Neutralità carbonica possibile: il modello Podolico in Basilicata

Uno studio condotto su sei allevamenti di bovini podolici in Basilicata ha provato a valutare l'impatto ambientale in termini di riscaldamento globale, eutrofizzazione, acidificazione, uso del suolo e formazione di particolato fine, con risultati interessanti

10 Febbraio, 2026

Il Sesto Rapporto dell’IPCC (2023) ha confermato che le attività umane sono tra le principali cause del riscaldamento globale: tra il 2011 e il 2020 la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di 1,1 °C rispetto al periodo 1850–1900.

Nonostante gli avvertimenti scientifici, le emissioni globali di gas serra continuano a crescere, spinte da sistemi energetici poco sostenibili, dal cambiamento dell’uso del suolo e da modelli di consumo e produzione diffusi a livello mondiale.

Nel 2019 le emissioni antropiche hanno raggiunto 59 ± 6,6 gigatonnellate di CO₂ equivalente, con un aumento del 12% rispetto al 2010 e del 54% rispetto al 1990 (IPCC 2023). Il settore agricolo, forestale e dell’uso del suolo (AFOLU) genera circa il 22% delle emissioni globali, mentre il bestiame – in particolare i ruminanti – contribuisce per circa un quarto delle emissioni del settore.

L’impatto della carne bovina

I bovini, da carne e da latte, rappresentano quasi due terzi dell’impronta climatica della zootecnia. Numerosi studi mostrano che la produzione di carne bovina è una delle attività agricole più impattanti, sebbene l’intensità delle emissioni vari notevolmente: da 8,6 a oltre 35 kg di CO₂ equivalente per chilo di carne edibile. Allo stesso tempo, la carne rossa rimane una fonte importante di proteine ad alto valore biologico e micronutrienti essenziali come ferro, zinco e vitamina B12.

In molti Paesi occidentali, tra cui l’Italia, convivono sistemi di allevamento e di ingrasso intensivi di razze specializzate e sistemi estensivi al pascolo, che utilizzano sia razze locali sia razze specializzate.

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per la carne “grass-fed” e per i sistemi silvo-pastorali, percepiti come più sostenibili e rispettosi del benessere animale. Tuttavia, le razze altamente produttive richiedono lunghi periodi di pascolamento, non sempre tutto ciò è possibile in tutte le regioni europee. Nelle aree marginali italiane, come la Basilicata, è anche diffuso un modello diverso: il “sistema Podolico”.

La razza Podolica

La razza Podolica (leggi anche “Vi raccontiamo le razze: la Podolica“), rustica e adattata ad ambienti semiaridi e poveri di risorse, viene allevata tutto l’anno su pascoli naturali e aree boscate, con integrazione di fieno e paglia nei mesi estivi. I vitelli crescono con le madri per 7–10 mesi, poi vengono spostati in stalla per completare l’ingrasso fino alla macellazione, intorno ai 14–16 mesi.

L’assenza di fertilizzanti chimici e l’utilizzo di risorse locali rendono questo sistema poco dipendente da input esterni e in grado di trasformare pascoli e aree marginali in alimenti di alta qualità. Il sequestro di carbonio nei suoli dei pascoli può ridurre in modo significativo l’impatto climatico degli allevamenti, con stime che vanno da un abbattimento minimo dell’8% fino a valori molto più elevati.

Tuttavia, il processo è ancora oggetto di dibattito: il suolo può raggiungere una saturazione di carbonio e, in alcune condizioni, rilasciare CO₂. È inoltre improbabile che il sequestro del carbonio nei pascoli, da solo, basti a compensare tutte le emissioni della zootecnia. Altri studi, però, suggeriscono che includere il sequestro di carbonio nel suolo può comunque aiutare a ridurre sensibilmente l’impatto dei sistemi bovini.

Le foreste che fanno?

