delle prestazioni, include anche l’analisi degli aspetti pratici dell’inserimento di questi sistemi in aziende già esistenti (dove trovare spazio, come organizzare i percorsi, come formare gli operatori) e una valutazione economica completa, strumento indispensabile per aiutare gli allevatori a prendere decisioni di investimento consapevoli.
Il valore economico del benessere e il futuro delle aziende
La tavola rotonda si è chiusa con una riflessione su un nervo scoperto del settore: il rapporto tra redditività, investimenti nel benessere animale e passaggio generazionale. Il quadro che emerge è quello di un margine di efficienza ancora largamente inespresso negli allevamenti italiani.
Sappiamo che l’introduzione di buone pratiche e arricchimenti migliora la gestione degli animali e il loro accrescimento, riducendo l’aggressività e i comportamenti agonistici. Disponiamo di tecnologie che intercettano i segnali precoci delle patologie abbattendo i costi di cura e le perdite produttive associate. Gli studi sull’alimentazione automatica confermano che una distribuzione del cibo più vicina all’etologia dei bovini genera ritorni concreti e ANAFIBJ sulla razza Frisona italiana parla di un +10,3% documentato su scala nazionale dal passaggio dalla seconda alla terza mungitura giornaliera. Cifre che, su una mandria di dimensioni medie, rendono gli investimenti tecnologici sostenibile e addirittura convenienti. E sono gli imprenditori prossimi alla pensione i soggetti più propensi all’adozione di nuove tecnologie, come riferito da Motta a proposito dei risultati di un questionario condotto su un campione di allevatori.
L’innovazione è vista come la condizione necessaria affinché figli e figlie possano raccogliere il testimone. Un segnale che racconta molto dello stato del settore e che suggerisce come la modernizzazione degli allevamenti italiani non sia soltanto una questione di competitività, ma di continuità generazionale.
Gli enti intervenuti
ARAL (Associazione Regionale Allevatori Lombardia) è l’ente promotore e organizzatore della tavola rotonda. Opera sul territorio lombardo a supporto degli allevatori con servizi tecnici, genetici e di assistenza zootecnica, svolgendo un ruolo centrale nel trasferimento dell’innovazione dalla ricerca alla stalla.
L’Università degli Studi di Milano, attraverso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali e il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, ha portato il contributo scientifico della Prof.ssa Marcella Guarino, coordinatrice scientifica del progetto DIVA e riferimento per progetti di ricerca su benessere animale, emissioni zootecniche e sostenibilità ambientale, e la Prof.ssa Monica Battini, responsabile del progetto DireBene con una doppia formazione in etologia animale e comunicazione scientifica.
Il CREA (Centro di Ricerca Ingegneria e Trasformazioni agroalimentari), dedicato all’innovazione tecnologica, alla meccanizzazione e all’automazione agricola, ha partecipato con il Dott. Massimo Brambilla, coordinatore del progetto SostFEED, che ha illustrato i risultati della ricerca applicata sui sistemi automatici di alimentazione bovina (AFS – Automatic Feeding Systems), soluzioni ingegneristiche avanzate per la somministrazione automatica della razione agli animali in allevamento.
Il CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia), specializzato in ricerche e servizi per il settore zootecnico e agroalimentare, è intervenuto con la Dott.ssa Ambra Motta, che ha presentato le evidenze sperimentali sulle relazioni tra modalità di distribuzione dell’alimento, comportamento animale e performance produttive.
La tavola rotonda è stata moderata da Alessandro Fantini, Direttore Responsabile di Ruminantia che ha guidato un confronto aperto tra i relatori, stimolando riflessioni che hanno spaziato dalla ricerca applicata alle sfide della comunicazione tecnica.
Vi lasciamo al video integrale dell’evento



















































































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