L’Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari aumenta ad aprile

In aumento i prezzi mondiali dei cereali, della carne e dei latticini, in calo le quotazioni dello zucchero

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5 Maggio, 2025

L’indice FAO dei prezzi alimentari è tornato a salire ad aprile, segnando un +1,0% rispetto a marzo e un +7,6% su base annua. Tra le voci che più hanno inciso su questo rialzo ci sono quelle della carne e dei prodotti lattiero-caseari, comparti strategici per l’agricoltura italiana ed europea, e di diretto interesse per la nostra filiera zootecnica.

Carne: domanda forte e disponibilità limitate spingono i prezzi

L’Indice FAO dei prezzi della carne ha raggiunto i 121,6 punti, con un incremento del 3,2% rispetto a marzo e del 4,3% rispetto ad aprile 2024. Tutte le principali tipologie di carne hanno registrato un aumento, ma è stata la carne suina a guidare il trend, spinta dalla crescente domanda globale e da fattori contingenti quali la revoca delle restrizioni all’import della carne tedesca, dopo il riconoscimento dell’assenza di afta epizootica.

L’Unione Europea si conferma centrale in questo scenario, beneficiando della domanda extra-UE, mentre le festività pasquali hanno accentuato la pressione sulla domanda. Anche la carne bovina ha registrato rialzi, in particolare in Australia e Brasile, paesi in cui l’offerta si è fatta più scarsa a fronte di un interesse stabile da parte degli importatori. In crescita anche i prezzi della carne ovina e, seppur in modo più contenuto, quelli del pollame, trainati dal rallentamento della lavorazione e dall’attività commerciale in Brasile.

Lattiero-caseari: burro e formaggi ai massimi, il mercato si riorienta

L’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari ha segnato 152,1 punti, in crescita del 2,4% su marzo e di ben 22,9% rispetto ad aprile 2024, un dato che non può passare inosservato per gli operatori della filiera del latte.

Il burro, in particolare, ha raggiunto un nuovo massimo storico, con un incremento mensile del 2,9%. Alla base di questo record ci sono la forte domanda europea di grassi del latte e scorte limitate, nonostante l’aumento stagionale della produzione.

Anche i prezzi del latte in polvere, scremato e intero (SMP e WMP), sono aumentati rispettivamente dell’1,6% e del 2,9%, con un interesse in calo per l’export europeo, penalizzato da un euro forte, e un conseguente spostamento verso l’Oceania, dove la produzione è attualmente in flessione. Il formaggio, infine, ha visto i prezzi salire del 2,3%, sostenuti da una domanda internazionale vivace e una ridotta disponibilità nel mercato oceanico.

Cereali e zucchero: dinamiche contrastanti

L’Indice FAO dei prezzi dei cereali ha registrato un aumento dell’1,2% rispetto a marzo. Il rialzo ha coinvolto in particolare il grano, per la riduzione delle scorte esportabili dalla Russia, e il riso aromatico, molto richiesto. Anche il mais ha visto crescere le quotazioni, a causa delle scorte stagionalmente basse negli USA.

Diversa la situazione per lo zucchero, che ha visto una contrazione del 3,5%, legata a incertezze economiche globali e timori per un calo della domanda nei settori delle bevande e della trasformazione alimentare.

Uno scenario da monitorare

Per chi opera nella zootecnia italiana, questi segnali di mercato rappresentano un campanello d’allarme ma anche una possibile finestra di opportunità. La crescente domanda di carne e latticini, a fronte di una disponibilità globale più limitata, potrebbe aprire spazi competitivi a chi saprà garantire qualità, tracciabilità e continuità di approvvigionamento. Allo stesso tempo, i costi di produzione e le dinamiche internazionali impongono una riflessione strategica sulle politiche commerciali, sui contratti e sull’approccio alla volatilità dei mercati.

Per approfondimenti e per consultare il report completo della FAO clicca qui.

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