Un aspetto ancora poco approfondito è il ruolo delle foreste integrate nei sistemi di allevamento. Le foreste sono riconosciute dall’Accordo di Parigi come uno dei principali serbatoi naturali di carbonio e possono contribuire in modo significativo alla mitigazione delle emissioni, anche in contesti produttivi. Finora, però, nessuno studio ha valutato quanto la conservazione e la gestione delle aree forestali collegate all’allevamento bovino da carne possano avvicinare il sistema alla neutralità carbonica.

Questo studio intende quindi stimare l’impatto ambientale della produzione di carne Podolica nelle aree marginali della regione Basilicata e analizzare il contributo di pascoli permanenti e foreste integrate al sequestro del carbonio, per comprendere se questo sistema possa rappresentare un modello verso la neutralità carbonica.

Materiali e metodi

Questo studio mirava a valutare l’impatto ambientale dei sistemi di allevamento bovino Podolico nelle aree marginali dell’Italia meridionale, in particolare nella regione Basilicata, in termini di potenziale di riscaldamento globale, eutrofizzazione delle acque dolci, acidificazione terrestre, eutrofizzazione marina, uso del suolo, scarsità di risorse fossili, scarsità di risorse minerarie e formazione di particolato fine

Sono state prese in considerazione sei aziende agricole che allevano bovini Podolici, tutte registrate nel libro genealogico italiano, che ne certifica la purezza e rappresentatività dell’area geografica studiata.

Nelle aziende agricole considerate i vitelli vengono allevati con la madre, allattati e nutriti al pascolo per 7-10 mesi. A questa età, vengono trasferiti in una stalla con lettiera di paglia e in un paddock all’aperto e ingrassati fino all’età di macellazione (14 ± 2 mesi in media). Tutte le aziende di bovini da carne hanno un basso carico di bestiame (0,5 ± 0,3 LU ha) con rotazione continua del pascolo a seconda della stagione e della disponibilità di biomassa verde. I pascoli permanenti sono caratterizzati da una composizione floristica che varia a seconda della stagione, con circa il 50% di graminacee, il 10% di leguminose, il 25% di composite e il resto di varie altre specie (Braghieri et al., 2011). L’analisi ha considerato l’intero ciclo produttivo: produzione dei mangimi, fabbisogni energetici ed elettrici, gestione zootecnica e smaltimento delle deiezioni. 

Mediante l’approccio del Life Cycle Assessment (LCA) seguendo le ISO Standard 14040 e 14044 (2006) sono stati valutati gli impatti ambientali dell’intero ciclo di vita per la produzione di carne Podolica. Tutte le emissioni dirette e indirette del ciclo produttivo sono state stimate mediante l’utilizzo delle equazioni IPCC (2019). Gli impatti sono stati valutati utilizzando il software commerciale openLCA 2.0.1, impiegando il database Agribalyse v. 3.0.1. Sono state utilizzate tre unità funzionali per comprendere in modo completo l’impatto ambientale generato dal sistema di allevamento bovino podolico: kg di peso vivo (PV) alla macellazione, kg di peso della carcassa (PC) (LEAP, 2016) ed ettari di terreno, in linea con i recenti sviluppi dei sistemi agricoli.

Mediante l’approccio suggerito da Petersen et al. (2013) è stato stimato il carbonio sequestrato dal suolo, successivamente convertito e sottratto all’impronta carbonica. In aggiunta, è stato ipotizzato lo scenario di gestione e salvaguardia del bosco, mediante i dati di letteratura suggeriti da Di Cosmo et al. (2022) e Gasparini et al. (2022), per raggiungere la neutralità carbonica per la produzione del kg di carne di bovino Podolico. 

Risultati

In termini di GWP100, il valore medio osservato è stato pari a 20,7 ± 4,6 kg CO2 eq per kg di PV e 38,2 ± 8,9 kg di CO2 eq per kg di PC, mentre il valore per ettaro è pari a 1603 ± 852 kg CO2 eq. Includendo nel sistema il carbonio sequestrato dal suolo la riduzione dell’impatto ambientale è di circa il 39%, come mostrato in figura 1. 

co2eq

Figura 1 – GWP100 della produzione di carne bovina Podolica, compreso il carbonio sequestrato dal suolo dai pascoli permanenti. LW = Peso Vivo; CW = Peso Carcassa; SCS = Carbonio sequestrato.

La produzione di carne dei sistemi di allevamento del bovino Podolico può raggiungere la neutralità carbonica preservando 30,9 ± 14,1 ha di bosco (media ± DS), ovvero 16,7 ± 4,9 m2 di bosco per kg di peso vivo e 30,8 ± 9,0 m2 di bosco per kg di peso della carcassa. Per mitigare l’impatto ambientale in termini di GWP100 del 30 %, è necessario preservare 9,3 ± 4,2 ha di bosco, mentre per ridurlo del 15 % sono necessari 4,6 ± 2,1 ha di bosco.

Considerazioni conclusive

Il nostro studio analizza per la prima volta il ruolo della conservazione delle aree forestali nel sistema di allevamento Podolico, stimando la superficie forestale (in m²) necessaria per raggiungere la neutralità carbonica nella produzione di un chilogrammo di carne bovina.

L’integrazione delle foreste nell’analisi consente una valutazione più completa dell’impatto ambientale della produzione di carne bovina Podolica, evidenziando la capacità delle aree forestali di compensare le emissioni di carbonio. Questo approccio sottolinea l’importanza di strategie integrate di gestione del territorio per il raggiungimento della neutralità carbonica.

Le foreste svolgono un ruolo chiave nella regolazione del clima e nella fornitura di servizi ecosistemici essenziali, contribuendo in modo significativo alla sostenibilità ambientale a scala locale e globale. Tuttavia, l’approccio analizzato presenta alcune limitazioni legate all’attuale incertezza nella stima del carbonio sequestrato nei suoli.

Grandi incertezze

Sebbene le evidenze scientifiche disponibili indichino un effetto misurabile del sequestro di carbonio, i metodi di quantificazione attualmente in uso sono ancora caratterizzati da elevati livelli di incertezza. Questa criticità non può essere ignorata; allo stesso tempo, è fondamentale riconoscere il ruolo strategico dell’agricoltura e della zootecnia, in particolare nelle aree marginali, all’interno delle politiche di mitigazione degli impatti ambientali, soprattutto nel contesto della produzione primaria.

Il nostro studio evidenzia che, nei contesti marginali, l’impatto ambientale della produzione di carne bovina risulta generalmente superiore rispetto ai sistemi di allevamento intensivo, se valutato per unità funzionale. Tuttavia, un’analisi approfondita del caso di studio specifico, che includa il sequestro di carbonio nei pascoli utilizzati dal sistema agricolo, mostra come sia possibile raggiungere prestazioni ambientali comparabili a quelle dei sistemi intensivi più efficienti.

In particolare, il nostro studio dimostra che una strategia di mitigazione è già presente nel sistema Podolico e si basa sull’utilizzo sostenibile delle aree boschive, che devono essere adeguatamente gestite e conservate. Questo approccio consente di raggiungere la neutralità carbonica nella produzione di carne bovina Podolica nelle aree marginali della Basilicata, sia nel contesto attuale sia in una prospettiva futura. Questi risultati forniscono indicazioni più chiare ai decisori politici e ai consumatori sulle diverse pratiche di produzione della carne bovina, favorendo una gestione più consapevole delle risorse a livello regionale, nazionale ed europeo.

Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per migliorare l’identificazione e la gestione dei diversi sistemi nel contesto dell’agroforestazione, garantendo un’integrazione efficace e sostenibile.

Riferimenti

La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato dalla rivista Agricultural Systems: Sabia E., Pacelli C., Di Trana A., Coppola A., Cosentino C., Freschi P., Paolino R., Braghieri A. (2025). Carbon neutrality and beef production in the marginal areas: A case study of Podolian cattle system. Agricultural Systems 230 (2025) 104451 https://doi.org/10.1016/j.agsy.2025.104451

 

Autore: Emilio Sabia

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Da leggere - Maggio 2026

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